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  1. MARTA GUINDANI SPIEGATA AL CIALTRONISSIMO PANZANARO SERIALE FOSFORO31 Come noto, il cazzaro napoletano fosforo31 inventa continuamenteballe galattiche allo scopo di avvalorare i suoi pregiudizi. Nel caso specifico, per avvalorare il pregiudizio secondo il quale "lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro" il cialtronissimo panzanaro seriale attribuisce il valore di eccellente studio econometrico alla tesi di laurea di tale Marta Guindani, presidente del circolo torinese nel Movimento per la Decrescita Felice (!). Capito, cari forumisti seri? Mica Paul Krugman, Kenneth Rogoff o Larry Summers. Il panzanaro fosforo31 tira in ballo MARTA GUINDANI (!). Vediamo allora cosa troviamo scritto nella tesi di Marta Guindani. 1 - A pagina 23 la dottoressa felicemente decresciuta parla di Nicolas Sarcozy. Probabilmente intendeva Nicolas Sarkozy. Propongo di lasciare stare per carità di Patria. 2 – A pagina 42 la dottoressa felicemente decresciuta ricorda che “molti economisti sono invece scettici nei confronti di questa tesi a causa della cosiddetta Lump of Labour Fallacy: la premessa errata, secondo questi ultimi, è quella riguardante l’esistenza di un output fisso e quindi di una quantità fissa di lavoro sul mercato”. Cosa che ovviamente l’umile docgalileo aveva scritto nel suo post del 26 dicembre 2019: “il lavoro non è una costante” . Ovviamente l’analfabeta fosforo31 aveva messo in discussione tale assunto nel post delle 16.34 del medesimo giorno. 3 - Ancora a pagina 42 la dottoressa felicemente decresciuta scopre due economisti veri: “la letteratura sull’orario di lavoro ci suggerisce che l’effetto occupazionale, portato da una riduzione nell’orario di lavoro, è ambiguo ed in alcuni casi potrebbe anche risultare negativo. Questo effetto può essere illustrato con l’aiuto di un semplice modello, ideato da Marcello Estevão and Filipa Sà ”. I due economisti veri (Marcello Estevão and Filipa Sà) nell’abstract di “Are the French happy with the 35-hour workweek?” scrivono: “using the timing difference by firm size to set up a quasi-experiment and data from the French labor force survey, we show that the law constrained the choice of a significant number of individuals: dual-job holdings increased, some workers in large firms went to small firms where hours were not constrained, and others were replaced by cheaper, unemployed individuals as relative hourly wages increased in large firms. Employment of persons directly affected by the law declined, although the net effect on aggregate employment was not significant”. Una mazzata terrificante arriva sui denti del cazzaro seriale fosforo31 e di tutti i sostenitori dello slogan “lavorare meno, lavorare tutti”. 4 – A pagina 56 la dottoressa felicemente decresciuta scopre l’acqua calda: “uno degli svantaggi più ovvi della riduzione del tempo di lavoro è la riduzione del reddito dei lavoratori. Mantendo infatti lo stesso salario orario e lavorando meno ore, l’introito del lavoratore ad orario ridotto sarà inferiore. Inoltre, nei limiti in cui la riduzione di orario venisse accompagnata da un ridotto potere d’acquisto per i lavoratori, ne potrebbe derivare una minore domanda di prodotti, con evidenti riflessi negativi sull’occupazione impiegata nella produzione e nello scambio; e questo darebbe vita ad un circolo vizioso e recessivo”. Il Chiarissimo Professor Lapalisse applaude. 5 - A pagina 61 la dottoressa felicemente decresciuta scrive che “bisogna prestare però attenzione al tasso di produttività di un Paese, prima dell’attuazione di una politica di riduzione di orario. Infatti, se la riduzione della settimana lavorativa tende generalmente ad accrescere il livello occupazionale in un Paese in cui il tasso di produttività non è tra i più elevati, tale politica può aggravare la situazione occupazionale di un Paese in cui la produttività giornaliera di partenza è già molto alta e la risultante compensazione di produttività è bassa, insufficente per coprire i costi degli aggiustamenti di occupazione”. Una seconda mazzata terrificante arriva sui denti del cazzaro seriale fosforo31 e di tutti i sostenitori dello slogan “lavorare meno, lavorare tutti”. Lasciamo stare per carità di Patria “insufficiente” scritto “insufficente”. 6 – Ancora a pagina 61 la dottoressa felicemente decresciuta scopre nuovamente l’acqua calda: “molti lavoratori sarebbero restii ad una diminuzione del proprio reddito, anche se questo venisse compensato con aumenti di tempo libero… per molti il reddito proveniente dalla loro occupazione potrebbe non essere piu’ sufficiente e si potrebbe dunque assistere a fenomeni di doppio lavoro, soprattutto qualora il reddito familiare si fondasse sul lavoro di una sola persona”. Ovviamente il Chiarissimo Professor Lapalisse applaude. Capito? I lavoratori non lavorano meno per lavorare tutti ed essere felicemente decresciuti. I lavoratori si cercano un secondo lavoro per non trovarsi decresciuti nel portafoglio. 7 – A pagina 70 e seguenti viene preso in considerazione il caso Volkswagen. Un lavoratore su tre si dichiara parzialmente insoddisfatto/soddisfatto. Un lavoratore su quattro di coloro con reddito superiore a 4.500 marchi si dichiara insoddisfatto/fortemente insoddisfatto. Quasi un lavoratore "non manuale" su tre si dichiara insoddisfatto/fortemente insoddisfatto. 8 – A pagina 84 la dottoressa felicemente decresciuta scopre ancora una volta l’acqua calda: “la stragrande maggioranza dei dipendenti Volkswagen riferisce di sentire l'impatto dei tagli dell’orario di lavoro sul reddito familiare. Solo una piccola parte di essi è stata in grado di riportare il proprio reddito al livello precedente, ricorrendo principalmente a secondi lavori. Così, la maggioranza dei lavoratori ha dovuto cercare un modo che rendesse tollerabile la loro pedita di potere d’acquisto”. Seguono novanta minuti di applausi da parte del Chiarissimo Professor Lapalisse. 9 – A pagina 85 la dottoressa felicemente decresciuta scopre nuovamente l’acqua calda. A quanto stanno le scoperte dell’acqua calda? Io ho perso il conto. Comunque sia, il 60% dei lavoratori con due o più figli dichiara di avere trovato difficile/molto difficile fare fronte a diminuzioni di reddito. 10 - A pagina 86 la dottoressa felicemente decresciuta scopre l’acqua calda (ormai per lei è diventato un vizio). Per fronteggiare la riduzione dei salari i lavoratori hanno contenuto le spese e ridotto i risparmi, con grandi vantaggi per l'economia nel suo complesso. 11 – A pagina 93 e successive la dottoressa felicemente decresciuta parla dei contratti di solidarietà e del job sharing. Vale appena il caso di ricordare che nell’Italietta nostra hanno trovato limitatissima applicazione. 12 – Ma è con “l’eccellente studio econometrico” che Marta Guindani riesce a dare il meglio di sé. La dottoressa felicemente decresciuta considera tre metodi di stima (vedasi pagina 107 e successive). 13 – Metodo pooled: la dottoressa felicemente decresciuta, al contrario dell’analfabeta fosforo31, sa cosa è R2 . Trovandolo pari a 0,513 la dottoressa felicemente decresciuta conclude che “il metodo di stima utilizzato possa non essere il più indicato”. Le cose non cambiano inserendo un trend temporale. 14 – A pagina 110 la dottoressa felicemente decresciuta scrive “eccezzione”. Avete capito benissimo, cari forumisti seri: presso la facoltà di Economia di Torino arrivano alla laurea gli asini che scrivono ECCEZZIONE 15 – Modello ad effetti fissi: in questo caso R2 viene calcolato pari a 0,983 ma solo il coefficiente della variabile lavoro è fortemente significativo. 16 – Modello ad effetti random: la dottoressa felicemente decresciuta, al contrario dell’analfabeta fosforo31, sa cosa è R2 . Trovandolo pari a 0,248 la dottoressa felicemente decresciuta conclude che “la regressione ad effetti random non sia la più indicata nel nostro caso specifico”. 17 – Alla fine la dottoressa felicemente decresciuta conclude che nella Pubblica Amministrazione, considerando i settori ad alta intensità di lavoro, gli aumenti dell’orario di lavoro porterebbero a risultati meno produttivi. In definitiva questo è l'unico risultato al quale è arrivata la dottoressa felicemente decresciuta. ASSOLUTAMENTE NIENTE che possa avvalorare la tesi del cazzaro seriale fosforo31: "lavorare meno e il lavorare stabilmente sono due fattori che incrementano mediamente la produttività oraria del lavoro" . Al contrario nasce il fortissimo sospetto che alla facoltà di Economia di Torino perfino chi scrive ECCEZZIONE possa arrivare alla laurea. Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti PS: invito il cazzaro seriale fosforo31 a lasciare perdere l'economia, materia che non si addice ai cazzari. Faccia piuttosto una capatina presso la pizzeria Trianon e ci delizi con una bella recensione