fosforo41

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  1. Che Matteo Renzi sia un bugiardo matricolato non è un'opinione, è un fatto (Stai sereno... Se perdo, lascio la politica...). Per giunta è pure maleducato (ma senza talento, con buona pace di De Bortoli) perché mente agli amici e al popolo sovrano e poi non chiede scusa. Cedo la parola al grande Massimo Fini: Che credibilità può avere un tipo che dice all'amico "stai sereno" e due giorni dopo gli sfila il posto? Se l'avesse fatto in un bar non avrebbe potuto più rientrarci. Da noi è diventato presidente del Consiglio. Questa è l'Italia, di Renzi e degli ultimi 30 anni. Quando due partiti che hanno idee e programmi molto diversi si alleano DOPO le elezioni, è inevitabile che ciascuno dei due debba rimettere nel cassetto una buona parte delle promesse elettorali. Di Maio e Salvini andranno giudicati in base al Contratto di governo, dove non c'è traccia di ripristino dell'art.18 (la Lega era contraria). La promessa che Di Maio si é colpevolmente rimangiato è un'altra, ma stranamente sono pochissimi nell'opposizione, per non dire nessuno, quelli che glielo rinfacciano. In campagna elettorale aveva più volte promesso che se il M5S avesse ottenuto la maggioranza relativa in Parlamento, non si sarebbe alleato con nessuno ma avrebbe accettato eventuali appoggi esterni al monocolore pentastellato. Di conseguenza, la trattativa con Salvini per un governo bicolore Di Maio non avrebbe dovuto neppure avviarla. Sono sicuro che gli italiani avrebbero apprezzato la coerenza. Nel momento in cui non si fosse fatto avanti nessuno (ma io ritengo molto probabile che Pd e Leu, pur di evitare le elezioni anticipate cioè la sparizione, l'appoggio esterno alla fine l'avrebbero dato), Di Maio avrebbe potuto proporre a Salvini di formare insieme un breve governo di scopo per cambiare la legge elettorale e votare entro l'autunno. Per ora il governo Conte ha rottamato o sta rottamando la riforma Orlando sulle intercettazioni. E fa benissimo perché erano norme demenziali (criticate sia dai magistrati che dagli avvocati) e un bavaglio all'informazione. Mentre l'art.18 era una cosa buona: in uno Stato di diritto non si può licenziare un lavoratore senza giusta causa. Ma è stato Renzi a distruggerla, non Di Maio e neppure Salvini. Mettendosi sotto i piedi un sacrosanto diritto dei lavoratori e il programma elettorale del Pd del 2013. Saluti
  2. Si è presentato come il governo del cambiamento ma lo si accusa di avere cambiato poco e male. Domani sono due mesi dal giuramento del presidente Conte, a mio avviso nessun giudizio può essere attendibile e definitivo prima dei 6 mesi di attività. Prima di cominciare a criticare sistematicamente il governo Renzi io pazientai oltre un anno. Eppure qualcosa sta già cambiando. La legge sui vitalizi il Pd l'aveva solo annunciata (Matteo Richetti), un ramo di questo Parlamento l'ha varata per gli ex deputati. Il decreto Dignità è un passo avanti per i diritti dei lavoratori, per l'italianità delle nostre imprese e per la lotta al gioco d'azzardo. Speriamo che il Parlamento lo migliori e non lo snaturi. Qualcosa sta cambiando anche in Telerenzi, in attesa che ritorni presto a essere RAI cioè servizio pubblico. Ma per ora è un cambiamento all'italiana, cioè un tentativo di ostacolare un vero cambiamento. Me ne sono accorto, per esempio, dai titoli di apertura dei tg dell'ora di pranzo. Se sbaglio correggetemi, ma io non ricordo che Telerenzi abbia mai aperto un tg con la notizia principale di un modesto aumento del tasso di disoccupazione registrato dall'Istat (però, se diminuiva, tutti a brindare con il Tappetaro e con i suoi commenti autocelebrativi fin dai titoli di apertura). Oggi il Tg1 delle 13:30 ci ha guastato il primo piatto con un'apertura drammatica: a giugno è salita la disoccupazione di un preoccupante 0,2%. Ora, a parte il fatto che gli indicatori macroeconomici non hanno il momento d'inerzia di un grillo salterino, ragion per cui questo lieve aumento di giugno andrebbe correlato all'attività (si fa per dire) del governo Gentiloni (in carica fino al 31 maggio), in realtà quello 0,2% di disoccupati in più è in parte dovuto alla diminuzione degli inattivi, che è un fatto positivo, ma il Tg1 si è guardato bene dal precisarlo ai telespettatori. Dopo avere tirato, il 4 marzo, lo sciacquone su Renzi, speriamo di poterlo tirare a giorni anche su Telerenzi. Un altro tangibile cambiamento, più rilevante e di segno positivo, lo registriamo in merito all'annosa questione dell'ILVA di Taranto. Come è noto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Di Maio ha chiesto ad ArcelorMittal di riformulare il suo piano industriale e ambientale dopo che il colosso indiano dell'acciaio si era aggiudicato la gara gestita dal suo predecessore Calenda. Ebbene, gli indiani hanno risposto apportando sensibili miglioramenti al loro piano per l'Ilva, impegnandosi a mettere in atto e in tempi più rapidi tutta una serie di misure a tutela dell'ambiente e della salute pubblica (beni comuni di rilevanza costituzionale). Es. l'abbattimento del 15% delle emissioni di CO2 per tonnellata d'acciaio nonché del 30% e del 50% rispettivamente delle emissioni di polveri sottili e diossine dell'impianto di sinterizzazione. Risultati positivi e innegabili, ma Di Maio vuole di più: maggiori garanzie anche sul fronte occupazione. E lascia abilmente aperto un terzo fronte, quello dei dubbi sulla legittimità della gara gestita da Calenda, come una spada di Damocle sugli indiani da far valere in sede negoziale. Non sappiamo come finirà. Ma se è vero, come è vero e come dicono sia Di Maio che Michele Emiliano, che la salute è più importante del lavoro, il male minore potrebbe essere la chiusura dell'Ilva. Per ora va sottolineato un fatto oggettivo. Il giovane e inesperto Di Maio ha battuto i pugni sul tavolo ed è riuscito a ottenere dalla controparte un MIGLIORAMENTO dell'offerta a tutto vantaggio della salute dei cittadini di Taranto. Dal che deduciamo che il suo predecessore Calenda, pur con tutto il suo prestigioso curriculum in Ferrari e in Confindustria, aveva ottenuto MENO di quello che era oggettivamente possibile ottenere per il bene della collettività. Come sapete, ministro deriva dal latino minister, servitore. Dunque deduciamo che, in relazione all'importantissima questione Ilva, il dott. Calenda ha servito il popolo sovrano meno bene del signor Di Maio. Questo è un FATTO incontestabile. Poi azzardo un'opinione personale. Nel trattare con un gruppo industriale internazionale, affidarsi a un ex raccattapalle dello stadio S.Paolo, purché intelligente, coriaceo e totalmente al servizio del Paese, potrebbe essere meglio che affidarsi a un navigato ex collaboratore di Montezemolo e di Confindustria. Oggi al dottor Calenda sono saltati i nervi. Ha detto: "Di Maio è un ragazzino incapace, mi sta facendo irritare". Beh, alla luce del negoziato Ilva, potremmo fortemente sospettare che invece l'incapace sia lui. E chi ha il cuore a sinistra dovrebbe tremare al solo pensiero che uno come Calenda possa diventare il prossimo segretario del Pd. Egregio Calenda, stia calmo e sia più educato nei confronti dei ministri della Repubblica. E la prossima volta che le saltano i nervi, segua l'immortale consiglio di un grande napoletano: Aut tace, aut meliora silentio loquere (taci, oppure di' cose migliori del silenzio).
  3. Nel suo inconfondibile stile icastico, che unisce la tagliente ironia al rigore analitico, Marco Travaglio "demolisce", in un illuminante editoriale, il faraonico e inutile TAV Torino-Lione e le altrettanto colossali bufale sparate da politici, pennivendoli e prenditori che vorrebbero convincere i disinformati che sarebbe antieconomico per noi uscire dal progetto multimiliardario. Se non lo sapevate, perché nessuno vi ha informato, il cantiere sulla tratta Torino-Lione è l'unico sopravvissuto su quel fantomatico "Corridoio 5" che doveva collegare ad alta velocità Kiev a Lisbona e che anni fa fu oggetto di una famosa "televendita" del piazzista di Arcore munito di lavagnetta e pennarello nello studio di Vespa. I primi a ritirarsi furono i portoghesi, gli ultimi a rinunciare, dopo averci sprecato un paio di miliardi e un paio di decenni di lavori a singhiozzo, saremo noi e i cugini francesi. Speriamo al più presto, su iniziativa del governo Conte. Se non lo sapevate, perché nessuno vi ha informato, la parte più costosa e invasiva dell'opera, cioè il tunnel base che attraversa le Alpi, lungo 57,5 km, insiste per quasi l'80% in territorio francese (45 km) e per poco più del 20% in territorio italiano (12,5 km). Ma una delibera del Cipe (governo Gentiloni) ne stima il costo in 9,6 miliardi e lo ripartisce come segue: il 57,9% lo paghiamo noi e solo il 42,1% lo paga la Francia. Roba da matti (o da polli). Inoltre, come documenta Travaglio, non esistono nei contratti e negli accordi con la Francia, con l'UE e con le imprese appaltatrici, penali, multe e restituzioni di sorta in caso di annullamento dell'opera. https://infosannio.wordpress.com/2018/07/31/le-bufale-sulla-tav/#comments
  4. Purtroppo avevano votato contro già in fase di stesura del contratto di governo, dove non c'è traccia di art.18. Salvini fa gli interessi degli industriali del Nord, e degli industriali in genere essendo ormai il loro unico punto di riferimento a destra. É già tanto se ha accettato le norme antiprecariato del dl Dignità. Di art.18 avevano parlato i 5s in campagna elettorale ma quando ci si allea con una forza ideologicamente molto diversa bisogna scendere a spiacevoli compromessi. Per questo io continuo a pensare che era meglio non farla questa alleanza, anche a costo di votare in agosto. Un po' ci si mise pure Mattarella a forzare la mano. Ai lavoratori licenziati ingiustamente non resta che sperare nel reddito di cittadinanza e votare LeU o (meglio) Potere al Popolo. In ogni caso tieni sempre presente che il diritto sacrosanto al reintegro non lo ha abolito Di Maio, e nemmeno Salvini, bensì Renzi, e non su mandato degli elettori del Pd bensì di Confindustria. Saluti
  5. Il maestro del populismo e dell'arroganza si aggrappa al suo allievo ripetente (quello che ha ridotto la Rai a un livello di asservimento poco inferiore a quello della tv di stato turca) per mantenere qualche poltrona in Rai. Ma perfino i lettori dei giornali di destra, come giustamente scrivi, ne hanno piene le balle di questo fallimentare, ridicolo personaggio. Che ormai ha gli anni o i mesi contati. Non so se farà prima Salvini o Madre Natura a rottamarlo. Propendo per il primo. Salvini non è fesso, sa che perderebbe un sacco di voti se si portasse dietro in campagna elettorale per le Europee un 82enne malvissuto e semirinkoglionito che non distingue più le lire dagli euro. Saluti
  6. Signori, il mio partito cresce! Cresce il nostro partito, il partito degli italiani che portano nel cuore i valori e gli ideali della Sinistra, e sono tanti. La Sinistra vera, quella Socialista, Laica, Comunista e Comunitarista, la Sinistra dei Beni comuni, dell'Uguaglianza, della Solidarietà e dell'Accoglienza. La Sinistra dell'Ambiente e dell'Acqua Pubblica, la Sinistra degli Ultimi, la Sinistra dei Poveri, delle Donne, degli Omosessuali, degli Immigrati, dei Diversi, degli Esclusi. La Sinistra del Sud, la Sinistra di Tutti. La Sinistra del diritto inalienabile al Lavoro e alla Casa, la Sinistra del Lavorare Meno Lavorare Tutti. La Sinistra dello Stato che si fa imprenditore e che mira all'equità e non al profitto. La Sinistra della Legalità e della Giustizia. La Sinistra della Costituzione nata dalla Resistenza. La Sinistra dell'Amore, la Sinistra della Pace, la Sinistra del Popolo. POTERE AL POPOLO! é il partito nato 9 mesi fa in un centro sociale di Napoli: Je so' pazzo. É il partito che ho votato il 4 marzo insieme a quasi 400.000 compagni per un incoraggiante 1,13%. Praticamente la somma dei voti delle due liste civetta (Italia Europa Insieme e Civica Popolare) aggregate in coalizione per portare voti ai traditori del Pd, e che schieravano fior di potentati, da Casini alla Lorenzin al figlio di De Mita. Un lungo cammino incomincia con un passo, diceva Mao, e il passo di PaP cominciare ad accelerare. L'ultimo sondaggio di Swg per il TG di Mentana ci dà al 2,5%, sorpassando LeU di Grasso, Bersani e Boldrini. É chiaro che il popolo della Sinistra non vuole maquillage ma una rifondazione radicale, non vuole riciclati ma gente nuova e mai compromessa con il potere. Ma chi di voi ha mai sentito parlare della portavoce di PaP? Viola Carofalo, una ragazza napoletana laureata in Filosofia, una compagna dagli occhi bellissimi: gli occhi della rivoluzionaria, gli occhi della tigre. E chi ha mai visto in un tg 30 secondi dedicati alle attività e al programma politico di PaP? Eppure siamo al 2,5%. Un italiano su 40 è uscito pazzo e nel 2018 vede rosso per la rabbia e crede nella rivoluzione comunista. Tra non molto potrebbe crederci uno su 4, visto che non c'è opposizione credibile al governo gialloverde. Il Pd tuttora prono al caudillo bastonato e ribastonato dagli elettori? Quello che organizza una cena sull'Aventino con 120 parlamentari dove si canta All'alba vincerò? 120 casi clinici, altro che opposizione credibile. Il condannato di Arcore? Una prece. Mentre il mondialismo e il liberismo dello sfruttamento e delle disuguaglianze porteranno milioni di voti all'unica forza che vi si oppone senza se e senza ma. Tutte le rivoluzioni italiane sono partite da Napoli: Masaniello, la Repubblica Partenopea del 1799, il Risorgimento, la Resistenza al nazifascismo. Credo che la prossima non farà eccezione. POTERE AL POPOLO! https://m.youtube.com/watch?v=Hb7p_2U_xSE
  7. La differenza tra me e te, ebete incivile e falsario, è che io nella vita ho vissuto e ho lottato per degli ideali, e ho usato il cervello e i muscoli. Mentre tu hai vegetato e usato un solo organo: la lingua. Io vivo nella verità, tu nella menzogna, tua e dei tuoi pifferai. In gioventù ho praticato a livello agonistico l'halterofilia, come talora mi è capitato di ricordare nei miei post, e a livello amatoriale molte altre discipline, non ho mai praticato l'atletica leggera (anche se la seguo più di ogni altro sport e il mio allenatore voleva indirizzarmi al getto del peso) né la lotta greco-romana. Sono le immancabili fantasie di un pinocchio pisano. La lotta è noiosa, preferisco di gran lunga la boxe, come sperimentarono i miei quattro assalitori. E come sperimenteresti anche tu, se avessi il coraggio (ma non ce l'hai) di ripetere le tue falsità e le tue volgari insinuazioni a quattrocchi. Naturalmente parlo del pugilato classico, quello mirabilmente raccontato da un mio illustre concittadino: https://www.amazon.it/pugni-nudi-romanzo-della-boxe/dp/B00O29STUS
  8. Guarda che, se sei per la chiusura dell'Ilva, con me sfondi una porta aperta. Le mie prime e più aspre lotte politiche furono quelle per la chiusura dell'Italsider di Bagnoli. Un bubbone pestifero piazzato al centro del Golfo di Napoli come il bubbone Ilva (ex Italsider) oggi appesta il golfo di Taranto. All'epoca ero malvisto dai compagni: in quegli anni per la Sinistra l'Ambiente e la Salute erano del tutto secondari rispetto al Lavoro. Ma io riuscii a convincere molti. Non tutti. Una volta, durante un corteo degli universitari a Fuorigrotta, ancora oggi ricordato come una delle prime manifestazioni ambientaliste in Italia, mi assalirono in 4: erano elementi contigui alle BR e simili. Mal gliene incolse: non sapevano che ero un sollevatore di pesi e finirono al San Paolo (non lo stadio, l'ospedale). Mentre io finii in una stazione di polizia dove fui subito rilasciato, con i complimenti degli agenti. Per me è semplicemente demenziale collocare una grande acciaieria, un megaimpianto che trasforma ferro e carbone in acciaio, nei pressi di un quartiere residenziale. Oggi il quartiere Tamburi di Taranto, dove la diossina ha superato anche di 40 volte i limiti di legge, è come il quartiere Bagnoli di 40 anni fa. La moglie di un mio cugino, ex operaio dell'Italsider e residente a Bagnoli, è ridotta quasi a una larva per una patologia neurologica correlata alle polveri ferrose. E a quasi 40 anni dallo spegnimento dell'altoforno, Bagnoli e la sua mitologica spiaggia, dove andavano ad abbronzarsi gli imperatori romani, non sono ancora completamente bonificati, a dispetto dei fiumi di denaro pubblico stanziati e per lo più sprecati. Però al posto dell'acciaieria ci sono la Città della Scienza e un Museo del Mare. I tedeschi hanno bonificato e trasformato decine di miniere e acciaierie della Ruhr in siti di archeologia industriale visitati ogni anno da milioni di turisti. Perché non farlo anche a Taranto? Saluti
  9. Colpa mia non essermi spiegato bene. Qui stiamo parlando dei termini di un contratto, cioè degli impegni presi a suo tempo dai vincitori della gara e dei nuovi impegni, AGGIUNTIVI, da questi promessi al ministro Di Maio e alle parti sociali. Come puoi leggere al link allegato, l'acciaieria è tuttora gestita dallo Stato italiano tramite i commissari governativi, e il ministro, prima di cedere una fabbrica strategica a un gruppo straniero, vuole ottenere il massimo in termini di garanzie sul duplice fronte della sicurezza ambientale e dell'occupazione. Inoltre Di Maio, confortato anche dal parere dell'ANAC sui dubbi da lui sollevati in merito alla regolarità della gara svolta durante il ministero Calenda, gioca anche su questo terzo fronte. Sia per rispetto del principio di legalità, da sempre una bandiera del M5s, sia per avere una carta in più nella partita con ArcelorMittal. Partita che Calenda considerava chiusa e che Di Maio ha riaperto ottenendo condizioni (da inserire in contratto) sensibilmente più vantaggiose sul fronte ambientale, ma egli vuole ancora di più. Il ragazzo è inesperto ma ciò non vuol dire che sia incapace, come lo giudica il suo stizzito predecessore. Mi immagino la trattativa con gli indiani condotta da Calenda, il confindustriale molto formale e molto globalista, desideroso di sbarazzarsi dell'Ilva; e la stessa trattativa condotta dal giovane populista di Pomigliano d'Arco che avrà chiesto all'interprete di tradurre in lingua hindi l'antico motto partenopeo: 'ccà nisciuno è fesso! Naturalmente non è detto che si arrivi a un accordo e non è detto che tutti gli impegni presi vengano rispettati. Ma poiché, per l'appunto, 'ccà nisciuno è fesso - e credo non lo sia neppure Calenda sebbene molto criticabile sul caso specifico - immagino che nel contratto siano previste opportune contromisure (rescissione, penali, etc.) in caso di mancato rispetto degli impegni (es. se venissero superati i limiti di certe emissioni inquinanti). Il merito oggettivo di Di Maio è avere ottenuto (per ora solo sul fronte ambientale) condizioni contrattuali più stringenti per gli indiani, a parità di offerta economica, e più vantaggiose per noi (es. limiti più severi sulle emissioni inquinanti). Saluti http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/impresa-e-territori/2018-06-26/ilva-commissari-decisioni-slittano-15-settembre-maio-bene-213552.shtml?uuid=AEPjK0CF&refresh_ce=1
  10. Egregio Ahaha, io non ho affatto scritto che Di Maio è migliore di Calenda, ho scritto e argomentato che "in relazione all'importantissima questione Ilva, il dottor Calenda ha servito il popolo sovrano meno bene del signor Di Maio". Questa non è un'opinione o un giudizio personale: è un FATTO incontestabile. Infatti il ministro Di Maio ha chiesto ad ArcelorMittal di migliorare le condizioni dell'offerta a suo tempo accettate dal ministro Calenda, e l'azienda le ha migliorate in modo sensibile, in particolare sul capitolo cruciale delle emissioni inquinanti. Evidentemente Calenda non ottenne dal colosso indiano tutto quello che era possibile ottenere, ovvero, sempre con riferimento a quello specifico caso, non rese un buon servizio al paese e alle famiglie di Taranto. Saluti
  11. Uno dei cento motivi per cui Renzi non diventerà uno statista prima del garzone del mio barbiere è la sua impulsività, il suo ragionare con la pancia. Concentrato com'è nel non farsi sfuggire occasione o pretesto per attaccare il governo, si è buttato a pesce su una fake new senza controllarla. Non c'è stato pestaggio, ma non è il caso di fare dell'ironia, direttoretto. Questa volta nemmeno su Renzi. Vorrei vedere te centrato a un occhio da un uovo lanciato da un'auto in corsa. Quasi l'energia cinetica di un pugno. Un pugno sarebbe stato abominevole ma meno vigliacco. Mentre tirare sassi sulle auto dai cavalcavia è più pericoloso ma ugualmente vigliacco. E le chiamano bravate. Eppure io vorrei capire le motivazioni di questi vigliacchi razzisti. Mi riferisco ovviamente alle motivazioni che si inventerebbero per giustificare il loro stare al mondo. Un topo di fogna ne ha molte più di loro. Io gli darei solo 10 giorni di carcere, però in una cella condivisa con 10 nigeriani. Senza nigeriani gli darei 10 anni. Intanto, in bocca al lupo a Daisy per la sua gara agli Europei con la maglia azzurra. Scenderà in campo il 9 agosto, avrà due preziosi giorni in meno di allenamento (sperando che il problema all'occhio rientri) ma tanta rabbia in più. La strumentalizzazione politica di questi episodi di violenza a sfondo razzista c'è: si tratta pur sempre di episodi, per quanto più frequenti che in passato. Ma non bisogna sottovalutarli: il razzismo è una malapianta che sparge semi dappertutto. É chiaro, eccetto ai faziosi, che Salvini non ha colpe dirette, ma è altrettanto chiaro che un ministro e vicepremier xenofobo, o che fa di tutto per essere percepito come tale, può diventare una figura simbolica e giustificatoria nelle menti più bacate. Il ministro dell'interno dovrebbe non solo condannare con maggiore fermezza questi episodi ma sollecitare le forze di polizia a un'azione repressiva più forte. La grande maggioranza degli italiani non è razzista e nemmeno xenofoba, e alla lunga toglierebbe il consenso a un governo morbido sulla violenza razzista e xenofoba. Il quale governo, come scrivo da mesi, dovrebbe elevare a priorità assoluta i punti del Contratto relativi alla "giustizia rapida ed efficiente" e alla certezza della pena. Sono riforme a costo zero o quasi (servono nuove carceri, due sono previste nel Contratto) ma di grande impatto non solo sulla sicurezza degli italiani e di tutti i residenti e gli immigrati in Italia, ma anche sulla serietà di un paese dove le sentenze non vengono praticamente mai applicate alla lettera.
  12. Una correzione: la memoria spesso mi tradisce. L'aneddoto citato non ha per protagonista Einstein bensì Saul Kripke, il massimo logico matematico vivente, famoso per avere introdotto la "semantica di Kripke", ovvero la semantica dei "mondi possibili", nella logica modale. All'età di 3 anni il piccolo Kripke stupì sua madre osservando che se Dio è ovunque allora per entrare in cucina bisognerebbe scacciarne fuori una parte.
  13. Egregio Etrusco, credo di aver capito cosa intendevi dire, ma il tuo esempio matematico non mi pare appropriato. Dio, se esiste, vale molto più di un miliardo, e l'uomo vale sicuramente molto più di zero. Peraltro nulla vale esattamente zero, ovvero lo zero è il nulla (è definito come la cardinalità dell'insieme vuoto). Probabilmente intendevi dire che Dio è infinito e l'uomo è finito, ed è vero che infinito+N fa sempre infinito, come pure infinito/N. Ma "se Dio è infinito, allora come faccio a entrare in cucina?" chiese il piccolo Einstein a sua madre. Domanda non banale, alla quale di solito si risponde collocando Dio al di fuori dello spazio e del tempo. Magari da parte di quegli stessi che dicono che Dio è onnipresente ed eterno, ovvero che è nello spazio e nel tempo. Prima della creazione Dio era certamente l'Assoluto, esisteva solo Lui, coincideva con il Tutto, il suo complementare era l'insieme vuoto. Ma dopo la creazione Egli ha cessato di essere il Tutto ed è entrato in relazione con qualcosa o qualcuno diverso da Lui. Quindi non più l'Assoluto, ma il Signore, che in quanto tale deve avere delle creature o delle cose sulle quali esercitare la sua signoria.Le quali, già per il semplice fatto di esistere e di essere diverse da Dio, in qualche modo lo limitano. In particolare l'uomo con la sua libertà limita la libertà divina. Se l'uomo può scegliere, es. tra il bene e il male o tra la fede e l'ateismo, o Dio lo lascia fare o il dono della libertà è fittizio e più che "Signore" bisognerebbe chiamarlo "Padrone". Egregio Borneo, la prevalenza del bene o del male nel mondo e nella storia è in genere un giudizio soggettivo. Io penso che mediamente si facciano equilibrio. Se prevalesse decisamente il bene, probabilmente non ci sarebbe nemmeno spazio per le religioni; mentre se prevalesse decisamente il male è probabile che ci saremmo già estinti.
  14. Egregio Borneo, quando scrivevo che Dio (se esiste e se ha creato l'uomo) ha creato qualcosa di non banale, pensavo come Etrusco soprattutto alla libertà. É il dono più grande (se di dono si tratta), è ciò che ci distingue dagli animali e dalle intelligenze artificiali. Ma per un credente razionale la libertà ha un valore ancora più grande, anche se spesso trascurato. É chiaro, infatti, che la libertà dell'uomo limita necessariamente quella divina. In altri termini, Dio, nel momento in cui ha creato un essere libero, ha scelto di rinunciare alla sua assolutezza. Schiere di filosofi e teologi si sono arrampicati sugli specchi nel tentativo di conciliare l'onniscienza e l'onnipotenza divine con il nostro libero arbitrio. Con soluzioni in genere artificiose e a detrimento di quest'ultimo. In fondo, anche la storiella allegorica della mela e del peccato originale, che in se stessa sarebbe un utile apologo, è il mezzo usato dalle varie Chiese nel tentativo di incatenare la libertà dell'uomo vincolandola alla grazia divina (con l'intermediazione interessata delle Chiese stessa). Personalmente in un Dio assoluto e onnipotente faccio fatica non solo a crederci ma anche ad amarlo. Riuscirei solo a temerlo. Mentre potrei amare un Dio altruista che ha sacrificato per noi la sua assolutezza (però lo ha fatto un po' anche per lui, perché c'è poco gusto nell'essere adorati da automi privi di libertà). La libertà dell'uomo è indiscutibile per un credente razionale. É la libertà di scegliere il bene e dunque di salvarsi. Essa può avere anche effetti disastrosi come quelli che citi (guerre, sopraffazioni, etc.). Ma io segnalerei anche gli effetti positivi. Es. nel 1943 il giovanissimo carabiniere Salvo D'Acquisto decise liberamente di farsi fucilare dai tedeschi per salvare 22 civili condannati a morte per rappresaglia. E cos'altro è la creazione artistica se non una delle massime espressione della libertà umana? Vedasi il caso di questo grande artista napoletano arrestato in Israele, paese dove credono ancora nel Dio onnipotente, assoluto e vendicativo del Vecchio Testamento. https://www.corriere.it/esteri/18_luglio_28/jorit-street-artist-italiano-tamimi-mi-hanno-arrestao-betlemme-569f4aae-9299-11e8-875a-ca5a91212c90.shtml?refresh_ce-cp
  15. Stasera c'è un eclissi di Luna. La Terra si inteporrà tra il Sole e Luna, oscurandola. In realtà il nostro satellite naturale, pur cadendo interamente nel cono d'ombra della Terra (eclissi totale), continuerà ad essere visibile, illuminato dalla luce solare proveniente dalla Terra, e assumerà una suggestiva colorazione rossastra. I due corpi saranno in congiunzione rispetto al Sole, quindi, geometricamente, la Luna vedrà la faccia non illuminata della Terra. Tuttavia alcuni raggi passeranno, incurvati per effetto della rifrazione dell'atmosfera e poi riflessi verso la Luna dalla superficie terrestre. É il fenomeno per il quale continuiamo a vedere il Sole al tramonto quando è già sotto l'orizzonte, o lo vediamo all'alba quando non si è ancora elevato sopra l'orizzonte. In ambedue i casi il cielo ci appare rossastro. Per la stessa ragione la Luna in eclisse totale si tinge di rosso. Ciò è dovuto alla legge della diffusione di Rayleigh. Le particelle contenute nell'atmosfera diffondono i raggi solari in tutte le direzioni. L'intensità della luce diffusa è inversamente proporzionale alla quarta potenza della lunghezza d'onda. Per dimostrarlo basta ricordare che il campo elettromagnetico è prodotto da cariche accelerate (una carica ferma genera un campo elettrostatico; una corrente, ciò un moto uniforme di cariche, genera un campo magnetico). Dunque la radiazione e.m. emessa da un dipolo oscillante a frequenza f (cioè da una particella atmosferica investita da luce solare a frequenza f) è proporzionale alla derivata temporale seconda del momento di dipolo, e quindi al quadrato della frequenza. Dato che l'intensità è proporzionale al quadrato dell'ampiezza dell'onda diffusa, la cui lunghezza d'onda è inversamente proporzionale alla frequenza, abbiamo dimostrato la legge di Rayleigh. Normalmente il cielo ci appare azzurro, cioè del colore delle onde più corte dello spettro visibile, perché le onde più lunghe verranno diffuse molto meno per la suddetta legge. Però all'alba o al tramonto, o osservando la Luna in eclisse, restano visibili solo i raggi solari più diretti verso l'osservatore, cioè le onde lunghe meno diffuse (nel rosso), mentre non vediamo più le onde corte, filtrate e diffuse in tutte le direzioni secondo la legge di Rayleigh. La Luna rossa sarà visibile dall'Italia tra le 21:30 e le 23:13, con il picco di visibilità alle 22:22. Saranno visibili anche alcuni pianeti. Munitevi di binocolo (possibilmente con cavalletto) e non perdetevi lo spettacolo. E tenete presente che l'evento di questa sera, 27 luglio 2018, era stato matematicamente previsto già 3000 anni fa dagli astronomi Caldei. https://youtu.be/kbZIYV_3mWs
  16. Guardatevi molto attentamente e fino alla fine il filmato. Vedrete dall'interno quanto era grande il giocattolone del megalomane di Rignano. Smisurato come il suo ego. Più che un aereo a me ricorda uno dei transatlantici della gloriosa Società Italia, sui quali ebbi l'emozione di viaggiare da bambino. Manca solo la sala da ballo, però lo stile delle poltrone è pacchiano se confrontato con l'arredamento della Michelangelo e della Raffaello. Il giocattolo era in saldo, valeva appena 25 milioni, un aereo gigantesco e senza mercato, uno dei più colossali flop della storia dell'aviazione civile. Ma noi contribuenti lo avremmo pagato 150 milioni. E alla fine del leasing lo avremmo dovuto restituire. Quando si dice la gestione "oculata" del denaro pubblico. Ora il governo Conte recede dal contratto con Ethiad, risparmieremo 108 milioni. Un applauso al governo Conte! Un aereo di Stato da 300 posti a sedere. Immaginatevi i consumi. Roba da sceicchi arabi. Perfino il colonnello Gheddafi, che si portava al seguito pure i cammelli e una tendopoli smontabile, ce l'aveva più piccolo di quello di Renzi (l'aereo). Questo provincialotto che credeva di essere uno statista voleva a bordo pure la camera da letto e il bagno (con vasca e idromassaggio, immagino). Uno "sfizio" che ci sarebbe costato una ventina di milioni. Lo sappiamo perché il governo ha desecretato le carte. Ma il 4 marzo, con il 4 dicembre 2016, gli italiani hanno rottamato l'arroganza del potere. E oggi il nuovo governo respinge al mittente il "pacco" da 150 milioni rifilato dagli arabi a un governo di incapaci, incompetenti e arroganti. Che goduria! https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/26/air-force-renzi-di-maio-e-toninelli-salgono-sullaereo-ci-sono-300-posti-e-renzi-voleva-anche-camera-da-letto-e-vasca/4519252/
  17. Lo scemo del villaggio dice che non era l'aereo di Renzi ma l'aereo degli imprenditori in missione per il rilancio dell'export italiano. Roba da matti! A parte il fatto che solo un matto butterebbe via150 milioni per prendere in leasing un mezzo acquistabile con 25, vorrei capire cosa mai possono esportare 300 imprenditori che non hanno i soldi per fare una colletta e pagarsi un viaggio collettivo all'estero per promuovere i loro prodotti. Al massimo esporteranno bufale all'italiana (non mozzarelle di bufala). Però forse tra i 300 poveracci era prevista la presenza di un bufalaro un po' viziato, uno che non voleva rinunziare a una buona dormita in un comodo letto e a un tonificante idromassaggio a 10.000 mt di quota. Per la modica spesa di circa 20 milioni di euro. Tanto pagava Pantalone.
  18. Hai sbagliato discussione, qui si parla dell'aereo di Renzi e dei 150 milioni buttati e ora in parte recuperati dal governo Conte. Più che Corto Maltese mi sembri uno a corto di argomenti che salta di palo in frasca. Saluti
  19. Forse non mi sono spiegato, Cortomaltese. Alle regionali in Sicilia, svolte appena 4 mesi prima delle politiche, il M5S era andato maluccio (come spesso gli capita nelle elezioni amministrative, dato che non è radicato sul territorio e non pratica clientelismo e voto di scambio). Proiettando sulle politiche il risultato delle regionali, si prevedeva che la coalizione di centrodestra avrebbe vinto in 18 collegi uninominali su 19 alla Camera in Sicilia. E invece il 4 marzo i 5stelle si presero 19 deputati su 19 nell'uninominale. Cose non dissimili accaddero in tutte le altre regioni del Sud. Per es. in Campania Di Maio strappò 21 collegi su 22 al centrodestra che era dato in vantaggio dai sondaggi. Dunque, a posteriori, possiamo dire che senza l'incredibile exploit dei 5stelle al Sud, oggi il centrodestra avrebbe la maggioranza assoluta in Parlamento e Salvini starebbe a palazzo Chigi a fare leggi e decreti contro gli immigrati e a favore del suo amico Delinquente. Peraltro anche un bambino avrebbe capito che il Rosatellum, che nelle intenzioni era scritto per il Renzusconi, avrebbe favorito la coalizione più radicata territorialmente, cioè il centrodestra, con la Lega molto forte al Nord, dove avrebbe fatto man bassa nell'uninominale e avrebbe preso un sacco di voti anche nel proporzionale (il Nord esprime circa la metà dei voti nazionali). Questo in effetti è accaduto, ma è stato controbilanciato dal colpaccio grillino al Sud. Dopo le elezioni Di Maio mise il veto su Berlusconi, non volle mai neppure incontrarlo né parlargli al telefono. Lo trattò come avrebbero dovuto trattarlo tutte le forze politiche fin dal 1994: non come un avversario ma come un corpo estraneo alla politica: in conflitto di interessi, ineleggibile (da quando Mediaset ha le concessioni pubbliche) e impresentabile (dal 2013). Questo è stato un fatto nuovo e molto positivo nella politica italiana. Di Maio avrebbe dovuto porre il veto anche su Salvini? L'ho sempre pensato e scritto anch'io. Bisognava tornare subito alle elezioni e giocarsi il tutto per tutto nella partita a due: Di Maio (o Di Battista) contro Salvini, Sud contro Nord. Partita difficile ma aperta, a mio avviso. Peraltro lo stesso Di Maio in campagna elettorale aveva sempre detto che non si sarebbe alleato con nessuno: governo monocolore con lui palazzo Chigi sostenuto da eventuali appoggi esterni. Prendere o lasciare. Resto tuttora quasi convinto che se Luigi fosse rimasto fermo su questo punto, alla lunga il Pd, pur di evitare le elezioni, cioè la rottamazione del partito, e sotto la moral suasion di Mattarella, avrebbe rottamato Renzi e dato l'appoggio esterno (con Leu). Un mio amico vicino al Movimento, ha una spiegazione per questa grave incoerenza di Di Maio. Secondo lui i 5stelle non avevano letteralmente i soldi per affrontare a breve una nuova campagna elettorale. Voglio ricordare che il Movimento si autotassa per aiutare le imprese, non ha mai preso un euro di finanziamento pubblico e rinuncia pure al 2 per mille. La spiegazione a mio avviso è plausibile ma insufficiente. A mio avviso Di Maio ha commesso un grave errore con questa alleanza di governo con la Lega (ipocritamente chiamata "contratto di governo"). Nondimeno, dato che amo il mio paese più delle mie opinioni, spero che il governo Conte riesca a smentirmi. In ogni caso, stai pur certo che il male peggiore non sarebbe stato il governo di centrodestra ma il Renzusconi. Se guardi il filmato, che ho appena postato, sull'aereo di Renzi, ti viene da pensare che un aereo del genere l'avrebbe acquistato volentieri anche Berlusconi. Amicizie mafiose e reati a parte, i due soggetti sono pressoché sovrapponibili: due egoarchi incapaci, due pifferai arroganti e pieni di sè. Una loro alleanza di governo sarebbe stata, ne sono sicuro, un disastro epocale per l'Italia. Saluti
  20. Non amo la dietrologia, ma nella prematura e misteriosa fine di Marchionne e nella sua velocissima e irrispettosissima sostituzione c'è qualcosa che mi puzza. Perché sostituire un manager, cui gli azionisti devono tanto, senza neppure aspettare il suo funerale? Era in coma irreversibile, bastava attendere qualche giorno. É vero che gli Agnelli, e peggio ancora i loro eredi, potrebbero ricevere lezioni, in materia di signorilità e umanità, dal più malmesso discendente dell'antica borghesia napoletana. Ma c'era forse qualche motivo legato alla liquidazione, immagino cospicua, di Marchionne? O c'era addirittura qualcuno, all'interno di FCA, che non vedeva di buon occhio gli ultimi progetti del manager (es. l'abbandono del motore diesel, altamente inquinante ma punto di forza della casa)? Forse, dico forse, ci potrebbero essere gli estremi per aprire una indagine della magistratura. Quanto all'operato di Marchionne, mi sono pronunciato spesso in passato, e in senso molto critico. I panegirici di questi giorni, da Trump a Renzi, da Salvini a Mattarella, mi lasciano indifferente. La morte, eccetto il caso del sacrificio eroico, non aggiunge e non toglie nulla a quello che uno ha fatto nella vita. Un monumento glielo dovrebbero fare gli americani, i polacchi, i serbi, perfino i turchi (l'ultimo modello Fiat, la nuova Tipo, si produce in Turchia), non certo gli italiani (azionisti a parte). Nel 2003, l'anno prima dell'arrivo di Marchionne (manager che fino ad allora non sapeva nulla di automobili, e a mio modesto avviso non ci ha capito molto nemmeno dopo), il gruppo Fiat, pur essendo in grave crisi, produceva nei suoi stabilimenti italiani oltre 1 milione di autovetture (fonte OICA). Con l'italocanadese al timone la produzione in Italia crollò verticalmente fino a scendere sotto le 400.000 unità (anni 2012, 2013, 2014). Ora è in ripresa ma siamo sempre un 30% sotto il 2003. Superfluo aggiungere che è crollata anche l'occupazione. E le prospettive per l'Italia sono tutt'altro che rosee. La Punto, che per molti anni è stata la macchina più venduta del gruppo, il mese prossimo esce di produzione a Melfi e non sarà sostituita. Mentre la produzione dell'attuale best seller, la Panda, lascerà Pomigliano per la Polonia. E con la prossima fine della Ypsilon sparirà anche la Lancia, uno dei più gloriosi marchi della storia dell'automobile. Marchio vergognosamente umiliato dal dottor Marchionne che qualche anno fa lo usò, con i nomi famosi di Flavia e Thema, per importare in Europa orrendi e pacchiani macchinoni made in USA. A parziale discolpa dello scomparso, posso solo ipotizzare che queste scelte gli venissero imbeccate dalla proprietà. La cui priorità era solo una: il profitto, l'utile netto e immediato. Dunque, chiusura e ridimensionamento di fabbriche in Italia, taglio dei salari, e talora dei diritti dei lavoratori, delocalizzazione all'estero di gran parte della produzione e perfino della sede legale e di quella fiscale del gruppo, progressivo spostamento verso le fasce alte della produzione (berline e sportive di lusso), perdendo la tradizionale clientela ma senza insidiare il primato tedesco nel settore. Politiche che, a giudicare dai nomi dei successori di Marchionne, continueranno sullo stesso binario che porta lontano dall'Italia, paese che negli anni ha dato non solo intelligenza e lavoro, ma anche ingenti aiuti di Stato all'ex gruppo torinese. Del resto che italianità volete che sia in uno che si chiama John Elkann? Nei panegirici lo scomparso viene addirittura celebrato come un grande innovatore. Lo sarà anche stato nel settore finanziario, ma non parlatemi di innovazione tecnologica nel settore auto. La più importante novità nella gestione dello sparagnino Marchionne è stata la tecnologia Multiair. Introdotta più che altro per tenere in vita il vecchio albero a camme del vecchio motore Fire. Il motore della Fiat Uno degli anni '80, che è tuttora impiegato, con aggiornamenti vari, lievi aumenti di cilindrata, turbocompressore e Multiair, su tutti i modelli di fascia media e bassa del gruppo: dalla Panda alla Punto, dalla Alfa Romeo Giulietta alla Jeep Renegade. Solo nel 2018 e proprio sulla Renegade viene finalmente lanciato un nuovo motore a benzina per questa fascia. La grandezza di Marchionne è consistita essenzialmente nell'essere riuscito a risollevare un grande gruppo automobilistico facendo pochi investimenti e pochissima innovazione, giocando sulla leva finanziaria e sul costo del lavoro. Ma dubito che la cosa possa continuare a lungo. Il gruppo è tecnologicamente indietro sulla concorrenza. Mentre gli altri investivano sull'elettrico e sull'idrogeno, Marchionne in difesa dell'ambiente si limitava a proporre il GPL e il metano. Ora cercano quasi disperatamente un partner industriale, se non addirittura una fusione. Si parla di Hyundai. Due cose mi piacevano in Marchionne: l'odio per la cravatta e lo stakanovismo. Era un lavoratore instancabile. Ora potrà riposarsi in pace.
  21. Spero di sbagliarmi, ma ho la vaga impressione che un certo razzismo alberghi anche in te, Cortomaltese. E della forma di gran lunga peggiore: quello mascherato dalla faziosità e dall'ipocrisia. Se non ti piace Salvini, non dovrebbero piacerti nemmeno le idiozie che pronunciava a suo tempo contro napoletani e MERIDIONALI. E dovresti fare un monumento a Di Maio e ai meridionali che lo hanno votato in massa, perché altrimenti oggi avresti un governo Salvini-Delinquente-Meloni, con Salvini presidente del Consiglio (in base ai patti di coalizione). Chiaro?
  22. Come sapete il Corpo Forestale dello Stato non esiste più. Dopo quasi due secoli di onorato servizio a tutela del nostro prezioso patrimonio boschivo, un governo "abusivo" di incompetenti e di incapaci decise di scioglierlo e di assorbirlo nell'Arma dei Carabinieri e in altri corpi (con una militarizzazione del personale pressoché forzata e incostituzionale secondo il TAR dell'Abruzzo, che ha sollevato la questione di legittimità davanti alla Consulta). La riforma, firmata dall'allora ministra Madia, prevedeva che l'accorpamento avrebbe portato un risparmio di 100 milioni in 3 anni. Ebbene, nel primo anno, il 2017, andarono fumo 140.000 ettari di boschi, il triplo del 2016, per circa 2 miliardi di danni. Questa estate sembra meno secca, ma la problematica fase transitoria dell'assorbimento dei Forestali nei Carabinieri, come si legge nell'articolo che allego, sembra tutt'altro che superata. Per giunta la riforma ha causato una ulteriore riduzione del personale a difesa dei boschi, che era già ampiamente sotto organico. Ma veniamo ai "risparmi". Leggiamo che il servizio di spegnimento svolto dagli elicotteri antincendio della ex Forestale è stato demandato dalle Regioni a soggetti privati, con una lievitazione dei costi fino a 20 volte. In Sicilia nel 2016 la convenzione con la Forestale costava 2,5 milioni. Nel 2018 la convenzione con i privati costa alla Regione 50 milioni. Inoltre, con il passaggio ai Carabinieri il costo di gestione degli elicotteri è raddoppiato. Insomma, un disastro della ministra Madia e uno dei tanti del governo Renzi. Non ci resta che sperare in un agosto piovoso e in un provvedimento del governo Conte che ripristini il Corpo Forestale, uno dei più versatili, efficienti e virtuosi, anche sotto il profilo economico. https://www.laverita.***/eredita-di-renzi-2589551021.html
  23. "La cattiveria" da Spinoza.it Famiglia Cristiana: "Vade retro Salvini". Che replica: "Non sono Satana". Adesso non fare il modesto.
  24. Salvini è furbo e spregiudicato, costantemente a caccia del consenso, costantemente in campagna elettorale. Del resto lo erano anche gli altri due populisti che lo hanno preceduto al governo, Berlusconi e Renzi, i quali però il consenso se lo sono ormai giocato, insieme alla faccia. In questa idea di riportare il crocifisso nelle scuole non vedo solo del meschino sovranismo culturale e religioso in chiave xenofoba e anti-islamica, che sicuramente piacerà al becero elettorato leghista, ma anche un tentativo di vellicare un elettorato cattolico da tempo privo di riferimenti politici. Ormai si stanno perdendo le tracce anche degli ultimi resti della Dc, dispersi a suo tempo tra Margherita e partitini di centrodestra. Una delle ultime democristiane di sinistra, Rosy Bindi, non si è candidata. Mentre l'ex boyscout di Rignano, dopo la figuraccia del comizio in chiesa (che deve essergli costato non pochi voti cattolici), sembra impegnato in attività non propriamente evangeliche, tra programmi per Mediaset (bella soddisfazione, per il Delinquente, dare lavoro a un ex segretario del Pd) e acquisto di villa milionaria. A proposito, pare che l'acquisto sia stato perfezionato, il senatore Renzi ha acceso il suo quarto mutuo (secondo il quotidiano di Belpietro per i primi tre già in essere la spesa mensile era di 4250 euro, ora dovrebbe all'incirca raddoppiare), ma non ha ancora spiegato agli italiani dove ha preso i 400.000 euro della caparra, se è vero che a gennaio sul suo conto, da lui stesso sbandierato come una prova di onestà, ce n'erano poco più di 15.000. Restiamo in attesa delle doverose *** pubbliche a suo tempo promesse dall'ufficio stampa del senatore, sperando che arrivino prima di ferragosto. Sulla questione del crocifisso nelle aule pubbliche credo di avere scritto in passato almeno una decina di post. Salvini strumentalizza perfino un simbolo religioso e ne fa una questione politica, religiosa, culturale, ideologica... Mentre il noto incivile e ignorante del forum ne fa una questione di mera utilità e in uno squallido, vergognoso e offensivo post accosta il crocifisso alla carta igienica. É chiaro che il problema va posto correttamente solo in termini di laicità dello Stato. É del tutto evidente che uno Stato laico, pur rispettoso di tutte le religioni, non può e non deve esporre all'interno delle sue aule pubbliche (scuole, tribunali, etc.) simboli religiosi. Di nessuna religione. Altrimenti dobbiamo parlare di Stato confessionale, come l'Italia dello Statuto Albertino (in vigore fino al 1944) che all'art.1 recitava: La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato.
  25. Le ringhiere dei balconi dello stabile in cui vivo sono sempre state di colore azzurro. Come il cielo e la maglia del Napoli. Romanticismo a parte, è una tinta un po' convenzionale e alla lunga stucchevole per alcuni. Tra questi un condomino che durante un'assemblea propose di ritinteggiare tutti i ferri verticali delle ringhiere in colori alternati: rosso e nero. Superfluo aggiungere che quel condomino milanista fu subito spernacchiato da tutti gli altri e non ci fu neppure bisogno di mettere ai voti l'insana proposta. Come è noto, un'assemblea condominiale è un misto di democrazia diretta e democrazia rappresentativa. Ciascun condomino può partecipare di persona o delegare altri (un altro condomino o un rappresentante esterno). Il delegato non ha formale vincolo di mandato. Ebbene, supponiamo che quel tifoso del Milan avesse ricevuto deleghe da una maggioranza di condomini. Avremmo avuto i balconi rossoneri e il fabbricato sarebbe diventato la barzelletta di Napoli. Questo esempio banale mette a nudo il sostanziale e ben noto difetto della democrazia rappresentativa: non è vera democrazia (il governo del popolo, cioè di tutti) ma un surrogato. Quel condomino, da solo, avrebbe deciso per tutti e 30 i condomini, essendo stato delegato da una maggioranza, sebbene questa non desiderasse affatto le ringhiere tinte in rossonero. Se dalle assemblee condominiali passiamo a quelle parlamentari, le cose peggiorano, e di molto. Prendiamo il caso del Parlamento italiano. Pur essendo uno dei più numerosi al mondo (servono quasi 500 tra deputati e senatori per la maggioranza) la rappresentanza democratica (che è un fondamentale valore costituzionale) precipita da un rapporto di 1:30 a uno di 1:100.000 (considerando poco meno di 50 milioni di elettori e un sistema proporzionale, va anche peggio con il maggioritario). Inoltre, mentre le delibere di una assemblea condominiale possono essere subito impugnate dai condomini, quelle del Parlamento (e del governo) non possono essere impugnate dagli elettori, i quali possono solo pazientare fino alle elezioni (anni), provare a cambiare la maggioranza e sperare, dicasi sperare perché non c'è vincolo di mandato, che la nuova cambi le leggi sgradite fatte dalla vecchia. In definitiva, una maggioranza composta da un eletto ogni 100.000 e passa elettori potrebbe anzi può fare ben altro e ben più che obbligare gli italiani a ritinteggiare le ringhiere dei balconi. Per esempio, potrebbe reintrodurre le centrali nucleari e privatizzare metà della scuola o della sanità pubblica, raddoppiare la spesa militare e gli stipendi dei parlamentari mediante un aumento delle tasse, svendere la RAI al delinquente Berlusconi e poi magari eleggerlo presidente della Repubblica. Signori, questa si chiama democrazia: democrazia parlamentare. Ma si è scatenato un putiferio dopo le parole di Davide Casaleggio, il quale pensa che, in futuro, forse, il Parlamento potrebbe non essere più necessario. Lo hanno dipinto come un personaggio autoritario, nemico del Parlamento e della Costituzione, e i 5s come un movimento eversivo. Questo perché Casaleggio e i 5s hanno la pretesa (a mio avviso il merito) di avviare in Italia un percorso che vorrebbe portare alla democrazia diretta, alla cd. e-democracy, una forma, almeno in teoria, più compiuta e più autentica di democrazia di quella rappresentativa. Ne parlavo estesamente in questa discussione di pm610 alla quale vi rimando: Nella discussione sottolineavo gli aspetti positivi e le grandi, seducenti potenzialità della e-democracy, ma indubbiamente, oltre agli enormi e oggettivi problemi tecnici di implementazione, legati alla complessità del sistema, la cui soluzione peraltro è solo questione di tecnologia e di tempo, ci sono anche criticità e rischi molto seri. Per esempio, nella gestione e nella supervisione del sistema informatico e la vulnerabilità agli attacchi degli hacker (ma la crittografia quantistica lo renderebbe impenetrabile). Resto tuttavia convinto che la e-democracy sia l'evoluzione più naturale, per non dire quasi obbligata, della forme democratiche di governo in un futuro non lontano. Prevedo che si affermerà a partire dagli anni '40 o '50 di questo secolo, almeno nei paesi più avanzati Sarà un processo quasi naturale, ineluttabile, anche se fortemente contrastato, per ovvie ragioni, dalla politica e dai poteri forti. Un po' come la la transizione alle energie rinnovabili e la riduzione progressiva dell'orario di lavoro. Gli antichi bruciavano la legna degli alberi, cresciuti con l'energia del Sole, usavano i mulini a vento e quelli ad acqua. Anche la democrazia, per rinnovarsi, dovrà in un certo senso ritornare al passato, alla Grecia di Pericle e al medioevo dei Comuni e delle piccole comunità rurali, ma lo farà con strumenti modernissimi. Il Parlamento non starà nell'Agorà o nella piazzetta del villaggio, ma nella Rete: sarà un Parlamento virtuale, senza eletti né nominati, senza partiti e senza mestieranti, ma aperto a tutti. La democrazia rappresentativa, come ho scritto, è un surrogato di democrazia, tuttora necessario per ragioni di ordine pratico e migliore di altre forme di governo, ma pur sempre un surrogato. Che ormai sente tutto il logorio degli anni, anzi dei secoli. Secondo gli ultimi sondaggi Demos (2017), solo l'11% degli italiani ha ancora fiducia nel Parlamento, e appena il 5% nei partiti. Mentre l'affluenza degli elettori alle urne è in continuo calo. Le altre democrazie non se la passano molto meglio. Dovunque andiate, troverete che la grande maggioranza della gente condivide la celebre frase di Woody Allen: il livello morale dei politici è appena una tacca al di sopra di quelli che si inchiappettano i bambini. Ci sono segni chiarissimi di una crisi globale e irreversibile della politica, che rischia di travolgere la democrazia stessa. Per ora in Italia abbiamo sperimentato i Berlusconi e i Renzi, oggi abbiamo Salvini, di questo passo potremmo ritrovarci una specie di Erdogan a palazzo Chigi, magari votato dal 20% scarso del corpo elettorale. Se Casaleggio e i 5stelle propugnano la e-democracy, non è per affossare la democrazia, ma per salvarla.