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  1. Il 10 aprile, la Camera dei Deputati del Parlamento italiano ha approvato una mozione bipartisan di grande rilevanza storica e culturale, con cui il governo si impegna a “riconoscere ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale”. Io qualcosa ho letto, storia e testimonianze terribili di un grande e pianificato genocidio del 900 che ha preceduto di poco la Shoa e la ha ispirata per metodi e crudeltà. I Turchi hanno deciso di sterminare il popolo armeno (cristiano) cominciando dagli uomini più importanti e utili quelli socialmente più in vista, le famiglie private della difesa degli uomini, donne, vecchi e bambini hanno subito una terribile deportazione nel deserto, verso il nulla, durante il cammino violenze terribili, omicidi, morti di sete e di stenti, il lavoro sporco i Turchi lo fecero fare ai Curdi. Alcuni Armeni si sono salvati, ora hanno una loro nazione, lottano per avere riconosciuto il loro terribile passato, la Turchia arresta chi ne parla e nega il genocidio Consiglio questo libro a chi fosse interessato che spiega: "Non solo il genocidio è stato accuratamente pianificato, ma anche la sua negazione, fin dall’inizio, prima che iniziassero le deportazioni e i massacri. Un negazionismo dunque “infra-genocidario”, e non solo post genocidario. All’origine della decisione vi è in particolare l’indipendenza della Grecia, che afferma il principio di appartenenza della terra ai popoli e alle culture autoctone, invalidando il diritto di conquista. Sulla base di questo “principio greco”, i turchi non hanno più un posto loro nel mondo, essendo all’origine un popolo nomade di conquistatori provenienti dall’Asia centrale. Gli ottomani controllano un impero esteso su tre continenti, ma sono consci di non avere una cultura nazionale, una letteratura, un’arte. Dominano nell’esercito e nell’amministrazione, ma sono assenti dalle attività economiche, commerciali, finanziarie e industriali. L’impero si sgretola, la paura attanaglia il gruppo dominante. Il “principio greco” porta al distacco di serbi, macedoni, bulgari, romeni. Nell’arco di due anni, l’impero perde la Libia e quasi tutti i possedimenti europei. Ai turchi resta l’Anatolia, il ridotto baluardo di una identità nazionale tutta da inventare. Ma qui convivono forti minoranze musulmane e cristiane: i curdi, i greci, soprattutto gli armeni, “la più mortale delle minacce”. Occorre “eliminare ogni traccia di armenità: le vite degli armeni, i cimiteri armeni, la cultura armena, la storia armena, l’architettura armena, i nomi armeni (…) Il genocidio è un esempio tremendo e radicale di male morale”. Di Alessandro Litta Modignani https://www.ilfoglio.it/una-fogliata-di-libri/2018/12/12/news/i-peccati-dei-padri-siobhan-nash-marshall-una-fogliata-di-libri-228805/ Ma ce ne sono molti altri come: il “Diario” dell’ambasciatore americano a Costantinopoli Henry Morgenthau, il volume fotografico “Armin T. Wegner e gli armeni in Anatolia”, “La Santa Sede e lo sterminio degli Armeni nell’Impero Ottomano. Dai documenti dell'Archivio Segreto Vaticano e dell'Archivio Storico della Segreteria di Stato” di Karakhanian e Viganò “L’inquietudine della colomba. Essere armeni in Turchia” di Hrant Dink, per citarne solo alcuni. Tra le pubblicazioni più recenti, vi sono l’importante testimonianza di Hasan Cemal, nipote di Cemal Pasa, uno degli esecutori materiali del genocidio (“1915: Genocidio armeno”)