Cerca nella Comunità

Mostra risultati per tag ''se perdo lascio la politica''.

  • Ricerca per Tag

    Tag separati da virgole
  • Ricerca per Autore

Tipo di contenuto


Forum

  • Virgilio Forum
    • Politica
    • Attualità
    • Gossip
    • Amore e Amicizia
    • Passione Libri
    • Donna
    • Lavoro
    • Hi-tech
    • Cucina e ristoranti
    • Scienza
    • Lifestyle
    • Sport
    • Tempo libero
    • Viaggi
    • Trucchi & consigli
    • Musica
    • Ambiente
    • Animali
    • Off-topic
    • Regolamento
    • Archivio

1 risultato

  1. Un piccolo rewind. Nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 2018 Matteo Renzi si chiude in una stanza al Nazareno con pochi fedelissimi e compila tutte le liste elettorali del Pd. Questo dentro e quello fuori, decido io. Alla faccia di quanti credevano nel Partito (del metodo) democratico e nelle primarie. Alla fine l'egoarca incapace riesce nell'impresa di strappare il primato degli impresentabili a Forza Italia. Ci sono anche De Luca figlio, imputato per bancarotta fraudolenta, e il famoso sindaco e signore delle clientele e delle fritture di pesce, imputato per omissione di atti d'ufficio per aver lasciato ai vecchi proprietari beni sequestrati alla camorra. Signori, in quella stanza inizia la disfatta elettorale del Pd. I cui prodromi per la verità risalgono al gennaio 2014, sempre in una stanza del Nazareno, dove l'egoarca si chiuse con un avversario storico del Pd, un delinquente appena condannato ed espulso dal Senato, per stringere con lui un patto segreto costituente. Ma ecco il commento compiaciuto dell'egoarca al suo lavoro notturno: "C'è un Pd in grandissimo spolvero nei collegi... Abbiamo messo in campo la squadra migliore per vincere le elezioni". Il grandissimo spolvero poi l'abbiamo visto. Ecco invece il commento dell'ex premier e vicesegretario del Pd Enrico Letta: "Sono attonito per quel che è accaduto, sia per il merito che per il metodo... un altro insperato e immeritato regalo a Berlusconi e ai 5 Stelle... un'incredibile corsa verso l'abisso... Nella formazione delle liste è stata premiata soltanto la fedeltà, e per farlo si è agito con arbitrio e violenza, premiando quasi ovunque amici e amiche". Il 2 marzo il segretario del Pd chiude la campagna elettorale a Firenze attaccando l'incensurato Di Maio, "principe degli impresentabili" (in precedenza l'aveva accostato al ladrone Craxi) e il fondatore dei 5 Stelle: "Grillo, ci fai schifo". Il caudillo alla frutta aveva visto i sondaggi ed era nervoso, ma assicurava: "Comunque vada sarò segretario fino al 2021". La corsa verso l'abisso profetizzata, non per vendetta ma a ragion veduta, dall'amico tradito Letta si chiude il 4 marzo con "la più devastante sconfitta nella storia del centrosinistra". Così la definisce il confermato governatore del Lazio Zingaretti (Pd). Il segretario vuole essere certo della disfatta e attende il tardo pomeriggio del 5 marzo per parlare. Ammette la sconfitta e annuncia le dimissioni ma non emette una sola parola di autocritica. La faccia è scura e salta all'occhio una caduta abissale di dignità e di stile rispetto ai discorsi seguiti alle due precedenti sconfitte, le primarie del 2012 contro Bersani e il referendum costituzionale del 2016. L'egoarca alla frutta chiude ogni porta al dialogo con i vincitori delle elezioni. Un diktat che va ben al di là dei poteri di un segretario dimissionario, ma poi precisa che le sue dimissioni saranno effettive solo dopo la formazione del nuovo governo. Il che significa, vista l'assenza di maggioranze politiche plausibili, che questa faccia di bronzo spera di rimanere segretario fino alle calende greche. Ovvero spera di gestire le nomine dei capigruppo del Pd e dei presidenti delle Camere, la fase delle consultazioni al Quirinale, l'eventuale fiducia o sfiducia e l'eventuale partecipazione o sostegno del Pd a un nuovo governo, e tutta la fase precongressuale del partito. Insomma, questo egoarca alla frutta vuole continuare a fare tutto lui, cioè il padrone del partito, come se non fosse lui il maggiore responsabile della devastante sconfitta del 4 marzo. Signori, converrete con me che questo ragazzo deve essere stato viziato a dismisura dai genitori. E pensare che lo sciagurato, prima dell'altra devastante sconfitta, quella del 4 dicembre, ci prometteva che avrebbe lasciato per sempre la politica. Ma ora nel Pd, sia nella minoranza che nella maggioranza, c'è chi comincia ad averne piene le scatole di un bamboccione viziato e arrogante, di un perdente incollato alla poltrona. Lunedì prossimo c'é la Direzione Nazionale. Lì capiremo se questo grande partito, devastato dall'arroganza e dall'ingordigia di potere di un piccolo segretario-caudillo, ha ancora un futuro. L'egoarca dichiari l'immediata e irrevocabile effettività delle dimissioni, o sia sfiduciato e messo alla porta. Vada a fare il senatore semplice in quell'Aula che voleva declassare a dopolavoro di nominati, e il capogruppo del Pd vigili su di lui perché non faccia ulteriori danni.