fosforo41

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  1. Forse non mi sono spiegato, Cortomaltese. Alle regionali in Sicilia, svolte appena 4 mesi prima delle politiche, il M5S era andato maluccio (come spesso gli capita nelle elezioni amministrative, dato che non è radicato sul territorio e non pratica clientelismo e voto di scambio). Proiettando sulle politiche il risultato delle regionali, si prevedeva che la coalizione di centrodestra avrebbe vinto in 18 collegi uninominali su 19 alla Camera in Sicilia. E invece il 4 marzo i 5stelle si presero 19 deputati su 19 nell'uninominale. Cose non dissimili accaddero in tutte le altre regioni del Sud. Per es. in Campania Di Maio strappò 21 collegi su 22 al centrodestra che era dato in vantaggio dai sondaggi. Dunque, a posteriori, possiamo dire che senza l'incredibile exploit dei 5stelle al Sud, oggi il centrodestra avrebbe la maggioranza assoluta in Parlamento e Salvini starebbe a palazzo Chigi a fare leggi e decreti contro gli immigrati e a favore del suo amico Delinquente. Peraltro anche un bambino avrebbe capito che il Rosatellum, che nelle intenzioni era scritto per il Renzusconi, avrebbe favorito la coalizione più radicata territorialmente, cioè il centrodestra, con la Lega molto forte al Nord, dove avrebbe fatto man bassa nell'uninominale e avrebbe preso un sacco di voti anche nel proporzionale (il Nord esprime circa la metà dei voti nazionali). Questo in effetti è accaduto, ma è stato controbilanciato dal colpaccio grillino al Sud. Dopo le elezioni Di Maio mise il veto su Berlusconi, non volle mai neppure incontrarlo né parlargli al telefono. Lo trattò come avrebbero dovuto trattarlo tutte le forze politiche fin dal 1994: non come un avversario ma come un corpo estraneo alla politica: in conflitto di interessi, ineleggibile (da quando Mediaset ha le concessioni pubbliche) e impresentabile (dal 2013). Questo è stato un fatto nuovo e molto positivo nella politica italiana. Di Maio avrebbe dovuto porre il veto anche su Salvini? L'ho sempre pensato e scritto anch'io. Bisognava tornare subito alle elezioni e giocarsi il tutto per tutto nella partita a due: Di Maio (o Di Battista) contro Salvini, Sud contro Nord. Partita difficile ma aperta, a mio avviso. Peraltro lo stesso Di Maio in campagna elettorale aveva sempre detto che non si sarebbe alleato con nessuno: governo monocolore con lui palazzo Chigi sostenuto da eventuali appoggi esterni. Prendere o lasciare. Resto tuttora quasi convinto che se Luigi fosse rimasto fermo su questo punto, alla lunga il Pd, pur di evitare le elezioni, cioè la rottamazione del partito, e sotto la moral suasion di Mattarella, avrebbe rottamato Renzi e dato l'appoggio esterno (con Leu). Un mio amico vicino al Movimento, ha una spiegazione per questa grave incoerenza di Di Maio. Secondo lui i 5stelle non avevano letteralmente i soldi per affrontare a breve una nuova campagna elettorale. Voglio ricordare che il Movimento si autotassa per aiutare le imprese, non ha mai preso un euro di finanziamento pubblico e rinuncia pure al 2 per mille. La spiegazione a mio avviso è plausibile ma insufficiente. A mio avviso Di Maio ha commesso un grave errore con questa alleanza di governo con la Lega (ipocritamente chiamata "contratto di governo"). Nondimeno, dato che amo il mio paese più delle mie opinioni, spero che il governo Conte riesca a smentirmi. In ogni caso, stai pur certo che il male peggiore non sarebbe stato il governo di centrodestra ma il Renzusconi. Se guardi il filmato, che ho appena postato, sull'aereo di Renzi, ti viene da pensare che un aereo del genere l'avrebbe acquistato volentieri anche Berlusconi. Amicizie mafiose e reati a parte, i due soggetti sono pressoché sovrapponibili: due egoarchi incapaci, due pifferai arroganti e pieni di sè. Una loro alleanza di governo sarebbe stata, ne sono sicuro, un disastro epocale per l'Italia. Saluti
  2. Non amo la dietrologia, ma nella prematura e misteriosa fine di Marchionne e nella sua velocissima e irrispettosissima sostituzione c'è qualcosa che mi puzza. Perché sostituire un manager, cui gli azionisti devono tanto, senza neppure aspettare il suo funerale? Era in coma irreversibile, bastava attendere qualche giorno. É vero che gli Agnelli, e peggio ancora i loro eredi, potrebbero ricevere lezioni, in materia di signorilità e umanità, dal più malmesso discendente dell'antica borghesia napoletana. Ma c'era forse qualche motivo legato alla liquidazione, immagino cospicua, di Marchionne? O c'era addirittura qualcuno, all'interno di FCA, che non vedeva di buon occhio gli ultimi progetti del manager (es. l'abbandono del motore diesel, altamente inquinante ma punto di forza della casa)? Forse, dico forse, ci potrebbero essere gli estremi per aprire una indagine della magistratura. Quanto all'operato di Marchionne, mi sono pronunciato spesso in passato, e in senso molto critico. I panegirici di questi giorni, da Trump a Renzi, da Salvini a Mattarella, mi lasciano indifferente. La morte, eccetto il caso del sacrificio eroico, non aggiunge e non toglie nulla a quello che uno ha fatto nella vita. Un monumento glielo dovrebbero fare gli americani, i polacchi, i serbi, perfino i turchi (l'ultimo modello Fiat, la nuova Tipo, si produce in Turchia), non certo gli italiani (azionisti a parte). Nel 2003, l'anno prima dell'arrivo di Marchionne (manager che fino ad allora non sapeva nulla di automobili, e a mio modesto avviso non ci ha capito molto nemmeno dopo), il gruppo Fiat, pur essendo in grave crisi, produceva nei suoi stabilimenti italiani oltre 1 milione di autovetture (fonte OICA). Con l'italocanadese al timone la produzione in Italia crollò verticalmente fino a scendere sotto le 400.000 unità (anni 2012, 2013, 2014). Ora è in ripresa ma siamo sempre un 30% sotto il 2003. Superfluo aggiungere che è crollata anche l'occupazione. E le prospettive per l'Italia sono tutt'altro che rosee. La Punto, che per molti anni è stata la macchina più venduta del gruppo, il mese prossimo esce di produzione a Melfi e non sarà sostituita. Mentre la produzione dell'attuale best seller, la Panda, lascerà Pomigliano per la Polonia. E con la prossima fine della Ypsilon sparirà anche la Lancia, uno dei più gloriosi marchi della storia dell'automobile. Marchio vergognosamente umiliato dal dottor Marchionne che qualche anno fa lo usò, con i nomi famosi di Flavia e Thema, per importare in Europa orrendi e pacchiani macchinoni made in USA. A parziale discolpa dello scomparso, posso solo ipotizzare che queste scelte gli venissero imbeccate dalla proprietà. La cui priorità era solo una: il profitto, l'utile netto e immediato. Dunque, chiusura e ridimensionamento di fabbriche in Italia, taglio dei salari, e talora dei diritti dei lavoratori, delocalizzazione all'estero di gran parte della produzione e perfino della sede legale e di quella fiscale del gruppo, progressivo spostamento verso le fasce alte della produzione (berline e sportive di lusso), perdendo la tradizionale clientela ma senza insidiare il primato tedesco nel settore. Politiche che, a giudicare dai nomi dei successori di Marchionne, continueranno sullo stesso binario che porta lontano dall'Italia, paese che negli anni ha dato non solo intelligenza e lavoro, ma anche ingenti aiuti di Stato all'ex gruppo torinese. Del resto che italianità volete che sia in uno che si chiama John Elkann? Nei panegirici lo scomparso viene addirittura celebrato come un grande innovatore. Lo sarà anche stato nel settore finanziario, ma non parlatemi di innovazione tecnologica nel settore auto. La più importante novità nella gestione dello sparagnino Marchionne è stata la tecnologia Multiair. Introdotta più che altro per tenere in vita il vecchio albero a camme del vecchio motore Fire. Il motore della Fiat Uno degli anni '80, che è tuttora impiegato, con aggiornamenti vari, lievi aumenti di cilindrata, turbocompressore e Multiair, su tutti i modelli di fascia media e bassa del gruppo: dalla Panda alla Punto, dalla Alfa Romeo Giulietta alla Jeep Renegade. Solo nel 2018 e proprio sulla Renegade viene finalmente lanciato un nuovo motore a benzina per questa fascia. La grandezza di Marchionne è consistita essenzialmente nell'essere riuscito a risollevare un grande gruppo automobilistico facendo pochi investimenti e pochissima innovazione, giocando sulla leva finanziaria e sul costo del lavoro. Ma dubito che la cosa possa continuare a lungo. Il gruppo è tecnologicamente indietro sulla concorrenza. Mentre gli altri investivano sull'elettrico e sull'idrogeno, Marchionne in difesa dell'ambiente si limitava a proporre il GPL e il metano. Ora cercano quasi disperatamente un partner industriale, se non addirittura una fusione. Si parla di Hyundai. Due cose mi piacevano in Marchionne: l'odio per la cravatta e lo stakanovismo. Era un lavoratore instancabile. Ora potrà riposarsi in pace.
  3. Spero di sbagliarmi, ma ho la vaga impressione che un certo razzismo alberghi anche in te, Cortomaltese. E della forma di gran lunga peggiore: quello mascherato dalla faziosità e dall'ipocrisia. Se non ti piace Salvini, non dovrebbero piacerti nemmeno le idiozie che pronunciava a suo tempo contro napoletani e MERIDIONALI. E dovresti fare un monumento a Di Maio e ai meridionali che lo hanno votato in massa, perché altrimenti oggi avresti un governo Salvini-Delinquente-Meloni, con Salvini presidente del Consiglio (in base ai patti di coalizione). Chiaro?
  4. Come sapete il Corpo Forestale dello Stato non esiste più. Dopo quasi due secoli di onorato servizio a tutela del nostro prezioso patrimonio boschivo, un governo "abusivo" di incompetenti e di incapaci decise di scioglierlo e di assorbirlo nell'Arma dei Carabinieri e in altri corpi (con una militarizzazione del personale pressoché forzata e incostituzionale secondo il TAR dell'Abruzzo, che ha sollevato la questione di legittimità davanti alla Consulta). La riforma, firmata dall'allora ministra Madia, prevedeva che l'accorpamento avrebbe portato un risparmio di 100 milioni in 3 anni. Ebbene, nel primo anno, il 2017, andarono fumo 140.000 ettari di boschi, il triplo del 2016, per circa 2 miliardi di danni. Questa estate sembra meno secca, ma la problematica fase transitoria dell'assorbimento dei Forestali nei Carabinieri, come si legge nell'articolo che allego, sembra tutt'altro che superata. Per giunta la riforma ha causato una ulteriore riduzione del personale a difesa dei boschi, che era già ampiamente sotto organico. Ma veniamo ai "risparmi". Leggiamo che il servizio di spegnimento svolto dagli elicotteri antincendio della ex Forestale è stato demandato dalle Regioni a soggetti privati, con una lievitazione dei costi fino a 20 volte. In Sicilia nel 2016 la convenzione con la Forestale costava 2,5 milioni. Nel 2018 la convenzione con i privati costa alla Regione 50 milioni. Inoltre, con il passaggio ai Carabinieri il costo di gestione degli elicotteri è raddoppiato. Insomma, un disastro della ministra Madia e uno dei tanti del governo Renzi. Non ci resta che sperare in un agosto piovoso e in un provvedimento del governo Conte che ripristini il Corpo Forestale, uno dei più versatili, efficienti e virtuosi, anche sotto il profilo economico. https://www.laverita.***/eredita-di-renzi-2589551021.html
  5. "La cattiveria" da Spinoza.it Famiglia Cristiana: "Vade retro Salvini". Che replica: "Non sono Satana". Adesso non fare il modesto.
  6. Salvini è furbo e spregiudicato, costantemente a caccia del consenso, costantemente in campagna elettorale. Del resto lo erano anche gli altri due populisti che lo hanno preceduto al governo, Berlusconi e Renzi, i quali però il consenso se lo sono ormai giocato, insieme alla faccia. In questa idea di riportare il crocifisso nelle scuole non vedo solo del meschino sovranismo culturale e religioso in chiave xenofoba e anti-islamica, che sicuramente piacerà al becero elettorato leghista, ma anche un tentativo di vellicare un elettorato cattolico da tempo privo di riferimenti politici. Ormai si stanno perdendo le tracce anche degli ultimi resti della Dc, dispersi a suo tempo tra Margherita e partitini di centrodestra. Una delle ultime democristiane di sinistra, Rosy Bindi, non si è candidata. Mentre l'ex boyscout di Rignano, dopo la figuraccia del comizio in chiesa (che deve essergli costato non pochi voti cattolici), sembra impegnato in attività non propriamente evangeliche, tra programmi per Mediaset (bella soddisfazione, per il Delinquente, dare lavoro a un ex segretario del Pd) e acquisto di villa milionaria. A proposito, pare che l'acquisto sia stato perfezionato, il senatore Renzi ha acceso il suo quarto mutuo (secondo il quotidiano di Belpietro per i primi tre già in essere la spesa mensile era di 4250 euro, ora dovrebbe all'incirca raddoppiare), ma non ha ancora spiegato agli italiani dove ha preso i 400.000 euro della caparra, se è vero che a gennaio sul suo conto, da lui stesso sbandierato come una prova di onestà, ce n'erano poco più di 15.000. Restiamo in attesa delle doverose *** pubbliche a suo tempo promesse dall'ufficio stampa del senatore, sperando che arrivino prima di ferragosto. Sulla questione del crocifisso nelle aule pubbliche credo di avere scritto in passato almeno una decina di post. Salvini strumentalizza perfino un simbolo religioso e ne fa una questione politica, religiosa, culturale, ideologica... Mentre il noto incivile e ignorante del forum ne fa una questione di mera utilità e in uno squallido, vergognoso e offensivo post accosta il crocifisso alla carta igienica. É chiaro che il problema va posto correttamente solo in termini di laicità dello Stato. É del tutto evidente che uno Stato laico, pur rispettoso di tutte le religioni, non può e non deve esporre all'interno delle sue aule pubbliche (scuole, tribunali, etc.) simboli religiosi. Di nessuna religione. Altrimenti dobbiamo parlare di Stato confessionale, come l'Italia dello Statuto Albertino (in vigore fino al 1944) che all'art.1 recitava: La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato.
  7. Le ringhiere dei balconi dello stabile in cui vivo sono sempre state di colore azzurro. Come il cielo e la maglia del Napoli. Romanticismo a parte, è una tinta un po' convenzionale e alla lunga stucchevole per alcuni. Tra questi un condomino che durante un'assemblea propose di ritinteggiare tutti i ferri verticali delle ringhiere in colori alternati: rosso e nero. Superfluo aggiungere che quel condomino milanista fu subito spernacchiato da tutti gli altri e non ci fu neppure bisogno di mettere ai voti l'insana proposta. Come è noto, un'assemblea condominiale è un misto di democrazia diretta e democrazia rappresentativa. Ciascun condomino può partecipare di persona o delegare altri (un altro condomino o un rappresentante esterno). Il delegato non ha formale vincolo di mandato. Ebbene, supponiamo che quel tifoso del Milan avesse ricevuto deleghe da una maggioranza di condomini. Avremmo avuto i balconi rossoneri e il fabbricato sarebbe diventato la barzelletta di Napoli. Questo esempio banale mette a nudo il sostanziale e ben noto difetto della democrazia rappresentativa: non è vera democrazia (il governo del popolo, cioè di tutti) ma un surrogato. Quel condomino, da solo, avrebbe deciso per tutti e 30 i condomini, essendo stato delegato da una maggioranza, sebbene questa non desiderasse affatto le ringhiere tinte in rossonero. Se dalle assemblee condominiali passiamo a quelle parlamentari, le cose peggiorano, e di molto. Prendiamo il caso del Parlamento italiano. Pur essendo uno dei più numerosi al mondo (servono quasi 500 tra deputati e senatori per la maggioranza) la rappresentanza democratica (che è un fondamentale valore costituzionale) precipita da un rapporto di 1:30 a uno di 1:100.000 (considerando poco meno di 50 milioni di elettori e un sistema proporzionale, va anche peggio con il maggioritario). Inoltre, mentre le delibere di una assemblea condominiale possono essere subito impugnate dai condomini, quelle del Parlamento (e del governo) non possono essere impugnate dagli elettori, i quali possono solo pazientare fino alle elezioni (anni), provare a cambiare la maggioranza e sperare, dicasi sperare perché non c'è vincolo di mandato, che la nuova cambi le leggi sgradite fatte dalla vecchia. In definitiva, una maggioranza composta da un eletto ogni 100.000 e passa elettori potrebbe anzi può fare ben altro e ben più che obbligare gli italiani a ritinteggiare le ringhiere dei balconi. Per esempio, potrebbe reintrodurre le centrali nucleari e privatizzare metà della scuola o della sanità pubblica, raddoppiare la spesa militare e gli stipendi dei parlamentari mediante un aumento delle tasse, svendere la RAI al delinquente Berlusconi e poi magari eleggerlo presidente della Repubblica. Signori, questa si chiama democrazia: democrazia parlamentare. Ma si è scatenato un putiferio dopo le parole di Davide Casaleggio, il quale pensa che, in futuro, forse, il Parlamento potrebbe non essere più necessario. Lo hanno dipinto come un personaggio autoritario, nemico del Parlamento e della Costituzione, e i 5s come un movimento eversivo. Questo perché Casaleggio e i 5s hanno la pretesa (a mio avviso il merito) di avviare in Italia un percorso che vorrebbe portare alla democrazia diretta, alla cd. e-democracy, una forma, almeno in teoria, più compiuta e più autentica di democrazia di quella rappresentativa. Ne parlavo estesamente in questa discussione di pm610 alla quale vi rimando: Nella discussione sottolineavo gli aspetti positivi e le grandi, seducenti potenzialità della e-democracy, ma indubbiamente, oltre agli enormi e oggettivi problemi tecnici di implementazione, legati alla complessità del sistema, la cui soluzione peraltro è solo questione di tecnologia e di tempo, ci sono anche criticità e rischi molto seri. Per esempio, nella gestione e nella supervisione del sistema informatico e la vulnerabilità agli attacchi degli hacker (ma la crittografia quantistica lo renderebbe impenetrabile). Resto tuttavia convinto che la e-democracy sia l'evoluzione più naturale, per non dire quasi obbligata, della forme democratiche di governo in un futuro non lontano. Prevedo che si affermerà a partire dagli anni '40 o '50 di questo secolo, almeno nei paesi più avanzati Sarà un processo quasi naturale, ineluttabile, anche se fortemente contrastato, per ovvie ragioni, dalla politica e dai poteri forti. Un po' come la la transizione alle energie rinnovabili e la riduzione progressiva dell'orario di lavoro. Gli antichi bruciavano la legna degli alberi, cresciuti con l'energia del Sole, usavano i mulini a vento e quelli ad acqua. Anche la democrazia, per rinnovarsi, dovrà in un certo senso ritornare al passato, alla Grecia di Pericle e al medioevo dei Comuni e delle piccole comunità rurali, ma lo farà con strumenti modernissimi. Il Parlamento non starà nell'Agorà o nella piazzetta del villaggio, ma nella Rete: sarà un Parlamento virtuale, senza eletti né nominati, senza partiti e senza mestieranti, ma aperto a tutti. La democrazia rappresentativa, come ho scritto, è un surrogato di democrazia, tuttora necessario per ragioni di ordine pratico e migliore di altre forme di governo, ma pur sempre un surrogato. Che ormai sente tutto il logorio degli anni, anzi dei secoli. Secondo gli ultimi sondaggi Demos (2017), solo l'11% degli italiani ha ancora fiducia nel Parlamento, e appena il 5% nei partiti. Mentre l'affluenza degli elettori alle urne è in continuo calo. Le altre democrazie non se la passano molto meglio. Dovunque andiate, troverete che la grande maggioranza della gente condivide la celebre frase di Woody Allen: il livello morale dei politici è appena una tacca al di sopra di quelli che si inchiappettano i bambini. Ci sono segni chiarissimi di una crisi globale e irreversibile della politica, che rischia di travolgere la democrazia stessa. Per ora in Italia abbiamo sperimentato i Berlusconi e i Renzi, oggi abbiamo Salvini, di questo passo potremmo ritrovarci una specie di Erdogan a palazzo Chigi, magari votato dal 20% scarso del corpo elettorale. Se Casaleggio e i 5stelle propugnano la e-democracy, non è per affossare la democrazia, ma per salvarla.
  8. Sul punto ti avevo già risposto nella citata discussione di Pm610, cui ti rimando. Cmq questa mia voleva essere una discussione sulla e-democracy in prospettiva futura e in chiave nazionale, e sulla drammatica crisi della democrazia indiretta (certificata dal fallimento del suo principale obbiettivo: il diritto delle persone all'uguaglianza) e non certo sull'attuale statuto del M5s, la cui democrazia interna, come scrivo da anni, lascia molto a desiderare. Saluti
  9. La norma citata da Corto a me non sembra irragionevole. Se il capo politico è preposto a mantenere l'unità di indirizzo politico del Movimento, come recita l'art.7, allora è giusto, in un'ottica di democrazia diretta, che laddove abbia votato solo una minoranza degli iscritti, egli possa chiedere la ripetizione della consultazione e la conferma dell'esito a maggioranza assoluta. Fino a prova contraria in democrazia, diretta o meno, è la maggioranza che decide e non una minoranza. Ciò che invece mi lascia molto perplesso dello statuto del Movimento è la strana concatenazione gerarchica tra le figure del capo politico, del garante e del comitato di garanzia. Se ho ben capito, il primo può essere sfiduciato dal secondo, e il terzo può sfiduciare i primi due, ma lo farà a suo rischio e pericolo perché se la sfiducia non è ratificata dal voto on line degli iscritti allora il comitato decade. Rischio che invece non corre il garante nello sfiduciare il capo politico.
  10. Egregio Pm610, Corto Maltese e Sempre135. Io ho fatto le mie proposte e le ho motivate (nelle due discussioni). In prospettiva futura, e non certo come cosa già attuabile o già attuata nello statuto dei 5stelle come erroneamente interpreta Corto, io credo nella democrazia diretta, nella forma di e-democracy. Una sfida molto impegnativa e anche rischiosa, come ho scritto, ma alla quale, da sincero democratico, io non vedo alternative. Voi cosa proponete? Siete soddisfatti del pietoso stato in cui versa democrazia in Italia e nel mondo? La nostra democrazia parlamentare in questa seconda Repubblica ha prodotto Berlusconi e Renzi (quest'ultimo addirittura con un governo di minoranza, sostenuto da una maggioranza abusiva determinata da camaleonti traditori e da un premio di maggioranza incostituzionale). Ora ci propone quello che Travaglio chiama "governo Frankestein", formato da due forze politicamente quasi opposte. Negli Usa è stato eletto Trump, un tipo a metà strada tra Berlusconi e il pazzoide guerrafondaio, sebbene la sua avversaria Clinton avesse preso più voti di lui alle elezioni. Nella vicina e civilissima Austria c'è un governo più xenofobo di Salvini. Nella grande Germania hanno penato mesi per formare un governo, che poi ha rischiato di cadere perché il governicchio italiano per la prima volta batteva il pugnetto sul tavolo sulla faccenda migranti. La democrazia rappresentativa è in crisi dappertutto, ma a voi va bene così. Evidentemente rientrate in quell'11% di italiani che crede ancora nel Parlamento e in quel 5% che crede ancora nei partiti. In Emilia Romagna nella Prima Repubblica l'affluenza alle urne era stabile intorno al 90% e oltre. Alle regionali del 2014, benché il Pd non fosse ancora sprofondato nell'attuale crisi, crollò al 37%. Il mese scorso nella quarta città della Campania al ballottaggio per il sindaco è andato a votare il 24% degli elettori. La democrazia rappresentativa sta morendo, sembra ormai avere esaurito il suo ciclo storico. E c'è un motivo ben preciso: la Rete, a differenza dei media tradizionali, non è controllabile dalla politica e ne mette a nudo le magagne, ne disvela lo spirito di casta e la distanza tra le promesse e i fatti. I cittadini non si fidano più dei politici che dovrebbero rappresentarli, perfino nei paesi più floridi. Risultato: o si chiudono nell'astensionismo o votano per soggetti nuovi, alla Trump. In ambedue i casi è la democrazia stessa a essere in pericolo. Chi ha la puzza sotto il naso parla malissimo di Trump e di Salvini, ma oggi ambedue volano nei sondaggi nei rispettivi paesi. L'alternativa alla democrazia diretta è la dittatura o un autoritarismo più o meno mascherato.
  11. Mi meraviglio di te Los. Per un vero democratico la sovranità appartiene al popolo, cioè a tutti i cittadini. Quindi, ci piaccia o no, anche alle persone che hai citato. Con la e-democracy questa sovranità che oggi resta troppo spesso solo sulla Carta (cioè sempre, eccetto una domenica ogni 5 anni) sarebbe esercitata direttamente e quotidianamente e nessuno avrebbe più il diritto di lamentarsi ma solo quelli di proporre, discutere civilmente, decidere. Devi sapere che le ringhiere dei ba
  12. Questi di Oscure Stelle in effetti non brillano. Soprattutto per perspicacia: i loro cervelli, per restare in tema astronomico, mi ricordano un po' i buchi neri (corpi che inghiottiscono l'informazione distruggendola). Allora provo a spiegargli la frase di Casaleggio con un esempio. Se io dico: il pesce che cucino preferisco pescarlo io stesso invece che comprarlo in pescheria, ho detto un'eresia? Certo che no. Penso che tutti, se avessimo il tempo e i mezzi, preferiremmo pescare direttamente il pesce che consumiamo. Saremmo sempre sicuri di mangiare pesce fresco e genuino. In modo analogo la democrazia diretta è, idealmente, preferibile alla democrazia rappresentativa. Anzi è la vera democrazia. I parlamentari e i ministri, come i pescivendoli, sono solo degli intermediari (tra la sovranità che appartiene al popolo e il potere effettivo) e come i pescivendoli, anzi molto peggio dei pescivendoli, non sempre sono onesti e affidabili. Basta pensare ai deputati e ai senatori della passata legislatura che hanno cambiato casacca in centinaia e che hanno tradito platealmente i programmi elettorali. É come se un pescivendolo esponesse orate d'allevamento decongelate spacciandole per orate di mare fresche. Purtroppo anche per la democrazia diretta esistono problemi di ordine pratico. Era praticata nell'antica Atene e nel medioevo, per es. nell'Italia dei Comuni. L'idea fu ripresa dal filosofo Rousseau, ma oggi sarebbe difficile se non impossibile implementare una vera democrazia diretta in nazioni di milioni di abitanti. Sarebbe nella migliore delle ipotesi una forma di governo macchinosa e poco efficiente. Ma quando Casaleggio dice che in futuro forse il Parlamento non sarà più necessario, non pensa certo di sostituirlo con la dittatura. Pensa per l'appunto alla versione moderna, per ora ancora futuristica, ma non utopistica, della democrazia diretta di Rousseau, la cd. e-democracy. L'idea russoviana potrebbe concretizzarsi quando tutti avranno accesso alla banda ultralarga a fibra ottica. Nella Rete potrebbe prendere corpo l'astrazione che il filosofo chiamava la "volontà generale" del popolo sovrano. In Italia potremmo avere un parlamento virtuale (ma dotato di poteri reali!) composto da circa 45 milioni di persone (i cittadini maggiorenni e incensurati) in grado di proporre, discutere e approvare on line le leggi, e in tempi rapidi; di eleggere direttamente il presidente della Repubblica (privo di poteri e con il mero ruolo di garante del sistema); e di decidere collettivamente l'azione di governo nei vari settori. Ma c'è di più. Si potrebbe usare l'enorme potenza di calcolo in grid computing del sistema nazionale, dell'ordine degli EXAFLOPS (miliardi di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo), per simulare (in fast time) gli effetti delle leggi e delle misure economiche in discussione e apportare le correzioni (cioè gli emendamenti) per ottimizzarle. Ciò potrebbe realizzarsi, per esempio, con tecniche ABSS (Agent-based Social Simulation) e ACE (Agent-based Computational Economics). Non a caso il prof. Roventini, il candidato ministro dell'Economia proposto da Di Maio in campagna elettorale, è uno studioso delle tecniche ACE. Con la e-democracy non solo realizzeremmo la democrazia nel vero senso della parola (il governo del popolo) ma taglieremmo la testa alle dispute ideologiche, elimineremmo i partiti, i ministeri e i costi della politica. Ogni cittadino parteciperebbe in prima persona alla vita democratica del paese: si sentirebbe responsabilizzato e realizzato nel suo ruolo naturale di zoon politikon, e il sistema paese farebbe un enorme salto di qualità in termini di efficienza e di competitività. Infine, last but not least, eliminiremmo la corruzione (almeno quella politica), con ciò contraddicendo in parte la tesi del grande filosofo ginevrino secondo il quale sarebbe il progresso (della scienza e della arti) a corrompere l'uomo e a privarlo della purezza e della libertà proprie dell'originario stato di natura. L'uomo è nato libero, ma ovunque è in catene. La democrazia esiste laddove non c'è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi. J. J. Rousseau
  13. Infatti io non frequento i social. Frequento questo ed altri forum per discutere civilmente di politica e altro in modo impersonale, trattandosi di argomenti che interessano la collettività. Ma c'è chi approfitta vigliaccamente dell'anonimato e passa sistematicamente dalla politica all'offesa personale e al turpiloquio. Questi miserabili non vanno giustificati, vanno emarginati. In forum meglio amministrati di questo e frequentati da persone più serie, simili soggetti non durano neppure una settimana: o vengono bannati o vengono semplicemente ignorati da tutti gli altri. Non sono un sostenitore dei 5stelle, movimento che fino a oggi non ho mai votato. Stavo per farlo il 4 marzo perché ritenevo che Di Maio (al quale io avrei preferito di gran lunga Di Battista) fosse l'ultimo argine contro il centrodestra e contro il perfino più nefasto governo Renzusconi (per il quale era stato scritto il Rosatellum). In effetti così è stato: un italiano su tre ha votato Di Maio perché evidentemente non voleva Renzi nè Berlusconi (avendo ampiamente sperimentato i loro disastri e le loro menzogne), ma non voleva nemmeno Salvini. Dalle mie parti questa frazione è stata di uno su due. Avevo fiutato l'aria e avevo previsto il boom grillino in Campania (dove i 5s hanno avuto più eletti che candidati) e così votai per Potere al Popolo, un voto ideologico, di bandiera, che mi permette di essere in pace con la mia coscienza. Ci sarei rimasto davvero male se avessi votato Di Maio per ritrovarmi al governo Salvini. Sarebbe stato quasi come nel 2013 quando votai per Sel, che era in coalizione con il Pd, e mi ritrovai al governo prima Berlusconi (con Letta) e poi Alfano (con Renzi e Gentiloni). Ora Di Maio deve fare argine, dall'interno del governo, a Salvini e alle sue politiche di destra. Il decreto Dignità è una cosa di sinistra, ma voglio vederne molte altre, specie in materia di giustizia e di ambiente. Temi sui quali oggettivamente il Pd ha lasciato praterie aperte (vedasi trivelle e intercettazioni) ai grillini. Saluti
  14. Immaginate la scena: una pausa digestiva dopo una cena "elegante" e prima del bunga bunga. Si parla della fidanzata del calciatore Balotelli. Berlusconi: a me una che va con un *** mi fa schifo. Marysthell: ma anch'io sono ***, papi. Berlusconi: no, tu sei solo abbronzata. Guardate il video per capire, se non lo avete ancora capito, da che razza di squallido personaggio siamo stati governati: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/21/una-che-va-con-un-***-mi-fa-schifo-in-un-video-la-frase-choc-di-berlusconi-su-mario-balotelli-e-raffaella-fico/4507510/ Salvini è sicuramente uno xenofobo, questo qui è sicuramente un razzista, che è molto peggio. Il Pd critica ferocemente Salvini, ma con questo razzista qui (per non parlare di tutto il resto: frodi, corruzioni, rapporti con la mafia...) ci ha governato insieme due anni, ci ha stretto un patto costituente e ci ha fatto insieme la schifosa legge elettorale con cui abbiamo votato. Vergogna!
  15. Analisi perfetta, a parte il sì all'incivile del forum. Saluti
  16. Aggiungi l'Italicum, votato convintamente in prima e seconda lettura da Forza Italia. E sfido io: era la legge elettorale sognata per vent'anni dal piduista di Arcore (maggioranza assoluta in Parlamento al singolo partito) e dal suo venerabile maestro Licio Gelli, nonché dal suo allievo ripetente Renzi (nel senso che ripeteva il medesimo sogno incostituzionale di trasformare la democrazia parlamentare in un premierato forte). E aggiungi pure il Rosatellum con il quale i due soci del Nazareno, trovandosi in cattive acque, ridimensionarono il sogno dal premierato forte alla diarchia forte (l'agognato governo Renzusconi). Ma il Rosatellum scritto con i piedi dal rag. Rosato era un potenziale boomerang per il Pd (come modestamente il sottoscritto segnalava ben prima che venisse approvato). Infatti il 4 marzo il boomerang centrò in piena fronte l'allievo ripetente. ll quale collezionò l'ennesima sonora e speriamo definitiva bocciatura da parte del popolo sovrano, ma restò acciaccato di brutto pure il piduista alla frutta, a tutto vantaggio dell'allievo furbo Salvini che fece man bassa dei collegi uninominali al Nord e che ovviamente aveva votato pure lui per la leggiaccia non credendo ai propri occhi per l'enorme regalo fattogli dal Pd. Ora l'allievo ripetente e il maestro delinquente vorrebbero fare opposizione al governo Lega-5stelle. Ahahahaha! Roba da matti! Quando tutti sanno che ce li hanno portati proprio loro due al governo, e in carrozza! Senza l'anomalia dello psiconano, con il suo conflitto d'interessi, i suoi disastri e le sue vergogne, non sarebbe mai venuto in mente a un comico di fondare un movimento politico. E nel 2013, all'inizio dello sciagurato quinquennio renziano, la Lega era al 4%, oggi i sondaggi la danno vicina al 30. Fossi al posto di Salvini e Di Maio, io mi metterei sul comodino le foto incorniciate di Renzi e B. e pregherei tutte le sere il Padreterno di dare loro lunga vita.
  17. Vero, anche se Salvini non ha mai fatto parte dei governi Berlusconi. La Bossi-Fini è una legge fatta molto male, ma non una legge razzista. Altrimenti la Consulta l'avrebbe bocciata. Ciò che volevo dire è semplicemente questo: un partito che ha governato due anni con Berlusconi e che strinse con il delinquente appena condannato un patto per cambiare la Costituzione, non ha moralmente il diritto di criticare Salvini (e men che meno Di Maio). Tu mi dirai: ma allora cosa può fare il Pd? Semplice: può, e a mio avviso deve, semplicemente sparire. Per poi magari rifondarsi sotto altro nome e con dirigenti totalmente nuovi, dopo avere fatto tabula rasa di tutti quelli che l'hanno ridotto così. Saluti
  18. No, sbattiamo in galera i caporali mafiosi, confischiamo la terra e diamola ai lavoratori.
  19. Tutto ciò che manda in bestia Berlusconi, Sgarbi, le lobby, Confindustria e questo Pd, è certamente cosa buona e giusta e piace a noi di sinistra. Le fabbriche che sfruttano e umiliano i lavoratori chiudano pure: restituiscano con gli interessi i soldi avuti dallo Stato, paghino la sanzione e si trasferiscano in Bangladesh.
  20. Non c'è niente da fare, le auto di oggi sono molto più sicure di quelle di 20 o 30 anni fa e i morti sono in calo, ma sulle strade si continua a combattere una guerra sanguinosa. Oltre 3000 morti in Italia nel 2017. Molti meno degli 11.000 del 1972 (l'anno più nero) ma sempre tanti, troppi. I vari dispositivi elettronici di sicurezza sono utilissimi, ma guai a confidare troppo su di essi. Un attimo di distrazione può ancora fare la differenza tra la vita e la morte. E anche l'elettronica può tradire. Le auto a guida autonoma, le auto robot, dovrebbero arrivare entro 10-15 anni (ma ci sarà una lunga fase di transizione prima di automatizzare tutto il parco circolante) e dovrebbero ulteriormente ridurre gli incidenti mortali ma non a zero. Ho perso una persona cara e ho sempre pensato che il sangue versato sulle strade sia un tributo inaccettabile alla modernità. Anche se è vero che nei secoli scorsi si poteva morire cadendo da cavallo o investiti da una carrozza. Ma erano casi rari. Secondo me per abbattere il numero delle vittime della strada c'è un solo modo: abbattere le potenze dei motori e le velocità massime e di crociera di tutte le auto (e di tutti gli altri veicoli circolanti, dalle moto ai mezzi pesanti). I miei bisnonni per andare da Napoli a Roma o usavano il treno oppure usavano una carrozza trainata da 2 o al massimo 4 cavalli. Oggi mediamente si usano automobili da 100-120 cavalli, ma anche le più piccole utilitarie hanno almeno 60-70 cavalli. Decisamente troppi: uno spreco di energia (con emissioni inquinanti e climalteranti) e un rischio per la vita propria e per quella degli altri. A mio avviso 30 cavalli sono più che sufficienti per andare da Napoli a Roma o anche a Milano. Naturalmente un autobus o un autotreno avrà bisogno di potenze maggiori e allora io propongo potenze limitate a 30 cavalli per le autovetture, a 12 cavalli per i motocicli e a 100 cavalli per i mezzi pesanti, ma una velocità limitata elettronicamente per tutti a un massimo di 65 km/h. Chi ha fretta prenda il treno.
  21. Da quel poco che ho letto non mi pare che ai risultati di questo esame si possano attribuire valore scientifico e attendibilità analoghe a quelle dell'esame al radiocarbonio. Che fu condotto da tre laboratori indipendenti i quali conclusero che la Sindone di Torino (esistono altre reliquie del genere) è un tessuto di epoca medioevale. Risultato solido ma largamente contestato in base ad argomenti più o meno seri. Sta di fatto che la Chiesa in 30 anni non ha mai autorizzato un altro test di datazione, quindi ha implicitamente accettato quel risultato. D'altra parte è chiaro che nessun esperimento scientifico potrà mai provare l'esistenza di Dio (ma nemmeno l'inesistenza). Lo stesso dicasi per le argomentazioni filosofiche, logiche o matematiche. Con buona pace di Anselmo d'Aosta, Tommaso d'Aquino e Kurt Godel. Infatti, come intuì già Andronico di Rodi nel catalogare i libri di Aristotele, la metafisica viene dopo, al di là, della fisica. Se questa potesse dimostrare Dio, lo ridurrebbe nel contempo a mero fenomeno. Ma, come intuì il monaco Gaunilone, con gran disappunto di Sant'Anselmo, Dio, se esiste, non è solo id quo maius cogitari nequit (ciò di cui non si può pensare nulla di più grande, ipotesi chiave dell'ingegnosa "prova ontologica"), ma purtroppo è anche quod maior sit quam cogitari (cioè è anche più grande di tutto quanto possa essere pensato). In definitiva Dio, se esiste, è al di là della scienza e al di là del pensiero. Con ciò non dobbiamo scoraggiarci. Se Dio ha creato l'uomo, non ha creato qualcosa di banale. La scienza oggi ci consente di esplorare l'Universo fin quasi ai suoi limiti estremi, nello spazio e nel tempo. Siamo in grado di ricostruire la storia del Tutto fino a un tempo di Planck dopo la sua origine, cioè fino a circa 10 elevato alla meno 43 secondi dopo il Big Bang. E possiamo perfino fare congetture (R. Penrose) su ciò che c'era "prima" del Big Bang, e su ciò che ci sarà "dopo" la fine dell'Universo (di questo Universo). Ma la forza del pensiero puro, della Logica, è perfino più sorprendente. Non possiamo dimostrare Dio, ma possiamo logicamente dimostrare (Consequentia mirabilis) che: - esiste qualcosa di assoluto, ovvero non tutto è relativo (Platone, Teeteto); - esiste la verità, ovvero non tutto è falso (Aristotele, Metafisica); - la verità è eterna, ovvero non ha inizio né fine (Anselmo, Monologion); - ci sono verità che si possono conoscere con il solo pensiero, ovvero il razionale è reale (Hegel, Filosofia dello Spirito). E scusate se è poco.
  22. Non ho ancora capito se la giravolta di Salvini, che in sostanza ha rifondato la Lega senza passare per un straccio di congresso e senza chiedere il parere degli iscritti, sia stata una scelta politica o un tentativo di scansare l'uffi.ciale giudiziario. Probabilmente ambedue le cose. Certo è che il tutto è stato fatto in modo a dir poco frettoloso e opaco. Bisognava fare un congresso, riscrivere lo statuto (in quello vecchio all'art.1 c'era la secessione della cosiddetta Padania) e costituirsi in giudizio contro la vecchia Lega Nord e i suoi dirigenti responsabili del crac finanziario. Si sono limitati a modificare il nome del partito e a cambiare il sito web (del vecchio non c'è più traccia). Ma, come è noto, gli elettori italiani, e in particolare quelli della Lega, quando scelgono per chi votare usano altri criteri che la serietà e la coerenza. Molti votano più con la pancia che con la testa, e Salvini lo sa.
  23. Confermo: la faziosità rimbecillisce le persone. Vedasi il tuo amico incivile e falsario pisano che aveva preso al volo il pretesto della scandalosa nomina di Gasparri a presidente della Commissione di Vigilanza Rai per il suo quotidiano, ingiurioso e delirante attacco al sottoscritto. Senza il quale egli non riesce a portare avanti la sua penosa giornata. Naturalmente era solo l'ennesima allucinazione: Gasparri non è mai stato nominato presidente della Vigilanza Rai. Ma il falsario non si è corretto, non si è scusato con i forumisti, ma come un topo di fogna ha creduto di potersi nascondere e ha cancellato quella discussione. Oppure vedasi quest'altro pidino rintronato e fazioso che apre una discussione per annunciare il "colmo dei colmi" cioè la nomina di un ex dipendente di Mediaset alla presidenza della Rai. Gli faccio notare che il presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai non è il presidente della Rai, ma il beota non ci pensa nemmeno a correggersi e a scusarsi. Naturalmente, ambedue sono troppo rintronati dalle continue batoste elettorali del Pd per riflettere sul fatto che quella carica spetta per prassi all'opposizione e che il Pd avrebbe potuto benissimo opporsi a quella scelta. Ma il Pd, chissà perché, ha preferito prendersi il Copasir (il comitato di controllo sui servizi segreti) e lasciare la vigilanza Rai a un berlusconiano. Chissà perché, vero? Il Nazareno è ancora in piedi? O è la logica del tanto peggio tanto meglio? É dal 4 marzo che si ha l'impressione che sia proprio questa la misera strategia del Tappetaro, ciecamente appoggiata dai suoi lekkini. I quali, mi riferisco a quelli del forum, non vedono l'ora che affondi l'economia e che affondi qualche barcone con centinaia di profughi, o che il decreto Dignità faccia non 8.000 ma 800.000 disoccupati, o che il governo si venda Rai1 e Rai2 al Delinquente: si augurano tutto il peggio del peggio pur di attaccare un governo che dopo molti anni è appoggiato dalla maggioranza assoluta degli elettori e per attaccare in modo pretestuoso e offensivo il sottoscritto. Poveracci: che gentaglia!
  24. Eh no, caro Los, non puoi smentire ciò che scrivo se prima non lo leggi. In compenso hai letto il post dell'incivile e falsario del forum, che era un semplice copia e incolla ed era lungo quanto il mio. Quindi le tue patetiche giustificazioni non reggono. Quando non leggi i miei post, evita di rispondere, grazie. Nei miei modesti scritti, se permetti, ci metto un certo impegno, e anche questo post era tutta farina del mio sacco (studio, per puro diletto, i bias cognitivi) a parte le frasi citate tra virgolette e in grassetto di un professore di Harvard. Dicasi di Harvard, non delle scuole medie di Pisa che sono il massimo che il semianalfabeta del forum può aver frequentato. Infatti, non essendo in grado di elaborare neppure uno straccio di confutazione nel merito delle razionali argomentazioni del professore, cioè,non essendo in grado di attaccare il ragionamento, egli attacca il ragionatore, come è tipico dei faziosi ignoranti. Peraltro, gli italiani conoscono Renzi ormai da anni (purtroppo) e non é facile negare l'evidenza. Ovvero che questo (ex) autocrate incompetente manifesta (in forma non lieve) almeno tre bias cognitivi (ne potrei elencare altri, ma non lo farò perché qui ci interessano solo le correlazioni con l'attività politica): il bias di conferma, il bias del falso consenso e la sindrome di Dunning-Kruger. Tornando al tuo post, purtoppo ormai si evidenzia che anche tu sei di quelli che si sono allontanati dalla sinistra per non allontanarsi dal Pd (da questo Pd). Altrimenti non avresti parlato di decreto indegno. Il decreto dignità di Di Maio, pur migliorabile, è un pacchetto più che dignitoso di provvedimenti di sinistra. Lo asserisce, tra i tanti, Fabrizio Barca, prestigioso economista ed ex ministro, uno dei pochi che sono rimasti nel Pd (credo che sia tuttora iscritto) senza rinnegare le proprie idee sulla dignità del lavoro. Alla domanda del FQ: Le piace il decreto voluto da Luigi Di Maio? Barca risponde Sì, rappresenta una risposta alle domande poste dalla situazione attuale, ovvero ai "fuochi di indignazione" come li ha definiti il filosofo Salvatore Veca. https://www.huffingtonpost.it/2018/07/10/fabrizio-barca-la-sinistra-si-e-spappolata-renzi-si-e-arroccato-ripartiamo-dalle-primarie_a_23478370/ Ma naturalmente, non sapendo cosa replicare, il lekkino di Renzi risponderà che il prof. Barca è solo un odiatore professionale in carriera. Saluti
  25. Alziamoci in piedi in raccoglimento, nel commosso ricordo di questo EROE E MARTIRE DELLA GIUSTIZIA. Ma poi chiediamo la VERITÀ, tutta la verità, ai magistrati che indagano e rischiano la vita come Paolo, ma anche a quelli che, in buona o in malafede, dalla verità si allontanarono e ci allontanarono.