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1 risultato

  1. Mi chiamo Gerald, ma con il mio nome non mi ha chiamato quasi mai nessuno. Mi chiamavano muzungu, che vuol dire bianco e strano. Mi chiamavano Mario che è il nome di mio padre. Lo sapevano tutti che era lui, il missionario italiano, l’unico bianco che viveva ad Archers Post, Contea di Samburu, in Kenya. Io facevo finta di nulla quando mi chiamavano così. Oppure mi giravo ed erano botte: le davo e le prendevo. A casa non dicevo niente, nessuno diceva mai niente. Mia madre, il mio finto padre, il bambino nato dalla loro unione, un fratello che era la prova vivente che io non potevo essere figlio di quei due genitori: non ci siamo mai assomigliati in nulla. A padre Mario invece assomiglio in tutto: gli zigomi, le orecchie, l’altezza. C’è una foto in cui dà la comunione e, se non fosse perché è vecchio e ha i capelli bianchi e gli occhiali, potrei essere io. Davvero non lo so come faccia a dire che io non sono suo figlio». Se essere figli di un prete – di un segreto, di un voto rotto, di un padre che non c’è, di una vergogna sociale, dei pettegolezzi della gente, dei silenzi – è una condizione difficile, essere figli di un prete bianco in un piccolo villaggio africano è qualcosa da cui non ci si può nascondere mai: «Anche se andrai lontano dalle voci, qualsiasi pezzo di specchio o vetrina a cui cammini accanto te lo ricorderà sempre», dice Gerald Erebon, 29 anni, che si è trasferito dal suo paese a Nairobi, e non solo per studiare filosofia e insegnarla. La madre di Gerald si chiamava Sabina ed era la giovanissima cuoca della parrocchia di Archers Post: aveva 17 anni quando è rimasta incinta. Quando la pancia si è fatta evidente, padre Mario – l’uomo per cui lei cucinava ogni giorno – è stato trasferito e sostituito da un nuovo prete, e un giovane autista nero è stato assunto da un giorno all’altro. Diranno a tutti che è lui il padre, organizzeranno le nozze: quelle tradizionali, secondo il rito della tribù Turkana, e anche quelle religiose, in chiesa e con l’abito bianco. «Una messa in scena che è durata poco: sono nato e rimasto chiaro, ma non è solo il colore della pelle, sono i miei tratti a essere molto diversi da quelli della mia gente», dice Gerald. Gerald ha provato a parlare con suo padre che ormai ha 84 anni, vorrebbe essere riconosciuto, ma l'anziano sacerdote lo caccia sempre via https://www.vanityfair.it/news/storie-news/2019/04/17/io-figlio-di-un-prete-italiano-chiedo-solo-verita