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4 risultati

  1. In un momento storico in cui il tema ambientale è uno dei più importanti da affrontare (anche perché la salute degli ecosistemi è direttamente correlata a quella umana) uno dei nemici più pericolosi per l’uomo e per l’ambiente è l’inquinamento acustico. Un nemico rumoroso e silenzioso al tempo stesso, nella misura in cui si insinua nella vita quotidiana delle persone senza suscitare scalpore, diventa rapidamente una routine alla quale ci si abitua e, proprio per questo, viene pericolosamente sottovalutato. Nelle città, le principali fonti di rumore esterno sono costituite dal traffico (automobili, treni, aerei), ma anche dalle attività industriali, dalla movida notturna e dai mezzi utilizzati nel settore edilizio. E se alcuni fattori che compongono il puzzle dell’inquinamento acustico ambientale sono solo occasionali (un esempio per tutti: i botti di Capodanno), altri sono invece ciclici (il treno che passa sempre allo stesso orario) e altri ancora continui (le auto in movimento nelle principali arterie delle città). L’inquinamento acustico ambientale è un problema pubblico già dai tempi dell’antica Roma; tuttavia, è innegabile che, rispetto al passato, oggi le attività antropiche rumorose siano in costante aumento, tanto nei Paesi industrializzati quanto in quelli in via di sviluppo, che proprio in questi ultimi anni hanno aumentato esponenzialmente la propria produttività, a vantaggio della crescita economica ma a spese dell’ambiente e della salute umana. Ne consegue che, nel prossimo futuro, quello dell’inquinamento acustico sarà un problema di dimensioni allarmanti e che, dunque, sarà necessario prendere severi provvedimenti se non per eliminarlo quantomeno per contenerlo. L’inquinamento acustico, sia esterno che interno (per esempio, l’esposizione prolungata a musica ad alto volume), ha infatti effetti molto nocivi per la salute uditiva delle persone. E non solo. Oltre alla possibile perdita uditiva, l’inquinamento acustico può comportare danni a livello cardiovascolare, disturbi del sonno e dell’umore, mancanza di concentrazione. Il rumore, poi, non colpisce soltanto gli adulti: diversi studi medici hanno evidenziato che già a livello fetale, i futuri nati risentono dell’esposizione ai forti rumori, comportando l’eventuale insorgenza di eventuali problemi dello sviluppo psico-fisico. L’inquinamento acustico è un nemico che va combattuto con l’educazione, la prevenzione ma anche con regole, che vanno applicate nella quotidianità. Starkey Italia www.starkey.it
  2. La demenza senile è una malattia neurodegenerativa della tarda età pesantemente invalidante. Si manifesta in diverse forme e ognuna di esse reca un peso emotivo, sociale ed economico difficilmente gestibile sia dalla persona direttamente interessata che dai suoi familiari. Quello che fa preoccupare gli esperti di salute pubblica sono i dati sulla sua prevalenza: il numero di malati è raddoppiato ogni 20 anni nell’ultimo secolo e si calcola che nel 2050 più di 100 milioni di persone nel mondo (1 su 85) ne saranno affette. Con questa consapevolezza, negli ultimi anni diversi *** di ricerca si sono mossi per individuare cause e fattori di rischio su cui poter intervenire al fine di prevenirne l’insorgenza. Ciò che è emerso da questi studi è che, tra le diverse condizioni patologiche associate ad essa, quella di maggiore rilevanza statistica è l’ipoacusia (sordità parziale): in un campione di individui di 60 anni o più, affetti da demenza, più di un terzo di essi presenta contemporaneamente questa forma di alterazione della capacità uditiva. Volendo entrare nel dettaglio, l’aumentato rischio di sviluppare demenza si presenta a partire da una perdita di sensibilità della soglia uditiva maggiore ai 25 dB (valore oltre il quale comincia a manifestarsi la difficoltà nella comprensione dei dialoghi) e ogni ulteriore aggravamento della patologia aumenta ulteriormente la probabilità: un disturbo lieve aumenta del doppio il rischio, uno moderato lo triplica e uno grave lo quintuplica. Un dato interessante è che laddove i sintomi di demenza erano già presenti, una successiva perdita dell’udito ha determinato un peggioramento di funzioni cognitive come memoria, apprendimento, vigilanza, lucidità e di tratti della personalità come irritabilità, affaticamento, depressione e gestione dello stress. Come demenza senile e ipoacusia siano correlate l’una all’altra non è ancora ben chiaro: c’è chi ipotizza che la diminuzione degli stimoli uditivi che servono a mantenere il cervello allenato e produttivo porterebbe a un suo deterioramento; altri ipotizzano che le due patologie siano causate da un processo neurodegenerativo comune che colpisce contemporaneamente sia l’encefalo che il nervo acustico. Nonostante le svariate possibilità, molto diverse tra loro, è stato dimostrato che curare l’ipoacusia migliora la sintomatologia della demenza e ne diminuisce i disagi: l’80% di coloro che si sottopongono a un’operazione chirurgica di impianto cocleare seguito da due settimane di riabilitazione audiologica mostrano miglioramenti significativi nei test cognitivi eseguiti a distanza di un anno dall’intervento, con risultati, nei migliori dei casi, paragonabili a quelli ottenuti con la terapia farmacologica specifica della demenza. Per quanto efficaci però, i risultati sono lungi dal riportare alla qualità uditiva e cognitiva originaria. In ragione di ciò gli esperti in materia insistono su un unico punto: la prevenzione, primaria e secondaria. Prevenzione primaria, ovvero nel soggetto sano, si deve seguire uno stile di vita salutare: fare attenzione a rumori troppo forti e prolungati; fare attività fisica; seguire una dieta ipocalorica, evitando alcol e fumo; praticare una corretta igiene dell’orecchio. Prevenzione secondaria, quando la patologia è ormai presente, ma è agli albori e non si manifesta ancora come invalidante: in tal caso è di estrema importanza ricorrere precocemente a soluzioni mediche, chirurgiche o protesiche per evitare che il disagio acustico si trasformi in disagio neurologico. Starkey Italy S.R.L. www.starkey.it
  3. Un viaggio all’interno di un piccolo dispositivo che fa da ponte tra realtà esterna e mondo interiore Milano, Giugno 2018 – Un ausilio piccolo, ma fondamentale a livello non solo di salute ma anche sociale: l’apparecchio acustico rappresenta un prezioso alleato per tutte le persone che, a qualsiasi età, soffrono di un disturbo fastidioso come l’ipoacusia. Nonostante gli apparecchi acustici abbiano tutti una struttura pressoché simile, ci sono differenze significative nella qualità dell’acquisizione del suono e della comprensione delle parole che ascoltiamo pronunciare al nostro interlocutore. Naturalmente, superiore è il livello tecnologico dell’apparecchio acustico, più naturale sarà l’esperienza dell’ascolto. In altre parole, un apparecchio acustico di qualità, come ad esempio quelli proposti da Starkey, azienda leader nel settore, permette di sentire ciò che gli altri ci dicono quasi allo stesso livello di una persona con un udito normale. Ciò è possibile perché gli apparecchi acustici offrono alcune particolari funzionalità, quali la regolazione automatica del volume, la gestione del rumore, l’eliminazione dell’effetto rimbombo. Gli apparecchi acustici moderni, inoltre, sono estremamente personalizzabili e possono essere anche connessi in modalità wireless con altri dispositivi di uso comune, primi fra tutti smartphone e tablet. E’ evidente che più sono gli optional richiesti, più i prezzi salgono. Oggi, tuttavia, è possibile acquistare apparecchi acustici di qualità per tutte le esigenze a condizioni economiche ottimali: basta rivolgersi a un audioprotesista qualificato, in grado di consigliare il modello più indicato per il singolo paziente. Un secondo aspetto da considerare e non meno importante riguardo all’uso dell’apparecchio acustico riguarda anche il doversi abituare a indossare la protesi. Affinché ciò avvenga correttamente, sono necessarie innanzitutto determinazione e forza di volontà. Anche la consapevolezza del tipo di perdita uditiva di cui si soffre è molto importante in relazione al buon funzionamento dell’apparecchio acustico: ciò permette infatti di regolare il dispositivo rispetto alle diverse situazioni di ascolto. In generale, saranno necessarie dalle quattro alle sei settimane prima che il suono percepito attraverso l’apparecchio acustico risulti normale. Cosa che, come abbiamo visto, è l’obiettivo primario di ogni dispositivo di questo genere. Un apparecchio acustico di qualità può davvero cambiare la nostra vita e il nostro modo di relazionarci con gli altri.
  4. Cos’è l’udito? Per molti si tratta semplicemente della capacità di sentire. Già, ma cosa significa sentire? O, meglio, da dove provengono i suoni? Forse non tutti lo sanno, ma l’udito è la percezione coordinata biauricolare dei suoni, che dunque arrivano al nostro cervello da entrambe le orecchie per essere elaborati come notizie. Per questo è importante mantenere un equilibrio acustico e sentire da entrambi i lati, anche con l’ausilio di una protesi auditiva. Distinguere i suoni per riconoscerli al meglio Uno dei motivi per cui è importante sentire da entrambe le orecchie è che in questo modo si riescono a individuare e, dunque, a riconoscere più distintamente i vari suoni, nonché a percepirne con precisione la provenienza. Se il nostro udito funzionasse solo da una parte sola, invece, la profondità spaziale del suono non verrebbe adeguatamente colta, creando così confusione. Suoni stereofonici Per individuare la distanza da cui proviene un suono oppure la sua fonte è necessario che il suono stesso sia stereofonico e non monofonico. La stereofonia, infatti, è proprio quella caratteristica che permette di percepire la giusta profondità spaziale, creando quell’equilibrio acustico che occorre al cervello per elaborare correttamente le notizie uditive. Se dunque si incontrano dei disturbi dell’udito, sarebbe comunque preferibile optare per due apparecchi acustici, uno per orecchio, in modo da riprodurre la naturale stereofonia dei suoni che sussiste in condizioni normali. Il cervello? Lavora sempre su doppi binari Facciamoci caso: il cervello umano lavora sempre in modo “doppio”. Abbiamo due emisferi cerebrali deputati a funzioni diverse e abbiamo due occhi per permettere al senso della vista di catturare le immagini in modo completo, affinché possano essere elaborate correttamente a livello cognitivo. Allo stesso modo, abbiamo due orecchie per far sì che al cervello giungano i suoni nella miglior maniera possibile. Se l’input proviene da entrambe le orecchie, infatti, il cervello elabora le notizie in modo più facile e veloce, svolgendo quindi la sua attività in modo realmente funzionale. Starkey Italy S.R.L. www.starkey.it