lisinna

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  1. L'automobile é sia utile che piacevole per certi versi, ma per quanto ancora dovremo spargere veleni che i nostri figli si respirano insieme a noi? Come ha sostenuto Federico Izzo, nuovo direttore marketing BMW auto, la ricerca scientifica si sta concentrando sull’evoluzione degli accumulatori con l’obiettivo di aumentare la capacità delle batterie utilizzando tecnologie assai simili a quelle degli accumulatori usati nei nostri telefoni cellulari con sistemi basati su pile agli ioni di litio. Cioé stiamo pensando di risolvere il problema dell'inquinamento dei mezzi mobili terrestri partendo da una parte ridotta o striscia tecnologica limitata: nostri telefonini. Sembra assurdo ma in effetti, l’autonomia dei telefonini è aumentata a dismisura e le batterie sono più piccole che in passato, essendo gran parte del merito rapportabile al progresso della microelettronica che ha permesso di costruire circuiti con un limitato assorbimento elettrico. Anche Salvatore Nanni, Stefano Ronzoni e Riccardo Martini, hanno sottolineato che in realtà la capacità degli accumulatori non sia migliorata di molto, tant’è che alcuni protagonisti dell’elettronica di consumo stanno studiando pile a combustibile. Già, le celle a combustibile che sono indicate come il futuro dell’auto elettrica e l’elemento cardine di quella rivoluzione dell’idrogeno ora tanto di moda, ma dalle poco solide fondamenta economiche e di fattibilità industriale. Cioé si paventa come alternativa al bruciare petrolio quella di bruciare idrogeno. Maurizio Prato, Paolo Fornasiero dell’Università di Trieste, insieme a Francesco Maria Paolucci e Gregorio Masuero, spiegano la notizia che attualmente l’idrogeno può essere utilizzato in due modi. Bruciato dentro i cilindri di comuni propulsori a combustione interna, la strada preferita da Bmw che sta investendo moltissimo, oppure sfruttato per alimentare celle a combustibile che producono l’energia elettrica in gran quantità per alimentare motori elettrici. Non stiamo quindi parlando di bruciare altre componenti con residui tossici come rifiuti organici (vedesi la rivoluzione fantastica dell'alimentazione dell'immaginaria auto di ritorno al futuro dal nucleare alle bucce di banana e magari ai ponci al rhum o coca light). Da qui veniamo al principio di funzionamento delle celle a combustibile (o fuel cell) fu scoperto nel 1839 dal fisico inglese William Grove e le prime applicazioni concrete risalgono alle missioni spaziali. Si tratta di generatori chimici di energia elettrica che sfruttano il principio inverso a quello dell'elettrolisi, dove la corrente elettrica scinde le molecole di acqua in idrogeno e ossigeno. Al contrario, nelle fuel cell questi due gas reagiscono l'uno con l'altro producendo energia elettrica e liberando acqua. Una pila a combustibile è quindi composta da un elemento in cui idrogeno e ossigeno vengono a contatto creando una differenza di potenziali ai capi di un anodo e di un catodo separati, nei sistemi più moderni, da una sottile membrana polimerica. I vantaggi delle fuel cell sarebbero quindi quelli che, grazie alle loro caratteristiche, diano contributi validi sia dal punto di vista energetico sia da quello ambientale. Possiedono infatti rendimento elettrico elevato, con valori che vanno dal 40 al 60 per cento in funzione delle temperature utilizzate, possibilità di utilizzo di un’ampia gamma di combustibili, come metano, metanolo, gas naturale, gas di sintesi, modularità che permette di aumentare la potenza installata via via che cresce la domanda di energia elettrica, con notevoli risparmi economici. Le celle possono essere disposte in serie a formare il cosidetto “stack”, a loro volta assemblati in moduli per ottenere generatori della potenza richiesta. Efficienza indipendente dal carico e dalle dimensioni dell’impianto ridotto impatto ambientale possibilità di cogenerazione. L’impiego dell’idrogeno per ridurre le emissioni di CO2 può avvenire solo sfruttando le fonti rinnovabili per la sua produzione. Ecco che la fuel cell diviene il mezzo per aumentare l’efficienza energetica delle fonti rinnovabili non programmabili. E' questa la direzione che BMW vuole perseguire?