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  1. “Al niente preferisco l’inferno, se non altro per la conversazione”. Questo diceva Luciano De Crescenzo, dissertando su una inconoscibile eventualità futura e ipotizzando relazioni sociali come parte di una condizione immutata, ma trasposta in un ambiente estraneo ed ostile. Anch’io sarei disposto ad accettare gli inferi, purché ci sia una combriccola ad accompagnare e condividere la mia lenta cottura eterna ed evitare così la vera condanna, ovvero il silenzio del nulla. Probabilmente bisognerà accontentarsi di argomentazioni ed esposizioni piuttosto rozze, i temi non saranno dei più elevati (in fin dei conti, il tutto è coerente con la condizione geografica del luogo oltre a collimare con la condotta morale degli astanti), le condizioni ambientali non permetteranno un’adeguata lucidità del ragionare e, probabilmente, anche lì si formeranno delle fazioni contrapposte e intolleranti. E’ anche vero che tra reietti, loschi figuri e crapuloni si possono evidenziare anche delle qualità che, seppur non consentono di riequilibrare la loro anima, almeno ne rendono stimolanti le idee. Però, la qualità (e, per come la vedo io, anche la durata) di una conversazione non dipende soltanto dal tema che si vuole affrontare, ma anche dallo stile comunicativo adottato dagli interlocutori. Probabilmente, la maggior parte degli ospiti fissi di casa Lucifero sono gli stessi che frequentano i social network qualche piano più in superficie e ancora alla luce del sole. Sono gli stessi che non possono fare a meno di utilizzare un linguaggio aggressivo o, peggio ancora, volgare ed offensivo. I risultati di questa bassa dialettica vengono compresi soltanto da chi non è in grado di sostenere questo tipo di conversazione, cioè coloro che la subiscono e che mostrano comportamenti più urbani. Infatti, difficilmente gli oratori dalla facile trivialità riescono a considerare le proprie costruzioni dialettiche come persone terze, quindi non deplorando il proprio linguaggio ed il conseguente rapporto che esso crea con l’interlocutore di turno. Quest’ultimo, avendo facoltà (ma non sempre la capacità) di rispondere e seguendo la propria indole, potrà scegliere tra accettare lo scontro verbale o abbandonare il campo e porre fine al dialogo senza regole. Assistere a questo genere di dispute fa capire che il tema che in origine era al centro dell’impegno dialettico, si è trasformato in una esposizione continuata di metodi, espressioni, vocaboli e figure retoriche offensivi. Una volta persa di vista la centralità dell’argomento, l’interesse di chi assiste, si sposta sulla valutazione dell’efficacia e dell’originalità delle ingiurie e ci si mette anche comodi, anche con leggerezza d’animo, perché lo scambio di cortesie sguaiate andrà certamente per le lunghe e non li vedrà partecipi di queste eloquenti dissertazioni. Almeno questo è l’atteggiamento e la reazione che molte persone avrebbero al presentarsi di questa “opportunità” sociale. Nel caso in cui, invece, il nostro carattere fosse impulsivo, aggressivo, orgoglioso, malandrino, bellicoso, a prescindere da quello che abbiamo da dire di sensato, costruttivo e originale, ci lasceremmo trascinare nelle sabbie mobili del turpiloquio, sprofondando progressivamente verso il basso della scala educativa, lungo il condotto che ci riunirebbe proprio all’inferno. Frequento diversi Forum, più o meno quotidianamente (almeno per prendere visione delle novità), e le componenti umane sono percentualmente le stesse, almeno per quelle communities nelle quali vengono introdotti argomenti di carattere politico o di attualità. Educazione e rispetto sono elementi non molto diffusi, caratteristiche che non pagano sui social forum. L’aggressività verbale, la prepotenza delle maniere forti e l’ostilità prevenuta nei confronti degli utenti, molto spesso, mettono in luce lacune comportamentali, carenze formative e culturali, le solite frustrazioni presenti a computer spento ed anche una vera e semplice stupidità. E’ anche vero, come accennavo prima, che l’originalità degli insulti e l’ironico berteggio, ammettono anche l’esistenza di persone che, pur rimanendo nel campo del dileggio, rubano un sorriso e ispirano simpatia perché, probabilmente, hanno qualità intellettuali non circoscritte come invece mostrano i rustici internauti che non hanno modo di andare oltre il becero linguaggio. Ciò che mi sfugge è il tipo di risultato che s’intende raggiungere, visto che i punti di vista vengono nascosti o smorzati dalla natura dell’esposizione e lo sviluppo delle argomentazioni è sostituito da un impegno che converge sulla ricerca istantanea di una nuova forma di attacco verbale. Da parte mia, mostrerò sempre una ragionevole incapacità al dialogo se questo verrà considerato il mezzo per misurare la vastità di un lessico alla Tomas Milian ed ho la certezza che non riuscirò mai, né qui né all’inferno, a sostenere una conversazione nella quale sia necessario insultare la mamma dell’interlocutore al fine di rafforzare le mie opinioni. Indubbiamente “a franco parlar risponderò franche parole”, ma questa è una regola che prescinde dalla natura delle persone che incontro e dalla loro predisposizione nei miei confronti. Ad ogni modo, gli stolti non alloggiano solo all’inferno, o perlomeno, c’è modo di incontrarli anche in altre occasioni terrene, per coloro che si sentono già in paradiso. DvMcEv

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