fosforo311

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  1. Apprezzo la caustica ironia dell'amico Ahaha, ma forse è opportuno ricordare l'etimo della parola "lavoro". Viene dal latino labor che significa "fatica", ma anche "sforzo", "pena", "sofferenza". Ancora oggi i lavoratori napoletani, siano essi operai, commercianti, insegnanti o liberi professionisti, quando si recano al lavoro dicono: jammo a faticà. Rendono ancora meglio l'idea il francese travail e lo spagnolo trabajo, che probabilmente derivano dal latino tripalium, strumento di tortura costituito da tre pali incrociati cui veniva legato il torturato. In Meccanica il lavoro è legato alla forza e all'energia. È l'integrale del prodotto scalare della forza per lo spostamento elementare ed ha la stessa unità di misura dell'energia. Premesso ciò, appare chiaro che il primo criterio per determinare il compenso del lavoratore dovrebbe essere l'entità della sua fatica, ovvero dell'energia (fisica e/o mentale) spesa nel lavoro. In effetti proprio questo era il primo criterio adottato nelle società realmente basate sul lavoro. Cioè concretamente fondate sul lavoro, e non solo sulla carta (come in Italia); e non sullo sfruttamento del lavoro cioè sulla trasformazione di buona parte del valore aggiunto in profitto per padroni e azionisti che di solito faticano e penano ben poco. Per esempio, nella fu Unione Sovietica le miniere e le industrie appartenevano allo Stato e un minatore o un operaio metalmeccanico guadagnava sensibilmente di più del suo capo, ingegnere minerario o ingegnere meccanico. Mentre la paga di un bidello o di un addetto alla pulizia della scuola era pressoché uguale a quella di un professore, ma inferiore a quella di un operaio. In URSS, a differenza dei sistemi liberisti e capitalisti, il potere era totalmente separato dalla ricchezza. Lo stipendio di Krusciov e Breznev non superava gli 800 rubli, mentre la paga di un operaio qualificato era intorno ai 500. Breznev viveva in un appartamento di 54 mq assegnatogli in uso dallo Stato, come pure l'auto con l'autista. Ma ai funzionari di partito era proibito possedere immobili e automobili di proprietà: cessata la carica, dovevano restituirli allo Stato. Anche Gorbaciov quando diventò segretario generale del partito guadagnava 800 rubli al mese. Poi lo stipendio salì a 3000. La trasformazione era in atto, e fu veloce. Il suo successore Yeltsin, che ancora si spacciava per "uomo del popolo", arrivò a possedere 20 palazzi e 4 yachts. Il patrimonio di Putin è sconosciuto, ma le stime degli esperti di finanza arrivano fino a 200 miliardi di dollari. In questo caso sarebbe l'ex funzionario del KGB e non Bezos (presidente di Amazon) l'uomo più ricco del pianeta.
  2. Beh, certamente il mio era un discorso utopistico, ma due cose sono certe. Qualche volta anche le utopie si concretizzano; e il liberismo, come tutte le cose e tutti gli errori umani, prima o poi finirà. Non posso augurarmi che finirà prima di questa pandemia, perché ciò implicherebbe alcune decine di milioni di morti nei paesi ricchi, ma ritengo che sarà spazzato via, al più tardi, non appena questi paesi cominceranno a sperimentare gli effetti tragici del riscaldamento globale. Tipo 6 mesi senza una goccia di pioggia in tutta l'Europa meridionale o in metà degli Stati Uniti. A proposito, in questo momento sono in un bagno di sudore, il termometro segna 34°C. D'altra parte io penso che una legge equa che consentisse al signor Briatore di guadagnare complessivamente in un anno non più del quintuplo del reddito netto dell'ultimo dei lavapiatti dei suoi 18 ristoranti, sarebbe un convincente motivo per indurlo ad alzare gli stipendi a tutti i suoi dipendenti.
  3. Riflessioni sacrosante, ma ormai il liberismo, che non libera l'uomo ma che lo sfrutta, lo mercifica e lo schiavizza, ma soprattutto lo snatura, ha preso una brutta e irreversibile piega. Quindi il liberismo non può più essere mitigato ma va semplicemente estirpato dalla faccia della Terra. Prima che distrugga la dignità umana e la Terra stessa. La mia ricetta è semplice ma radicale: ABOLIRE IL PROFITTO. Ovvero: ciascuno sarà libero di arricchirsi col proprio lavoro, ma sarà illegale arricchirsi con il lavoro degli altri. Un esempio: l'imprenditore Tizio possiede l'azienda X. Dai ricavi di X Tizio otterrà il suo stipendio S e quelli dei suoi dipendenti. Sia B il più basso di questi stipendi (parliamo di stipendi netti). Sarà (per legge): S<5B e B>M dove M é il salario minimo stabilito dallo Stato. Erogati, coi criteri suddetti, gli stipendi, coperte tutte le spese necessarie per la produzione e pagate tutte le imposte, l'eventuale profitto o utile netto U sarà reinvestito in ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica, o in nuovi impianti di produzione nazionali (mai all'estero). Detto I l'investimento complessivo, l'eventuale rimanenza U-I sarà incamerata dallo Stato. Il quale Stato nazionalizzerà a costo zero (esproprierà) tutte le imprese e tutte le banche private che non si adegueranno a queste condizioni, nonché tutte le imprese strategiche (es. quelle producono e distribuiscono l'energia e l'acqua, autostrade, ferrovie, porti e aeroporti, quelle che producono farmaci salvavita e vaccini, la rete fisica di tlc, etc.). Inoltre lo Stato incentiverà al massimo la produzione nazionale e disincentiverà al massimo le importazioni. Nella globalizzazione del mercato il liberismo oggi ci sguazza. Questo andazzo deve finire. A mali estremi, estremi rimedi. Saluti
  4. Simpatica intervista semiseria al direttore del Fatto Quotidiano: https://youtu.be/X04KjzHS0Y0
  5. Evidentemente il Monopoli è un gioco troppo intelligente per te. Prova con il nascondino, oppure con 1..2..3...Stella!
  6. Se Conte prenderà le redini del Movimento - ovvero se Grillo la smetterà, una buona volta, di fare il pagliaccio invadente e arrogante e di sentirsi il padrone di una cosa solo perché l'ha fondata - farà benissimo ad alzare a 3 (ma non più di 3) il limite dei mandati. Ma soprattutto a proporre, fin dal prossimo programma elettorale, l'inserimento in Costituzione di questa norma. Infatti, come ho spiegato, il limite di due è irragionevolmente basso; inoltre, applicato al solo M5s, equivale per quest'ultimo a un handicap volontario e autolesionistico rispetto agli altri partiti. Anche in considerazione dei criteri di selezione dei candidati, del tutto inefficienti e ridicoli, che sono la prima cosa che Conte dovrà cambiare. Se tutti i partiti fossero costretti ad applicare un limite di 3 mandati (elettivi e non), la politica italiana farebbe un grosso salto di qualità. Anche se, ovviamente, la norma non potrà essere retroattiva, quindi non ci libererebbe subito dai mestieranti di lungo corso come Salvini, Bonino, Casini, La Russa, Gasparri, gli stessi Bossi e Berlusconi, etc.
  7. Per i matematici 3 non è un numero perfetto. Lo è 6, in quanto pari alla somma di tutti i suoi divisori propri: 6=3+2+1. Un altro è 28=14+7+4+2+1. Per la rappresentanza democratica io credo che il numero perfetto sia 3. Il limite di 3 mandati elettivi mi sembra il più ragionevole, dato che la politica è servizio e non deve diventare un mestiere, ma i politici devono anche avere il tempo di imparare e i più bravi quello di concretizzare le loro idee e i loro progetti. Questo limite a mio avviso andrebbe inserito nella Costituzione. Ovviamente è un limite massimo: non va inteso da chi non lo ha raggiunto come un diritto alla ricandidatura. I partiti dovrebbero fare da filtro: la politica è missione nobile e difficile, richiede onestà assoluta, dedizione quasi totale e sacrificio, non tutti ne sono all'altezza. Quindi un primo filtro andrebbe applicato già alla prima candidatura. Dopodiché solo chi si è impegnato e si è sacrificato nel servire la Nazione si guadagnerà la ricandidatura per un secondo ed eventualmente un terzo mandato, ma non oltre. A mio avviso anche mandati non elettivi, come quelli di ministro, sottosegretario, assessore, etc., andrebbero portati in conto. Se un parlamentare viene nominato ministro e non si dimette, allora nella legislatura avrà ricoperto due mandati e gliene resterà uno solo.
  8. Deve studiare molto.
  9. Piero Pelù ha elogiato i napoletani per due virtù che indubbiamente possediamo (tra altre virtù e molti difetti): la creatività e la capacità di sintesi. https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/14_dicembre_17/carta-igienica-foto-renzi-pelu-bravi-napoletani-sintetici-creativi-5d100246-861f-11e4-9941-fc94f2340fb8.shtml In questo caso la sintesi (geniale) è la faccia del politico (antipatico e incapace) sulla carta igienica. In modo da sentirselo vicino nel momento del... bisogno. A Napoli abbiamo ormai un'industria: il rotolo Berlusconi, il rotolo Salvini e il rotolo Renzi sono, nell'ordine, tra i prodotti più richiesti. Anche se il terzo è quasi passato di moda, superato anche dal rotolo Trump e dal rotolo Macron (ovviamente serviamo anche i turisti ed esportiamo all'estero). Ultimamente si vende benino anche il rotolo Di Maio. Ben gli sta: si è imborghesito e draghizzato troppo.
  10. Il cameriere si è circondato a sua volta di camerieri e cameriere. Ma per vincere le elezioni servono molti altri voti. Niente paura: io penso che Bin Salman un maggiordomo fedele lo pagherà sempre a peso d'oro.

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