fosforo311

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  1. Eran trecento, eran giovani e forti... Non c'entra molto in questa discussione, ma forse un po' si. Il mio parere è che questa statua attirerà a Sapri molti turisti e molti curiosi. Se non la rimuovono... https://infosannio.com/2021/09/27/la-spigolatrice-di-sapri-troppo-sensuale-la-statua-scatena-le-polemiche/
  2. Splendido commento del Dibba. A mio avviso da incorniciare. L'Italia avrebbe bisogno di politici veri e di uomini veri. Come Alessandro. Che non ha bisogno dello spin doctor un po' esaltato che gli scrive i post alla nutella sui social per pagarsi la coca. Alessandro pensa con la propria testa e campa col suo lavoro. Da parlamentare restituì oltre 200.000 euro dei suoi stipendi, poi non si ricandidò. Nel 2018 aveva in tasca un posto da ministro, ma dimostrò che gli uomini veri sanno scegliere cose più importanti anche se meno comode della poltrona. L'Italia avrebbe bisogno di politici veri e di uomini veri, come Alessandro Di Battista. E invece l'italietta corre dietro a squallidi mestieranti come Salvini e a "vili affaristi" (Cossiga dixit) come Draghi. https://infosannio.com/2021/09/27/alessandro-di-battista-di-morisi-non-me-ne-frega-nulla/
  3. Mancano solo altri 7 anni di pandemia e il quadro è completo.
  4. https://infosannio.com/2021/09/26/renzi-punta-dritto-a-forza-italia/
  5. Magnifica, davvero magnifica, complimenti Tiberio. Nel c.v. di questo social media strategist and communications campaign manager to Matteo Salvini (dove lui mette tutte le iniziali maiuscole), attualmente indagato per cessione di droga, ho letto che è stato docente a contratto all'università di Verona per il corso di "Siti Web di Filosofia". Mi chiedo se abbia senso in una facoltà di Filosofia spendere soldi per attivare un corso del genere. Non basta Google? https://www.adnkronos.com/chi-e-luca-morisi-lamplificatore-social-di-salvini_2POp0gWD7JP54hK6o1w5KY
  6. Se la prostituzione è il mestiere più antico del mondo, allora la p.grafia è l'arte più antica, perché etimologicamente significa: disegno della prostituta. Gli antichi frequentatori di lupanari, come quelli di Pompei, abbozzavano ritratti delle meretrici per mostrarli agli amici. Erano anche una forma di pubblicità per il lupanare. Per millenni la p.grafia è stata una forma artigianale o artistica. Si pensi ai reperti degli Scavi di Pompei conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (in una sala vietata ai minori) e al nudo artistico, uno dei più importanti generi della pittura e della scultura dall'antica Grecia ai nostri giorni. Spesso producendo capolavori assoluti come la celeberrima e stupenda La Vague di Bouguereau. Ma anche il nudo maschile, sebbene meno frequentato da pittori e scultori, ha toccato vette immortali come il David di Michelangelo. Del quale non si può non ricordare il Giudizio Universale, probabilmente l'opera di arte sacra più ricca di nudi e di conseguenza anche la più censurata di tutti i tempi. In particolare, la posizione di due santi, san Biagio e santa Caterina d'Alessandria, nell'affresco originale era piuttosto equivoca, e in questo caso Daniele da Volterra, detto il Braghettone, non poté limitarsi a dipingere semplici panni svolazzanti, a mo' di braghe, sopra le pudenda, ma gli fu comandato di intervenire in modo più radicale. Un enorme salto, non di qualità ma di popolarità, la p.grafia lo fece ovviamente con le invenzioni della fotografia e poi della cinematografia. Ma fino alla metà del secolo scorso restò tutto sommato prevalente l'elemento artigianale/artistico rispetto a quello commerciale, l'elemento estetico rispetto a quello ero.tico. Non a caso il cinema era definito "la settima arte". Poi cominciarono a diffondersi le riviste po.rno come Play boy (fondata nel 1953), che peraltro oggi definiremmo una innocente rivista di ero. tismo (ma negli anni '60 gli italiani andavano a comprarla in edicole lontane da casa, per non farsi riconoscere); e un genere cinematografico più propriamente p.grafico che ero.tico, i cd. film hard o a luci rosse. Cioè pellicole finalizzate principalmente a eccitare lo spettatore con scene di sesso esplicito, dove la trama e l'interpretazione delle altre scene risultano del tutto marginali. Questo genere ha avuto un boom in questo secolo con Internet, portando alla chiusura di tutte le sale a luci rosse (qui a Napoli ce n'erano una dozzina, forse ne sopravvive una per vecchi rattusi non digitalizzati) e di quasi tutte le riviste hard. Oggi la p.grafia è una vera e propria industria digitale, con un fatturato quantificato nell'ordine dei 100 miliardi di dollari l'anno. Che ovviamente sarebbe molto maggiore senza la pirateria e gli innumerevoli siti che diffondono abusivamente contenuti p.grafici gratuiti. A mio avviso questo tipo di diffusione andrebbe duramente colpito, anche a tutela dei minori. In ogni caso io sono sostanzialmente d'accordo con Carmine. La p.grafia è scaduta a livelli infimi e offensivi per la dignità umana. Creando in molti soggetti deboli o immaturi una forma di dipendenza morbosa e compulsiva analoga a quella creata dalle slot machine. Quasi una droga. Purtroppo viviamo in un sistema economico dove tutto è mercificabile e dove l'unica legge alla fine è quella del mercato. Il corpo della donna, sia pure in forma virtuale o digitale, è una merce molto richiesta e che fa realizzare profitti, quindi la p.grafia dilaga e la politica non si sogna neppure di porre un freno.
  7. Ignoro quali competenze abbiano Elkann e Musk per parlare di sicurezza del nucleare. Materia complessa e controversa anche tra gli addetti ai lavori. Certo paragonarlo al carbone è un approccio da bar dello sport. A questo punto, se il nucleare è più sicuro del carbone, io potrei dire a Elkann che è anche più sicuro del petrolio, e della benzina e del gasolio usati nelle auto che produce. Quanto a Musk, è bene mettere a nudo la panzana contenuta nel titolo della discussione. Le automobili della Tesla Motors non sono affatto le più ecologiche del mercato. Anzi sono un tipico e ipertrofico prodotto del sistema industrialista, capitalista, liberista e consumista che sta distruggendo il pianeta, dove il motore elettrico non è che un'ipocrita ed esteriore spruzzata di verde (green washing). Macchinone da due tonnellate e passa, con mezza tonnellata e passa di pacco batterie, con quintali di gomme e plastiche sintetiche, e con potenze dai 300 ai 1000 cavalli, sono quanto di più lontano si possa immaginare da una vera economia verde, circolare, ambientalmente sostenibile. Negli USA un quinto dell'elettricità viene dal carbone, due quinti dal gas, un quinto dal nucleare e un quinto dalle fonti rinnovabili. Ma anche se tutta l'elettricità di ricarica fosse prodotta con le rinnovabili, le enormi batterie delle Tesla renderebbero queste vetture antiecologiche e inquinanti. Se tutto il mercato globale dell'auto si elettrificasse secondo il modello Tesla, i prezzi del litio e del cobalto salirebbero alle stelle. Ma Musk è un narcisista insaziabile. Le automobili elettriche non possono avere il turbo e allora questo esaltato cosa ha escogitato? La prossima Tesla Roadster (già prenotabile on line) raggiungerà i 400 km/h e avrà una versione potenziata a razzi. Naturalmente razzi ad aria compressa. In modo da illudere gli esaltati che vogliono scattare al semaforo più veloci di una formula uno che lo possono fare senza inquinare e senza emettere gas serra. Poi però l'energia che metterà in moto il compressore elettrico verrà anch'essa da centrali a carbone o a metano.
  8. Signori, perfino il ministro Cingolani, il cui cuore batte - ormai lo si è capito - come un contatore Geiger, ha dovuto ammettere: "Sul nucleare abbiamo fatto due referendum e ci siamo pronunciati. Questa è l'unica cosa che conta". https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2021/06/05/nucleare-cingolani-fatti-2-referendum-non-se-ne-parla_8e80cb2e-88ae-4450-aa77-fff73a3eee26.html Giustissimo prof. Cingolani: il NO secco, ripetuto, schiacciante, del popolo sovrano all'energia nucleare è l'unica cosa che conta. Peraltro, noi e gli altri paesi UE non siamo autorizzati a investire neppure un euro dei green bond sul nucleare (e nemmeno sul gas, altro pallino del ministro) come ha opportunamente precisato la Commissione. https://europa.today.it/ambiente/green-bond-gas-nucleare-recovery.html Quindi, caro ministro, le sue chiacchiere sulla fusione nucleare e sui mini-reattori modulari stanno a zero. Pensi a fare il ministro della Transizione Ecologica e a portare oggi l'Italia nella green economy lasciando nel cassetto dei (suoi) sogni cose che io non auguro neppure ai suoi pronipoti di vederle. Mentre sogna di vederle un confuso e patetico forumista che, con sprezzo del ridicolo, apre una discussione per dire che il nucleare è "irrinunciabile". Roba da matti! L'Italia ci ha già rinunciato da un pezzo, come ammette lo stesso Cingolani. Avevamo 4 piccoli reattori nucleari, all'epoca 4 gioiellini della tecnologia atomica mondiale, e li abbiamo spenti tutti oltre 30 anni fa. Ci restano solo strutture arrugginite e ancora da smantellare, e scorie radioattive che non sappiamo ancora dove sistemare. Per inciso, l'idea che un paese in perenne difficoltà nello smaltire i rifiuti urbani possa avventurarsi nella costruzione di una mezza dozzina di nuovi grossi reattori ( o di decine di fantomatici mini-reattori) e nella problematica gestione delle relative scorie io la trovo semplicemente demenziale. Fatto sta che secondo l'autorevole Sergio Rizzo il decommissioning del nostro poco nucleare pregresso si completerà solo nel 2036 e ci costerà la bellezza di 28 miliardi di euro. E meno male che era poco! Noi fummo tra i pionieri nel nucleare civile, ma fummo anche i primi a uscirne. A breve ci seguirà la Germania che di reattori ne ha costruiti ben 36 e ben più grossi dei nostri. Gli ultimi 6 ancora attivi li spegnerà nel 2022. E se una grande ed energivora potenza industriale oggi rinuncia al nucleare (e punta decisamente sulle rinnovabili) vuol dire che l'atomo è una fonte energetica non solo terribilmente problematica ma rinunciabilissima. Ma noi a cosa rinunciammo spegnendo i nostri 4 reattori? Nel 1966 eravamo il terzo produttore mondiale di energia elettronucleare (dietro UK e USA) e proprio quell'anno coprimmo con l'atomo la quota massima del nostro fabbisogno elettrico: il 4,45%. Nei 25 anni di operatività (1963-1987) le nostre centrali atomiche coprirono in media appena il 2,6% del fabbisogno nazionale. A titolo di confronto oggi le fonti rinnovabili coprono oltre il 38% della domanda di elettricità in Italia (oltre il 42% in Germania). Insomma, rinunciando al nucleare rinunciammo a ben poco. Tenuto conto dei costi di costruzione e di gestione e del costo astronomico del decommissioning (che le famiglie pagano da decenni tramite un odioso balzello sulla bolletta elettrica) possiamo ben dire che il rapporto costi/benefici del nucleare civile in Italia descrive un monumentale DISASTRO ECONOMICO. Vogliamo fare il bis? Per giunta ingigantito dai costi di costruzione sempre più alti delle moderne centrali atomiche? E che bisogno c'è, visto che i costi del fotovoltaico e dell'eolico sono in continua discesa? Guardate bene questo grafico: rappresenta il costo medio per MWh dell'elettricità prodotta dalle principali fonti energetiche negli USA tra il 2009 e il 2019: https://www.worldnuclearreport.org/IMG/pdf/wnisr2020-figure50-lazard-lcoe.pdf Notiamo che nel 2009 il nucleare costava più delle fonti fossili (carbone e gas) ma meno dell'eolico e molto meno del fotovoltaico. 10 anni dopo, nel 2019, il nucleare è la fonte più costosa di tutte, l'eolico e il solare sono le più economiche di tutte. E nel resto del mondo gli andamenti sono analoghi. E allora perché mai dovremmo dirottare investimenti dalle rinnovabili all'atomo? Che oltretutto richiede tempi biblici nella costruzione degli impianti e dunque non è idoneo a fronteggiare una crisi climatica planetaria già in atto e che si aggrava più rapidamente del previsto. La quota mondiale del nucleare è ferma da anni poco sopra il 4% dei consumi energetici finali e intorno al 10% dei consumi di elettricità. Non sarebbe un grosso trauma per il pianeta rinunciare del tutto all'atomo, ma chi ha vecchi reattori (come gli USA e la Francia) oggi in genere se li tiene, più che altro perché è costosissimo smaltirli e perché, una volta ammortati gli ingenti costi di realizzazione, i costi di esercizio del nucleare sono relativamente bassi. Però in Occidente (USA e Francia inclusi) negli ultimi 25 anni si costruiscono nuovi reattori col contagocce: oltre la metà di tutti gli impianti oggi in cantiere si concentra in soli tre paesi asiatici: Cina, India, Corea del Sud. C'è infine un argomento che dovrebbe disilludere anche i nuclearisti, purché razionali. Il nucleare non è una fonte rinnovabile, la fissione nucleare per scopi civili oggi utilizza quasi esclusivamente l'uranio, che è una risorsa limitata. Secondo la World Nuclear Association (che è un'associazione di parte, finanziata dagli operatori del settore per promuovere il nucleare nel mondo), le riserve mondiali di uranio estraibile a costi non superiori al triplo dell'attuale prezzo di mercato coprirebbero per circa 90 anni l'attuale livello di domanda del minerale. https://world-nuclear.org/information-library/nuclear-fuel-cycle/uranium-resources/supply-of-uranium.aspx Ma supponiamo di puntare a un mix energetico in cui si mantenga costante il consumo globale di energia primaria (che in una vera economia verde dovrebbe invece diminuire) e in cui si taglino di 2/3 i consumi attuali di combustibili fossili (petrolio, gas e carbone) compensando metà di questo taglio con le fonti rinnovabili e metà con il nucleare. Insomma, una transizione ecologica in cui rinnovabili e nucleare recitino ruoli paritari. Ebbene, dai dati del 2020 dell'annuario energetico mondiale della BP deduciamo che il conseguente incremento della domanda di uranio farebbe esaurire le riserve in appena 14 anni. Mentre è appena il caso di ricordare che le fonti rinnovabili sono, per definizione, inesauribili. E allora di cosa parliamo? Vero è che i reattori autofertilizzanti di quarta generazione (agognati o sognati da Cingolani) rigenerano il materiale fissile (uranio235 e plutonio) a partire dal materiale fertile (uranio238 che è l'isotopo più abbondante) migliorando di molto l'efficienza d'uso del combustibile, ma questi reattori, ammesso che si risolvano gli enormi problemi tecnici e di sicurezza, cominceranno a erogare quantità rilevanti di energia non prima del 2040/2050. E la salute del pianeta non può aspettare. Tra l'altro era all'incirca quello l'obbiettivo temporale del progetto francese Astrid, un reattore autofertilizzante sperimentale di IV generazione. Ma la Francia, paese pioniere in questa tecnologia e il paese più nuclearizzato al mondo, dopo averci speso oltre 600 milioni di euro, ha deciso di abbandonare il progetto.
  9. Scopro l'acqua calda constatando ancora una volta che un neghittoso forumista pisano non è aduso a pensare con la propria testa. Difende il nucleare citando Cingolani, quindi io potrei difendere la Sharìa citando un talebano. Poi cita Romano Prodi, altro noto nuclearista (vedasi il mio post precedente). Allego qui il testo integrale dell'articolo del professore, una singolare e sorprendente collezione di mortadellate pubblicata domenica scorsa sul Messaggero. http://www.romanoprodi.it/strillo/queste-rinnovabili-non-bastano-radicali-innovazioni-scientifiche-per-la-transizione-energetica_18011.html Un economista serio, sia pure in pensione, dovrebbe saper leggere i dati, voglio sperare che nel caso in oggetto si tratti solo di problemi alla vista. Al di là degli svarioni numerici, l'articolo è un confuso e contraddittorio piagnisteo. In sintesi, Prodi lamenta (esagerando nelle cifre) l'impennata dei prezzi di petrolio e gas ma nel contempo vorrebbe moderare la crescita delle rinnovabili, ovvero prolungare la dipendenza dalle fonti fossili. Ignoro dove abbia letto che il prezzo del gas sarebbe quasi quadruplicato nel corso dell'anno passando da 6 a 23 dollari per milione di BTU. Balla colossale! Tra l'altro 23 dollari sarebbero il record di tutti i tempi, anche inflation adjusted. In realtà, oggi il gas è quotato intorno ai 5 dollari contro i circa 3 di inizio anno: https://www.macrotrends.net/2478/natural-gas-prices-historical-chart Addirittura Prodi teme che il barile di greggio, oggi quotato intorno ai 75 dollari, possa raggiungere i 150-200 dollari, cioè ancora livelli senza precedenti, benché la domanda globale di energia sia tuttora inferiore a quella pre-pandemia. E non convince la sua spiegazione di questi aumenti. Dice che sono crollati gli investimenti negli idrocarburi, creando un permanente squilibrio tra offerta e domanda di energia anche per l'incapacità della rinnovabili di compensare il declino delle fonti fossili. Le cose stanno esattamente al contrario. È proprio la crescita inarrestabile delle rinnovabili, le sole a crescere anche nell'anno orribile dei lockdown e della recessione pandemica, a mettere sempre più in crisi sul piano della competitività le vecchie fonti, già penalizzate dalle tasse sulle emissioni, e a spostare gli investimenti di medio e lungo periodo, come è anche ovvio in tempi di mutamenti climatici, dal fossile al rinnovabile. Quindi l'attuale impennata dei prezzi è di natura speculativa, legata a una strategia di sottoproduzione da parte dell'OPEC, ancora possibile soprattutto grazie alle particolari condizioni dei due principali attori del mercato energetico globale: USA e Cina. Grazie allo shale oil e allo shale gas gli USA sono da qualche anno i primi produttori mondiali sia di petrolio che di gas, ma è un primato poco invidiabile. Infatti sono tuttora costretti a importare petrolio, gli idrocarburi da scisto (shale) sono costosi da estrarre (bassi margini di profitto) e a questi ritmi di estrazione le riserve accertate si esauriranno entro 12 anni per il petrolio e 14 per il gas (fonte: Report BP 2021). Mentre la Cina è di gran lunga il primo importatore dei due combustibili essendo impegnata in un lento processo di decarbonizzazione della sua economia, sia in senso stretto (incrementando rapidamente la quota delle rinnovabili e meno rapidamente quella del nucleare nel mix energetico), sia in senso lato (abbassando la quota del carbon fossile, tuttora dominante, anche con un aumento delle importazioni di petrolio e soprattutto di gas). Dunque l'OPEC può permettersi di sottoutilizzare i suoi giacimenti perché gli shale degli USA e di altri potenziali concorrenti (come il Canada) restano poco competitivi mentre l'energivora Cina non fa mancare gli utili. Ma così facendo l'OPEC fa un piacere oggettivo alle rinnovabili e all'ambiente (e dà un dispiacere a Prodi) perché le rinnovabili diventano ancora più competitive di quanto già erano. E allora mastica amaro il Mortadella che dà dell'arrogante a Timmermans, vicepresidente della Commissione UE nonché Commissario per il Clima e per il Green Deal, il quale, paradossalmente ma non troppo, arriva ad auspicare un forte aumento del prezzo dell'energia. Il caso contrario, infatti, sovraproduzione dei fossili e calo del prezzo del barile, rallenterebbe la crescita delle rinnovabili e danneggerebbe doppiamente l'ambiente. Certo il costo dell'energia è un peso per famiglie e aziende, o per lo Stato quando carica su di sé gli aumenti troppo bruschi in bolletta, ma è oggettivamente il maggiore stimolo per indurle a consumare meno e a sprecare meno, che sono due capisaldi irrinunciabili della green economy. Ipotizziamo per es. un caso limite: la benzina e il gasolio che schizzano sopra i 10 euro al litro. Ci sarebbe un crollo dell'uso delle auto a motore termico, dei consumi di carburante e delle relative emissioni di CO2, e una corsa all'acquisto di auto elettriche. La transizione ecologica non è il "bagno di sangue" minacciato da Cingolani per perorare il nucleare, ma certo richiede sacrifici non piccoli, con buona pace di chi, come Prodi, sembra disposto a rinunciare a niente o a poco. Il professore porta l'esempio della "virtuosa" Germania che nel primo semestre 2021 avrebbe incrementato del 40% la sua produzione di elettricità da centrali a carbone. Sottintende: se lo fa la virtuosa Germania, possiamo farlo anche noi, magari trivellando l'Adriatico per cercare metano. Infatti più avanti lamenta che "stiamo bloccando" la produzione nazionale di gas naturale. Non la stiamo bloccando, professore: il gas è una fonte non rinnovabile e le riserve nazionali sono agli sgoccioli: al livello minimo di estrazione toccato nel 2020 ce ne resta per appena 11 anni (BP), al livello di 10 anni fa per appena 5. E il dato della Germania è ancora sballato. Se confrontiamo i primi due grafici a torta nella pagina allegata, troviamo che la produzione elettrica da carbone (hard coal + lignite) è cresciuta del 14% nel primo semestre 2021 e non del 40% (ho approssimato la produzione del primo semestre 2020 con la metà di quella annua): https://www.cleanenergywire.org/factsheets/germanys-energy-consumption-and-power-mix-charts Inoltre i dati BP ci dicono che la produzione delle centrali a carbone tedesche era ben più alta nel 2019: 85,7 TWh (metà produzione 2019) contro 76,5 TWh del primo semestre 2021. L'aumento del 2021 rispetto all'annus horribilis 2020 è ovvio: l'anno scorso, e non solo in Germania, crollarono le produzioni energetiche da tutte le fonti, eccetto le rinnovabili, quindi anche il carbone. Probabilmente, essendo una risorsa interna, nel primo semestre 2021 la Germania ha ritenuto di utilizzare anche il carbone rimasto invenduto l'anno prima. Il grafico Gross power generation by source evidenzia lo spettacolare boom tedesco delle rinnovabili e ci dice che la produzione elettrica da lignite è in netto calo dal 2012, quella da carbone duro dal 2013. Il completamento del phase out tedesco dal carbone, storica risorsa nazionale, è stato fissato entro il 2038 (ma con i Verdi al governo arriverà molto prima). Con l'avanzare dell'età il fondatore dell'ULIVO sembra avere smarrito lo spirito ambientalista. Oggi vorrebbe seppellire la CO2 delle fonti fossili pur di continuare a usarle, magari nei pozzi di metano esauriti sotto il mare della sua Romagna come progetta l'ENI. Brillante soluzione della serie: nascondere la polvere sotto il letto. E sminuisce ancora il valore delle rinnovabili scrivendo che, a dispetto degli ingenti investimenti globali nel settore, esse non arrivano a ricoprire il 5% dei consumi globali. FALSO! Nel 2020 le fonti rinnovabili hanno coperto il 12,6% dei consumi globali di energia primaria, di cui il 6,9% l'idroelettrico e il 5,7% le altre rinnovabili (BP). È il nucleare che, a dispetto degli ingenti investimenti degli ultimi 65 anni, non arriva al 5% ma si ferma al 4,3%. Se invece consideriamo la sola produzione elettrica, la quota rinnovabile sale al 27,7% (16% idro, 11,7% altre) contro il 10,1% del nucleare. A questo punto il prof si sente ipocritamente in dovere di precisare che quanto ha scritto non implica che gli investimenti nelle rinnovabili debbano diminuire. Anzi, precisa che devono aumentare, e aggiunge un bel punto esclamativo. Ma poi tira un altro vile colpo basso alle energie pulite: "...il nostro Stato non può certo aumentare gli 11 miliardi di sussidi che i consumatori pagano annualmente per sostenere le energie rinnovabili". Questa non è affatto una certezza ma solo una sua personale opinione, esimio professor Prodi. Anche perché lei dimentica, o finge di dimenticare, che nel 2020 lo Stato italiano ha erogato ben 35,7 miliardi di sussidi alle fonti fossili, sussidi ambientalmente DANNOSI, di cui oltre 21,8 miliardi in forma diretta e circa 13,8 miliardi in forma indiretta: https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/stop-sussidi-legambiente-presenta-il-suo-rapporto-ecco-i-dati/ L'articolo si conclude con un'ulteriore affermazione in tono apodittico ma sostanzialmente FALSA, ovvero che la transizione energetica non può fondarsi solo sulle energie alternative oggi conosciute, ma anche su "radicali innovazioni" nella scienza, nella tecnologia e nelle collaborazioni internazionali. Scommetterei qualsiasi cifra che qui Prodi pensava alla Cingolani, cioè al nucleare di quarta generazione, alla fusione nucleare e ai grandi consorzi internazionali che sono condizione necessaria (ma non sufficiente) per concretizzare simili faraoniche, costose e radicali innovazioni tecnologiche. Purtroppo, caro professore, il pianeta non può aspettare i decenni necessari per le "innovazioni radicali". E se poi queste "innovazioni radicali" non arrivassero, che facciamo professore? Qual è il suo piano B per pianeta? La informo che queste "innovazioni radicali" per fortuna non sono affatto necessarie. Vari e autorevoli studi, a partire da quello di Jacobson e De Lucchi del 2009, dimostrano la fattibilità economica, scientifica e tecnologica, con le ATTUALI TECNOLOGIE, di una rapida conversione globale e totale alle fonti rinnovabili e pulite, in grado di coprire nel giro di un paio di decenni il 100% del fabbisogno energetico (elettrico e non) dell'umanità. In altri termini, l'Acqua, il Sole e il Vento, REGALATICI dal buon Dio o da Madre Natura, sono necessari e sufficienti per salvare il pianeta dalla nostra irresponsabilità e dalla nostra ingordigia. La maggiore difficoltà, come sottolineavano Jacobson e De Lucchi, sta nel raggiungimento della VOLONTÀ POLITICA universale intorno a un piano epocale che contrasterebbe con gli interessi di potenti lobby (es. le multinazionali del petrolio). Lei, prof. Prodi, come politico è un chiaro esempio di questa difficoltà.

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