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2 risultati

  1. Il presidente dell'Italia dei Diritti e capogruppo dell'omonimo gruppo nel consiglio comunale del paese della Città Metropolitana di Roma Capitale annuncia battaglia per garantire la sicurezza dei cittadini: "Qui non siamo in Africa" Roma - Appaiono sempre più critiche le condizioni di degrado della rete viaria urbana di Roccagiovine, il pittoresco borgo della Città Metropolitana di Roma Capitale, immerso nel Parco dei Monti Lucretili e facente parte del meraviglioso territorio della Valle dell'Aniene. La circostanza era stata già ampiamente sottolineata dal presidente dell'Italia dei Diritti Antonello De Pierro durante il consiglio comunale del Comune roccatano, dove siede in qualità di capogruppo del movimento di cui è leader nazionale, insieme ai consiglieri Dantina Salzano e Paolo Nanni, ma ha ottenuto sempre risposte alquanto evasive da parte del sindaco Marco Bernardi. De Pierro aveva annunciato anche un accesso agli atti al fine di ottenere la documentazione relativa agli interventi di manutenzione strutturale, ordinaria e straordinaria, delle strade, effettuata negli ultimi cinque anni, cosa a cui ancora non ha dato seguito nella speranza che l'attuale maggioranza adottasse i provvedimenti necessari a mettere in sicurezza e rendere almeno un minimo percorribili le vie del paese che, ironia della sorte, è il luogo di origine della sindaca di Roma Capitale Virginia Raggi, anche lei alle prese con gli stessi problemi, anche se, nonostante le accese polemiche, sembrano essere di minore entità rispetto a quelli che affliggono il bellissimo borgo di oraziana memoria. "Ho sperato troppo — ha dichiarato De Pierro — che il sindaco adottasse quei provvedimenti necessari a mettere in sicurezza le strade dello splendido paese-bomboniera di Roccagiovine. Ciò non è avvenuto e le strade sono sempre più vittima del degrado. Sul manto stradale sono presenti delle vere e proprie voragini. La situazione è particolarmente critica sulla strada che conduce al cimitero cittadino, su cui transitano numerose persone anziane, che quotidianamente mettono a repentaglio la loro incolumità. Ma ancora peggiori sono le condizioni della strada vecchia che conduce nel limitrofo comune di Licenza, che presenta un degrado indegno di un paese civile nella parte che ricade nella competenza gestionale del Comune roccatano, mentre fortunatamente la carreggiata diviene praticabile quando si passa in territorio licentino, grazie alle indubbie e palesi capacità amministrative del sindaco Luciano Romanzi. La strada in questione peraltro è meta di numerose persone che praticano jogging. La misura è colma e la nostra pazienza è finita. I cittadini roccatani e coloro i quali vengono a visitare il borgo hanno diritto a transitare in sicurezza sulle strade. Qui non siamo in Africa. E' il momento di agire. Pretendiamo che il sindaco intervenga senza ulteriori indugi a porre fine a questo intollerabile disagio e metteremo in atto ogni mezzo che l'impianto normativo in vigenza ci attribuisce, oltre a programmare azioni clamorose di protesta. Innanzitutto procederemo a produrre istanza, come già avevamo accennato in consiglio, al fine di ottenere l'ostensione e la copia di tutta la documentazione afferente agli interventi manutentivi delle strade nei cinque anni della scorsa consiliatura, e chiederemo la fissazione di un'assemblea consiliare straordinaria per dibattere in merito alla vicenda. Noi teniamo a questo paese e ai suoi abitanti e se qualcun altro dimostra nei fatti di non riuscire ad amministrare adeguatamente saremo i cani da guardia dei cittadini. D'altronde non possiamo nemmeno pretendere molto da chi non ha sentito per cinque anni l'esigenza di dotarsi del prescritto regolamento consiliare per stabilire i precetti a cui attenersi durante l'attività assembleare e ha aspettato che fossimo noi a pretendere l'immediata adozione regolamentare, in ossequio alle previsioni del Tuel Avevamo annunciato collaborazione per qualsivoglia provvedimento a beneficio della cittadinanza e linea dura in caso di inerzia amministrativa. Alla luce dei fatti, attualmente l'unica via percorribile ci sembra inevitabilmente l'opposizione rigorosa e intransigente, nutrendo un barlume di speranza che il sindaco inizi finalmente ad amministrrare adeguatamente Roccagiovine".
  2. Il presidente dell'Italia dei Diritti: "Sarebbe un segnale molto importante nei confronti di una squadra di governo inadeguata a soddisfare le istanze della popolazione peninsulare, basando tutta la sua azione sul populismo, nutrito a suon di proclami elettoralistici, e manifestando una lapalissiana incapacità gestionale" Roma - "I parenti delle vittime rifiutino all'unanimità i funerali di Stato. Specie se ai vertici istituzionali siedono, con le loro terga sugli scranni, personaggi improbabili che rappresentano chi sosteneva che il crollo annunciato di un ponte fosse una "favoletta" e non hanno nemmeno avuto il coraggio di confutare questa tesi. Pertanto si presume che la pensino ancora così. E ora blaterano sulle responsabilità dimostrando di non avere alcuna conoscenza di diritto costituzionale. Perdonatemi, ma sono davvero incazzato per una tragedia che non sarebbe mai dovuta accadere. Grazie, ma il pianto del coccodrillo e le celebrazioni di facciata non ci servono". E' questo l'invito lanciato da Antonello De Pierro, presidente dell'Italia dei Diritti e amministratore presso il Comune di Roccagiovine, nella Città Metropolitana di Roma Capitale, ai parenti di chi ha perso la vita nel tragico crollo del ponte Morandi, avvenuto l'altra mattina a Genova. "Ho assistito ¬— ha continuato — a uno spettacolo indecoroso di attribuzione di responsabilità da parte delle forze politiche, a proclami da campagna elettorale, mentre continuava la lugubre contabilità dei morti e dei feriti che uomini e donne commendevoli e con alto senso civico e istituzionale estraevano dalle macerie. Un teatrino che mi ha lasciato interdetto, inscenato sul proscenio da un manipolo di politicanti, che troppo è apparso in insanabile contrasto con lo spessore umano e professionale dei soccorritori. Il premier Giuseppe Conte, che è corso immediatamente a Genova, questo gli va riconosciuto, e ha dichiarato di non poter aspettare i tempi della giustizia, in barba a ogni codifica di diritto costituzionale e alla triplice suddivisione dei poteri dello Stato, come se l'esecutivo potesse sostituirsi alla magistratura nelle valutazioni giudiziali, invece di annunciare magari un impegno per accelerare i tempi della giustizia lumaca. Matteo Salvini, sulla stessa linea ha rassicurato tutti che i colpevoli pagheranno. Questo è anche il nostro auspicio, quei morti gridano vendetta, ma con sua buona pace non dipende da lui, perché in Italia, fortunatamente abbiamo ancora una magistratura indipendente, che con tutte le sue lacune, ancora costruisce le pronunce sentenziali con istruttorie dibattimentali basate sull'acquisizione di elementi probatori e non emette verdetti mediatici a effetto propria dell'autoritarismo. Capisco la vocazione assolutistica, ma per fortuna siamo ancora in un paese democratico. Anche noi chiediamo giustizia e anche celermente, ma sarà la magistratura, prescrizione e vari elementi ostativi permettendo, a decretarne la quantificazione. Affermando il contrario si prendono solo in giro gli italiani. Stesso discorso vale per Luigi Di Maio e per Danilo Toninelli. Il primo con un invidiabile intuito a metà tra un esimio giurista e un accreditato veggente ha già individuato i responsabili, il secondo ha replicato che i colpevoli pagheranno tutto, passando direttamente alla fase sanzionatoria, probabilmente confidando nella giustezza dell'elaborazione accusatoria del suo leader. Ma ha fatto di più. Ha annunciato che il ministero si costituirà parte civile. Innanzitutto per costituirsi parte civile è necessario che la Procura della Repubblica, valutati gli elementi probatori acquisiti con un complesso lavoro investigativo, basato in primis sui mezzi di ricerca della prova, come disciplinato dal codice di procedura penale, richieda il rinvio a giudizio. Una cosa data già per scontata da Toninelli. E poi a quanto mi risulta presso il ministero dei Trasporti è stato istituito un organo di vigilanza e pertanto il dicastero potrebbe essere responsabile civile e giammai, in questo caso, potrebbe chiedere l'ammissione alla costituzione di parte civile. Tra l'altro, in afferenza al ministro Toninelli, come presidente del movimento Italia dei Diritti e come amministratore in un territorio su cui insiste l'autostrada A 24 Roma-Teramo, chiederò ufficialmente un incontro per ottenere garanzie sulla sicurezza dei ponti di tutta la rete autostradale italiana e, in particolare, dell'arteria che interessa gli abitanti della zona su cui ricade la mia competenza istituzionale, su cui grava un pedaggio molto oneroso e in merito avevo già annunciato interventi e azioni dimostrative. Alla luce di tale pressappochismo mi auguro che i parenti di chi purtroppo è deceduto nel tragico evento siano uniti nel rinunciare al funerale di stato. Sarebbe un segnale molto importante nei confronti di una squadra di governo inadeguata a soddisfare le istanze della popolazione peninsulare, basando tutta la sua azione sul populismo, nutrito a suon di proclami elettoralistici, e manifestando una lapalissiana incapacità gestionale".