fosforo41

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  1. Di Maio ha promesso che chi farà carte false per ottenere il cosiddetto reddito di cittadinanza andrà in galera. Ma io penso che non ci andrà finché non saranno costruite nuove carceri (anche queste sono nel contratto di governo). Tu prendi gli 80 euro come operaio e dici che ti fanno comodo. Giusto. Però ci sono milioni di italiani che hanno un reddito inferiore al tuo e che non prendono una lira di bonus. Però questi pagano l'Iva e le imposte varie e dunque indirettamente finanziano anche i tuoi 80 euro. Pasticci del renzismo. Fosse dipeso da me avrei già abolito questa mancia elettorale. L'economia nel suo complesso ha bisogno di investimenti non di bonus fiscali. Alla lunga gli 80 euro danneggeranno anche te.
  2. Invece secondo me la cosa più grave è proprio la bugia raccontata da Alitalia al cliente per giustificare il sopruso. Di conseguenza la compagnia non solo deve risarcire il cliente ma deve essere multata dall'Autorità di vigilanza sui Trasporti.
  3. Si conferma l'estrema perniciosità, a 360 gradi, della grande distribuzione commerciale. Gravemente dannosa non solo per il piccolo commercio e per i piccoli fornitori, come argomentavo nell'altra discussione, ma anche per il turismo. Il turista, specie se straniero, è attirato dai piccoli negozi, dove può acquistare prodotti tipici, artigianali, e prelibatezze dell'agroalimentare locale. Nessun turista viene in Italia per mettersi a spingere un carrello al supermercato e riempirlo di prodotti industriali. Ma i piccoli commercianti delle località turistiche per 8-9 mesi su 12 devono fronteggiare la concorrenza dei grandi distributori e spesso non ce la fanno a sopravvivere fino all'estate. Chiudono e le località perdono di attrattiva. Le mie figlie andavano 3 o 4 volte l'anno a Sorrento per comprare il miglior Limoncello artigianale della Costiera, e dunque del mondo, per poi regalarlo al papà che ne era ghiotto. Ma ora quel negozietto tipico ha cessato l'attività e a Sorrento le mie figlie ci vanno più raramente. Piccolo commercio, piccole imprese, turismo, tre capisaldi storici dell'economia italiana, tutti e tre gravemente danneggiati dalla grande distribuzione. Un disastro epocale. La politica deve intervenire per imporre regole rigidissime ed eventuali imposte aggiuntive ai grandi distributori.
  4. Chi crede che un soggetto dall'ego patologicamente ipertrofico possa interpretare la politica solo come servizio alla Nazione, cioè alla collettività, può credere tutto, perfino che la Juve vinca i suoi scudetti a ripetizione solo sul campo. Matteo Renzi da quando è in politica, ma si può supporre anche da prima, è innanzitutto al servizio del proprio ego. Non c'è bisogno di essere psicanalisti iscritti all'albo per capirlo. È un fatto così evidente che lo ha capito da un pezzo la grande maggioranza degli italiani. La sintesi migliore e definitiva la fece il saggio Ciriaco De Mita al termine del confronto in tv sul referendum: "Renzi è irrecuperabile. Ha una tale consapevolezza di sé che non vede limiti alla sua arroganza". Ma si poteva e si doveva capirlo prima. Avremmo evitato di perdere tre anni dietro gli annunci e i progetti demenziali di un narcisetto incompetente che credeva di essere un grande statista e che per giunta pretendeva che anche gli italiani lo credessero. Prima di tutto c'era il precedente dell'altro egolatra, il piazzista di Arcore, che avrebbe dovuto farci aprire gli occhi per tempo. Non so se ci avete fatto caso, ma uno degli innumerevoli punti in comune tra i due personaggi è il loro costante e frequente ricorso alla battuta, al doppio senso. In tutte le sedi, anche mentre parlano di cose molto serie. Il cabarettista di Arcore si spingeva spesso e volentieri fino alla barzelletta. Il tappetaro toscano era senza dubbio meno volgare ma i suoi discorsi e le sue interviste sembravano scritti da un umorista. Ve lo dico per esperienza: diffidate di chi parla per battute, per doppi sensi, per paradossi. Una battuta sfornata di tanto in tanto, al momento opportuno, è gradevole, ma l'eccesso denota inclinazione alla falsità, al raggiro, all'egocentrismo e al desiderio di imporre la propria personalità anche su chi è più colto e più competente. Un giovane politico, serio, responsabile, alle prime esperienze, che va a servire la Nazione come presidente di Provincia, non spende 1 milione di euro con la carta di credito dell'Ente, pagata dai contribuenti, di cui 600.000 solo in ristoranti (fonte Dagospia). A giudicare dalla leggera pinguedine, Renzi deve essere una buona forchetta, ma non un mangione, non credo che il suo scopo fosse il mangiare a sbafo, a spese dei contribuenti. Lui voleva semplicemente apparire come un pezzo grosso, come un VIP (infatti si circondava di commensali). L'aeroplanone di Stato da 300 posti, le pacche sulle spalle di Obama e degli altri leader trattati al primo incontro come vecchi amiconi, e l'ultima villa di lusso presa a Firenze, sono ulteriori inequivocabili indizi del pacchiano egocentrismo di Matteo Renzi. Uno che dopo avere fatto solo l'amministratore locale finisce direttamente a palazzo Chigi (soffiando la sedia a tradimento a un compagno di partito) non si presenta per la prima volta al cospetto dei senatori della Repubblica annunciandogli che abolirà il Senato. E pensare che questo piccolo caudillo di provincia chiedeva la fiducia a una maggioranza raccogliticcia di nominati e di camaleonti che appena un paio di mesi prima la Consulta aveva dichiarato essere il frutto di una legge elettorale doppiamente incostituzionale. E con quella maggioranza "abusiva" pretendeva di stravolgere ben 47 articoli della Costituzione! Per giunta in modo pedestre. Inaudito! Il più grave attentato alla Costituzione e alla democrazia dalla caduta del fascismo! Qualcuno dirà che l'ultima parola spettava pur sempre agli italiani con il referendum. Già, ma vi ricordate cosa c'era scritto sulla scheda elettorale del referendum costituzionale? C'era scritto che votavamo per ridurre il numero dei parlamentari e il costo della istituzioni. Roba da votare SI' a occhi chiusi. Specie O:-)quegli 11 milioni di elettori beneficati con 80 euro in busta paga, il più grande bonus elettorale di tutti i tempi. E vi ricordate la promessa, ovvero il minaccioso e inaudito ricatto al popolo sovrano da parte del pinocchio di Rignano: se vince il NO cade il governo e lascio la politica. E vi ricordate l'occupazione della Rai, e i giornaloni e i poteri forti tutti schierati per il SÌ? Con la minaccia di tonfi epocali per l'economia, di peggioramento dell'assist.enza ai malati e addirittura di una Brexit italiana. Per fortuna, con un imprevisto (dal tappetaro) e insperato (dal sottoscritto) scatto d'orgoglio, gli italiani si rifiutarono di tradire la Costituzione per seguire un pifferaio. Il quale però non lasciò la politica, guadagnandosi l'Oscar della più sfrontata faccia di bronzo della storia della politica. Faccia nuovamente e duramente percossa dagli italiani il 4 marzo scorso. A questo punto l'ego ipertrofico, cui andavano stretti perfino i panni del premier che chiede il gimmi five a Obama (in un irresistibile inglese maccheronico), figuriamoci se poteva accontentarsi di fare il senatore di Scandicci. E allora eccolo inventarsi una nuova e redditizia attività da VIP. Quella di andare in giro per il mondo a tenere conferenze, lui le chiama speech, sfruttando le relazioni e il prestigio accumulati da uno che bene o male ha fatto il premier dell'ottava potenza mondiale. E anche l'aiutino del suo amico finanziere Davide Serra che l'ha assunto come consulente e che ritorna in patria dove pagherà tasse irrisorie grazie alla renzianissima "flat tax per i Paperoni". Leggina varata, voglio sperare obtorto collo, da Gentiloni, cioè da uno che da giovane militava con Mario Capanna in Democrazia Proletaria. Non c'è che dire: dalle lotte proletarie alle lotte per i big della finanza: anche Gentiloni è pronto per darsi all'ippica... pardon agli speech. Almeno lui non è un cafoncello di provincia, bensì un aristocratico, e parla un inglese decente. Non porto rancore per nessuno e auguro con tutto il cuore a Matteo Renzi le migliori fortune nella sua nuova attività. Se uno è irrecuperabile per la politica, come diceva De Mita, non è detto che lo sia anche per altre rispettabili professioni. Sono sicuro che Renzi ha migliorato il suo inglese: dopo centinaia di viaggi gratuiti all'estero (aveva iniziato da presidente di Provincia) è anche normale. E spero che le sue conferenze e le sue consulenze vengano profumatamente pagate. Che ci sarebbe di strano? Il mondo è pieno di mediocri dalla favella sciolta che si sono arricchiti vendendo aria fritta. In fondo anche Obama e Blair nelle loro conferenze dicono ben poco di notevole, se avessero cognomi diversi non andrebbe ad ascoltarli neppure un cane. All'ex segretario del Pd auguro di acquistare altre ville, più belle, più grandi, da fare invidia pure al suo amico e maestro Berlusconi, anche se resto in attesa delle dovute spiegazioni, da lui promesse, sull'esatta provenienza dei 400.000 euro versati come caparra per la villetta fiorentina da 1,2 milioni. Ma alla fine due cose sono davvero importanti: la felicità sua e della sua famiglia, e il bene del Paese. Per quest'ultimo è assolutamente necessario che Matteo Renzi si tolga dai piedi, cioè che mantenga finalmente la sua promessa di lasciare la politica. Dove ha già fatto troppi danni.
  5. D'accordo su tutto. Nella parte economica il contratto di governo sembra una scommessa, quasi una mission impossible, ma è una scommessa ancora più azzardata andare avanti con gli attuali livelli di evasione fiscale, corruzione, lavoro nero, economia criminale, sprechi, privilegi, disuguaglianze. Mandiamo prima in galera gli evasori fiscali e i corrotti, e togliamo le concessioni ai Benetton e ai Berlusconi, e poi forse diventeranno fattibili e compatibili anche flat tax, rdc e abolizione della Fornero. Peraltro il ministro Tria, che è una persona competente e responsabile, prima di accettare l'incarico il contratto l'aveva letto. Il passo indietro del governo sulle Olimpiadi è una buona notizia. Se ci tengono tanto, se le organizzino e se le paghino Malagò e Sala senza chiedere soldi ai contribuenti che hanno ben altro cui pensare che il bob a quattro o il curling (goffa versione su ghiaccio del gioco delle bocce). Le Olimpiadi del 2006 hanno lasciato un buco miliardario nei conti del comune di Torino. E impianti costosi e inutilizzati. Auguri a Milano e Cortina. Peraltro l'idea della tripartizione dei Giochi era una trovata abbastanza ridicola e senza precedenti, non sarebbe stata in ogni caso una candidatura seria. Magari una candidatura a due, se altri si ritirano, potrebbe avere una possibilità, ma bisognerà trovare dei privati che ci mettano i soldi. Difficile perché gli sport invernali in Italia sono seguiti e praticati da 4 gatti. Tutti (o quasi) sanno che le ultime Olimpiadi estive si svolsero a Rio nel 2016. Ma provate a chiedere in giro dove si sono svolti gli ultimi Giochi invernali. Vi risponderanno in modo corretto uno o due italiani su 100, eppure si sono svolti quest'anno, in febbraio. Dirò di più. A mio avviso LE OLIMPIADI INVERNALI ANDREBBERO ABOLITE. Perché gli sport invernali difettano di una caratteristica essenziale degli sport olimpici (e dello sport in generale): l'universalità. Le discipline invernali richiedono neve e ghiaccio, quindi almeno i 4 quinti dell'umanità anche volendo non possono praticarle. Un intero continente, l'Africa, è tagliato fuori. Inoltre sono per lo più discipline costose per i praticanti, e dunque elitarie. Tutto ciò è provato e sintetizzato in un dato. Un paese molto ricco (terzo al mondo nel PIL pro capite) ma con meno dello 0,07% della popolazione mondiale, primeggia con netto distacco nel medagliere complessivo di tutte le edizioni dei Giochi Olimpici Invernali. Parlo della Norvegia che ha meno abitanti della Campania e che nelle Olimpiadi Estive ha meno medaglie di Cuba. Sulle aperture domenicali e festive dei supermercati mi sono espresso giorni fa in altra discussione. Sono contrarissimo e più in generale sono contrario alla grande distribuzione che, con le attuali regole e dati alla mano, in Italia si dimostra una iattura per l'economia e per l'occupazione. Ai miei tempi, diciamo fino a una trentina di anni fa con riferimento al Sud, gli italiani la domenica non la dedicavano al consumismo. Avevano maggiore rispetto per la domenica e per se stessi. La domenica mattina si sonnecchiava un'ora o due in più poi si andava a messa. Pur essendo già un mangiapreti, ci andavo anch'io con i miei familiari o con la mia fidanzata, per rispetto di costoro e perché reputavo la religione cattolica, come la reputo tuttora al di fuori della bacchettoneria e del fondamentalismo, un modo decente di stare al mondo. E poi perché perfino i preti, almeno i migliori, possono insegnare qualcosa di buono. Dopo la messa si passeggiava per la città e ci si fermava a parlare con conoscenti e sconosciuti, magari davanti a un'edicola commentando i titoli, o davanti alla vetrina di un pasticciere pregustando le varie squisitezze, o assistendo alle esibizioni, non di rado stupefacenti, degli artisti di strada. Si pranzava insieme, con tutta la famiglia, a casa propria, spesso con ospiti, o a casa di parenti o amici, oppure al ristorante, anche in questo caso per lo più in numerosa e allegra comitiva. Nel pomeriggio un breve e meritato pisolino, con la sveglia posizionata rigorosamente 5 minuti prima delle 16. Imperdibile il rito di Tutto il Calcio Minuto per Minuto, che all'epoca trasmetteva solo i secondi tempi, ma di tutte le partite della serie A. Tutte in contemporanea, niente spezzatino degli orari, niente partite serali e men che meno a mezzogiorno. Ora in cui la radio, e spesso anche la tv, mandava in onda non il fischio di inizio di un arbitro ma la benedizione domenicale del Papa. Alle 16 le strade diventavano un deserto. Un'impresa anche trovare un taxi. Un silenzio tombale, interrotto di tanto in tanto da grida di esultanza o di delusione che traspiravano dalle finestre insieme alla voce roca del mitico Sandro Ciotti. Seguiva poi un altro rito imperdibile per decine di milioni di Italiani, quello di Novantesimo Minuto con gli indimenticabili conduttori Maurizio Barendson e Paolo Valenti. E gli indimenticabili e pittoreschi corrispondenti dai vari stadi. Nomi, voci e volti scolpiti nella memoria degli italiani della mia generazione, che vissero in un'Italia più semplice e più ingenua, ma molto più bella e umana dell'attuale. Ne cito alcuni, molti erano dei grandi giornalisti capaci di sintetizzare una partita in un minuto di gustoso, salace commento. Molti purtroppo non ci sono più. Beppe Viola ed Ennio Vitanza da Milano, Marcello Giannini da Firenze, Luigi Necco da Napoli e da Avellino (dove fu gambizzato dalla camorra), Giorgio Bubba da Genova, Piero Pasini da Bologna (morto in cabina durante una radiocronaca), "Bisteccone" Galeazzi da Roma, Luigi Tripisciano da Palermo, e infine i due più bersagliati dalla satira e dagli imitatori: Gianni Vasino da Bergamo e Tonino Carino da Ascoli. Dopo i riti pedatori si poteva uscire ma non certo per andare nei centri commerciali, chiusi o semideserti la domenica, bensì per fare due passi e smaltire le calorie dei babà o dei millefoglie, preferibilmente sul lungomare. Ma si poteva anche restare in casa ad ascoltare sul divano un buon disco in vinile di Mina o Battisti o, secondo i gusti, dei Pink Floyd o dei Led Zeppelin, o un 33 giri di Von Karajan o Bernstein. Oppure a giocare a carte con i convitati, talora anche Dama o a giochi di società. Insomma, gioco, riposo, divertimento, sport, buona musica, buona cucina, rapporti umani: quello di cui ha bisogno un essere umano dopo sei giorni di lavoro e di stress. La sera al cinema o in pizzeria, o meglio due pizze ordinate a casa e da dividere per quattro, per andare a letto leggeri, naturalmente non prima della Domenica Sportiva con Tito Stagno in conduzione (quello dell'allunaggio) e Carlo Sassi alla moviola.
  6. Infatti il mio post non voleva essere una critica nei tuoi confronti ma un apprezzamento del tuo senso dell'ironia. Saluti
  7. Al di là della facile ironia, dobbiamo ragionare ed evitare di cadere nel giustizialismo e nella strumentalizzazione politica in cui stanno cadendo in queste ore il 99% degli oppositori all'attuale governo. Ricordo prima di tutto che stiamo parlando di una vicenda non ancora conclusa sul piano della giustizia penale. L'intesa prevede che la Lega verserà 100.000 euro ogni due mesi su un conto di garanzia. Evidentemente la procura, dopo avere passato ai raggi X lo stato patrimoniale e i flussi di cassa, ha ritenuto che al momento più di tanto non si potesse ottenere senza bloccare di fatto l'attività politica del partito. Ciò che avrebbe comportato non solo un vulnus alla democrazia ma probabilmente anche la rinuncia a completare il risarcimento per fallimento del debitore. Se le entrate della Lega cresceranno, potrà crescere l'importo della rata, e se venissero trovati i 10 milioni che la procura cerca in Lussemburgo verrebbero subito sequestrati. Ma forse questi soldi stanno altrove, altrimenti Salvini non sarebbe andato allo scontro frontale con un ministro lussemburghese. In ogni caso, alla fine dei tre gradi di giudizio la somma accumulata sul fondo di garanzia potrebbe in teoria dover essere restituita con tante scuse, e immagino con gli interessi, alla Lega. Per anni ho scritto che la Lega Nord andava sciolta e messa fuori legge, e comunque non ammessa alle elezioni, avendo all'art.1 del suo statuto la secessione della Padania, in palese violazione dell'art.5 della Costituzione (la Repubblica è una e indivisibile). Ma ora Salvini ha stracciato il vecchio statuto e la Lega non è più un partito secessionista e nemmeno federalista, bensì nazionalista e sovranista. E io credo che in democrazia non sia lecito bloccare l'attività di un partito solo per gli eventuali reati, per quanto gravi, commessi da ex dirigenti. Certo gli attuali dirigenti hanno commesso un grave, imperdonabile errore nel non costituirsi parte civile contro gli imputati. Nondimeno, per definizione, la democrazia parte (o dovrebbe partire) dal basso e non si può azzerare un partito per gli errori dei vertici, ma solo per volere degli elettori o degli iscritti. C'è poi da considerare il precedente del caso Lusi-Margherita. L'ex senatore del Pd, condannato in Cassazione e attualmente in carcere, sottrasse 25 milioni al partito di cui era tesoriere, ma la Margherita fu considerata parte lesa e le furono restituiti i soldi sequestrati a Lusi. Anche l'ex tesoriere della Lega Belsito è stato condannato (in primo grlado insieme a Bossi padre e figlio) per appropriazione indebita, ma lo Stato chiede i soldi alla Lega pur non essendoci altri leghisti coinvolti nel processo. Una cosa un po' strana. Per maggiori dettagli: https://infosannio.wordpress.com/2018/09/12/luca-telese-lega-tutto-sui-49-milioni-che-non-sono-stati-rubati/
  8. Dare del compagno a un lekkino di Renzi è come dare del comunista a Emilio Fede. Cioè molto ironico. Non so proprio cosa possa essere rimasto di sinistra in un partito che toglie l'art.18 ai licenziati senza giusta causa e che toglie la Cigs ai licenziati in blocco dalle aziende che chiudono e vanno all'estero. Un partito di sinistra che vara una flat tax per i paperoni e per i finanzieri amici che ti assumono il capetto come consulente? Ma vogliamo scherzare? https://www.huffingtonpost.it/2018/09/15/il-fisco-light-riporta-davide-serra-in-italia-con-la-flat-tax-per-i-paperoni-del-governo-gentiloni_a_23527927/?utm_hp_ref=it-economia Se questo Pd è un partito di sinistra allora io sono un fan di Nardella, Berlusconi è un monaco di clausura, e Salvini è un nipote di Albert Schweitzer che a fine mandato prenderà i voti, quelli religiosi, e andrà missionario in Africa. Oggi la sinistra e i lavoratori sono rappresentati in parlamento da questi qui, anche se i giornaloni non ce lo dicono: https://www.silenziefalsita.it/2018/09/17/telese-di-maio-rintroduce-la-cassa-integrazione-straordinaria-e-salva-i-lavoratori-altro-che-jobs-act/ Non ho ancora risposto alla questione che fa da titolo alla discussione. In realtà ciò che penso dovrebbe essere chiaro dai miei post degli ultimi 3 anni: il Pd merita l'estinzione (cioè la scomparsa senza lasciare eredi e continuatori sotto altro nome), la merita ampiamente, non merita altro. Saluti
  9. Calenda ha detto che l'unico candidato plausibile alla segreteria di questo Pd allo sbando (che sia allo sbando non lo dice lui, lo vedono tutti) è il presidente dell'Associazione di Psichiatria. Ma io direi che oltre che dello psichiatra il povero Calenda in questo momento avrebbe bisogno dello psicanalista. Perché uno sano di mente se organizza una cena per rifondare un partito allo sbando, non invita certo il maggiore responsabile di quel disastro. E se questi declina l'invito, togliendo l'ospite e gli altri invitati dall'imbarazzo, è un motivo in più per farla quella cena, non per annullarla come ha fatto Calenda. Il quale dovrebbe poi aprire il suo inconscio allo psicanalista, che capirebbe al volo come stanno le cose. Il manager prestato alla politica voleva compensare emotivamente i suoi fallimenti e le sue figuracce (vedasi il caso Ilva) spostando il Pd in un altro settore, come si fa con le aziende decotte, in questo caso spostandolo nell'area di centrodestra, cambiandogli il nome perché il vecchio brand ormai è andato, e assumendone la guida con il benestare di Renzi e con Gentiloni e Minniti a fare da testimoni dello storico evento. Che purtroppo è rimasto confinato nel mondo dei sogni (di Calenda). Devo dare atto a Renzi che ha fatto bene a darla buca a Calenda. Il Fronte Repubblicano (un nome più obsoleto e ridicolo nel 2018 era difficile trovarlo) o partito di Calenda che dir si voglia, alle Europee potrebbe ingaggiare una bella e incerta lotta, sul filo del voto, con Più Europa di Emma Bonino.
  10. Francamente mi pare un po' tardi per le grida di disperazione. Fui il primo a dire che Di Maio non doveva cedere a Mattarella e alla pur legittima aspirazione a governare per cambiare il paese. Ma ora non si può tornare indietro: quando si è in ballo bisogna ballare. Ora il Movimento, che è la parte attiva del governo (la Lega finora non ha fatto NULLA, muso duro sui migranti e centinaia di post di Salvini a parte), deve fare ancora alcune cose essenziali. Reddito di cittadinanza (per quanto ridimensionato nella platea), attuazione del pacchetto anticorruzione, riforma della prescrizione, ripristino della Cig straordinaria per i licenziati (cancellata dal Jobs act), nazionalizzazione di Autostrade, derenzizzazione della Rai e io aggiungerei qualcosa su energie rinnovabili e auto elettriche, e sulla scuola (abolizione della vergognosa alternanza obbligatoria scuola- lavoro). Gli italiani cominceranno ad apprezzare la differenza tra le chiacchiere e i fatti. Dopodiché Di Maio sarà pronto per giocare al gatto col topo con Salvini e per recuperare voti dalla Lega e dai resti di Pd e FI. Secondo Gigi Moncalvo (e altri), mai smentito né querelato esplicitamente dai diretti interessati, Salvini sarebbe tenuto in pugno da Berlusconi per una vecchia storia di fideiussioni concesse alla Lega di Bossi. A Di Maio basterà tendere la corda sulle frequenze tv (Mediaset dovrà cedere alcune frequenze alla telefonia in 5G), sul tetto alla pubblicità (progetto Crimi) e sulla legge sul conflitto di interessi, fino a portare Salvini davanti a un aut aut: o rompe con l'alleato storico o rompe con l'alleato di governo. Io penso che Salvini sceglierà di far cadere il governo e di presentarsi alle elezioni con B. Ma prenderà una batosta tremenda perché credo che gli italiani lo vedranno come un traditore e non avranno alcuna voglia di perpetuare la Seconda Repubblica e di riconsegnare il paese ai delinquenti e agli imbonitori.
  11. Ormai è chiaro, evidente, solare, ha ragione Di Battista: i media stanno POMPANDO a più non posso il personaggio Salvini, come e più di quanto fecero nel 2014 con Renzi. E il motivo è altrettanto chiaro: Salvini deve oscurare la figura di Di Maio (nonché di Conte e dei ministri grillini). Il ministro dell'Interno è stato adottato dai poteri forti che vedono in lui l'ultimo baluardo della conservazione contro il pericoloso (per loro) vento del cambiamento che soffia dall'ala massimalista del governo. Certo per loro erano meglio i Renzi e i Gentiloni, ma dopo il 4 marzo devono fare di necessità virtù. Salvini è un cagnaccio ma non morde i poteri forti, anzi ci convive pacificamente da un quarto di secolo cioè da quando abbracciò il mestiere del politico. Morde solo i poveracci che vengono dall'Africa. Mentre Di Maio e i suoi sono cagnolini inesperti ma mordono. E mordono sederi adusi solo alle lingue, non ai denti. Ne sanno qualcosa i fratelli Benetton, l'ex presidente della Consob Nava, i corrotti e i corruttori che rischiano di trovarsi tra i piedi gli agenti infiltrati. Trema anche il delinquente Berlusconi: Vito Crimi, sottosegretario con delega all'Editoria, minaccia di abbassargli il tetto della pubblicità, oggi raccolta da Mediaset in modo del tutto sproporzionato ed eccedente rispetto all'audience. Un privilegio abnorme, un regalo da molte centinaia di milioni l'anno, avallato e perpetuato dai governi del Pd. Ed ecco che il frodatore corre subito ai ripari convocando Salvini a cena ad Arcore, dopo avergli regalato il palcoscenico domenicale su Canale5. Ma stasera il ministro dell'Interno ha avuto in regalo il proscenio anche sul Tg2, e immagino pure sugli altri tg Rai. Servizio di apertura: gli strascichi del puerile battibecco di ieri col ministro del Lussemburgo. Del Lussemburgo! Staterello che rappresenta l'uno per mille dei cittadini dell'UE. Ma il seguito della volgare baruffa verbale era per il Tg2 la notizia più importante del giorno: il nostro eroico ministro padano che rende pan per focaccia al collega lussemburghese. La seconda notizia, con tanto di inviata appostata da ore davanti alla villa di Arcore in attesa dell'arrivo della star: la cena di Salvini con Berlusconi. Una cena che lo stesso Salvini definisce privata, ma la TV pubblica si mobilita e accende i riflettori. Di questo passo la Lega alle Europee rischia di prendere più del 40% del Pd di Renzi. Non ci resta che cambiare canale quando ci imbattiamo nel POMPATO, cioè ogni tre minuti, e sperare che il Matteo padano si sgonfi rapidamente come il suo omonimo toscano.
  12. A dir poco patetico il presidente del Pd. Solo ora Orfini si accorge che il suo partito "non funziona". Che ge.nio! Se ne è accorto a 6 mesi e mezzo dalla disfatta elettorale, e dopo una legislatura fallimentare in cui, tra inciuci e patti del Nazareno con un delinquente, il Pd ha occupato abusivamente le istituzioni facendo perdere 5 anni preziosi al paese e facendo guadagnare consensi inauditi a Salvini e ai 5stelle. Ora Orfini dice che bisogna rifondare il partito senza cambiargli nome. Praticamente un'operazione di lifting, di restyling. Ma un partito non è un'automobile, è un insieme di persone che portano avanti un progetto politico. Un modo serio, logico, semplice per rifondare il Pd ci sarebbe, e lo capirebbe anche un bambino: espellere quelli che l'hanno ridotto così. Espellere il gruppo di incapaci e di arroganti che hanno inseguito un progetto sbagliato, fallimentare, ma soprattutto rinnegando e tradendo la storia del partito e della sinistra. Buttare fuori Renzi e la sua cerchia (Boschi, Lotti, Delrio, lo stesso Orfini, etc.), richiamare i giovani che non avevano rinnegato ed erano usciti (Civati, Fassina, D'Attorre) e affidare la leadership a un volto realmente nuovo, un giovanissimo come Nicholas Ferrante o una persona proveniente dalla società civile, preferibilmente una donna. Anna Falcone sarebbe una scelta di rottura e da sogno. Correrei subito a farmi la tessera del Pd. Mentre uno Zingaretti servirebbe solo a prolungare l'agonia. Attenzione: ho detto che bisogna espellere, non mettere in minoranza. Espellere significa mettere alla porta, cacciare, epurare, come faceva il vecchio Pci con le mele marce. Ma il patetico Orfini non pensa certo a tutto questo. Non ha il fisico dell'epuratore, e poi dovrebbe epurare anche se stesso. Il suo è solo un banale diversivo per guadagnare tempo, nella speranza di un disastro internazionale, di una rissa interna o di un suicidio politico che spazzi via il governo Conte. Ma la strategia dell'uccello del malaugurio, oggi ribattezzata strategia del pop corn, non è tipica dei grandi leader, è tipica dei guitti ridicoli della politica.
  13. Ripeto per l'ennesima volta. Salvini, al di là delle apparenze, nella sostanza non è molto diverso da Renzi e da Berlusconi. È anche lui un populista di destra. Un po' più determinato e cinico nella lotta all'immigrazione (ma il renziano Minniti se fosse in questo governo forse farebbe di peggio); più autonomo, finora solo nelle parole non nei fatti, verso l'Europa; ugualmente conservatore e ugualmente timido, per non dire sottomesso, nei riguardi dei poteri forti. Il suo boom di consenso non è che la conseguenza logica, quasi matematica del fallimento di Renzi e del tramonto di Berlusconi. Gli italiani sono fatti così. Dominati per secoli dagli stranieri, scelgono di volta in volta uno spregiudicato, un cinico, un abile comunicatore, un uomo del balcone, gradito anche ai poteri forti, e si affidano a lui ciecamente finché non fa disastri. Una volta è Giolitti (il "ministro della malavita" secondo Salvemini), poi Mussolini, quindi Andreotti, Craxi, poi Berlusconi e Renzi, ora è il turno di Salvini (il "ministro della malavita" secondo Saviano). I corsi e ricorsi della nostra piccola e un po' vergognosa storia. Un logico matematico direbbe che tra la coppia Renzi-Berlusconi e Salvini c'è una relazione di implicazione stretta. Ovvero, in termini di logica modale, Salvini non solo è la conseguenza materiale ma è anche la conseguenza necessaria, obbligata, di Renzi e Berlusconi.
  14. Praticamente, se ho ben capito, quel Pd che in campagna elettorale faceva fuoco e fiamme contro la flat tax di Salvini e Berlusconi (non dimentichiamo che era il cardine del programma della coalizione di centrodestra) in realtà una flat tax l'aveva già varata, ma solo per i ricconi alla Davide Serra. Addirittura una flat tax del tipo più radicale, cioè un'imposta a forfait dove non è fissata l'aliquota ma la cifra stessa da versare. La flat tax del Pd, detta anche flat fax per i paperoni. Interessante questo commento di Dagospia all'arruolamento di Renzi nel "pensatoio" del suo amico finanziere Serra: http://m.dagospia.com/la-faccia-come-il-renzi-fa-discorsi-a-pagamento-per-davide-serra-e-gli-investitori-algebris-182704
  15. Chi mi legge sa che il leitmotiv dei miei post degli ultimi anni è il tradimento della sinistra, dove il genitivo va inteso sia in senso soggettivo che oggettivo. In altri termini, la sinistra che tradisce se stessa, i suoi ideali, i suoi valori, il suo elettorato tradizionale, e che si mette a fare cose di destra, o addirittura cose troppo di destra per poter essere fatte dalla destra senza provocare reazioni pericolose nel paese. Quindi non dovrei più sorprendermi per questi sbandamenti a destra del Pd (o di ciò che ne resta). Eppure leggendo questa notizia sono rimasto allibito. Guardate un po' cosa è riuscita a fare questa cosiddetta e ormai irriconoscibile sinistra. Una norma che di fatto trasforma l'Italia in una sorta di paradiso fiscale per i paperoni, tipo Cristiano Ronaldo, che decidono di trasferirsi nel Belpaese dove verseranno una somma forfettaria, per molti di loro irrisoria, pari ad appena 100.000 euro per tutti i redditi prodotti all'estero, anche quando questi hanno ben più di 5 zeri. Spero di avere capito male perché un paese con una regola del genere a mio avviso meriterebbe di essere espulso dall'UE. In ogni caso tra i primi a beneficiarne sarà, secondo il FQ, Davide Serra, un noto paperone dell'alta finanza internazionale, amico personale di Renzi. Il quale Renzi, come si legge nello stesso articolo, è stato assunto come consulente nella società di Serra. Sono allibito e indignato. Ma soprattutto sconsolato nel vedere che brutta, bruttissima e inopinata fine ha fatto la sinistra in Italia. Enrico Berlinguer si sta rivoltando nella tomba. https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/09/15/davide-serra-torna-in-italia-sfruttera-il-regime-fiscale-voluto-dal-pd-e-paghera-solo-100mila-euro-allanno-di-tasse/4628254/