fosforo41

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  1. Ripeto per l'ennesima volta. Salvini, al di là delle apparenze, nella sostanza non è molto diverso da Renzi e da Berlusconi. È anche lui un populista di destra. Un po' più determinato e cinico nella lotta all'immigrazione (ma il renziano Minniti se fosse in questo governo forse farebbe di peggio); più autonomo, finora solo nelle parole non nei fatti, verso l'Europa; ugualmente conservatore e ugualmente timido, per non dire sottomesso, nei riguardi dei poteri forti. Il suo boom di consenso non è che la conseguenza logica, quasi matematica del fallimento di Renzi e del tramonto di Berlusconi. Gli italiani sono fatti così. Dominati per secoli dagli stranieri, scelgono di volta in volta uno spregiudicato, un cinico, un abile comunicatore, un uomo del balcone, gradito anche ai poteri forti, e si affidano a lui ciecamente finché non fa disastri. Una volta è Giolitti (il "ministro della malavita" secondo Salvemini), poi Mussolini, quindi Andreotti, Craxi, poi Berlusconi e Renzi, ora è il turno di Salvini (il "ministro della malavita" secondo Saviano). I corsi e ricorsi della nostra piccola e un po' vergognosa storia. Un logico matematico direbbe che tra la coppia Renzi-Berlusconi e Salvini c'è una relazione di implicazione stretta. Ovvero, in termini di logica modale, Salvini non solo è la conseguenza materiale ma è anche la conseguenza necessaria, obbligata, di Renzi e Berlusconi.
  2. Praticamente, se ho ben capito, quel Pd che in campagna elettorale faceva fuoco e fiamme contro la flat tax di Salvini e Berlusconi (non dimentichiamo che era il cardine del programma della coalizione di centrodestra) in realtà una flat tax l'aveva già varata, ma solo per i ricconi alla Davide Serra. Addirittura una flat tax del tipo più radicale, cioè un'imposta a forfait dove non è fissata l'aliquota ma la cifra stessa da versare. La flat tax del Pd, detta anche flat fax per i paperoni. Interessante questo commento di Dagospia all'arruolamento di Renzi nel "pensatoio" del suo amico finanziere Serra: http://m.dagospia.com/la-faccia-come-il-renzi-fa-discorsi-a-pagamento-per-davide-serra-e-gli-investitori-algebris-182704
  3. L'editoriale di oggi di Marco Travaglio ti darà un'idea della differenza, abissale, che corre tra i giornaloni al servizio dei loro padroni e dei poteri forti, e un giornale al servizio dei lettori e della Verità. Molto interessante il caso Nava. https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/la-nava-e-la-fava/
  4. Guarda, per quella che è la mia modesta esperienza di oltre 40 anni di letture di quotidiani ti posso dire che prima del 2009 io non avevo mai letto un giornale italiano politicamente più imparziale e obbiettivo del Fatto e più dritto di schiena davanti ai poteri forti. Perfino il Giornale del grande Montanelli (quello degli anni '70 e '80) un po' fazioso lo era, stante il viscerale anticomunismo del direttore/fondatore. Sono sicuro che Travaglio non direbbe mai ai suoi lettori di turarsi il naso e di votare per un certo partito come fece Montanelli con la DC. Anche se non dobbiamo dimenticare che quelli erano gli anni della Guerra Fredda e gli anni di piombo e che di lì a poco Montanelli sarebbe stato gambizzato dalle Brigate Rosse (poi perdonò e strinse la mano ai terroristi che gli avevano piantato 4 proiettili nelle scheletriche gambe). Credo che oggi solo i lettori fedeli del FQ siano assolutamente sicuri di acquistare un giornale senza padroni. I suoi giornalisti sono troppo seri e troppo bravi per ridursi a fare i pennivendoli di qualcuno, e l'indipendenza economica raggiunta dal giornale di Travaglio è una ulteriore garanzia in tal senso. Anche perché è stata raggiunta senza prendere un euro di finanziamento pubblico e con relativamente poca pubblicità. Leggiti un po' questo recente comunicato dei redattori del Fatto. Anch'essi protestano, ma per motivi ben diversi da quelli dei loro colleghi di Repubblica e Giornale. https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/19/comunicato-sindacale-i-giornalisti-del-fatto-e-il-dividendo-da-2-milioni-di-euro/4435587/
  5. Mi associo. Anche se nella Lega attuale, che non è più quella di Gentilini e di Borghezio, ma quella di Salvini votata anche al Centrosud, direi che c'è più xenofobia che razzismo. Peraltro il razzismo in astratto è solo un'idea che in passato si pensava potesse perfino avere una base scientifica. La scienza ha dimostrato che non è così. La parola "razza" non ha senso tassonomico per la specie umana, e nemmeno per le specie animali sulle quali l'uomo non è intervenuto nel corso dei secoli con incroci e selezioni particolari. In altri termini, non esistono razze distinte tra gli esseri umani, tra i ragni, i leoni, i gabbiani, etc.; esistono solo tra i cani, i gatti, i cavalli, le mucche, etc. Insomma, oggi i razzisti sono necessariamente degli stupidi e/o degli ignoranti, ed è necessario perseguirli solo se il loro razzismo si concreta in atti discriminatori o violenti a danno delle persone o in gravi offese verbali. In modo analogo non vedo la necessità di perseguire chi dà del razzista ad altri senza ulteriori offese. È come dargli dello stupido o dell'ignorante. Vittorio Sgarbi starebbe in galera da decenni se questo fosse un reato.
  6. Salvini è come Bertoldo, molto furbo e spregiudicato, ma alla fine resta un sempliciotto. Perfino Renzi sapeva soppesare meglio le parole: era un populista più raffinato. Oltre alla gaffe sugli "schiavi", che potrebbe indurre l'Onu a inviare ulteriori ispettori in Italia, Salvini dovrebbe spiegare come intende sostituire gli immigrati per coprire nei prossimi 20 anni i lavori che gli italiani non gradiscono. Infatti serviranno almeno 20 anni, tra concepimento, gestazione e raggiungimento dell'età da lavoro, per avere i sostituti grazie al baby boom innescato da Salvini con provvedimenti che ancora non si vedono all'orizzonte. Ammesso che questi nati sotto il segno di Salvini abbiano poi realmente voglia di fare certi lavori umili.
  7. Alla mia età e dopo due otiti perforanti non ci posso giurare, ma i timpani si sono rigenerati e francamente un "merd" a me parebbe di averlo sentito. Niente di grave, per carità: per chi ha frequentato i Bossi e i Borghezio certe imprecazioni sono note musicali. A proposito di Borghezio, mi pare anche di aver sentito che era uno dei pochi politici presenti ieri alla messa in suffragio per Marchionne, con Renzi e Fassino naturalmente. In ogni caso nel divertente battibecco di ieri io sto con il lussemburghese. Prima di tutto, quando mai avete visto un ministro tedesco o francese abbassarsi a litigare con un ministro del Granducato, o di Malta o del Principato di Monaco? Salvini in Europa, come Renzi e Berlusconi a loro tempo, ma in forme diverse, tradisce tutto il suo provincialismo. Scherzi della kakistocrazia, cioè della nostra meritocrazia all'incontrario. Siamo l'ottava potenza mondiale ma ci facciamo rappresentare sul proscenio internazionale da guitti indegni del Burundi. Però bisogna anche dare a Matteo (Salvini) quel che è di Matteo. A differenza dell'altro Matteo, il pivello che si dava arie da navigato statista e discuteva in inglese maccheronico solo con gli Obama e con i big europei, il nostro ministro dell'Interno ha confermato di essere un politico spontaneo, casereccio, privo di snobismo. Discuterebbe di immigrazione e di flat tax pure con il portinaio del Viminale. Detto questo, è chiaro che, se Salvini avesse avuto educazione e cultura all'altezza del suo ruolo, avrebbe per lo meno convenuto sulla legittimità della tesi del collega e lo avrebbe ringraziato per i tanti emigrati italiani che hanno trovato residenza e lavoro in Lussemburgo. Dove oggi il 34% dei sudditi del Granduca parla correttamente l'italiano (Wiki). Ignoro se nel programma elettorale della Lega ci fossero misure specifiche volte a incrementare il tasso di natalità degli italiani, in effetti sceso a livelli inauditi e preoccupanti. Ma Salvini l'ha fatta fuori dal vaso parlando della natalità degli autoctoni come se fosse una alternativa seria all'immigrazione per coprire sul breve e medio periodo tutte le mansioni che pochi autoctoni, italiani ed europei, oggi gradiscono svolgere. Intanto bisogna attuare misure concrete per stimolare le nascite, e la Lega per ora non le ha nemmeno proposte. Poi le coppie devono (preferibilmente) trovare lavoro, mettere su casa e unirsi in matrimonio. Poi bisogna copulare di buona lena e aspettare. Poi servono 9 mesi di gestazione. Poi 16-18 anni almeno per raggiungere un'età da lavoro, e infine bisogna sperare che tra circa 20-25 anni i nati con il baby boom innescato da Salvini non siano troppo viziati e accettino i lavori umili cui provvedevano gli immigrati. Insomma, è vero che tra un populista degno di questo nome e un tappetaro qualsiasi ci può essere una certa differenza. Ma non nel caso di Salvini e delle sciocchezze che ha detto ieri meritandosi le imprecazioni o le parolacce del collega lussemburghese.
  8. Un'altra boiata questa idea di Salvini. Che conferma di essere un vivace improvvisatore, in questo non dissimile da Renzi e da Berlusconi. Come non è dissimile nell'incompetenza. I migranti potrebbero forse essere identificati a bordo di una nave militare, ma Salvini non ha idea di come si lavora al giorno d'oggi su una nave mercantile o su un peschereccio, cioè sulle navi che più frequentemente solcano il Canale di Sicilia. Gli equipaggi sono ridotti all'osso per motivi di costo. Ci sono pescherecci che vanno in alto mare con 3 o 4 persone a bordo e grossi mercantili che attraversano non il Mediterraneo ma l'oceano con 10 persone o anche meno. Ed è quasi certo che entro pochi anni arriveranno le navi senza equipaggio, probabilmente prima delle automobili senza conducente. E Salvini pretenderebbe che una volta recuperati una cinquantina di naufraghi privi di documenti o con i documenti inzuppati, e che magari non conoscono neppure l'inglese, pochi marinai e pescatori si trasformassero in pubblici ufficiali e si mettessero a identificarli uno per uno? Roba da matti! Sarebbe più facile scoprire dove sono finiti i 49 milioni della Lega. Diceva bene Travaglio qualche sera fa dalla Gruber. Salvini finora, a parte le chiacchiere, i post sui social e qualche sequestro di persona, non ha fatto praticamente nulla. Mentre Di Maio e i 5stelle qualcosa hanno fatto o iniziato a fare. Come il decreto Dignità, la legge anticorruzione, la proposta (rivoluzionaria) delle nazionalizzazioni, la soluzione del caso Ilva (approvata dal 94% dei lavoratori: un gran risultato per Luigi, alla faccia del dottor Calenda). Ed è esattamente questo il motivo per cui TV e giornaloni da mesi stanno "pompando" l'immagine di Salvini, come dice Di Battista, con le lodi o con le critiche, queste ultime spesso più utili delle prime ai fini del consenso, in modo da mettere in ombra la figura di Di Maio (e anche di Conte). Salvini è un cagnaccio che abbaia ma non morde, e ai poteri forti alla fine non dispiace. Certo un Renzi o un Gentiloni gli farebbe più comodo, ma il 4 marzo la pacchia è finita e devono accontentarsi. Di Maio è un cucciolo, ma a volte morde. Per giunta morde sederi adusi non ai denti bensì alle lingue. Ne sanno qualcosa il presidente, ormai ex, della Consob, e i signori Benetton.
  9. Ti ricordo che questa era una discussione sulla limitazione degli orari di apertura dei negozi, non sulla qualità della vita dei napoletani. Ho parlato di Napoli solo per fare un esempio di un modello socio-economico che, pur affetto da ben altri, gravissimi e ormai secolari problemi (disoccupazione, criminalità, emarginazione o autoemarginazione di larghe fasce della popolazione di interi quartieri, non solo periferici), ha subìto gli effetti della globalizzazione, del liberismo e del consumismo sregolato in modo un po' meno invasivo e distorcente rispetto ad altre realtà. Ma questo non è un merito dei napoletani (così come non è colpa dei cittadini delle altre città se sono invase o assediate dalla grande distribuzione commerciale), è solo una forma inconscia di autodifesa collettiva. Chi ha mai parlato di perfezione partenopea? Nell'area urbana sono ancora relativamente pochi i supermercati, anzi molti hanno chiuso, insieme a centinaia di piccoli negozi, negli anni della crisi. Ma guai se Napoli venisse invasa dalla grande distribuzione! Credo che sarebbe un colpo mortale per la sua già disastrata economia basata sul terziario. Chiuderebbero migliaia di negozi e molti dei tanti mercatini rionali che ancora oggi grazie a Dio pullulano di vita, di freschezza, e di profumi campani e italiani. Lo spopolamento della città (che all'Unificazione aveva più abitanti di Milano e Torino messe insieme) subirebbe una brusca accelerazione. Ho più volte citato, e tu non hai smentito, i risultati di uno studio della Cgia di Mestre: nei primi 9 anni di questo secolo per ogni nuovo posto di lavoro creato nella grande distribuzione se ne sono persi ben 6 nella piccola: http://www.regioni.it/attivita-produttive/2010/04/30/commercio-cgia-mestre-in-8-anni-persi-130-000-posti-lavoro-per-gdo-35237/ Ho poi citato il dato di Confesercenti che dice che dalla liberalizzazione degli orari di Monti (2012) a oggi si sono persi nel settore ulteriori 108.000 posti di lavoro. Ti inviterei a riflettere su questi dati più che sulla qualità della vita dei napoletani. I quali, clima e cucina a parte, vivranno peggio dei viennesi e dei berlinesi, ma almeno con le loro abitudini di spesa provano a difendere il lavoro nella loro città. Di fronte a questi dati un governo serio non solo può ma DEVE provare a ridurre l'enorme e oggettivo gap di competitività che mette in ginocchio la piccola distribuzione (e indirettamente tante piccole aziende produttive nazionali, specie nel settore agro-alimentare ma non solo). Il mio salumiere vende ottimi salumi e latticini locali e nazionali, e a quasi 70 anni si fa un mazzo così nel negozio insieme alla moglie, alla figlia (pure quando è incinta) e a un commesso che fa le consegne a domicilio, ma non può restare aperto a orario continuato, fino alle 22 o le 24, e pure la domenica e le feste comandate. E non può certo competere sui prezzi con colossi come i francesi Auchan e Carrefour che solo in Italia hanno una sessantina di ipermercati ciascuno e migliaia di altri punti vendita, e che per giunta cominciano a vendere pure on line (e dunque cominceranno presto a licenziare o a demansionare i dipendenti dei loro stessi punti vendita tradizionali). Ora basta! Questi signori del liberismo e della globalizzazione senza regole devono smetterla di colonizzarci e di portarci via il lavoro e la produzione. Le misure di Di Maio sugli orari e sui turni sono all'acqua di rosa. Servono misure drastiche per tutelare il lavoro e il prodotto italiano: io raddoppierei l'Iva sulla grande distribuzione e per chi vuole vendere pure on line la triplicherei. Come minimo. Peggio per te e per tutti i maniaci del carrello domenicale, ma peggio soprattutto per i predoni delle multinazionali del commercio. P.S. Spero che domenica vorrai rinnovare il tuo bellissimo guardaroba con capi made in Italy e non con marchi italiani cuciti sopra camicie, giacconi e pantaloni made in China, Korea e simili. Trucchetto miserevole introdotto negli anni della grande distribuzione ma che negli anni '60, quelli del nostro miracolo economico, avrebbe fatto gridare allo scandalo i consumatori italiani e sarebbero fioccate le denunce alla magistratura. Perdona la curiosità: ma tu davvero lavori dalla mattina alla sera, dal lunedì al sabato? Allora posso ben capire i motivi del tuo stress e della tua scarsa propensione al ragionamento.
  10. 1) A meno che noi hai un ipermercato sotto casa, dove trovi tutto il necessario, la spesa nei negozi porta via meno tempo, ma in genere più soldi. In base al tuo ragionamento i napoletani, poveri e disoccupati, dovrebbero passare il loro tempo nei supermercati a caccia di sconti e offerte promozionali (che non mancano mai) e invece privilegiano la qualità, la fiducia e il prodotto italiano (specie per l'alimentazione). 2) La dieta mediterranea di noi napoletani é più sana e meno calorica di quella di romani, milanesi e torinesi. Però è vero che siamo buongustai: non siamo ricchi ma ci consoliamo con la buona tavola. 3) Personalizzi troppo. A casa tua puoi avere anche Vissani come chef, qui si parlava in generale. Ed è incontrovertibile che a Napoli si consumano in media più cibi freschi e artigianali che altrove. 4) Hai completamente eluso la domanda. Perché i napoletani fanno poco uso di psicofarmaci e si suicidano poco? La gente deve essere libera di scegliere, giusto, di conseguenza le regole del mercato devono consentire a tutti gli attori di competere ad armi pari. Un piccolo negoziante è già gravemente svantaggiato per il volume di vendita e non potrà mai praticare gli sconti di un ipermercato. Ma allora si imponga almeno all'ipermercato di adeguarsi agli orari di apertura compatibili con le possibilità dei piccoli negozianti. Tirando le somme, nel tuo compitino a casa potevi fare molto meglio. Molto pregiudizio, troppa personalizzazione, poco ragionamento. VOTO 4 (di incoraggiamento).
  11. Napoli c'entra molto con questa discussione, per almeno 4 motivi: 1) Tra le grandi città (Roma, Milano, Torino, Genova) Napoli è, di gran lunga, quella dove resiste di più il piccolo commercio. Ancora oggi I napoletani si fidano molto di più dei loro negozianti di fiducia che dei grandi distributori. 2) Tra le grandi città Napoli è quella con la minore spesa pro capite in consumi complessivi (avendo il reddito pro capite più basso), in compenso è al primo posto per la spesa alimentare. 3) Tra le grandi città Napoli è quella dove si mangia meglio, ovvero dove è più alto il consumo pro capite di cibi freschi, genuini, locali (es. il pesce fresco, le verdure e i latticini freschi), e di dolci e gelati artigianali. 4) Tra le grandi città Napoli è, di gran lunga, quella con il più basso consumo di psicofarmaci e con il più basso numero di suicidi in rapporto alla popolazione. Hai letto? Bene, ora ti assegno, se permetti, un compitino a casa, facile facile. Metti in evidenza una eventuale correlazione logica tra i 4 punti citati ed eventualmente commentala. Gli orari di apertura dei negozi nei paesi seri li stabilisce il governo (centrale e/o locale) nell'interesse della collettività e non certo della grande distribuzione. La quale, come ho scritto nei precedenti post di questa discussione, gode in Italia di restrizioni sugli orari minori di quelle imposte negli altri grandi paesi UE. Ho anche scritto e argomentato, anche in base ai dati di Confesercenti e a un famoso studio della Cgia di Mestre, che in Italia il passaggio dalla piccola alla grande distribuzione commerciale ha avuto ed ha effetti pesantemente negativi, per non dire disastrosi, sull'economia e sull'occupazione. Saluti
  12. Vooduu, ju-ju, triccaballacche e putipù, evidentemente la camorra (Casalesi) questi nigeriani non li prende troppo sul serio e gli lascia un po' di briciole da raccogliere sul litorale domiziano, ovviamente dietro pagamento di congrue percentuali. La Domiziana era il posto fuori mano dove andavano a donne i napoletani più timidi, per essere sicuri di non dare nell'occhio. Ma oggi almeno l'80% dello "spaccio della prostituzione", per dirla come zio Vincenzo, avviene on line e la Domiziana è diventato il ritrovo di poveracci disposti a spendere non più di 10 o 20 euro per farsi fare un servizio "veloce" in macchina. Praticamente il resto del benzinaio.
  13. Non bastava l'onnipresenza mediatica del ministro dell'Interno, non bastava la fidanzata che entra pure lei in tutte le case e in tutte le cucine degli italiani con "La prova del cuoco", ora scende in campo pure lo zio di Salvini. Dovete sapere che Matteo ha un vecchio zio residente al Sud ma più xenofobo di lui. Ringalluzzito dai sondaggi che danno il nipote sopra il 32%, il vecchietto, che era già nervosetto di suo, oggi è sceso in campo con il sangue agli occhi ed è entrato a gamba tesa sul Pd con una tremenda filippica. Accusa implicitamente il partito che governa la Campania di avere lasciato ampi pezzi di territorio nelle mani di bande di nigeriani che li occupano militarmente e vi esercitano lo spaccio della droga e lo spaccio della prostituzione (sic). E soprattutto accusa il Pd di essere cieco e indifferente a queste scorribande di africani davanti alle quali i cittadini onesti della Campania sono del tutto indifesi. Per la verità sono anch'io un cittadino onesto della Campania e di questa occupazione militare da parte dei banditi nigeriani francamente non mi sono accorto. Ma non sarà mica la legione straniera di Boko Haram? Il mio barbiere se la ride: dice che questo zio di Salvini parla proprio come il nipote, gli manca solo la camicia verde, ma è ancora più arrabbiato e dunque più comico. A me però questo Pd comincia a fare un po' pena. D'altra parte c'era da aspettarselo: quando ci si affida troppo a lungo e troppo supinamente a un tappetaro, si fa la fine dei tappeti: calpestati e maltrattati da tutti. Pure dallo zio di Salvini. https://youtu.be/IKYaSXx37oM
  14. Ha ragione Mancini, le squadre di serie A sono imbottite di stranieri, decisamente troppi. Tutto dipende dalla cialtronaggine dei nostri presidenti di club e di una federazione pressoché inesistente e incapace di gestire in modo serio perfino la serie B. I proprietari dei nostri club vogliono investire sul sicuro e avere un rapido ritorno economico. Quindi 9 volte su 10 ingaggiano calciatori stranieri esperti o anche giovani ma già formati e già pronti per scendere in campo da titolari. Se acquistano un italiano per lo più lo acquistano per la panchina. Mentre gli investimenti nel vivaio sono crollati. Come scrive molto giustamente Lelotto, le squadre giovanili in Italia sono affidate ad allenatori e istruttori di modesta qualità ed esperienza. All'estero non è così. Mi viene in mente prima di tutto il basket americano. Lo sanno tutti che gli Usa sono la patria del basket. Per molti decenni riuscirono a vincere l'oro olimpico schierando selezioni di dilettanti under 22, cioè di studenti dei college universitari. E sapete perché ci riuscivano? Perché i migliori allenatori non allenavano i professionisti della NBA bensì i dilettanti della NCAA. Un nome per tutti: il mitico John Wooden, probabilmente il più grande allenatore di pallacanestro di tutti i tempi, che non allenò mai squadre professioniste. E ancora oggi molti tra i coach più famosi, da Mike Krzyzewski a Larry Brown, allenano i college, ovvero il vivaio della NBA. Tornando al calcio, è come se da noi Allegri e Spalletti non allenassero in serie A ma in serie P cioè nei campionati Primavera. Tutti sanno che il miglior settore giovanile del mondo è quello del Barcellona. Ebbene, il mitico Johan Crujff mentre allenava il Barcellona si occupava anche delle squadre giovanili del club catalano. Ma i grandi allenatori costano, la formazione di un campione richiede molti anni e i ragazzi, anche i più promettenti, non di rado tradiscono le attese. E così i nostri presidenti cialtroni trascurano il vivaio e comprano all'estero. E la nazionale resta fuori dal mondiale. A mio avviso non c'è che un modo per uscirne. Le squadre di serie A devono essere obbligate dalla federazione a scendere in campo con un prefissato numero minimo di italiani. Secondo me almeno 5 titolari su 11 dovrebbero essere sempre di scuola italiana, cioè formati nei vivai italiani. L'obiezione più comune è che una simile regola sarebbero in contrasto con il principio della libera circolazione dei lavoratori nell'Unione Europea. Ma io non credo, visto che ogni club sarebbe in ogni caso libero di inserire nella rosa un numero a piacere di giocatori stranieri europei, mentre per gli extracomunitari si potrebbe porre un limite anche sulle riserve.
  15. Come prevedevo, il consumismo sregolato ti ha dato alla testa. Sei uno di quei milioni di inconsapevoli drogati che la domenica e le feste comandate, invece di godersi la vita, sprecano quel poco tempo libero aggirandosi per ore, come automi, nei supermercati, spingendo un carrello finché non lo si è colmato di robaccia a prezzo di saldo, fabbricata per lo più grazie allo sfruttamento del lavoro a 10.000 e passa km da noi. Oppure prodotta qui da piccoli produttori, specie quelli del settore agroalimentare, strozzati dal cartello dei prezzi dei grandi distributori e dunque spesso costretti pure loro a produrre roba scadente per realizzare un margine di sopravvivenza. Al solo pensiero che Di Maio vi chiuda le porte dei vostri santuari del consumismo, per giunta di domenica, andate in crisi di astinenza. Le mie figlie, da piccole, la domenica io non le portavo a respirare l'aria condizionata e viziata dei centri commerciali, le portavo a respirare l'aria pura delle spiagge e delle scogliere del Golfo o delle pinete del Vesuvio (prima che abolissero il Corpo Forestale lasciandole in balìa dei piromani). E quando si fecero più grandi le portavo a visitare i cento e passa musei di Napoli e provincia, gli Scavi di Pompei ed Ercolano, e le fiere popolari, nelle piazzette dei paesini, ad ammirare le bellezze dell'artigianato locale e a degustare le squisitezze delle nostre fattorie. Niente Ikea, niente Euronics, Auchan e simili! Una domenica di qualche anno fa partimmo alle sette di mattina per andare alla Reggia di Caserta e da lì a visitare le storiche seterie di San Leucio (quelle dove furono tessute le bandiere che oggi sventolano sulla Casa Bianca e su Westminster). Restammo imbottigliati 3 ore in una coda sulla A1. Un incidente? Una frana? No: la coda era formata da decine di migliaia di drogati del consumismo che volevano a tutti costi entrare tra i primi in un centro commerciale di elettronica che si inaugurava quel giorno e prometteva offerte vantaggiose. Roba da matti! I piccoli negozi stanno scomparendo perché per ovvi motivi, non ultimi gli orari d'apertura, non possono reggere la concorrenza degli ipermercati e delle grandi catene commerciali. E quelli che sopravvivono sono spesso costretti pure loro a rifornirsi di merce cinese o scadente per realizzare un piccolo guadagno a fine mese. E di conseguenza chiudono tanti piccoli e medi produttori italiani. Un circolo vizioso micidiale per la nostra economia. Senza drastici interventi della politica per arginare le vendite on line, nei prossimi anni andrà anche peggio. Uno come Amazon, che con un clic del mouse si fa spedire un televisore da Hong Kong e con un altro clic te lo spedisce a casa tua, deve essere tassato almeno il doppio di un commerciante tradizionale. Mia madre durante la settimana lavorava nella scuola e mio padre il dolce domenicale non lo faceva certo impastare e infornare da lei, bensì dal sig. Scaturchio o dal sig. Pintauro. Nomi che a te, tossicodipendente da carrello, non dicono nulla, ma che sono ben noti nel Sol Levante. A quei turisti giapponesi che si fanno confezionare enormi babà e guantiere di sfogliate, ricce e frolle, e sciù e santerose, e ogni bendidio, in appositi contenitori da viaggio. Non so cosa arrivi a Tokyo dopo 12 ore di volo, ma evidentemente qualcosa della grande e antica arte pasticciera napoletana arriva.
  16. Vedo che insisti, forse sei nato nell'era della grande distribuzione, del consumismo sregolato. Non hai idea della differenza che c'è tra il fare la spesa in un ipermercato e il farla nei piccoli negozi. Una differenza a tutto danno del cliente e dei piccoli fornitori e a tutto vantaggio del grande distributore. Nel negozietto a conduzione familiare sarà spesso il titolare stesso a servirti e a fare in modo di soddisfarti al meglio perché tu possa ritornare in quel negozio che dà da mangiare a lui e alla sua famiglia. Forse ti sfugge pure che in una Repubblica fondata sul lavoro anche il riposo del lavoratore è sacro e va tutelato dallo Stato. Il conduttore di un piccolo negozio non può stare al banco a orario continuato, fino a mezzanotte e pure la domenica. Va tutelato anche il riposo delle casalinghe (lavoro prezioso e nobile) che non devono essere costrette a cucinare e a lavare i piatti pure la domenica. A Napoli il pranzo domenicale più che una tradizione è un rito e in molte case si cucina pure la domenica. Però il ragù è laborioso e va preparato il giorno prima. Mentre i dolci, anch'essi di preparazione non semplice, almeno i nostri, si comprano la domenica mattina dal pasticciere di fiducia. Il quale naturalmente resta aperto anche per i turisti. Non ho affatto escluso che la tradizione del dolce domenicale non valga per altre città e regioni. Qui a Napoli è, insieme al caffè, la conclusione irrinunciabile del rito immortalato dal grande Eduardo in Sabato Domenica e Lunedì. Anathema sit sul napoletano degenerato che porta sulla mensa domenicale un dolce industriale preso al supermercato e ripieno di conservanti e coloranti. Permettimi anche di aggiungere, per esperienza diretta, che nei migliori bar e in molte case della nazione si riesce ormai ad assaggiare un caffè passabile, o addirittura gradevole, anche per un napoletano verace. Questo vale anche per la pizza e per le migliori pizzerie. Ma non vale per i dolci. La migliore tradizione dolciaria partenopea, per la varietà, per il colore (naturale) e per la squisitezza dei suoi prodotti artigianali resta tuttora insuperata e inavvicinabile, non a livello nazionale ma mondiale. Saluti
  17. Ahahahah, potevi postare qualcosa di più obbiettivo, caro Los, del parere dell'amministratore delegato di una catena di supermercati. A Napoli diciamo acquaiuo' l'acqua è fresca? Quello che questo spudorato signore chiama Medioevo erano per l'Italia gli anni del miracolo economico, quando l'economia cresceva a ritmi cinesi. E quando non si andava al supermercato a comprare robaccia cinese o coreana, magari camuffata sotto un marchio italiano, ma si andava nel piccolo negozio di elettrodomestici presso casa (un tempo a Napoli ce n'era uno ogni 150 mt) dove un negoziante onesto e scrupoloso ci guidava personalmente nell'acquisto di eccellenti (per l'epoca e non solo) televisori, frigoriferi e lavatrici rigorosamente made in Italy. Possiedo uno stereo della LESA (Laboratori Elettrotecnici Società Anonima) acquistato da mio padre nel 1962 e tuttora perfettamente funzionante con una magnifica resa del suono del vinile. Un collezionista mi ha offerto 2000 euro, li ho rifiutati. Un televisore della Brionvega è esposto al MOMA (Museum Of Modern Art di New York) insieme alla Olivetti Lettera22, alla mitica Vespa della Piaggio e alla leggendaria Lamborghini Miura, la più bella automobile di tutti i tempi. Autentiche opere d'arte che nessun colosso industriale cinese o coreano riuscirà mai neppure lontanamente ad imitare. Noi le producevamo in serie in quello che questo ignorante chiama "Medioevo". In questo preciso momento fremo dalla voglia di incontrare questo italiano indegno e degenerato, lui sì figlio del nuovo medioevo, di questa epoca oscura del liberismo e del consumismo più barbaro, per ricoprirlo di sputi. Se si perdessero 40.0000 posti nella grande distribuzione, se ne recupererebbero molti di più nella piccola. È vero che della chiusura domenicale se ne avvantaggerà anche il commercio on line, ma questo tra 10 anni avrà messo in ginocchio comunque tutte le catene di vendita tradizionali se non verrà arginato con misure durissime decise dal governo.
  18. Per ovvi motivi generalmente non rispondo agli Incivili faziosi e maleducati, ma non posso lasciare passare delle panzane di questo calibro, altrimenti verrebbero alterate le basi stesse del discutere, distorta l'intera discussione. Che poi è quasi sempre l'obbiettivo primario del fazioso e del falsario. Ecco quanto si leggeva ieri sul FQ in un articolo a firma di Salvatore Cannavò: Italia unica in Europa Una tabella di Confcommercio mostra invece che per quanto riguarda la liberalizzazione degli orari domenicali l'Italia è praticamente unica in Europa. Non si lavora la domenica in Germania, a eccezione di alcune particolari tipologie come le panetterie, né in Francia dove solo i negozi di alimentari sono aperti fino alle 13. Tutto chiuso in Olanda e in Spagna dove si applicano delle deroghe a carattere regionale. Nella liberale Gran Bretagna solo la Scozia non ha alcuna restrizione mentre in Inghilterra per la grande distribuzione sono concesse 5 ore di apertura tra le 10 e le 18. Avete letto? Ora vediamo se il FALSARIO DISINFORMATORE del forum paragonerà Germania, Francia, Spagna, Inghilterra etc. al Venezuela di Maduro o alla vecchia Germania Est comunista. Aggiungo per esperienza diretta che anche in Austria i negozi sono chiusi la domenica eccetto le località turistiche. Leggiamo anche: La CONFESERCENTI calcola che con la deregulation (del governo Monti, nda) L'OCCUPAZIONE È FORTEMENTE DIMINUITA con la perdita di 108.000 posti di lavoro, comprendendo i piccoli negozianti. Ma già prima della liberalizzazione degli orari del 2012, un famoso studio della Cgia di Mestre, da me più volte citato, indicava che in Italia per ogni nuovo posto di lavoro creato nella grande distribuzione (per giunta per lo più precario), se ne erano perduti ben 6 nel piccolo commercio, quello che un tempo, insieme alle piccole imprese (anch'esse danneggiate dalle grandi catene), costituiva il tessuto connettivo e portante dell'economia italiana. UN CLASSICO ESEMPIO DEI DISASTRI EPOCALI PRODOTTI DAL LIBERISMO.
  19. Subito dopo avere letto queste parole di Roberto Saviano mi è venuto in mente un pensiero di Chaplin: La poesia è una lettera d'amore indirizzata al mondo. Qui da un lato abbiamo uno dei governanti più cinici e prosaici d'Europa, dall'altro un grande poeta. Il confronto va avanti da diverse settimane sui giornali e sui social, senza esclusione di colpi. Saviano ha dato del buffone a Salvini, poi lo ha definito "ministro della malavita". Solo a quel punto Salvini lo ha querelato, ma se fosse stato meno arrogante e più colto forse avrebbe capito che buffone è più offensivo che venire accostati a uno statista come Giolitti. È un confronto impari, dall'esito scontato. Sul piano ideale, estetico, etico, morale, valoriale, vincerà sempre il poeta; sul piano pratico vincerà sempre il cinico governante. Ma la distanza abissale che separa il poeta (in alto) dal politico (in basso) cresce ulteriormente se riflettiamo su quanto ricordava un altro scrittore, nonché ex senatore, Gianrico Carofiglio, stasera dalla Gruber. Il Parlamento Europeo provò a cambiare le regole di Dublino (in base alle quali i migranti devono restare nel paese in cui sbarcano), ma nelle 22 sedute dell'apposita commissione i parlamentari europei della Lega non si videro mai, non si presentarono mai. Si conferma dunque che per il cinico Salvini i migranti sono solo un facile e irrinunciabile strumento di propaganda. Le regole di Dublino in realtà gli tornano utili. Mentre per il poeta Saviano sono persone che soffrono.
  20. Ho già espresso in altra discussione il mio parere sulle scorte. Voglio solo ricordarti che un ministro come Di Maio, che per la prima volta in Italia da tempo immemorabile mette sotto tiro poteri forti e mette in discussione rendite MILIARDARIE consolidate e ritenute fino a ieri inattaccabili, è in potenziale pericolo DI VITA e dunque va protetto. Saluti
  21. Reddito di cittadinanza come misura urgente per aiutare questi disperati ridotti alla fame, per ridurre la disuguaglianza e rimediare ai disastri inenarrabili dei governi precedenti. Ma sul lungo periodo non c'è altra scelta che sia nel contempo economicamente ed eticamente sostenibile: LAVORARE MENO LAVORARE TUTTI. In Germania lo hanno già capito e si sono messi su questa strada con l'esperimento della settimana corta di 28 ore. Applicato su larga scala in Italia, porterebbe di colpo alla piena occupazione e verrebbe offerto lavoro pure agli inattivi.
  22. Ristoranti, bar, pasticcerie sono servizi essenziali per il turismo, attività largamente sottodimensionata in rapporto alle potenzialità del nostro paese. Siamo terzi in Europa dietro Spagna e Francia e quasi raggiunti dalla Germania che avrà si e no un decimo delle nostre bellezze artistiche e naturali e un centesimo delle nostre squisitezze gastronomiche. Nella società che vorrei, dove si lavora meno per lavorare tutti, tutti dovrebbero avere del tempo libero per andare al cinema e al ristorante una volta la settimana, e su nessuna mensa (eccetto quelle dei diabetici) dovrebbe mancare il dolce domenicale, come nella tradizione napoletana. Il negozio sotto casa tua è chiuso la domenica ed è aperto quando sei al lavoro? Comprati un frigorifero capiente. Ribadisco quanto scritto in precedenza: la grande distribuzione in Italia ha cancellato centinaia di migliaia, forse milioni di posti di lavoro, ha messo in ginocchio il piccolo commercio che non può reggere la concorrenza e nemmeno permettersi gli orari di apertura degli ipermercati; e ha messo in ginocchio le piccole imprese fornitrici, sia nel settore agricolo che in quello industriale, strozzate dal cartello dei grandi distributori che impongono i prezzi o vanno a rifornirsi all'estero. In poche parole, la grande distribuzione è una delle principali cause del declino economico dell'Italia. E la distribuzione on line, cioè l'ipermercato planetario, avrà presto effetti ancora più devastanti se non sarà durissimamente contrastata con l'unico strumento possibile: l'imposizione fiscale. Triplicare l'IVA per Amazon e gli altri invasori.
  23. Nell'idea di Di Maio c'è una sola cosa sbagliata, la turnazione. I negozi la domenica devono restare chiusi TUTTI, eccetto i servizi essenziali (farmacie), i ristoranti, i bar e le pasticcerie. E manca una cosa importante: gli orari di apertura e di chiusura nei giorni lavorativi devono essere rigorosamente uguali per tutti, per la grande distribuzione e per i piccoli negozi. E niente orari continuati diurni e notturni. Fa comodo andare a fare la spesa la domenica all'ipermercato? Pazienza, ci si andrà in un altro giorno, o si andrà nel negozio sotto casa. In Italia ci sono decisamente troppi supermercati e ipermercati. Esattamente al contrario delle apparenze questi distruggono l'economia e il lavoro. Secondo uno studio della Cgia di Mestre, per ogni nuovo posto di lavoro creato nella grande distribuzione se ne sono cancellati 6 nella piccola. I grandi distributori livellano in basso la qualità dei prodotti, ricattano e soffocano i fornitori imponendo loro i prezzi, privilegiano il prodotto di importazione a basso costo (spesso camuffato sotto un marchio italiano) a scapito del made in Italy. La grande distribuzione è una delle principali cause del declino economico dell'Italia che aveva nel vasto e capillare tessuto del piccolo commercio un punto di forza. Con le regole di Di Maio chiuderanno centinaia di supermercati? Magari! Vorrà dire che apriranno migliaia di piccoli negozi dove gli italiani finiranno per spendere (meglio) gli stessi soldi. Se ne avvantaggerà la grande distribuzione on line? Certo. Ma questa con le attuali regole era comunque destinata a spazzare via sia la piccola che la grande distribuzione tradizionale. E allora, visto che in pratica è impossibile regolamentare in modo rigido le vendite in rete, c'è un modo semplicissimo per arginare l'invasione dei vari Amazon: raddoppiare o triplicare l'Iva su tutti i prodotti venduti on line. Ciò compenserebbe almeno in parte gli enormi e oggettivi vantaggi di cui godono i venditori on line su quelli tradizionali.
  24. Chiare, ficcanti, ineccepibili le parole del Dibba. Che oggi zappa la terra in Guatemala per i poveri (ammirevole!) ma un giorno tornerà con la vanga e il piccone per abbattere e seppellire una volta per tutte il vecchio sistema, i vecchi poteri, i vecchi politucoli. Incluso quel Salvini che oggi viene "pompato" in maniera vergognosa dal sistema mediatico, spesso fingendo di attaccarlo come fa Repubblica, ed elevato quasi al rango di grande statista. Ciò proprio in quanto Salvini oggi rappresenta il passato, la conservazione contro il cambiamento portato dai 5stelle. Dopo il disastroso fallimento del berlusconismo e del renzismo, è lui l'ultima segreta (ma non troppo) speranza dei ceti benestanti, dei cosiddetti moderati, di quelli cioè che campano sulle rendite e sui privilegi del passato in un modo sempre più anacronistico e insostenibile per la collettività. Solo così si spiegano i suoi clamorosi sondaggi. Lo xenofobo anarcoide, fascistoide, populista, sovranista Salvini in Italia è l'ultimo baluardo della conservazione. A questo paradosso ci hanno ridotto decenni di governacci allucinanti: Salvini è il lascito, il prodotto finale del renzusconismo.
  25. Un saluto a questa campionessa che ci regalò il primo grande trionfo nel tennis femminile, nonché il miglior risultato del tennis italiano dai tempi di Panatta, con la storica vittoria del 2010 al Roland Garros. Poi nel 2015 ci fu la storica finale di New York tra Pennetta e Vinci. Con il ritiro di Francesca si chiude l'epoca d'oro del nostro tennis femminile. Purtroppo nessuna delle ragazze in attività sembra all'altezza di queste tre. Camila Giorgi, la bella ed eterna incompiuta italo-argentina, avrebbe il potenziale tecnico ma non ha ancora la testa e il cuore di Francesca, Roberta e Flavia. Chissà, magari ora che il testimone passa a lei, sarà più responsabilizzata e ci regalerà qualche grande sorpresa anche Camila. Per ora è n.35 al mondo, mentre tutti la attendono da anni nella top ten, però quest'anno ha raggiunto i quarti a Wimbledon e ha battuto due volte la semifinalista di Flushing Meadows Sevastova.