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Mostra risultati per tag ''jihadista pasticcione arrestato dai curdi''.

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  1. Il neozelandese Mark Taylor cinque anni fa rivelò il covo della sua cellula utilizzando Twitter senza disabilitare la localizzazione geografica. Oggi è prigioniero dei curdi. Il suo grande rimpianto? Non essere riuscito a comprarsi una schiava. I civili siriani li chiamano con disprezzo "turisti". Sono gli stranieri che negli anni scorsi sono accorsi in Iraq e in Siria per combattere tra le file del Califfato del terrore. Alcuni sono arabi di seconda o terza generazione, come il famigerato 'Jihadi John', il kuwaitiano naturalizzato britannico responsabile della decapitazione di diversi ostaggi, che sarebbe stato ucciso da un drone a Raqqa nel 2015. Altri sono figli del ricco Occidente che hanno scelto di unirsi all'Isis per noia o per un malinteso gusto dell'avventura, giovani benestanti e viziati che cinquant'anni fa avrebbero scelto con la stessa sconsideratezza di darsi alla lotta armata o, nella migliore della ipotesi, andare in India a ritrovare loro stessi. L'episodio che fece guadagnare al quarantaduenne neozelandese l'appellativo di "mumbling jihadi" (jihadista pasticcione), risale al 2014, ovvero poco dopo il suo arrivo in Siria, quando pubblicò alcuni tweet propagandistici nei quali invitava i confratelli in Australia e Nuova Zelanda a compiere attentati. Tweet pubblicati senza prima, però, disabilitare la localizzazione geografica, consentendo così di individuare la posizione del covo dei terroristi. La cosa si ripetè ben 12 volte, finché il suo account non fu sospeso (era l'epoca in cui Twitter era nel mirino per la disinvoltura con la quale i jihadisti riuscivano a utilizzare il social network per fare propaganda). "Nel gennaio 2015 fui convocato con una lettera da uno degli ufficiali", ha raccontato Taylor ad Abc dal carcere curdo dove è oggi prigioniero, "mi portarono in una stanza, mi tolsero la mia arma e ogni altra cosa, compreso il mio telefono cellulare, che non avrei più visto, e mi dissero che ero sospettato di aver contribuito a localizzare via Gps 12 luoghi all'interno dello Stato Islamico". Con lo sgretolarsi del Califfato, la vita in quel che rimaneva dell'Isis era poi diventata sempre più difficile. Negli ultimi mesi del 2018 "non c'era cibo, non c'era denaro, non c'erano servizi di base, era collassato tutto", ricorda, "ero nei guai anch'io e dovetti prendere una decisione finale, ovvero andarmene". Così Taylor a dicembre decise di fuggire da Deir Ezzor, per trovare sulla sua strada i soldati curdi, ai quali si arrese. Ora la Nuova Zelanda non sa che fare di lui: non avendo Auckland una rappresentanza diplomatica nei dintorni, dice la premier Jacinta Arden, Taylor dovrebbe in teoria riuscire ad arrivare da solo presso la più vicina sede consolare neozelandese in Medio Oriente. Un qualcosa che, prosegue il primo ministro, "sarebbe difficile per lui". In patria lo attende, come ovvio, il carcere. Ma non si sa come potrà giungerci. Le capacità del governo di recuperarlo, ha ammesso Arden, "sono enormemente limitate". E meno male che ci sono anche questi idioti fra le file dell'Isis, lasciatelo al suo destino! https://www.agi.it/estero/jihadista_isis_pasticcione-5094328/news/2019-03-07/