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4 risultati

  1. Finalmente! Ecco, finalmente, a ben due settimane dal voto, un'analisi precisa, lucida, obbiettiva, costruttiva, della sconfitta del Pd. Che al Sud non è stata una sconfitta ma una catastrofe. Non viene da nessuno dei big, viene da un militante sconosciuto ma con le idee chiare, un ragazzo campano di 21 anni, uno che vive la realtà del Sud. Ecco finalmente, dopo tanti anni, un pidino che dice cose di sinistra! I capi, i capetti e l'ex capetto del Pd, quelli che "hanno sbagliato tutto", quelli che hanno fatto il disastro, prendano nota, parola per parola, e riflettano. Anzi, salvino questo video sul loro cellulare e se lo riguardino almeno sette volte al giorno da qui alle prossime elezioni. E nel frattempo provvedano a liberare anzi a ripulire il partito dal "sistema marcio e clientelare" che hanno creato. E chiedano scusa agli elettori che li hanno abbandonati per votare 5stelle. http://www.repubblica.it/politica/2018/03/18/news/_ero_con_renzi_poi_ha_sbagliato_tutto_-191626773/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S2.4-T1
  2. In questi giorni un gruppo di internauti renziani, cornuti e mazziati, si sfoga su Twitter attaccando duramente il FQ. Motivo: il giornale di Travaglio è quello che più e meglio di tutti gli altri ha informato gli italiani sui disastri del Pd e del suo ex segretario. Pretesto: il Fatto ha pubblicato un sondaggio dell'autorevole IPR Marketing, secondo il quale il 59% degli elettori del Pd sarebbe favorevole a un governo del M5s sostenuto dal Pd. Risultato poi confermato al centesimo (58,8%) da un sondaggio indipendente di YouTrend. Come interpreto questo dato ormai acclarato? Semplicemente come il sano realismo della base del partito. É solare, infatti, che le sole due alternative, cioè il grande inciucio con Salvini e Berlusconi e le elezioni anticipate entro l'anno, sarebbero una più tragica dell'altra per il Pd. Ciò detto, voglio parlarvi di un sondaggio, a mio avviso molto più interessante, condotto da Ipsos, anch'esso confermato da altre indagini. Si tratta di un'analisi del voto per categorie sociali, basata su una partizione del corpo elettorale in 8 grandi categorie (vedasi la tabella al link allegato). Per ciascuna categoria (es. i pensionati o le casalinghe) è stata stimata la percentuale di voti ottenuta il 4 marzo dai vari partiti all'interno di quella categoria o strato sociale. Per es. leggiamo che tra gli studenti (over 18 e universitari ovviamente) il Pd con il 17,1% è lievemente al di sotto del suo risultato complessivo, mentre Leu è nettamente al di sopra con l'8,2%. Ebbene, c'è un dato estremamente significativo e in apparenza sorprendente sul quale i vertici del Pd (ma anche quelli di Leu) dovrebbero seriamente interrogarsi, fin dalla Direzione nazionale di domani, se vogliono ricostruire un futuro per il partito. Tra le 8 categorie considerate, le due che tutti riterremmo tradizionalmente più vicine alla Sinistra, cioè quella degli operai (e affini) e quella dei disoccupati, sono, guarda caso, proprio le due nelle quali il Pd (e anche Leu) ha raccolto meno consensi. Tra gli operai il Pd perde ben 7 punti e mezzo rispetto al suo risultato medio, 8 punti e mezzo tra i disoccupati. Un autentico crollo in quello che un tempo era il bacino elettorale della Sinistra. Evidentemente le politiche del Pd, segnatamente il Jobs Act, non sono affatto piaciute a operai e disoccupati. Per contro, queste due stesse categorie sono quelle in cui il M5s ha raccolto di più (il 37 e il 37,2% rispettivamente) tra i suoi elettori. Ma non basta. Le due categorie dove il Pd è andato meglio coincidono con quelle in cui i 5stelle sono andati peggio e sono i pensionati e i ceti elevati (imprenditori e dirigenti). Il voto dei benestanti per il Pd è confermato da tutti i dati delle grandi città (Roma, Milano, Napoli) in cui il Pd è andato malissimo nelle periferie mentre si è mantenuto a galla nei centri storici e nei quartieri bene. Tirando le somme è del tutto evidente che oggi gli italiani percepiscono il Pd come un partito di potere e un partito conservatore, un partito per benestanti e anziani; mentre il M5s è percepito come un partito di sinistra, di cui diffidano gli anziani e quelli che hanno privilegi e rendite di posizione da difendere. https://www.avvenire.it/attualita/pagine/gli-operai-hanno-lasciato-la-sinistra
  3. Sinceramente soffro nell'essere costretto a criticare duramente e continuamente il partito che, in teoria, dovrebbe essere l'erede del mio partito, quello al quale diedi, con entusiasmo e speranza, il mio primo voto politico nel lontano 1979: il Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer. Ora nessuno può avere dubbi sul fatto che il Pd di Matteo Renzi non è l'erede del Pci. A mio modesto avviso esso è, al contrario, il più grande traditore della sinistra (peggio del Psi di Craxi che, al confronto, oggi sembrerebbe una formazione bolscevica), certamente è il più grande traditore di quelle mie idee e speranze giovanili. Ma nemmeno questo giustificherebbe il mio accanimento. Il punto è che il Pd è come il suo segretario: a prescindere dalla linea politica è un partito poco serio, irresponsabile, maldestro, disastroso, una vera iattura per il paese. L'esempio del giorno. Come sapete la mia regione, la Campania, è governata da una macchietta, un personaggetto noto per i suoi processi, per il suo familismo, per i suoi insulti misogini (tipo: "Raggi bambolina imbambolata", "Bindi infame, da ucciderla!", etc.), ma noto soprattutto per la formidabile imitazione che ne fa Crozza (fedele imitazione, non caricatura, perché l'originale è addirittura più comico). Ebbene questa macchietta oggi aggiunge alla carica di Governatore e alla delega alla Sanità (la macchietta governa da due anni ma non ha mai nominato l'assessore) quella di commissario straordinario alla Sanità (la Campania è una delle regioni commissariate per un grosso buco nei conti). Naturalmente mi direte che non è possibile, che ci deve essere un equivoco, perché solo nelle repubbliche delle banane un controllore (il commissario alla sanità) può controllare se stesso (il governatore con delega alla sanità). In effetti, proprio a rimarcare la differenza tra noi e le repubbliche bananiere esiste (o esisteva) una norma, ineccepibile, logica, sacrosanta, che vieta (o vietava) ai governatori di esercitare la funzione di commissari straordinari nelle Regioni commissariate. Ebbene nel novembre scorso, in piena campagna referendaria, era improvvisamente spuntato un emendamento nella legge di Bilancio che cancellava quel divieto. Fu battezzato emendamento ad Delucam, e i maligni lo interpretarono come un premio del Pd al suo governatore stoicamente impegnato a favore del Sì (culminato nel famoso convegno a porte chiuse con 300 sindaci e con l'appello a raccogliere voti con ogni mezzo, inclusi clientelismo e "fritture di pesce"). Poi vinse il No (anzi in Campania stravinse: evidentemente gli amici di De Luca avevano fritto pesce congelato con olio scandente) e l'emendamento fu ritirato. Tuttavia oggi l'Ansa annuncia che il governatore Vincenzo De Luca è commissario straordinario alla Sanità in Campania. Gli ultimi illusi che credevano di non vivere in una repubblica delle banane sono serviti. L'ennesima vergogna del Pd. http://www.ansa.it/campania/notizie/2017/07/10/sanita-de-luca-nominato-commissario_0e58a465-f8de-4511-98f2-44d6ab0cd0cc.html
  4. Evidentemente la settima arte (nella quale oggettivamente rende di più che in politica) ha molto distratto Walter Veltroni negli ultimi tre anni. Solo ora, infatti, dopo l'ennesimo schiaffo elettorale (8 ballottaggi su 8 persi nelle ex regioni rosse Emilia Romagna e Liguria) l'ex segretario e fondatore del Pd comincia ad accorgersi della triste fine che sta facendo la sua creatura. Perfino l'uomo del "ma anche" e del buonismo a tutti i costi (incluso quello di perdere le elezioni con un Caimano da lui trattato con i guanti) è costretto a usare parole nette: "Il Pd non ha più un'identità, somiglia alla Margherita". Una Margherita molto appassita aggiungerei io, e con lo stelo sempre più decisamente puntato a destra. A proposito, la sapete l'ultima? Con la nuova legge sui parchi naturali passata alla Camera, nelle nostre aree "protette" potranno entrare non solo le doppiette dei cacciatori (con regole decise da loro) ma anche (per dirla alla Veltroni) le trivelle dei petrolieri! Naturalmente il buon Walter quando parla del maggiore, per non dire unico, responsabile del disastro Pd, non rinuncia al suo consueto e patetico atteggiamento accomodante e remissivo: "Resta una grande risorsa e non possiamo permetterci di aprire una fase di discussione sulla leadership". Ahahahaha! Roba da matti! Per il buon Walter un segretario che non ha altri impegni istituzionali ma che vigliaccamente rinuncia a fare la campagna elettorale per il suo partito è una "grande risorsa". Dopo i 200 e passa comizi e interventi in tv per il referendum costituzionale da lui sciaguratamente personalizzato, il damerino Renzi non ha voluto rischiare di rovinarsi ulteriormente il faccino. Purtroppo per lui la base del Pd è ancora (in parte) di sinistra, ha notato l'assenza del segretario più della sua presenza e ha reagito disertando le urne. La "grande risorsa" del Pd non è riuscita a piazzare un sindaco del Pd neppure nella sua Rignano. Ahahahaha! Oggi, mentre tutta la sinistra è uscita dal partito sbattendo la porta (con l'eccezione di Michele Emiliano e non a caso la Puglia è stata un'eccezione nel disastro elettorale), mentre i pochi piddini non ancora impecoriti mugugnano (Orlando, Franceschini) e mentre l'altro fondatore Prodi dichiara di avere già provveduto a spostare altrove la sua "tenda" (naturale: il tappetaro e il professore sono politicamente e caratterialmente agli antipodi), il vecchio Walter resta buono buono e accovacciato sotto una tenda ormai irriconoscibile pure per lui. Magari tra qualche anno girerà un lungometraggio in chiave autobiografica su un partito ormai scomparso, dal titolo "Una sfida perduta" o "Un sogno infranto". http://www.repubblica.it/politica/2017/06/27/news/walter_veltroni_renzi_deve_cambiare_passo_ormai_il_mio_lingotto_e_lontano_il_pd_non_ha_piu_un_identita_-169259838/?ref=search