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4 risultati

  1. Cresciamo piu' di Francia e Germania. La dimostrazione ci viene dalle attivita' tradizionali: edilizia, export e timida ripresa dei flussi turistici. Possiamo, in autunno, sperare nel forte impulso che puo' venire dalla rottamazione dei veicoli. Non con quelli elettrici ( ancora impossibile), ma dagli incentivi a comprare auto a "basse emissioni". Va bene pure l'Eni. Ma per la spinta che viena dal forte sviluppo del settore E&P ( Exploration& Production): sfruttamento di nuovi bacini e produzione di idrocarburi). Grazie alla ripresa ( domanda di barili) del mercato dell'O&G. La lezione: il gas resta strategico per l'Italia. E' la transizione ecologica che deve conciliarsi con la ripresa del Pil. Non viceversa. Meglio il bene "possibile" (emissioni piu' basse) che l'ottimo "irrealizzabile" ( zero emissioni) che un idio ta patentato che parla napoletano propugna ma che e’ irrealizzabile se non alla Barber Shop di Carmine Petruzziello . Il primo fa bene al Pil. Il secondo l'affoga. Definitivamente
  2. Dopo l’assoluzione della madre di Renzi, ora è la volta della Corte di Cassazione, che ha praticamente messo la pietra tombale sulla clamorosa inchiesta “Open”. Quella inopinatamente aperta dalla procura di Firenze un paio di anni fa, con grande dispiegamento di forze, mezzi e sequestri in mezza Italia di decine di cellulari e pc di proprietà di persone non indagate, ipotizzando che i contributi volontari alla Fondazione Open per l’organizzazione della Leopolda configurassero il reato di finanziamento illecito a un partito. La sentenza di ieri non solo riconosce che finanziare la Leopolda non significava finanziare un partito, cosa che sapevano anche i sassi e che non poteva non sapere anche la procura fiorentina, ma dà una strigliata al tribunale perché si era allineato alle richieste della procura facendo addirittura copincolla dei documenti dell’accusa, col risultato di “travisare l’analisi, di rilevanza decisiva, dei flussi finanziari della Fondazione Open”. Letterale !! Basta andare a leggere !! Ora c’è, nero su bianco, una sentenza della Cassazione che sancisce “la diversità ontologica fra partito e fondazione politica”. Cade un teorema sul quale si è molto speculato. Ovviamente questa notizia, che all’apertura dell’inchiesta tenne banco per giorni su giornali e TV, oggi è una non notizia. Figuriamoci, come si fa a sbugiardare il patetico Ranucci, l’idio ta Formigli e la maîtresse Gruber, per non dire dei due campioni dell’immondezzaio quotidiano Travaglio e Scanzi . E i loro fan, dai commenti tanto caustici quanto ottusi, come si fa a farli uscire dalla bolla di menzogne che si trascinano avanti come trangugiatori di mer da . Eh si , proprio così cari forumisti(seri , nda). Perché non ci dobbiamo mai dimenticare che pure sul nostro forum ci sono un paio di personaggi che si nutrono di sterco, salvo , poi , ritornare silenti nelle fogne dove madre natura gli ha allevati . Tra noi c’è un deficiente conosciuto più propriamente come il Cazzaro di Napoli che vaneggia con “ Renzi e’ un pericoloso dittatore di destra che se dovessi scegliere tra chi salvare tra Berlusconi , Salvini e lui , salverei i promi due”. L’altra e’ una specie di erma fro dita che ha addirittura la convinzione di aver archibugiato Renzi togliendolo definitivamente dall’agone politico . Fanno pena !! Così ironici e pimpanti quando leggono qualcosa che potrebbe danneggiare Renzi , così pronti a scrivere continuamente post contro di lui , per poi sparire silenziosi ma con la coda tra le gambe quando la verità viene a galla . Comunque si chiude un portone, ma si apre una porticina nella storia giudiziaria infinita dell’uomo politico più giudicato e assolto d’Italia. La Procura di Roma sta cercando nei cellulari del produttore dei documentari e dell’attività convegnistica di Renzi le prove del ricevimento di contributi mascherati per l’acquisto della casa. Renzi ostenta una calma olimpica, ripetendo che i suoi conti sono tutti tracciati e trasparenti e, visti i precedenti, c’è da credergli. Non prendi di mira il Guardasigilli Bonafede, non fai saltare Conte e il suo giustizialismo, non favorisci l’arrivo di Draghi e Cartabia che riformano la giustizia e, da ultimo, non firmi i sei referendum radicali sulla giustizia se non sei certo di essere trasparente, considerando che li hai tutti addosso. Si sgonfierà anche questa inchiesta romana. Ma gli italiani cominciano ad essere stufi di questo uso improprio della giustizia. Per questo il grande successo della raccolta delle firme per rimettere la magistratura sana, indipendente e competente, la grande maggioranza, al centro della giustizia giusta. Saluti. MUSM
  3. Conte minaccia lo strappo ma poi fa retromarcia Il leader pentastellato si arrende: "Non è la nostra riforma, abbiamo dato un contributo". Le accuse alla Lega e il rischio spaccatura nel Movimento. Giuseppe Conte si ferma a un passo dallo strappo. L'ex premier prova in tutti i modi a far saltare il timing di Mario Draghi. A metà pomeriggio, il leader dei Cinque, dal suo quartiere generale (gli uffici del gruppo 5Stelle Camera), chiama al telefono Draghi per chiedere 48 ore di tempo: due giorni per trovare una mediazione tra i suoi sulla riforma Cartabia. Conte minaccia: «Il M5s non voterà (ipotesi astensione) la riforma del processo penale». Il presidente del Consiglio si rifiuta e rilancia: «Si va in Aula con il testo Cartabia e il voto di fiducia». È lo scontro finale. Ma forse decisivo che imprime la svolta. A quel punto Conte molla la presa. Al termine di cinque ore di trattative il Consiglio dei ministri trova l'intesa sulla riforma della Giustizia. Il futuro capo dei Cinque stelle deve digerire il passo indietro. A fine giornata si concede una granita al limone insieme allo staff alla gelateria Giolitti. Il punto di caduta è l'allungamento dei termini per l'improcedibilità sui reati di mafia. Il M5S piazza la bandierina, ottenendo il regime speciale per tutti i reati di mafia. Nel dettaglio, l'intesa dovrebbe prevedere nessun timing per i reati riconducibili al 416 bis e ter, dunque processi sine die. Mentre per i reati aggravati da mafia sei anni di appello, con un regime transitorio da qui al 2024. Dal 2025, l'appello scenderà a 5 anni. «Sulle modifiche alla riforma della Giustizia penale c'è stato un accordo unanime del Cdm» spiega il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà all'uscita da Palazzo Chigi. L'avvocato di Volturara ammette la ritirata: «Non è la nostra riforma, ma abbiamo dato il nostro contributo per migliorarla». E scarica la rabbia sulla Lega: «Sono davvero rammaricato per l'opposizione della Lega. Questo mi fa pensare. Quando si tratta di combattere la mafia siamo tutti sullo stesso fronte, poi quando si scende sui fatti concreti gli slogan scappano via». Il dato è chiaro: Conte non è riuscito a tenere compatto il Movimento. Tre le posizioni, che rischiavano di frantumare i gruppi parlamentari: Di Maio pro riforma, i duri e puri per la rottura, i contiani per una mediazione al rialzo. Spaccature che trovano conferme nelle stesse parole dell'ex premier: «Noi siamo una grande famiglia, esamineremo nei dettagli il testo e sono fiducioso che nella discussione generale saremo compatti. Questi sono miglioramenti che omaggiato tutte le vittime della mafia». Nel pomeriggio, tra i parlamentari vicini al ministro degli Esteri, si ipotizza uno scenario (pericoloso per Conte): «Il garante Beppe Grillo può assumere lui in prima persona l'iniziativa politica per indirizzare la linea di ministri e gruppi parlamentari sulla riforma della Giustizia». Ipotesi che avrebbe strappato dalle mani dell'ex premier la regia delle trattative. A quel punto, Grillo (da garante) avrebbe potuto dettare la linea ai parlamentari sul voto di fiducia. Troppe insidie hanno suggerito a Conte di evitare il muro contro muro. La strategia iniziale era un'altra: tenere Draghi in freezer per altri giorni. Arrivare al 3 agosto, giorno dell'inizio del semestre bianco, senza accordo sul testo. Da quel giorno in poi il leader dei Cinque stelle avrebbe avuto maggiore agibilità. I deputati e senatori grillini non avrebbero più avuto il timore di andare al voto. Progetto che si è schiantato contro la minaccia di Draghi di andare in Aula con il testo originario, chiedendo la fiducia. A complicare la giornata no c'è l'addio al M5S della senatrice Elena Botto. L'esordio del «Conte leader» è da dimenticare.
  4. Il varo definitivo della riforma Cartabia è la dimostrazione palmare di come superare il degrado della politica introdotto in Italia dal M5S e accentuato dal ruolo sciagurato di Conte, che tanti danni ha procurato al Paese e tanti ne continuerebbe a fare se non fosse cambiata la direzione del governo. Sitiamo ai fatti : Consiglio dei Ministri, dopo un lavoro di condivisione approfondito tra tutte le sue componenti politiche, vara all’unanimità il testo della riforma e autorizza il Presidente del Consiglio a porvi la questione di fiducia. Si tratta dunque di un testo maturato collettivamente, in settimane di lavoro durante le quali sono state trovate tutte le mediazioni richieste dalle forze politiche che hanno visioni differenti, ma che alla fine convergono su una riforma cardine per migliorare la giustizia. Un altro merito del PNRR e della spinta europea. Nel frattempo Conte, che era rimasto fuori dal giro per le beghe interne del M5S, riemerge dopo l’accordo con Grillo, e per affermare la sua presenza rimette in discussione quell’accordo. Su quali basi? Un cumulo di menzogne, sostenute dal solito giornalettbdi corrente ( il Falso Quotidiano,nda) e dal blocco di potere giudiziario che da sempre egemonizza la politica della giustizia attraverso gli ordini di scuderia che impartisce ai politici di riferimento. Dicono che 150mila processi andranno in fumo, che si creeranno sacche di impunità e come specchietto per le allodole e per gli storioni si inventano che i reati di mafia e droga saranno quelli più soggetti all’improcedibilità che ha cancellato la barbarie della “fine della prescrizione mai” del ministro DJ Fofò Bonafede . Bisogna sapere che da sempre in Italia gli unici processi che vengono celebrati in tempi rapidi sono quelli per mafia e per traffico di stupefacenti, da sempre sostanzialmente imprescrittibili. Perché si tratta di processi con detenuti i quali debbono concludersi prima della scadenza dei termini di custodia cautelare e in appello la sentenza arriva in tempi largamente inferiori ai 3 anni proposti originariamente dalla Cartabia. Ovviamente questo è difficile da comunicare al popolo, del M5S in particolare, quindi avere acconsentito all’allungamento dei tempi dell’appello per questi reati equivale a farsi prendere in giro consapevolmente, ma è utile per sbandierare un risultato fesso del quale avevano bisogno per uscirne senza fare la figura dei fessi agli occhi dei fessi. Contenti e canzonati, questa volta a loro saputa. Sono andati avanti così per anni di governo insulso. Fortunatamente ora c’è chi mira al sodo e coglie i risultati. Infondo ha fatto perdere al Paese solo una settimana e l’obbrobrio della legge di Dj Fofo’ Buonafede è stato comunque cancellato. Ora non resterà che aspettare il successo dei referendum radicali con l’obbiettivo del milione di firme. I cittadini se ne fregheranno dei giochetti infantili di Conte e lo rimanderanno nel “niente” da dove era giunto . M.U.

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