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  1. Depositate le motivazioni della sentenza d'appello nel processo a Silvio Berlusconi e al suo amico faccendiere Valter Lavitola per la corruzione del senatore Sergio De Gregorio (eletto nel 2006 con l'Idv, poi passato al centrodestra). Dopo la condanna a 3 anni in primo grado, il processo si è concluso con la prescrizione per i due imputati, ma la loro colpevolezza è accertata al di là di ogni ragionevole dubbio (c'era anche la confessione del corrotto). Naturalmente questo è il paese di Pulcinella e della giustizia colabrodo, ma in molti paesi più che di corruzione tra privati essi avrebbero dovuto rispondere di atto eversivo, di attentato alla democrazia. Provate a corrompere, per esempio, qualche parlamentare dell'AKP (il partito di Erdogan) per far cadere il governo turco democraticamente eletto. Ve la cavate con l'ergastolo e non finite impiccati solo perché la Turchia ha abolito la pena di morte a supporto della sua richiesta di entrare nell'UE. Ma torniamo alle motivazioni della sentenza della Corte d'appello di Napoli. A pag. 107 leggiamo: L'iniziativa dell'offerta e della promessa del denaro (3 milioni di euro, nda) è stata presa da Berlusconi e non da De Gregorio. L'incontro delle loro volontà è stato senza dubbio libero e consapevole. Pagina 111: Berlusconi ha, pacificamente, agito come privato corruttore e non certo come parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni. Conclusione dei giudici: È del tutto pacifico che Berlusconi abbia agito con assoluta coscienza e volontà di corrompere un senatore della Repubblica. Mi chiedo cosa penserà leggendo questa sentenza il premier dell'epoca Romano Prodi, vittima col suo sfortunato governo del piano eversivo ordito dal Piduista. E chissà cosa ne penserà l'attuale premier Gentiloni che in quel governo era ministro delle Telecomunicazioni (e avrebbe dovuto fare una legge sulle tv per sostituire la Gasparri, figuriamoci!). E chissà se lo stesso Gentiloni accetterebbe di fare il ministro in un eventuale governo Renzusconi, cioè in quello che dovrebbe essere (almeno nei piani o nei sogni di Renzusconi) il naturale effetto della leggiaccia elettorale fortemente voluta da Renzusconi. Il Cielo ce ne scampi e liberi!