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1 risultato

  1. Deriva . Corrente marina lenta e superficiale prodotta da venti di direzione costante. Andare alla deriva. Lasciarsi trascinare dalla corrente – abbandonarsi, subire passivamente gli eventi. Ecco, ho deciso di parlarvi di deriva, no non della deriva dei continenti, già preoccupante di per sé soprattutto per chi abita in alcune zone della crosta terreste. No voglio parlare delle deriva di quanto ci sta sopra la crosta terrestre, di noi, di tutti noi. Bene, noi stiamo andando alla deriva. Noi, noi tutti volenti o nolenti siamo parte passiva in un immenso ammasso fluttuante sulla superficie del pianeta in costante moto verso il disfacimento finale. Indifferenti alle suppliche dei pochi anche perché confuse e quasi sempre in contraddizione. Detto volgarmente signori, stiamo andando a ***, con filosofi capaci di affermare tutto e il contrario di tutto nel arco di pochi anni. Economisti incapaci di vedere al di là del proprio naso o al soldo di intessi immediati che non considerano un futuro che reputano a torto lontano. Affaristi che si arricchiscono ogni giorno sulle spalle di milioni di *** pronti a tutto pur di avere un attimo di notorietà, o truffando altri *** vendendo fumo in rete. Nessuno si vuole rendere conto (possibile?) che a torto o a ragione, di destra o di sinistra questa economia sta andando verso lo sfascio. Non si sarà crescita, non ci sarà ripresa, impossibile rinfrescare un mercato saturo e stanco, sempre più debole, incapace di assorbire quella massa di prodotti il più delle volte superflui che le produzioni industriali riversano sul mercato, quindi, meno mercato, meno lavoro. Meno lavoro meno soldi in circolazione, meno possibilità di acquisto e.. meno mercato e meno lavoro. Si tratta di un semplice processo endemico che non ha nulla di virtuale, che si ritorce su se stesso e che, purtroppo, di questo passo potrà risolversi con una sola soluzione. Basta osservare il passato, basta guardarsi attorno per capire quale, non è difficile basta non essere idioti. Abbiamo fallito questa civiltà ha fallito. Le religioni hanno fallito, troppo prese a celebrare se stesse in inutili e stantie cerimonie nascondendo agli occhi dei più le lordure contenute al proprio interno, o tese a rivendicare la propria supremazia con feroci quanto in utili stragi e rappresaglie. La democrazia ha fallito, come ha fallito il comunismo, termini vaghi soggetti alle interpretazioni di uomini di potere, e al potere dei singoli o delle lobbie. L’uomo ha fallito, forse cresciuto troppo in fretta, forse incapace di gestire istinti animali amplificati dalla ragione e dall’interesse incapace di porsi dei limiti o di sottostare a quelle stesse leggi e regole che si era imposto e condiviso. L’economia ha fallito, ha fallito nell’attimo stesso in cui ha permesso che la finanza sopravanzasse l’industria o l’agricoltura. Ha fallito quando ha permesso che l’interesse di pochi sopravanzasse l’interesse dei più. Ha fallito quando ha consentito facili ed immediati guadagni ai pochi e che il più delle volte si sono tramutati in dolorose perdite per i più, col semplice movimento di capitale e non con un reale investimento sul lavoro. Ha fallito, favorendo e santificando le borse e la speculazione. Ora stiamo gridando al lupo, al lupo, ci preoccupiamo, molto a parole e decisamente poco nella realtà dei fatti, della salute del pianeta. Da veri ipocriti perché decisamente al pianeta non gliene può fregare di meno, al pianeta basteranno qualche migliaio di anni, un respiro per quello che lo riguarda, per rimettere le cose a posto come già accaduto in passato, ma questa volta non saremo noi a raccontare come è andata. E se un dio lassù esiste osservando quanto sta accadendo probabilmente sarà dispiaciuto, pensando peccato è stato un bel tentativo. Prima i rettili, poi i mammiferi, avanti, ora tocca agli insetti.