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  1. Intervistata da Giovanni Floris a DiMartedì, Marianna Madia (Pd) ha onestamente riconosciuto l'errore di avere lasciato libertà di coscienza ai senatori del Pd nel voto sulla decadenza di Minzolini. Ineccepibile il ragionamento della ministra: se non piaceva la Severino (una legge votata a suo tempo dal Pd e che, secondo la stessa Madia "ha reso l'Italia migliore") bisognava cambiarla prima (e c'era tutto il tempo, aggiungo io, visto che la condanna definitiva di Minzolini risale al novembre 2015) ma una legge in vigore andava applicata. Non ci doveva essere una "terza via", dice la ministra, ovvero "disapplicare" la legge come è stato fatto per Minzolini. In un post di qualche giorno fa avevo espresso un concetto pressoché identico ma fui insultato e deriso da un sedicente piddino cui una faziosità morbosa impedisce di ragionare. Poco male, l'importante è che tutti, ripeto tutti gli italiani seri, informati, razionali e rispettosi della legge e della Costituzione, concordino sul fatto, di evidenza solare, che è stata disapplicata una legge dello Stato e che nel Senato della Repubblica oggi non c'è solo un ladro (anzi probabilmente di ladri ce ne sono molti) ma c'è un intruso, uno che, in base all'art.1 della Severino "non può comunque ricoprire la carica di senatore". Ci troviamo dunque, per colpa di 137 sciagurati senatori (e dei loro mandanti) irrispettosi della legge e della Costituzione, in una incresciosa e paradossale situazione. Basta pensare che l'intruso Minzolini, essendo anche interdetto dai pubblici uffici, come cittadino non può votare né candidarsi alle elezioni, ma, come senatore, può votare per approvare leggi dello Stato, può addirittura proporre nuove leggi. Paradossi dell'italietta renzusconiana. Ma io che ho una certa età e ho conosciuto un'Italia seria, a queste pagliacciate istituzionali non mi rassegno, e allora mi chiedo e vi chiedo, cari forumisti, come ne usciamo? Come liberiamo il Senato dall'intruso, come ristabiliamo il primato della legge, ovvero lo Stato di diritto e il principio costituzionale dell'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge? Certo non possiamo pensare che un magistrato mandi i carabinieri a palazzo Madama a sloggiare Minzolini per condurlo alle patrie galere. Ormai io non spero più nemmeno in un monito di Mattarella, benché il Senato si sia regolato su Minzolini in modo diametralmente opposto a quello da lui raccomandato, in un appassionato discorso alla Camera quando era deputato, sul pregiudicato Cesare Previti. D'altra parte anche un durissimo monito del capo dello Stato, che tra i suoi poteri ha quello di inviare messaggi alle Camere, sarebbe sì un sacrosanto ceffone in piena faccia dei partiti e dei senatori che hanno salvato il ladro, ma non risolverebbe il problema. E non lo risolverebbero a mio avviso nemmeno le dimissioni (promesse ma non ancora rassegnate) dell'intruso. Servirebbero solo a salvare le apparenze, scommetto che qualche pennivendolo alla Sallusti finirebbe perfino per ringraziare il ladro per la sua "sensibilità istituzionale", ma il vulnus allo Stato di diritto resterebbe in sostanza insanato. A mio modesto parere una soluzione c'è, anzi probabilmente è l'unica possibile nel nostro ordinamento per un caso estremo e inaudito come questo. Deve intervenire il Capo dello Stato ma con molto più di un messaggio, di un semplice monito. Cito l'art.88 della Costituzione: il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro presidenti, sciogliere le Camere, o anche una sola di esse. Ebbene, a mali estremi, estremi rimedi. Se io fossi al posto di Mattarella, convocherei domani mattina il presidente Grasso e scioglierei il Senato. A chi giudicasse eccessiva, troppo severa o troppo radicale questa soluzione, suggerisco di leggere e meditare questo splendido, illuminante articolo di Massimo Fini: https://infosannio.wordpress.com/2017/03/21/massimo-fini-il-senato-sui-giudici-e-come-le-br/