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  1. Le ringhiere dei balconi dello stabile in cui vivo sono sempre state di colore azzurro. Come il cielo e la maglia del Napoli. Romanticismo a parte, è una tinta un po' convenzionale e alla lunga stucchevole per alcuni. Tra questi un condomino che durante un'assemblea propose di ritinteggiare tutti i ferri verticali delle ringhiere in colori alternati: rosso e nero. Superfluo aggiungere che quel condomino milanista fu subito spernacchiato da tutti gli altri e non ci fu neppure bisogno di mettere ai voti l'insana proposta. Come è noto, un'assemblea condominiale è un misto di democrazia diretta e democrazia rappresentativa. Ciascun condomino può partecipare di persona o delegare altri (un altro condomino o un rappresentante esterno). Il delegato non ha formale vincolo di mandato. Ebbene, supponiamo che quel tifoso del Milan avesse ricevuto deleghe da una maggioranza di condomini. Avremmo avuto i balconi rossoneri e il fabbricato sarebbe diventato la barzelletta di Napoli. Questo esempio banale mette a nudo il sostanziale e ben noto difetto della democrazia rappresentativa: non è vera democrazia (il governo del popolo, cioè di tutti) ma un surrogato. Quel condomino, da solo, avrebbe deciso per tutti e 30 i condomini, essendo stato delegato da una maggioranza, sebbene questa non desiderasse affatto le ringhiere tinte in rossonero. Se dalle assemblee condominiali passiamo a quelle parlamentari, le cose peggiorano, e di molto. Prendiamo il caso del Parlamento italiano. Pur essendo uno dei più numerosi al mondo (servono quasi 500 tra deputati e senatori per la maggioranza) la rappresentanza democratica (che è un fondamentale valore costituzionale) precipita da un rapporto di 1:30 a uno di 1:100.000 (considerando poco meno di 50 milioni di elettori e un sistema proporzionale, va anche peggio con il maggioritario). Inoltre, mentre le delibere di una assemblea condominiale possono essere subito impugnate dai condomini, quelle del Parlamento (e del governo) non possono essere impugnate dagli elettori, i quali possono solo pazientare fino alle elezioni (anni), provare a cambiare la maggioranza e sperare, dicasi sperare perché non c'è vincolo di mandato, che la nuova cambi le leggi sgradite fatte dalla vecchia. In definitiva, una maggioranza composta da un eletto ogni 100.000 e passa elettori potrebbe anzi può fare ben altro e ben più che obbligare gli italiani a ritinteggiare le ringhiere dei balconi. Per esempio, potrebbe reintrodurre le centrali nucleari e privatizzare metà della scuola o della sanità pubblica, raddoppiare la spesa militare e gli stipendi dei parlamentari mediante un aumento delle tasse, svendere la RAI al delinquente Berlusconi e poi magari eleggerlo presidente della Repubblica. Signori, questa si chiama democrazia: democrazia parlamentare. Ma si è scatenato un putiferio dopo le parole di Davide Casaleggio, il quale pensa che, in futuro, forse, il Parlamento potrebbe non essere più necessario. Lo hanno dipinto come un personaggio autoritario, nemico del Parlamento e della Costituzione, e i 5s come un movimento eversivo. Questo perché Casaleggio e i 5s hanno la pretesa (a mio avviso il merito) di avviare in Italia un percorso che vorrebbe portare alla democrazia diretta, alla cd. e-democracy, una forma, almeno in teoria, più compiuta e più autentica di democrazia di quella rappresentativa. Ne parlavo estesamente in questa discussione di pm610 alla quale vi rimando: Nella discussione sottolineavo gli aspetti positivi e le grandi, seducenti potenzialità della e-democracy, ma indubbiamente, oltre agli enormi e oggettivi problemi tecnici di implementazione, legati alla complessità del sistema, la cui soluzione peraltro è solo questione di tecnologia e di tempo, ci sono anche criticità e rischi molto seri. Per esempio, nella gestione e nella supervisione del sistema informatico e la vulnerabilità agli attacchi degli hacker (ma la crittografia quantistica lo renderebbe impenetrabile). Resto tuttavia convinto che la e-democracy sia l'evoluzione più naturale, per non dire quasi obbligata, della forme democratiche di governo in un futuro non lontano. Prevedo che si affermerà a partire dagli anni '40 o '50 di questo secolo, almeno nei paesi più avanzati Sarà un processo quasi naturale, ineluttabile, anche se fortemente contrastato, per ovvie ragioni, dalla politica e dai poteri forti. Un po' come la la transizione alle energie rinnovabili e la riduzione progressiva dell'orario di lavoro. Gli antichi bruciavano la legna degli alberi, cresciuti con l'energia del Sole, usavano i mulini a vento e quelli ad acqua. Anche la democrazia, per rinnovarsi, dovrà in un certo senso ritornare al passato, alla Grecia di Pericle e al medioevo dei Comuni e delle piccole comunità rurali, ma lo farà con strumenti modernissimi. Il Parlamento non starà nell'Agorà o nella piazzetta del villaggio, ma nella Rete: sarà un Parlamento virtuale, senza eletti né nominati, senza partiti e senza mestieranti, ma aperto a tutti. La democrazia rappresentativa, come ho scritto, è un surrogato di democrazia, tuttora necessario per ragioni di ordine pratico e migliore di altre forme di governo, ma pur sempre un surrogato. Che ormai sente tutto il logorio degli anni, anzi dei secoli. Secondo gli ultimi sondaggi Demos (2017), solo l'11% degli italiani ha ancora fiducia nel Parlamento, e appena il 5% nei partiti. Mentre l'affluenza degli elettori alle urne è in continuo calo. Le altre democrazie non se la passano molto meglio. Dovunque andiate, troverete che la grande maggioranza della gente condivide la celebre frase di Woody Allen: il livello morale dei politici è appena una tacca al di sopra di quelli che si inchiappettano i bambini. Ci sono segni chiarissimi di una crisi globale e irreversibile della politica, che rischia di travolgere la democrazia stessa. Per ora in Italia abbiamo sperimentato i Berlusconi e i Renzi, oggi abbiamo Salvini, di questo passo potremmo ritrovarci una specie di Erdogan a palazzo Chigi, magari votato dal 20% scarso del corpo elettorale. Se Casaleggio e i 5stelle propugnano la e-democracy, non è per affossare la democrazia, ma per salvarla.