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  1. Ditemi la verità, care forumiste e cari forumisti, se a cena nel piatto davanti a voi ci fosse un grosso peperone ripieno alla napoletana, cotto lentamente al forno nel suo sughetto, pazientemente e amorevolmente imbottito con un trito di carne e crudo di Parma soffritto con aglio e olio, poi mescolato con pangrattato, uova e parmigiano grattugiato, con provoloncino di Sorrento a dadini, con polpa di pomodori datterini, melanzane e zucchine a funghetto, basilico fresco, capperi e olive di Gaeta, il tutto innaffiato, anche a scopo digestivo, da un buon rosso rubino e frizzantino di Gragnano, chi di voi, dico, si lascerebbe distrarre dalla tv, mentre spella e poi degusta e infine divora il peperone, per seguire la lunga intervista di un Tappetaro da Giovanni Floris? Invero io non mi sarei fatto distrarre nemmeno se in studio insieme al Tappetaro ci fosse stato il suo competitor (anglicismo orrendo, ma meno di altri, essendo di derivazione latina) Luigi Di Maio. Però ieri sera il peperone ripieno me lo facevo spellare da mia moglie (sono in convalescenza e ne approfitto) e così ho potuto seguire una parte dell'intervista, diciamo a spizzichi e bocconi. Premetto che ho già scritto e qui ribadisco che Luigino aveva commesso a mio modesto avviso un serio errore nello sfidare il Tappetaro sul suo terreno: il duello verbale in tv; la televendita a due voci e a chi la spara più grossa; la politica personalizzata all'estremo, cioè la più ignobile forma di politica, che va a scimmiottare la nobile arte del pugilato. Ma poi l'acerbo leader grillino ha commesso un errore ancora più grave e pacchiano nel rinunciare al duello dopo le elezioni siciliane, dando così a taluni l'impressione di essere un coniglio e a talaltri un presuntuoso improvvisatore. Sia come sia, il Tappetaro ha beneficiato di un'ora di spazio in prima serata tutta per lui, anche se devo dare atto a Floris, Massimo Giannini, Massimo Franco e Frankenstein Sallusti di non avergli lesinato le domande scomode. Un solo appunto a Floris: dopo il forfait di Di Maio poteva almeno impedire all'unico presente sul ring di portarsi dietro la claque. Eccovi alcune risposte e affermazioni sparse del Tappetaro, per il mio stomaco convalescente meno digeribili del peperone ripieno a cena. Alla più naturale delle domande, che in realtà pochi o nessuno avevano osato porgli in tv prima di Floris - perché non ha lasciato la politica? - il segretario del Pd ha risposto che quello era il suo proposito ma poi ha pensato che mantenere alla lettera quella promessa sarebbe stato un atto di "arroganza" e di "superbia" di fronte alle 26.000 e-mail che nei tristi giorni subito dopo il referendum lo incitavano a restare in campo. Orbene, supponendo che al conteggio e alla consolante e doverosa lettura di queste commoventi mail di solidarietà e di incoraggiamento il Tappetaro abbia dedicato una media di 30 secondi l'una, e che abbia impiegato una media di 5 secondi per iniziare a leggere e per cestinare le almeno altrettanto numerose mail che l'avranno invitato a togliersi dai piedi e andare affankulo, si deduce che il Tappetaro riempì quei tristi e vuoti giorni con almeno 250 ore di lettura della posta elettronica, che sono almeno 3 settimane piene, tolte le ore per il sonno, i pasti e l'igiene personale. Ecco dunque spiegato quello strano e inquietante periodo di silenzio del politico più loquace di tutti i tempi: stava dalla mattina alla sera davanti a un computer a leggere mail per convincersi a desistere dal suo fermo proposito di mantenere una promessa. In ogni caso, signor Renzi, le cose stanno esattamente al contrario di quanto lei ci racconta: l'arroganza e la superbia stanno nel mentire ripetutamente e nel prendersi gioco del popolo sovrano e del parlamento al cospetto dei quali lei ripeté più volte la sua solenne promessa ("se perdo il referendum lascio la politica") motivata per giunta tirando in ballo "il valore della dignità del proprio impegno nella cosa pubblica". Mentre mantenere quel tipo di promessa, per un politico, è solo un atto di serietà e di coerenza e, per l'appunto, di dignità. Tutte virtù che lei, signor Tappetaro, evidentemente non possiede. Si parlava poi degli scenari possibili dopo le prossime elezioni politiche. Qui il segretario del Pd, come il mago Otelma, ha tirato fuori la palla di vetro e ha fatto un paio di previsioni, anzi di ***. "Scommetto che il gruppo parlamentare più grande sarà quello del Pd". Attenzione: non ha detto che il Pd sarà il partito più votato, ma solo il più numeroso in parlamento. Il che vuol dire o che il Pd si aggiudicherà il maggior numero di collegi uninominali (improbabile) o che farà la migliore campagna acquisti tra i parlamentari in vendita dopo le elezioni. Poi ha aggiunto, parlando del Rosatellum che privilegia le coalizioni: "Forza Italia e Lega si separeranno un minuto dopo le elezioni". Lascio a voi ogni commento. Sulle finalità inconfessabili del Rosatellum io mi sono già espresso, ma questa di Renzi è quasi una confessione. Infine un'altra confessione che forse corrobora la precedente. Sallusti gli ricorda che manca poco al pronunciamento della Corte Europea sul ricorso di Berlusconi contro l'incandidabilità e gli chiede se avrebbe piacere o meno nel rivederlo in parlamento. Ebbene, Renzi appare ancora una volta sincero - che strano per un pinocchio! - e risponde che la Corte deciderà come crede, ma che lui non può che augurarsi di rivedere un competitor come Berlusconi pienamente in campo. Qui un commento lo faccio: probabilmente il Tappetaro non conosce la legge Severino, ma di sicuro conosce bene il Rosatellum e il suo vecchio anfitrione di quella famosa cena ad Arcore.