Cerca nella Comunità

Mostra risultati per tag ''economist''.

  • Ricerca per Tag

    Tag separati da virgole
  • Ricerca per Autore

Tipo di contenuto


Forum

  • Virgilio Forum
    • Segnala Abuso
    • Disturbi dell'alimentazione
    • Politica
    • Attualità
    • Gossip
    • Amore e Amicizia
    • Donna
    • Cinema e tv
    • Musica
    • Passione Libri
    • Sport
    • Lavoro
    • Hi-tech
    • Scienza
    • Animali
    • Aforismi e Meme
    • Tempo libero
    • Viaggi
    • Ambiente
    • Trucchi & consigli
    • Off-topic
    • Regolamento
    • Archivio

1 risultato

  1. I sostenitori del Sì dicono e si vantano che il FT e il WSJ sono schierati per il Sì. Non è esattamente vero (e comunque la motivazioni addotte dai due giornaloni hanno poco a che vedere con i contenuti della Renzi-Boschi-Verdini) come si evince per esempio dall'illuminante editoriale di Tony Barber dal titolo Matteo Renzi's reforms are a constitutional bridge to nowhere (sono un ponte verso il nulla, ahahahahaha!) https://www.ft.com/content/5430f982-8a28-11e6-8cb7-e7ada1d123b1 Purtroppo ieri sull'accozzaglia del Sì si è abbattuta la doccia gelata dell'Economist, il più prestigioso settimanale economico del pianeta, che spiega Why Italy should vote NO in its referendum http://www.economist.com/news/leaders/21710816-country-needs-far-reaching-reforms-just-not-ones-offer-why-italy-should-vote-no In sostanza l'Economist dice che l'Italia ha bisogno di RIFORME VERE, cioè di ben altre riforme che quella on offer del piazzista di palazzo Chigi, il quale offre a prezzo di saldo 47 nuovi articoli della Costituzione. La sua è una riforma non solo inutile ma pericolosa per la democrazia, che crea l'uomo forte (it creates an elected strongman) nel paese vulnerabile al populismo che prima di Renzi ha prodotto Berlusconi e Mussolini. Scendendo nel merito l'Economist aggiunge (traduco alla lettera): ...i dettagli del disegno di mister Renzi offendono princìpi democratici . A cominciare dal Senato che non sarebbe eletto. Al contrario, la maggior parte dei suoi membri sarebbe scelta dalle assemblee regionali tra i consiglieri regionali e i sindaci. Regioni e Comuni sono gli strati più corrotti dell'amministrazione e i senatori godrebbero dell'immunità dall'azione giudiziaria. Ciò farebbe del Senato una calamita per i più squallidi politicanti italiani. Niente male: io ne farei un manifesto per il NO da esporre in tutte le piazze d'Italia. Ma c'è di più: Mr Renzi has already wasted nearly two years on constitutional tinkering (piccolo errore: in realtà di anni Mr Renzi ce ne ha fatti già sprecare quasi tre, nda). Più presto l'Italia ritornerà a fare RIFORME VERE, meglio sarà per l'Europa. L'Economist conclude che la sconfitta nel referendum e le dimissioni di Renzi non sarebbero affatto la temuta catastrofe per l'Europa, e l'Italia potrebbe mettere insieme un governo tecnico, come più volte è successo in passato. Se poi bastasse solo il risultato di un referendum per far collassare l'euro, vorrebbe dire che è una moneta così fragile che la sua distruzione è solo questione di tempo. Ripresosi dalla doccia gelata, il nostro premier risponde con orgoglio all'Economist: Governo tecnico? Non ci starò mai? Ahahahahahahahahaha! Caro presidente Renzi, perdoni la risata, la ringraziamo per la sua perentoria precisazione, ma era del tutto superflua. Lei ha già promesso più volte che, se perde il referendum, si dimetterà e lascerà la politica. E noi non pensiamo affatto che lei sia un omuncolo da due soldi, un misero ciarlatano che si rimangia la parola. Dunque, se perde, lei non dovrà pensare a starci o non starci in un governo tecnico o in qualsivoglia governo. Semmai lei dovrà valutare attentamente l'implicita offerta di lavoro che le ha fatto ieri il suo grande amico e ammiratore Berlusconi. Il quale sembra pronto ad assumerla come presentatore televisivo. Dia retta, presidente, sarà molto meglio per tutti: lei farà un mestiere molto più consono ai suoi mezzi, guadagnerà molto di più, Mediaset incrementerà gli ascolti e l'Italia avrà un governo più serio. http://www.ilgiornale.it/news/politica/berlusconi-apre-primarie-servono-regole-e-garanzie-1335335.html