fosforo41

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  1. Certo. Quello che io propongo è un riesame meticoloso, caso per caso, delle situazioni di tutti gli scortati, a partire dai vip e dai politici, in particolare da quelli che sono protetti avendo ricoperto un'alta carica che non ricoprono più. Tuttavia, a mio modesto avviso una scorta armata, fissa e permanente non deve spettare in modo automatico a NESSUNO, nemmeno al presidente della Repubblica in carica. Bisogna ristabilire un principio che per secoli anzi per millenni è stato indiscusso. I più alti rappresentanti dello Stato devono essere protetti, ma devono anche essere pronti, in qualsiasi momento, a morire per lo Stato. Se il presidente della Repubblica desidera farsi due passi da solo, in santa pace, e andarsi a prendere un caffè o un gelato vicino alla fontana di Trevi, deve poterlo fare, in qualsiasi momento, ma a suo rischio e pericolo. Cosa rende la sua vita più preziosa di quella di un comune cittadino? A mio avviso nulla. L'uguaglianza, se resta sulla Carta, è una vuota parola.
  2. Assurdo che si tolga la scorta a Ingroia (a suo tempo in prima linea contro la mafia) e al capitano Ultimo, e la si lasci a personaggi che al massimo rischiano una torta in faccia (o qualche pomodoro maturo). La legge sulle scorte va assolutamente cambiata, non si possono sprecare così tante preziose unità delle forze di polizia. Il fatto che uno sia stato presidente del Consiglio o della Repubblica non può da solo giustificare una scorta a vita. Si viola, tra l'altro, il fondamentale principio di uguaglianza. Vanno fatte caso per caso attente valutazioni del livello di rischio. Basate su dati oggettivi. Servirebbe anche un po' di cinismo. Parliamo di uomini di Stato o di donnicciuole? Un minimo, fisiologico livello di rischio può e deve essere tollerato e affrontato da tutti, anche dalle più alte cariche, magari con il porto d'armi ma senza scorte pubbliche. Un benzinaio notturno può rischiare la vita 100 volte di più di certi politiconi o politicanti. I quali per giunta, a differenza del benzinaio, possono quasi sempre permettersi una scorta privata.
  3. Ieri l'altro, 8 settembre, il presidente del Consiglio ha inaugurato la Fiera del Levante a Bari. Durante il discorso ha detto: Oggi è l'8 settembre. Una data particolarmente simbolica nella nostra storia patria, perché in quella estate di 75 anni fa si pose fine a un periodo buio della nostra storia, culminato con la partecipazione dell'Italia a una terribile guerra. Con l'8 settembre inizia un periodo di ricostruzione prima morale e poi materiale del nostro paese. Apriti cielo, non l'avesse mai detto! Sul web e sui giornali si è scatenato un putiferio, un attacco mediatico contro il premier. Che non conosce la Storia ed è un ignorante che confonde l'8 settembre del '43 con il 25 aprile del '45. Roba da matti! Secondo i criticoni, la ricostruzione prima morale e poi materiale del paese sarebbe iniziata solo con il completamento della liberazione ad opera degli angloamericani. Trascurano un piccolo dettaglio: la Resistenza. Escludere la Resistenza partigiana dalla fase di ricostruzione morale dell'Italia significa conoscere la Storia peggio di come la Gelmini conosce la Fisica. Nella Resistenza, nel sangue dei partigiani e delle migliaia di vittime civili delle rappresaglie nazifasciste c'è il culmine, il punto più alto della nostra palingenesi morale. Poi sul piano morale siamo andati più o meno lentamente declinando. Le parole del presidente Conte sono storicamente ineccepibili. Mentre chi lo critica per partito preso, per faziosità o pregiudizio, ha rimediato una figuraccia sesquipedale. Una volta sentii in tv che il grande compositore Ruggero Leoncavallo, ai suoi tempi molto apprezzato dal pubblico ma costantemente bersagliato dalla critica, esponeva sulla parete dietro la sua scrivania un grosso quadro. Vi era raffigurato in alto un puttino completamente nudo che orinava sui crani calvi o rasati di un gruppo di uomini dalle facce torve. Il titolo del dipinto era: I CRITICI. Al posto del presidente Conte io farei dipingere una copia di quel dipinto e la collocherei alle mie spalle sopra la scrivania dello studio di palazzo Chigi.
  4. Per una accidentale pressione sul pulsante di invio risposta era stato pubblicato il mio post largamente incompleto. Prego proseguire qui la discussione, con il consueto invito agli incivili di astenersi.
  5. Ha ragione l'arbitro tutta la vita. In uno sport serio non puoi dare del "ladro" all'arbitro senza conseguenze serie. Serena ha piagnucolato come una bambinona viziata, ma solo perché stava già perdendo in modo abbastanza chiaro e non certo per colpa dell'arbitro. Ha voluto crearsi un alibi, una giustificazione della sconfitta. A mio avviso Serena andrebbe squalificata per almeno un mese. È vero però che nei tornei ATP c'è maggiore tolleranza da parte degli arbitri sulle intemperanze verbali dei giocatori. Ma questo è un difetto, da correggere, del circuito maschile. Voglio dire un'altra cosa sulla Williams. Non mi è mai piaciuta come tennista, il suo strapotere fisico me la rende antipatica. Sono quasi contento che abbia finalmente imboccato il viale del tramonto. Spesso i suoi match potrebbero essere paragonati a incontri di boxe senza storia tra un peso massimo e un peso medio. Francamente, considerato anche il fisico longilineo di Venus, la muscolatura di Serena mi è sempre parsa un po' sospetta. La splendida vittoria di Roberta Vinci nella semifinale del 2015 la paragonerei a quella di Davide contro Golia. Il lento ma inesorabile declino di Serena iniziò proprio quel giorno.
  6. Rispetto la tua opinione: come ho scritto, anche nello sport la tradizione è un valore importante. Però resto convinto delle mie tesi. È una questione soggettiva. C'è chi pensa, non a torto, che nel calcio il risultato perfetto sia lo 0-0. Io invece preferisco le partite con molti gol, dove ambedue le squadre cercano il gioco aperto, propositivo. In ogni caso con le modifiche che ho proposto ho stimato che l'incremento delle reti segnate sarebbe intorno al 15%, all'incirca una media di 4 reti in più per ogni giornata di campionato (10 partite). Quindi non un tiro a segno. Diciamo che sarebbero penalizzate le squadre che tendono a chiudersi puntando allo zero a zero, e quelle che dopo essere passate in vantaggio, magari con un gol di rapina, alzano le barricate. Colgo l'occasione per correggere un errore sull'altezza della porta: 2,44 metri non sono 6 piedi ma 8 piedi. Per quanto riguarda il tennis forse sei più giovane di me e non puoi ricordare che a Wimbledon fino ai tempi di Borg e McEnroe si giocava quasi solo a rete. Perfino il terraiolo Borg seguiva spessissimo anche la seconda di servizio. Forse questo era un eccesso opposto, di scambi lunghi se ne vedevano pochi. In misura minore ciò accadeva anche sul cemento e sul sintetico. Un McEnroe, ma anche un Panatta e altri, praticavano il serve and volley pure sulla terra. Saluti
  7. Non so se qualcuno del forum sia riuscito a seguire per intera la prima semifinale del torneo di Wimbledon tra l'americano John Isner e il sudafricano Kevin Anderson. Io ho resistito solo un set. Una partita decisamente noiosa (almeno per i miei gusti) tra due spilungoni sottratti al basket (2,08 e 2,03 mt di statura) che basano il loro gioco sulla potenza del servizio, per giunta esaltata dal campo in erba. Alla fine l'ha spuntata il sudafricano al quinto set, vinto con il punteggio di 26-24 (a Wimbledon non c'è tie break al quinto e si gioca a oltranza). La stucchevole battaglia di servizi (un totale di 102 aces su 569 punti giocati, ma Isner ha tirato anche alcune seconde sopra i 200 km orari!) è durata 6 ore e 36 minuti: la quarta partita più lunga della storia del tennis. La più lunga in assoluto fu giocata anch'essa a Wimbledon, nel 2010 e ancora da Isner che superò con un incredibile 70-68 al quinto il francese Mahut, per una durata di 11 ore e 5 minuti spalmate su tre giorni di gioco (causa sospensioni per oscurità, ma ci fu anche un blackout del tabellone elettronico che era programmato per segnare al massimo il punteggio di 47-47). Ora a me non dispiace assistere a incontri anche molto lunghi purché ci sia spettacolo tennistico, con scambi divertenti, serve and volley, passanti, smorzate, pallonetti, etc. (come nella memorabile finale tra Borg e McEnroe del 1980). Ma una partita di 6 ore fatta per lo più di aces e servizi vincenti intervallati da qualche breve e sporadico scambio, e con rarissimi break, mi fa davvero addormentare e non giova a mio avviso alla popolarità di questo sport. Il punto è che nel tennis i materiali delle racchette sono migliorati tantissimo (dal budello di bue alle fibre sintetiche per le corde, dal legno al grafene per il telaio), la statura media dei tennisti è cresciuta (giocatori da 1mt e 70 o poco più come il mitico Rod Laver oggi sono una rarità nel circuito Atp), e di conseguenza la tecnica, pur restando fondamentale, è spesso messa in secondo piano dalla potenza. Al punto che le partite dei tornei femminili oggi risultano non di rado più gradevoli di quelle maschili. Però le regole del tennis sono pressoché immutate da oltre un secolo. Per allungare e rendere più lunghi e avvincenti gli scambi, e per privilegiare la tecnica sulla potenza, sono state proposte varie modifiche regolamentari. A mio avviso bisognerebbe alzare di almeno mezzo pollice (circa 13 mm) l'altezza della rete nel punto centrale (che è quello più basso), abolire il let sul servizio equiparandolo a un fault, e aumentare fino a un quarto di pollice il diametro delle palline (almeno nei tornei maschili) in modo da incrementare la resistenza aerodinamica e ridurre la velocità specie sulla prima di servizio. Proposte del genere sono state formulate qualche anno fa dall'attuale n.1 del mondo Rafa Nadal.
  8. Ohibò, vengo citato in apertura di discussione dall'incivile del forum e dopo alcune righe con i consueti insulti sto come al solito per abbandonare l'inutile e penosa lettura, quando, d'improvviso, il tenore del post muta nettamente. Non più insulti e farneticazioni faziose, ma argomentazioni decenti, civili, ben scritte, sebbene assolutamente non condivisibili nel merito dal sottoscritto. Conoscendo le abitudini del falsario scopiazzatore mark... vado su un motore di ricerca e scopro che il post non è farina del suo sacco ma è copiato tal quale (a parte le prime righe di insulti) e senza citare la fonte da questo blog: https://manrico.social/politica/item/1125-caro-renzi-ma-perche-consenti-tutto-questo.html Questo conferma due cose. Il fazioso incivile per trovare argomenti seri per discutere con il sottoscritto si vede costretto a scopiazzare. Ma non sarebbe necessario: io discuto con tutti, anche con i faziosi, purché civili ed educati. Il cattivo esempio è contagioso. Una ex ministra pidina scopiazza ampie parti della sua tesi di dottorato senza citare le fonti, e un suo fan si sente autorizzato a imitarla.
  9. Egregio Ahaha, in effetti, come dimostrano il patto del Nazareno, le finalità condivise dell'Italicum, della riformaccia costituzionale e del Rosatellum, nonché varie ed evidenti affinità politiche e perfino caratteriali tra Renzi e Berlusconi (nel vecchio forum mi divertivo a constatare di volta in volta il parallelismo quasi perfetto, quasi "euclideo" esistente tra i due), ci sarebbe poco da meravigliarsi se l'eredità politica del Putrefatto, cioè il suo partito di plastica, non finisse nelle mani di Tajani, di Giovanni Toti o di altri improbabili leader, bensì direttamente in quelle del suo "royal baby", per la gioia di Giulianone Ferrara, ovvero nelle mani del suo "allievo ripetente" come lo definisce il massimo teorico e fustigatore del renzusconismo, Andrea Scanzi. Sospetto che in passato lo stesso Renzi pianificasse di fondare un partito di centro e poi di assorbire in questo i resti del partito del suo maestro. Ma ho visto giorni fa un sondaggio che dà Forza Italia in caduta libera sotto il 7%. E questa volta, anche alla luce dell'ultima tragicomica campagna elettorale del Putrefatto ("ho portato le pensioni minime a 1000 lire", etc.) credo che sarà un crollo irreversibile. Quindi temo che sarà molto magra la sua eredità politica. Neppure a Renzi converrà di accettarla. E poi diciamoci la verità, chi è quel folle che oggi accoglierebbe nel suo partito personaggi come Gasparri, la Gelmini, Micciché, etc.?
  10. Dopo Ravenna il senatore Renzi è salito sul palco anche alla Festa dell'Unità di Firenze. A differenza che in passato non se ne perde una, come Cossutta ai tempi del Pci. Ha ammonito che non dobbiamo illuderci di esserci liberati di lui e che anzi intensificherà la sua attività politica andando a parlare nelle scuole e in TV. E pensare che appena insediato in Senato aveva dichiarato ai giornalisti: "Ora me ne sto zitto per due anni". Figuriamoci se qualcheduno gli aveva creduto! Infatti in giugno il Bomba ridimensionava la sua balla confidando al Corriere: "Starò fuori dal giro per qualche mese". Secondo il Corriere avrebbe viaggiato e tenuto conferenze pagate in giro per il mondo fino alla Leopolda di ottobre. Quest'altra balla però qualche ingenuo se la bevve sul serio, per es. il leghista Calderoli che chiese le dimissioni del Bomba da senatore o la rinuncia allo stipendio. Nell'appassionato discorso di Firenze l'ex segretario del Pd ha dato degli attuali governanti una definizione prosaica, "cialtroni", e una poetica, "profeti della bugia". In particolare ha dato del bugiardo a Toninelli e lo ha invitato a dimettersi. Ma il ministro Toninelli, a differenza dell'ex premier Letta, può stare assolutamente sereno. Essere definito bugiardo o profeta della bugia da una reincarnazione di Pinocchio è un titolo di merito, una medaglia.
  11. "Andrò nelle scuole (a tuo rischio e pericolo, nda), andrò in televisione, pensavano di essersi liberati di me, si sbagliano". E giù applausi scroscianti alla Festa dell'Unità (quella che quando il Pd è al governo la chiamano Festa Democratica, forse per non inquietare i moderati). In tutta onestà, caro Matteuccio, noi non pensavamo nulla. Eri tu che ci dicevi, anzi ci promettevi, in tutte le salse e in tutte le sedi: "Se perdo il referendum, lascio la politica". Non fu una sconfitta, fu una disfatta storica, ma ti rimangiasti la promessa. Senza neppure chiederci scusa. Poi le varie elezioni locali, altre batoste inenarrabili. Infine le elezioni politiche, il Pd ridotto al minimo storico. Il tutto nonostante gli 80 euro mensili distribuiti a 11 milioni di elettori, il più grande bonus elettorale di tutti i tempi; nonostante i giornaloni sempre schierati dalla tua parte e l'occupazione della Rai. E quando poi qualche mese fa ti accomodasti in Senato, seggio strettino per il tuo ego smisurato ma stipendio meglio di niente, fosti ancora tu ad annunciarci: "Ora me ne starò in silenzio per due anni". Caro Matteuccio, ma chi credi di poter prendere ancora in giro? Dalle mie parti diciamo: 'ccà nisciuno è fesso! A parte quei polli che non sanno vivere senza andare dietro a un pifferaio. Vedi Matteuccio caro, se alla Festa dell'Unità tra gli applausi scroscianti ci fosse stato un 10%, non di più, di fischi e di civili contestazioni verso chi ha ridotto il partito in questo stato pietoso, avrei detto che il Pd è ancora un partito serio, un partito plurale, un partito democratico, un partito ancora nel solco dei suoi ideali fondativi, un partito che, nonostante tutto e nonostante te, può avere ancora un futuro. Purtroppo non è così. Mi spiace molto, ma per il bene del Paese e per il futuro della Sinistra, per ricostruire un'opposizione seria e credibile, oggi la cosa migliore è che il Pd, questo irriconoscibile, vergognoso Pd, SPARISCA. Prenderete un'altra sberla memorabile alle Europee, dopodiché Zingaretti e le altre persone di buon senso che restano nel partito decideranno di chiudere la tragicommedia. Invece di inventarsi l'ennesimo nome, si autoscioglieranno. E tu, caro Matteuccio, dovrai cercarti un altro partito, certo non nella Sinistra, dove saresti, come sei sempre stato, un pesce fuor d'acqua. Oppure potrai fondarne uno nuovo e tutto tuo. E' sempre stato il tuo sogno, lo sappiamo tutti, ma sarà dura superare la soglia di sbarramento e tu lo sai bene. Un consiglio, tanto sincero quanto ovvio: cambia mestiere, farai meno danni e meno figuracce.
  12. Scusami se ti rispondo con mesi di ritardo ma, pur essendo un appassionato di sport, frequento poco questo forum, ahimè per mancanza di tempo. Trovo anch'io che il tennis sia uno sport bellissimo, molto emozionante e coinvolgente anche nel vederlo in TV. Però dire che sia lo sport più bello di tutti è un giudizio soggettivo. Per me lo sport più bello sono gli Scacchi, al secondo posto il biliardo nella specialità dei 5 birilli. Ambedue non sono solo sport, sono anche, o soprattutto, scienza e arte, ed è proprio questo che, a mio personale giudizio, li rende più belli e più interessanti degli altri sport. Il tennis è uno sport tradizionalista, le sue regole sono sostanzialmente immutate da oltre un secolo (quelle degli Scacchi da oltre 5 secoli). Ciò può essere anche giudicato positivamente, però nel frattempo sono cambiati radicalmente i materiali. Se al n.1 del mondo gli dai una vecchia racchetta in legno e budello di bue (la racchetta di Adriano Panatta per capirci), non avrà scampo contro il n.100 munito di racchetta in grafene e fibra sintetica. Anzi ritengo che il n.1 dovrebbe sudare per evitare un doppio bagel (cioè un cappotto 6-0 6-0). Oggi con i nuovi materiali la pallina viaggia a velocità nettamente superiori a quelle di un tempo, praticamente in tutte le fasi del gioco, e non è detto che se ne avvantaggi lo spettacolo. Per esempio, come dicevo, una delle combinazioni di attacco più spettacolari del tennis, il servizio e volée, è quasi in via di estinzione per una banale ragione cinematica: la battuta e la risposta sono quasi sempre troppo veloci per dare il tempo all'attaccante di arrivare vicino alla rete. Con le lievi modifiche che propongo avremmo un gioco un po' più lento ma forse anche un po' più tecnico, un po' più vario e spettacolare. Sono anche d'accordo con il tuo amico sulla porta del calcio, le cui attuali dimensioni (metri 7,32x2,44, ovvero 8 yarde per 6 piedi) furono stabilite dagli inglesi 130 anni fa. Io la ingrandirei ad almeno 7,50x2,50 metri. Per due ragioni. Le attuali misure sono proporzionate alla statura dei portieri di fine '800, che potevano essere alti intorno al metro e 75, mentre oggi sono usualmente intorno a 1,90 e alcuni sfiorano i 2 metri. I due più grandi portieri della storia del calcio italiano, Dino Zoff ed Enrico Albertosi (con buona pace di Gigi Buffon), con il loro 1,82 oggi sarebbero considerati due bassotti per il ruolo e probabilmente nel calcio giovanile verrebbero dirottati in altri ruoli. Poi è chiaro che con le porte un po' più grandi si segnerebbe qualche gol in più e avremmo partite più divertenti. Saluti
  13. Vedo che continui a non mettere a fuoco la questione. Eppure ti avevo postato un articolo molto chiaro (che ti invito a rileggere fino in fondo), poi ho provato a spiegartela io senza riuscirci. Pazienza. Vuol dire che se e quando Calenda e i commissari governativi saranno condannati dalla Corte dei Conti a risarcire il danno erariale, ammesso che abbiano agito in buona fede, ne riparleremo. Anche se, come spesso accade nel paese di Pulcinella, è probabile che finirà tutto in cavalleria. Quanto alle tue accuse a Di Maio, ti sfuggono almeno due punti essenziali. Il M5s non governa da solo e nel contratto di governo non si parla affatto di chiusura immediata dell'Ilva di Taranto. Probabilmente non hai idea di quanti anni, o decenni, e di quanti miliardi, o decine di miliardi, servirebbero per dismettere la più grande acciaieria d'Europa, per bonificare il sito e riconvertirlo ad altre attività. Nella mia città, a 33 anni dalla chiusura dell'Italsider di Bagnoli, dicasi trentatré anni, le operazioni non sono terminate, e da poco si è dimesso l'ennesimo commissario straordinario. Non so se ci hai fatto caso, ma il ministro Di Maio ha detto più volte di avere analizzato attentamente i fatti e gli atti per scoprire eventuali irregolarità del vincitore della gara, il colosso indiano AM. E non ne ha trovata nessuna. Era una gara palesemente viziata, ma non per colpa di AM (a meno che un giorno non si scoprisse che gli indiani hanno corrotto qualcuno, cosa al momento del tutto ipotetica e dietrologica). AM fino ad oggi non ha inquinato Taranto, non ha omesso controlli, non ha fatto crollare ponti, non ha goduto di contratti platealmente viziati da vantaggi abnormi e favori. Quindi, se Di Maio avesse deciso di stracciare il contratto firmato da Calenda e di chiudere l'acciaieria, non solo lo Stato avrebbe dovuto accollarsi tutti i lavori e tutte le spese di cui sopra (il precedente gestore privato è fallito da un pezzo), ma sarebbe stato citato in giudizio dagli indiani davanti a una corte internazionale per un risarcimento multimiliardario. A quel punto l'unica era provare a rinegoziare il contratto per ottenere condizioni migliori. Obbiettivo tutt'altro che semplice. Ma Di Maio ci è riuscito. Nonostante la sua inesperienza è riuscito a spuntare condizioni oggettivamente migliori, sia per i lavoratori che per l'ambiente, di quelle accettate dal suo predecessore, ricevendo il plauso dei sindacati, del capo dello Stato e dello stesso Calenda. L'altro punto. È verissimo che molti elettori grillini sono delusi e arrabbiati. Decine di migliaia di tarantini il 4 marzo votarono 5stelle nella speranza di vedere finalmente sradicato quel bubbone pestifero piantato quasi nel cuore della loro città. Al loro posto sarei deluso e arrabbiato anch'io. Ma ti garantisco che pochi di quelli erano lavoratori dell'acciaieria o loro congiunti. Se oggi Di Maio andasse a Taranto, verrebbe sonoramente fischiato, ma se avesse chiuso l'Ilva probabilmente verrebbe linciato. Forse non hai idea di cosa voglia dire per una città del Sud, già in gravi difficoltà economiche, perdere di colpo 10.000 posti di lavoro (ammesso che si fosse riusciti a riciclare 3000 dei 13.000 dipendenti Ilva nei lavori di bonifica e riconversione). Saluti
  14. Visto che non mi rispondi nel merito della questione, ci provo io a mettere le cose in chiaro a beneficio dei forumisti seri e non faziosi. La questione è molto semplice, al di là del burocratese dell'Avvocatura, che è un mero ente consultivo e il suo "parere" è per l'appunto solo un parere, senza nessunissima pretesa di verità assoluta e men che meno valore vincolante per il decisore politico. Per inciso, in un infelice periodo della mia vita ebbi la sventura di avere a che fare con gli avvocati e ti assicuro che se mi fossi affidato supinamente ai loro pareri sarei andato incontro a sventure perfino peggiori. Ma in questo caso il parere dell'Avvocatura dello Stato corrobora la mia tesi. Basta leggere con un minimo di attenzione la paginetta inconsapevolmente postata dal lekkakulo di Renzi (e all'occorrenza pure di Calenda). Traduco dal burocratese il primo passaggio: è problematico escludere, ovvero è molto probabile che ci sia stata, una violazione della par condicio dei partecipanti alla gara. Ora il patetico Calenda chiede le dimissioni di Di Maio, ma fu lui e non Di Maio a gestire la gara, dunque in base a quanto sopra dovrebbe essere lui a cambiare mestiere. O forse semplicemente a tornare a fare il suo mestiere di manager privato, perché come ministro ha a dir poco deluso, almeno nella faccenda Ilva. Se avesse rappresentato un'azienda privata che metteva in vendita uno stabilimento o un brevetto, con il cavolo che Calenda avrebbe respinto al mittente un'offerta al rilancio! Gli azionisti lo avrebbero licenziato in tronco e gli avrebbero chiesto i danni! Meno male che a mandarlo a casa ci hanno pensato gli elettori. Quella dell'Ilva, come precisa l'Anac, era una in sostanza una gara a trattativa privata e, come ribadisce l'Avvocatura nel secondo e terzo passaggio della paginetta, c'era un amplissimo potere discrezionale nel consentire o meno i rilanci e questo potere doveva essere finalizzato a massimizzare l'interesse pubblico, non quello di Arcelor Mittal. E nell'ultimo passaggio l'Avvocatura smonta le ragioni addotte dai Commissari governativi (che immagino agissero di concerto con il ministro) per giustificare il mancato esame dell'offerta in rilancio, ravvisando un secondo vizio di legittimità della gara in un eccesso di potere nel non corretto perseguimento del fine pubblico. Insomma, l'Avvocatura dello Stato conferma che Di Maio aveva pienamente ragione quando parlava di gara doppiamente viziata sotto il profilo della legittimità. Dopodiché il parere si trasforma in arrampicata sugli specchi e si legge (in altra parte del documento) che per annullare la gara debbono necessariamente sussistere "concrete ragioni di interesse pubblico non semplicemente rinvenibili nella pur fondamentale esigenza del ripristino della legalità" . In parole povere: UNA GARA ILLEGALE MA NON ANNULLABILE, cioè il DELITTO PERFETTO di cui ha parlato Di Maio. Ma io sono un razionalista e, a differenza di Di Maio e Hitchcock, penso che non esista il delitto perfetto e penso che sulla gara Ilva dovrebbero attentamente indagare non solo l'ANAC e la Corte dei Conti ma anche la magistratura ordinaria. Saluti
  15. Calenda se la canta e se la suona, e riesce a convincere i polli, ma chissà se riuscirebbe a convincere i giudici contabili qualora finisse davanti alla Corte dei Conti per danno erariale. E io spero vivamente che ci finisca. Come spiega il presidente dell'Anac Cantone, quello dell'Ilva non era un appalto pubblico ma una gara a trattativa privata e c'era tutta la possibilità e tutto l'interesse per lo Stato di accettare rilanci. Anzi, specifica Cantone, una o più fasi di rilancio erano espressamente previste nella stessa lettera di invito a manifestare interesse. Leggi molto attentamente e poi fammi sapere se affideresti il tuo condominio a un amministratore come Calenda. http://www.finanzaonline.com/forum/arena-politica/1862201-sabato-21-07-2018-tutta-la-storia-calenda-contro-cantone-ma-le-carte-lo-smentiscono.html?s=d9f7992f2a98df6b671e023997c9f091 Saluti P.S. Come è noto, ANAC sta per Autorità Nazionale AntiCorruzione. C'entra qualcosa la corruzione con la faccenda ILVA? Lo scopriremo solo vivendo.
  16. Stanno per riaprire le scuole e guardate un po' qui i nostri figli su quali libri di testo sono costretti a studiare: http://www.repubblica.it/scuola/2018/09/07/news/la_gaffe_della_gelmini_sul_libro_di_geografia_un_tunnel_collega_il_gran_sasso_al_cern_-205853735/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P10-S1.8-T1 Poi non ci meravigliamo quando una politica cialtrona e kakistocratica ci regala ministri che fanno strame della lingua italiana e perfino delle leggi della fisica. Le signore Fedeli e Gelmini, prima di insediarsi al vertice del ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, dovevano andare dal mio barbiere, brillante autodidatta, per farsi insegnare l'italiano e la fisica.
  17. Evidentemente il ministro dell'Interno, al contrario di quanto afferma alla fine di questa sua sconcertante clip, del tempo da perdere ce l'ha. https://video.repubblica.it/dossier/governo-lega-m5s/diciotti-salvini-apre-in-diretta-la-lettera-del-tribunale-di-palermo-io-indagato-e-i-migranti-scappano/313850/314479 Più che una buffonata o una pagliacciata, come è già stata largamente definita, a me è parsa una berlusconata. Voi mi direte: ma neppure l'ex cavaliere mise mai in scena una pagliacciata del genere per difendersi dai giudici fuori dalle aule giudiziarie. Vero. Ed è anche vero che il Delinquente si spinse fino a definire i magistrati (non tutti in verità, solo quelli di certe procure) "talebani", "giacobini con la toga", "cancro da estirpare". Però di solito il barzellettiere di Arcore, il "sinistro clown", "the Italian buffoon" (definizioni della stampa internazionale), era molto serio quando parlava dei suoi accusatori. Per esempio, al solo pensiero di Ilda Boccassini, detta la Tigre, sudava freddo. Ma proprio per questo io credo che il filmato autoregistrato da Salvini gli sia piaciuto molto. È il video che Berlusconi sognava di interpretare per prendersi gioco dei giudici appendendo sotto un quadro l'avviso di garanzia e per dire: fate pure, io non vi temo. Ma non ebbe mai il coraggio di farlo: Berlusconi i giudici li temeva eccome! Infatti, a differenza di Salvini, era perfettamente conscio dei suoi reati, delle sue colpe. Sono certo che oggi si considera un miracolato per non avere mai assaggiato il carcere. Anche Salvini teme i magistrati, altrimenti non farebbe queste sceneggiate (vedasi anche il caso dei 49 milioni sequestrati alla Lega) per chiedere l'aiuto del popolo che lo ha eletto, e per mettersi sotto i piedi il fondamentale principio dell'indipendenza della magistratura. Però il suo è un timore latente, direi quasi inconscio. Ritengo che Salvini creda, in assoluta buona fede, di non avere commesso alcun reato nella vicenda Diciotti. La cosa non deve sorprendere: meno di due secoli fa in America molta gente considerata perbene andava in chiesa a ricevere i sacramenti, poi tornava a casa e faceva frustare gli schiavi (Salvini va in giro con il Rosario e non è uno schiavista, è solo xenofobo, forse crede che questo sia un peccato veniale). Tuttavia, non avendo un ego smisurato come quello di Berlusconi o di Renzi, Salvini è cosciente della sua ignoranza giuridica (e non solo) e non è del tutto sicuro che le cose non possano mettersi male per lui sul piano penale. Per la verità anch'io, che condanno senza appello il ministro sul piano etico e politico, ho dei dubbi. Atti eticamente deplorevoli non è detto che siano penalmente perseguibili. Ignoro quali siano i poteri di un ministro dell'Interno in un caso come quello della Diciotti, e i loro limiti. Ammesso che siano limiti ben definiti sul piano formale, ma anche questo è molto dubbio. Naturalmente il filmato sarà piaciuto molto anche al popolo (bue), cioè allo zoccolo duro della Lega e anche a molti nuovi simpatizzanti e potenziali elettori. Però ora Salvini deve stare attento: la sua base elettorale si è molto allargata e non è detto che tutti i nuovi pensino con la pancia e che abbiano scarso rispetto per la magistratura. Mi sbaglierò, ma penso questa berlusconata farà perdere alla Lega più voti di quanti gliene farà guadagnare. E credo che insistendo su questa strada della sovraesposizione, della comunicazione ossessiva e della campagna elettorale permanente, Salvini alla lunga rischi di fare la fine di Renzi, cioè di subire un crollo verticale di consenso e diventare uno dei politici più antipatici della storia (anche se battere il Tappetaro su questo terreno è dura). Infine la clip ministeriale deve essere piaciuta moltissimo anche a Travaglio. Che ci ricamerà sopra uno dei suoi imperdibili editoriali al curaro, tutto dedicato al suo "Cazzaro Verde". Un'ultima considerazione. Ieri sera La7 ha mandato integralmente in onda il filmato. Io l'ho definito sconcertante, ma non solo perché c'è un ministro che, sotto una velatura ironica, in buona sostanza si appella al popolo contro un provvedimento della magistratura (peraltro un semplice avviso di garanzia). La cosa è già gravissima in sé, ma io, che ho conosciuto un'Italia più seria, la vedo come l'ennesimo triste segnale della decadenza, temo irreversibile, di questo paese e delle sue istituzioni. 30 o 40 anni fa non c'erano i social e gli smartphone, ma un ministro poteva tranquillamente convocare al ministero una troupe della Rai o di una delle prime tv private, registrare un filmato e chiedere di mandarlo in onda. Ebbene, vi assicuro che nessuna emittente dell'epoca avrebbe mandato in onda una buffonata come quella del ministro Salvini. Sarebbe stata giudicata troppo indecorosa per le istituzioni e per il Paese. E vi assicuro che perfino i compagni di partito di quel ministro, dopo avere visionato in privato, gli avrebbero caldamente consigliato di dimettersi e di andarsi a curare.
  18. Le condizioni ottenute da Di Maio sono oggettivamente migliori e meno incerte delle precedenti, sia per i lavoratori che per l'ambiente. Complimenti. Il giovane leader pentastellato, in un ruolo per il quale io avrei preferito Di Battista (o anche Fico), mi aveva sorpreso in campagna elettorale dove era stato il più bravo di tutti. Ottimo il suo rifiuto di ogni trattativa politica con l'impresentabile delinquente Berlusconi. Una scelta che in un paese normale sarebbe stata logica, ovvia, banale, ma che in Italia, repubblichetta bananiera dei conflitti d'interesse, delle impunità e dei patti del Nazareno, è stata un fatto storico. Poi però Di Maio mi aveva alquanto deluso sul piano della coerenza. A mio avviso doveva tenere il punto sul governo monocolore (un impegno preso con gli italiani). Avrei scommesso una discreta cifra che, pur di evitare le elezioni in estate, alla fine sarebbe arrivato l'appoggio esterno del Pd e di Leu (e sarebbe stata, en passant, anche la liberazione del Pd dalla cricca leopoldina), e che in caso contrario nel testa a testa con la Lega gli italiani avrebbero dato al M5s la maggioranza assoluta in parlamento (ed en passant sarebbero pressoché scomparsi Pd e FI). Inoltre, una volta annunciata la clamorosa richiesta di messa in stato d'accusa del capo dello Stato, Di Maio, sempre a mio modesto parere, non poteva e non doveva cambiare idea in 48 ore, anche perché quella richiesta era forse esagerata e azzardata ma non del tutto infondata. Ora Luigi ritorna a sorprendermi nel ruolo di ministro. Il suo decreto Dignità è finalmente una cosa di sinistra. Il suo atteggiamento verso il concessionario delle autostrade dopo il disastro di Genova è degno di uno statista con gli attributi. La sua idea di rinazionalizzarle è buona, giusta e di sinistra. Tra l'altro è pure un severo monito agli altri concessionari ormai avvezzi a trattare i politici come servi e i beni pubblici come proprietà private a fini di lucro. Nella trattativa Ilva ha saputo fare meglio di Calenda e al suo posto probabilmente avrebbe gestito meglio anche la gara d'appalto. Tutto davvero sorprendente per un giovane di 32 anni che fino a un anno fa si qualificava professionalmente come "studente". A mio avviso una delle spiegazioni è la seguente: per Di Maio, in base a una regola del suo movimento, questa è la seconda e ultima legislatura, tra 4 anni e mezzo al massimo lascerà la politica. Ovvio che ce la metta tutta, che dia il meglio di sé. Come immagino avrebbero fatto con la stessa regola anche Pierferdinando Casini e Giorgio Napolitano, entrati in parlamento 35 e 65 anni fa rispettivamente e tuttora accomodati in aula a spese dei contribuenti. Saluti
  19. I giornali che (vaneggiando) accusano il governo di non avere fatto nulla nei suoi primi 100 giorni (forse confondendolo con il governo Renzi) stamane hanno incredibilmente censurato in prima pagina la notizia del giorno. Eppure l'accordo sull'Ilva viene messo in risalto ed elogiato su quasi tutti i quotidiani. Per es. Il Mattino di Napoli, giornale non governativo, titola: Ilva, l'intesa che salva il Sud, e la Gazzetta del Mezzogiorno: Di Maio riaccende l'Ilva. Un accordo atteso da anni e accolto con favore dai sindacati, con il plauso esplicito del capo dello Stato e perfino dell'ex ministro Calenda che aveva ottenuto dalla controparte impegni assai meno soddisfacenti sotto l'aspetto occupazionale e quello ambientale. Ma Repubblica e (guarda caso) il Giornale di Berlusconi ignorano completamente la notizia in prima pagina. Prova ulteriore che è una buona notizia, che è un buon accordo. E del fatto che Il renzusconismo, affossato dagli italiani il 4 marzo, sopravvive tra i redattori di qualche giornalone alla frutta come l'imperialismo giapponese tra i soldatini rintanati nelle giungle dopo la fine della guerra. Stendiamo un velo pietoso sui pennivendoli del putrefatto di Arcore, che presto dovranno cercarsi un nuovo padrone, insieme ai resti di un partito decotto che si avvia a essere superato pure da Fratelli d'Italia. Ma è penoso vedere un glorioso quotidiano, che perfino negli anni del "pifferaio" toscano (Scalfari dixit) manifestava una certa serietà e obbiettività di giudizio, oggi pregiudizialmente appiattito contro questo governo. Essendo, come dice Travaglio, non solo un giornale ma "un po' partito e un po' chiesa", Repubblica non ammette la confutazione dei suoi dogmi. Non si capacita che un governo di "populisti" e di "dilettanti" presieduto da un "prestanome" (traduco per i polli che ancora leggono Repubblica: presieduto da un professionista serio che non fa il politico di mestiere), riesca a fare oggettivamente meglio dei cosiddetti riformisti ed europeisti del Pd. E non solo sulla dignità del lavoro e sulla lotta alla corruzione e ai trafficanti di uomini, ma perfino nel trattare con un colosso industriale globale. E non si capacita, e fa di tutto per nasconderlo ai suoi residui lettori, del fatto che un giovane napoletano, proveniente dai più umili mestieri (cioè i più ammirevoli), abbia dimostrato sul campo di essere più bravo di un navigato manager di industria, amico di Monti e di Montezemolo. Eppure io stento a credere che Di Maio sia già diventato più bravo di Calenda, anche se lo diventerà perché è più motivato e forse anche più intelligente. Resta dunque da capire perché Calenda e il governo Gentiloni si accontentarono a suo tempo di un compromesso oggettivamente migliorabile sull'Ilva. E bisognerà anche approfondire la questione, sollevata dall'Anac e ribadita dall'Avvocatura dello Stato, sulla regolarità della gara gestita da Calenda. Come minimo dovrebbe intervenire la Corte dei Conti: https://bari.repubblica.it/cronaca/2018/08/23/news/ilva_il_parere_dell_avvocatura_sulla_gara_conferma_i_dubbi_sulla_legittimita_di_maio_forti_criticita_-204719360/ Naturalmente bisognerà soprattutto vigilare sulla nuova gestione dell'Ilva, sul mantenimento degli impegni e sulla salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto. Certo anche a me come agli ambientalisti, ai grillini più radicali e al governatore Emiliano, sarebbe piaciuto spegnere gli altiforni, bonificare l'area e riconvertirla, magari nel settore delle rinnovabili. Ma sarebbero stati necessari molti anni e un ingente investimento pubblico (l'Italsider di Bagnoli chiuse oltre 30 anni fa, la bonifica e la riconversione dell'area sono tuttora in corso, giorni fa si è dimesso l'ennesimo commissario straordinario). Sarebbe almeno auspicabile una legge che vietasse in modo tassativo la replicazione per il futuro di simili bubboni, tipo una grande acciaieria in un quartiere residenziale (Bagnoli, Tamburi, Cornigliano...) o un grande viadotto costruito ex novo sopra le case della gente.
  20. Alcune chicche del lekkakulo del Tappetaro (per brevità limitate a questa discussione) Il lekkino ignorante presumibilmente si riferiva al compianto ex campione del mondo di Scacchi statunitense Bobby Fischer (non Fisher all'americana, bensì Fischer che era il cognome tedesco del padre). Ma io non ho mai definito Luigi Di Maio "il Bobby Fischer della politica", ovvero un ge.nio assoluto della politica, come si inventa il falsario. Anzi l'ho sempre considerato un politico inesperto, furbo (ma onesto), intelligente e volenteroso, ma ancora ingenuo e privo della stoffa, del carisma del campione (come può essere invece un Di Battista). E difficilmente Di Maio potrà diventarlo, dato che questa è la sua ultima legislatura. In un post del 25/4/2018 paragonavo alcune sue intelligenti mosse tattiche, nella fase delle trattative post-elezioni, a quelle di un altro famoso scacchista, l'armeno Tigran Petrosyan. Informo il lekkino ignorante che la scienza moderna postula pochissime cose (ovvero alcuni fondamentali princìpi di simmetria e di invarianza), certamente non la concentrazione di acqua nel corpo umano. Quello di cui parla non è un postulato ma stime della concentrazione acquosa su base sperimentale. Non ho mai giurato di non leggere i penosi post del lekkino incivile del forum. Arthur Bloch diceva: "Non discutere mai con un idi.ota, la gente potrebbe non notare la differenza". Ed io generalmente cerco di attenermi a questo saggio consiglio, ma ogni regola ha le sue eccezioni. In questo caso ho voluto anche smentire l'ennesima irridente quanto infondata critica dei social alle parole di Di Maio. Come avevo già fatto in merito alla questione del ponte di Genova "prefabbricato" (se oggi si valuta l'opzione di "smontare" una parte del viadotto in alternativa alla demolizione con esplosivo, vuol dire che esso è in parte costituito da moduli prefabbricati componibili e scomponibili). Questa volta il fazioso, dopo essere stato sbugiardato nella sua tesi, pescata come al solito nei bassifondi della Rete, replica sostenendo che Di Maio avrebbe dovuto specificare di riferirsi alla "acqua molecolare" contenuta nel corpo umano. Lo informo che in natura (quindi non solo nel nostro organismo) l'acqua è presente sempre e solo in forma molecolare, e ciò vale per tutte le sue tre fasi: liquida, solida e aeriforme (vapore). Peraltro, quando scrive che la scienza "postula" (roba da matti!) concentrazioni di acqua nell'organismo pari al 50% o al 59%, perché non specifica lui di cosa sta parlando? Di percentuale volumetrica? Di frazione ponderale? C'è una bella differenza tra le due! La figuradicacca di questo semianalfabeta dipende semplicemente dal fatto che lui credeva che ci fosse un solo modo, peraltro non chiaramente definito, per esprimere la concentrazione di una sostanza in una miscela, e invece ce ne sono almeno una mezza dozzina, come si legge in ogni testo di chimica della scuola secondaria superiore. In ogni caso, ripeto, l'espressione cui faceva implicito riferimento Di Maio, ovvero la frazione molare (e non le "frazioni morali" del semianalfabeta), è quella più significativa sotto l'aspetto scientifico. Informo infine il lekkino, troppo impegnato con il didietro del suo idolo per studiare i rudimenti della fisica e della chimica, che gli "joni" non sono atomi o molecole elettricamente carichi bensì i concittadini di Franco Battiato all'epoca della sua nascita. Infatti Jonia (o Ionia), dove nacque il cantautore, era il nome fascista della fusione dei comuni di Giarre e Riposto in prov. di Catania. P.s se il fazioso falsario pensa che io abbia copiaincollato qualche frase del mio precedente post, o di altri, non deve fare altro che digitarla tra virgolette su un motore di ricerca.
  21. Quando ci si lascia guidare dal pregiudizio o dalla faziosità, anziché dal ragionamento e dalla conoscenza, come accade per l'appunto ai faziosi e agli ignoranti, si accumulano puntuali e colossali figuredicacca. L'affermazione del ministro Di Maio è assolutamente corretta, tutt'al più può essere definita incompleta, come lo sono del resto quelle dei suoi sprovveduti e faziosi critici. Quando si vuole esprimere la concentrazione di una data sostanza in un dato ambiente, in un dato corpo o in una data miscela, si possono utilizzare vari indicatori, come la percentuale volumetrica o la frazione massica (o ponderale). Ma quello di gran lunga scientificamente più significativo è la frazione molare, essendo le diverse sostanze caratterizzate non certo da proprietà fisiche generali, quali la massa e il volume, bensì dalla loro specifica struttura molecolare (o atomica per gli elementi semplici). La frazione molare esprime il rapporto tra il numero di molecole (o atomi o ioni) della data sostanza e il numero totale di molecole (o atomi o ioni) presenti nella miscela. Ebbene, nel corpo umano, la frazione molare dell'acqua è superiore al 90%: https://www.inabottle.it/it/cultura/corpo-umano-potrebbe-essere-d-acqua Quindi è assolutamente corretto dire che il corpo umano è composto per oltre il 90% di acqua, ovvero di molecole di tipo H2O. Di Maio può essere accusato dai più fiscali di non avere specificato che si riferiva alla concentrazione molecolare, ma lo stesso dicasi per i critici che parlano di percentuali tra il 50 e il 60% senza specificare se stanno parlando di percentuale volumetrica o di frazione massica o altro.
  22. Il testo del ddl Bonafede non è ancora definitivo anche se è già stato ribattezzato Spazzacorrotti. È presto per un commento dettagliato, ma a lume di naso mi pare una buona legge. Io la farei ancora più dura, ma in ogni caso è palese la svolta, il salto di qualità tra queste norme, attese da decenni dagli italiani onesti e dai magistrati in prima linea contro la corruzione, e quelle dei governi precedenti, tutti sempre molto attenti a non infastidire troppo corrotti e corruttori magari esagerando nel fargli il solletico. Naturalmente Salvini frena, dimostrando ancora una volta che il vento nuovo in Italia non è lui che lo porta. E non potrebbe essere diversamente visto che questo mestierante è stato per anni alleato di un delinquente matricolato entrato in politica sulle macerie della Prima Repubblica e che invece degli Spazzacorrotti ci propinava i vari Salvaladri e Ammazzaprocessi. Presto gli italiani seri, onesti e intelligenti capiranno che il pugno duro contro la corruzione giova alla nostra economia molto più che quello contro l'immigrazione clandestina. E lo capiranno alla lunga anche i mercati. Se il ddl Bonafede supererà indenne i passaggi parlamentari e se arriveranno al più presto anche le necessarie e attese norme sulla prescrizione e sulla certezza della pena previste nel "contratto di governo", io ritengo che l'intero pacchetto giustizia possa valere da solo uno o due step in su nella valutazione delle agenzie di rating sull'affidabilità dell'Italia per i creditori. Sarà un percorso durissimo, i giornaloni grideranno al giustizialismo e ai processi sommari (anzi hanno già iniziato) ma bisogna procedere con speditezza. Come scrivo da sempre, quel colabrodo cui è stata ridotta la giustizia è la più pesante delle palle al piede che questo sfortunato paese si trascina. https://www.agi.it/cronaca/bozza_ddl_anticorruzione_corruzione_di_maio_bonafede-4343975/news/2018-09-05/ https://infosannio.wordpress.com/2018/09/05/chi-si-ricorda-lo-scandalo-consip/
  23. Lettera bellissima. Solo che mi piacerebbe sapere dov'era questa brava professoressa quando governavano l'arcipopulista Berlusconi e l'iperpopulista Renzi. Quelli che hanno ridotto non solo la scuola italiana ma l'Italia intera e la sua immagine ai livelli più bassi dopo la caduta del fascismo. Insegnava all'estero? Non era ancora passata di ruolo? O magari li votava? Saluti
  24. Applausi scroscianti e abbracci per il presidente della Camera alla Festa dell'Unità di Ravenna. Roberto Fico è la sinistra del M5s ed è chiaro che oggi il M5s non è solo l'ala sinistra del governo, nonché l'ultimo argine alla marea leghista, ma è ormai la vera sinistra parlamentare. Come è chiaro che la base del Pd, quella vera, quella che ha ancora voglia di sinistra, baratterebbe volentieri l'intero e fallimentare gruppo dirigente per un leader come Fico. Basta guardare il patetico Delrio che a Ravenna, invece di dare spiegazioni sulla mancata vigilanza del suo ex ministero sui viadotti autostradali, difendeva ancora il rottamatore del partito: "Non è colpa di Renzi se non abbiamo fatto l'alleanza con i 5stelle". Già, e non è colpa di Schettino se la Concordia è affondata! Quando lo sanno tutti che l'ex segretario-caudillo ha sempre odiato i 5s (come il suo amico Berlusconi) e che fin dal 5 marzo dettò la linea politica di pregiudiziale chiusura a ogni dialogo con Di Maio. Mentre la base, quella vera (i leopoldini, i confindustriali, le clientele e i friggitori di pesce sono altra cosa), cioè il popolo della sinistra, tuttora non si capacita di come il Pd sia stato due volte in maggioranza con Berlusconi e poi abbia lasciato campo libero alla Lega per il pregiudizio di un capetto contro un partito di sinistra che ha pescato largamente nell'elettorato di sinistra (operai, disoccupati, periferie). A questo punto una domanda sorge spontanea: chi andrà via prima dal Pd: Renzi e la sua cerchia o l'ultimo elettore di sinistra? https://www.repubblica.it/politica/2018/09/03/news/fico_ravenna_pd-205545418/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1j P.S. ma le feste dell'Unità non avevano cambiato nome? Solo quando è all'opposizione questo vergognoso partito (che ha lasciato fallire il giornale fondato da Gramsci) si ricorda delle sue origini, delle sue radici.
  25. Egregio Etrusco, alla tua più che legittima domanda ha risposto uno scoop del FQ. L'Airbus A340-500 da 300 posti, preso in leasing per complessivi 150 milioni (a fronte di un valore di mercato sotto i 18 milioni per uno dei più colossali flop della storia dell'aviazione civile) fu fortemente voluto da un piccolo megalomane di Rignano, che però non lo usò mai perché pretendeva l'installazione di una cabina letto personale con bagno e doccia, più studio personale e sala riunioni, per una modica spesa di 16,6 milioni, più altri imprecisati milioni per il ripristino della configurazione iniziale alla riconsegna dell'aereo a fine leasing; ma fu mandato a casa dagli italiani prima dell'inizio dei lavori (poi cancellati). Ebbene, un mese fa il Fatto scoprì che l'Air Flop Renzi aveva compiuto un totale di 88 voli istituzionali, ed era riuscito a visionare i dati per 47 di questi, gli altri sono secretati. In questi 47 voli l'aereo non ha mai volato a pieno carico, ma al massimo con 120 passeggeri (e 180 poltrone vuote). La media è stata di 23 passeggeri a tratta (e 277 poltrone vuote). Ma 23 passeggeri avrebbero viaggiato comodissimi anche sugli ottimi ed economici A319-CJ già in dotazione alla flotta di Stato. Tenuto conto che un'ora di volo dell'A-340 costa circa 25.000 euro, è facile concludere che qualsiasi compagnia aerea al mondo che usasse questi aerei con una media di 23 passeggeri fallirebbe in breve tempo. L'ex premier ed ex ministro Gentiloni volò più volte con appena 5 o 6 compagni di viaggio. Ma il record dello spreco spetta all'ex ministro Alfano che si fece un Washington-Roma con un solo compagno di viaggio e un Bruxelles-Roma addirittura da solo (con 299 lussuose poltrone vuote, una scena davvero surreale). In una mia discussione usai le specifiche tecniche del velivolo per quantificare, per curiosità, lo spreco energetico. Ciascuno dei 4 motori eroga una spinta di 53.000 libbre-forza, che alla velocità di crociera di 900 km/h equivalgono a una potenza massima di circa 80.000 cavalli. Quindi complessivamente 320.000 cavalli (pari a 235 megawatt, la potenza di una centrale elettrica di medie dimensioni) per trasportare un unico passeggero. Uno spreco da Guinness dei Primati! Saluti https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/lair-force-renzi-ha-volato-88-volte-ecco-chi-lha-preso/