mark222220

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  1. L'inutile e dannoso divieto dei diesel Euro 6 a Roma e' l'epitome del fallimento dell'ambientalismo religioso, della furia nichilista della ideologia AGW ( Antrhropic Global Warming): la teoria colpevolista della CO2 che si e' impossessata della tematica del riscaldamento climatico e l'ha trasformata in una mistura di politiche errate e controproducenti: per combattere la CO2 ( che non e' un inquinante) si dimentica l'inquinamento vero da carbonio ( particolato, polveri, veleni, ossidi ), si scoraggia la tecnologia ( nei diesel attuali, grazie ad essa l'inquinamento vero e' stato quasi annullato), si gettano in confusione i consumatori che non sanno come dovrebbero sostituire i loro veicoli. Il conformismo climatista che si e' impossessato di tutti i politici impedisce di vedere i guasti dell'ambientalismo religioso. Si e' posto sul clima un obiettivo irragionevole e impossibile: azzerare in 30 anni le emissioni di CO2 ( che in 30 anni precedenti sono sempre cresciute). A questo obiettivo irraggiungibile si sacrifica la lotta all'inquinamento vero ( polveri, ossidi, veleni, arsenico, diossine). La gente, in un clima di disinformazione demonizzante e antiscientifica, pensa ormai che un gas innocuo alteroclimante ( la CO2) sia un inquinante come i carburanti che producono ossidi e polveri. E questa incultura e irragionevolezza fanatica produce le disastrose, inutili e dannose politiche di citta' come Roma. Inquietante. E non c'e' un politico- di sinistra, di destra o di centro- che, in nome della verita' scientifica, abbia il coraggio di mettere in discussione le falsita' dell'ecologismo come religione fanatica. M.U.
  2. Guardi, non deve dirlo a me che sono abbastanza d’accordo con lei . Si rivolga , invece , al solito Cazzaro napoletano che , per anni ed anni , c’ha sfrucugliato i co@lioni blaterando che erano proprio le vetture Diesel , considerare dallo stesso molto più inquinanti di quelle a benzina verde , una delle maggiori cause dell’inquinamento e del riscaldamento globale tramite la CO2.
  3. Si si , tutto giusto . Ma lei controlli l’estratto conto della sua Banca . Voci incontrollate danno il suo saldo a 180 euro, ....meno !! Mi auguro che abbia contrattato uno scoperto !!
  4. Visto che il quesito l’appassiona così tanto, perché , sig Elettrauto, non ce lo anticipa lei stesso ?? Con tutta sincerità io non lo so che farà il PD mentre lei , invece , dimostra di saperlo molto bene e/o comunque , da quel che scrive , intenderebbe , in modo pruriginoso , aspettarsi che faccia una qualsiasi mossa che non tarderebbe a definire errata qualunque fosse . In attesa di sue notizie vorrei ricordarle di salutare l’affascinante trentenne di origini slavo/napoletano che vive al suo fianco con un unico obbiettivo : Quello di “spolverarle “ il discreto conto in banca che ha accumulato cambiando le batterie a quegli automobilisti un po’ distratti che non si sono accorti che si potevano rigenerare e ricaricare senza bisogno di essere sostituite.
  5. Si ho capito . Cosa c’è che non va nella ricostruzione ?? E’ in grado di confutarla e/o di contestarla ?? Perché se non si fosse ancora capito , il problema e’ questo e non la fonte da dove proviene . O, no ??
  6. Macché, cerco di alimentare le mie fonti da un pericolosissimo personaggio legato ai poteri forti . Un certo Adriano Sofri , che dal Cazzaro di Napoli e pure da lei , almeno credo , deve imparare molto sulle cose di sx ...!! Ridicoli !!! 19 gennaio 2002 - CRAXI E GLI ITALIANI BRAVA GENTE - di Adriano SOFRI 19 gennaio 2002 Non mi colpisce il tempo trascorso da quando Bettino Craxi è morto -già due anni! Ma il contrario: appena due anni? Dev’essere per quel limbo tunisino che diventò anch’esso schermaglia di nomi — esilio o latitanza — e fu, rivisto dal traguardo finale, una lunga morte civile, prima dl togliere il disturbo. Mi guarderei dal calco retorico del discorso di Antonio in Senato, su Cesare e tutti gli altri, tutti uomini d’onore: Craxi uscì dal Parlamento vivo, e dopo averlo tenuto lui il discorso, e aver chiamato gli altri, tutti uomini più o meno d’onore, e comunque onorevoli. La tentazione cui devo resistere è quella della frase di Michelet: “Je suis tendre avec tous les morts”, e Craxi è morto, e gli altri, più o meno, vivi. Del resto, i due anni che sono passati, o i dieci dall’arresto del mariuolo Chiesa (e lui, come sta? Come prende l’eventualità che si festeggi il suo arresto? Ne è solleticato?) gli anni, dunque, non bastano affatto a riconciliazioni o traslochi al giudizio degli storici e così via. Questi morti così diversi ? Craxi qualcosa pure ebbero da spartire, e stanno ancora di traverso al nostro sicuro progresso. Funerali provvisori, metà a Torrita Tiberina metà a San Giovanni, metà a Hammamet metà niente. La cerimonia vera resta rinviata a data da destinarsi.Si deve discutere ancora dei soldi e della corruzione? Questione assodata, direi. Sembrano affidabili i calcoli secondo cui le cifre dichiarate coprivano circa un decimo dell’effettivo finanziamento dei partiti (con differenze dall’uno all’altro, certo); il quale aveva raggiunto alla fine una quantità enorme, tra i 1.000 e i 1.500 miliardi all’anno, se non sbaglio.Voglio dire una cosa sui soldi. Finché io e altri facemmo politica mirando alla rivoluzione (una trentina di anni fa), avremmo preso soldi anche dal diavolo, secondo tradizione: eravamo garantiti dalla bontà della causa, e dal nostro disinteresse personale. Il diavolo, con noi, non si fece vivo: non si fidava. In compenso avvenne che qualcuno di noi (non certo i peggiori) fece anche delle rapine: innocue, per fortuna, con minimo ricavo, e presto messe al bando. Il nostro finanziamento essenziale veniva da sottoscrizioni ininterrotte e capillari e da spoliazioni volontarie di proprietà dei militanti: abnegazione religiosa. Sta di fatto che l’idea che il denaro non comprometta chi è puro nel cuore, tradizionale appunto (fra i comunisti addetti all’incasso degli sporchissimi soldi del Pcus ci furono probabilmente sia le persone più ciniche che le più credenti), è una delle fonti possibili della spregiudicatezza nei confronti del denaro, anche dopo che la rivoluzione è passata. Quando altri e io ci impegnammo in riedizioni delle nostre iniziative giornalistiche, o nel sostegno a cause care (resistenti cileni, o polacchi ecc.) e cercammo e ottenemmo, per esempio dallo stesso Craxi, del denaro, non pensavamo affatto che quel (poco, eh!) denaro venisse messo a bilancio, né da chi lo dava né da chi lo riceveva: sentendoci ancora, noi, al riparo del nostro disinteresse personale, e dell’indipendenza delle nostre idee. La nostra spregiudicatezza (piccola, eh!) discendeva da una più o meno pigra prosecuzione della convinzione di essere estranei a ogni affarismo, e che la politica ***, parastatale, non potesse che essere disonesta per definizione. Che lo Stato fosse cosa loro.Alla spregiudicatezza verso i soldi si poteva arrivare per altre vie, più o meno ipocrite. Un socialista, per esempio, poteva arrivarci con un accanimento peculiare in nome del desiderio di far finalmente largo alla propria antica e nobile parte nella morsa fra Dc e Pci. Machiavellismo, se volete. Ottimo alibi, comunque. Craxi stesso lo mostrò bene quando, con la ispida spavalderia che gli era propria, prese il nomignolo di Ghino di Tacco che Scalfari gli aveva affibbiato e se lo calcò sulla testa come un cimiero: e si appostò sulla rocca di Radicofani a taglieggiare il passo. Fu la fortuna turistica di Radicofani, del resto.Nel partito di Craxi, l’autorizzazione ad arricchirsi in nome della storia instillò un effetto euforico stupefacente. La corruzione non sta nella prima volta, sta nell’abitudine. Quando ci si abitua, non si torna più indietro. A quel punto, il movente (o l’alibi) iniziale è bello e dimenticato: il moralismo rivoluzionario, il cinismo comunista, il quieto vivere democristiano, la debolezza della carne dei partiti minori, e anche il disegno autonomista del socialismo. A quel punto i soldi non chiedono più perché, e servono a pagare l’assuefazione. Probabilmente la versione socialista della cosa ebbe una sua speciale virulenza, per una serie di circostanze. Una voracità da nuovi ricchi gente nova e sùbiti guadagni; un’idea di modernizzazione che faceva disprezzare la saccente austerità comunista e ammirare le grosse cilindrate; una gran confusione teorica e pratica fra finanze pubbliche e private.Di questo eccesso di zelo Craxi fu insieme fautore — da quel capitano di ventura che era: spartizione del bottino compresa e ostaggio. Giocava al rialzo, come nessun altro nel suo mestiere, cioè fra i giocatori di professione. Spaventosamente odiato da concorrenti e croupier. Era al tempo stesso l’odio per l’uomo nuovo e per il professionista provetto. Sembrava non immaginare altra esistenza fuori della politica, cioè della gara per il potere, e però temeva la politica come il luogo degli agguati. Quanto al potere, succede come coi soldi, e peraltro tendono a coincidere: che all’inizio servono per perseguire un’altra cosa, e poi se la ingoiano e se ne dimenticano. A differenza di tanti gregari, Craxi non dimenticò mai a che scopo cercare tanto il potere. La politica gli piaceva di più dei soldi e anche del resto. Gli piaceva al punto che era fra i pochissimi che si proponessero di prenderlo tutto, il potere: cioè, siccome era senz’altro democratico, di governare. Non di amministrare il governo - come nella tradizione democristiana, così consapevole di quanto sia nutriente il sottopotere, così abile nell’alternanza degli uomini alla guida, e nella inalterabilità della macchina, In Italia, a parte il nostro sogno rivoluzionario, il potere, la potenza, lo desiderarono davvero solo i comunisti, e lo venerarono: e proprio perché pensavano a quello, a “tutto il potere”, si rassegnarono nel frattempo - un frattempo sine die alla compartecipazione flessibile al potere democristiano, e a quell’altra forma che è così tipica delle democrazie complicate e invecchiate e dell’italiana specialmente: il potere di veto. La politica italiana pullula di fazioni e capi che non si sognano nemmeno di mirare al potere, e neanche al governo: paghi di guadagnarsi una quota, sufficiente all’interdizione, e gestirla. Lo stesso potere delle procure non è stato tanto un’appendice né uno strumento dello schieramento partitico, quanto un autonomo e trasversale esercizio del potere di veto. Volere il governo è un’anomalia della tempra politica italiana *** o ufficiosa. L’ha voluto forse D’Alema, ma confidando troppo in un azzardo craxiano. L’ha voluto Berlusconi, un po’ per inesperienza (la qualità opposta a quella di Craxi) un po’ per megalomania. Si è preso per Berlusconi.Craxi aveva speso un’intera vita da interdittore, da guastatore da scorbutico vaso di coccio. Quando arrivò al governo sapeva di che cosa si trattasse: il primo socialista a capo del governo italiano, dopo cent’anni di storia (Mussolini a parte: che Craxi tenne sempre d’occhio). Il suo governo fu subito di un altro genere, e perciò si inventò parole nuove, governabilità, decisionismo. Figurarsi la soggezione e la frustrazione in cui cacciò la vecchia classe politica anche nel suo partito. Non ci fu bisogno delle monetine del Raphael, triste parodia di un piazzale Loreto, per misurare quanto morboso fosse, nell’ammirazione come nell’avversione, il sentimento di tanti italiani nei confronti di Craxi. Sospettoso e ombroso, Craxi dava l’impressione di saperlo domare: ma a condizione che la partita continuasse a giocarsi sotto il tendone del circo. Quando arrivarono altri, uomini nuovi davvero, alieni Bossi e la sua Lega, poi magistrati inamidati fino a cinque minuti prima - Craxi perse il controllo. Porse per superbia, perché non accettava di temere gente simile; forse perché a quella nuova partita non era preparato. Lo si capisce, nel discorso del luglio ‘92, dalla rivendicazione della democrazia dei partiti, degenerati bensì “al punto tale che vengono indicati come il male di tutti i mali, soprattutto da chi immagina o progetta di poterli sostituire con simboli e poteri taumaturgici che di tutto sarebbero dotati salvo che di legittimità e natura democratica. Sono immagini e progetti che contengono il germe demagogico e violento di inconfondibile natura antidemocratica”.Pensavo allora che Craxi avesse perso quando ancora la partita si giocava con le vecchie carte: quando, malfamato per la sfida temeraria e vittoriosa dei punti di contingenza, si era presentato alla tribuna di un congresso della Cgil come il nemico aborrito, e ne era uscito fra le ovazioni. (Troppo gregari, s’intende, fischi premeditati e applausi estatici). Craxi, mi sembrava allora, avrebbe potuto far saltare il banco:prendere un Pci inebetito e rimescolare l’intera sinistra. Non so perché non ne fu neanche tentato: forse era dominato dall’anticomunismo più che non lo padroneggiasse, forse credette di poter bastonare il Pci che affogava e aspettarlo in eredità gratuita dal centro dello schieramento politico. Forse, semplicemente, le cose non stavano così.Nel 1993 le vedevo così. “Si vedrà un giorno che Bettino Craxi è stato il politico italiano più determinato così a vincere come a perdere la sua partita; e c che volle intera la sua vittoria finché c ebbe il vento alle spalle, e andò dietro alla propria disfatta fino in fondo quando l’ebbe contro. Dio infatti accieca chi vuol mandare in rovina, e Craxi che gratuitamente invitava ad andare al mare piuttosto che votare al referendum lo riprova. Ma quella cecità ha una radice più remota, oltre che nel carattere dell’uomo lo stesso che lo aveva fatto esporre, altrettanto gratuitamente, nella sfida referendaria sulla scala mobile, portandosi via quella volta l’intero banco in una sua formazione politica, mi pare incapace e indisposta ad ammettere che gli italiani potessero crearsi una rappresentanza fuori dal novero dei partiti ereditati dalla Costituente. Per quanto azzardate, e spesso deplorevoli, suonino le sue frasi su Mussolini, Craxi è stato davvero l’ultimo politico della Repubblica antifascista, dell’arco costituzionale e in questo senso della partitocrazia. Dentro quei confini Craxi si era ripromesso di modificare a suo vantaggio i rapporti di forza e di vendicare la morsa in cui i due partiti più grossi e prepotenti avevano stretto e mortificato Pietro Nenni. Ci riuscì; fin troppo, a stare alle notizie postume sulle quote con cui i finanziamenti neri andavano ai partiti. Ci riuscì politicamente, e quando avrebbe dovuto presentare il conto del successo ottenuto, dividere ed espugnare un Pci battuto e avvilito, rimescolare le carte di una sinistra varia e ‘moderna’, si tirò indietro, e preferì il cabotaggio delle frazioni di percentuali elettorali, le lenticchie dell’accoglienza nel Psi di qualche transfuga del Psdi, e altri spiccioli. Qualcuno rileggerà quella paralizzata mediocrità (del tempo immediatamente successivo agli applausi di Sigonella e alle acclamazioni riscosse al congresso della Cgil) come un effetto della consociazione d’affari costruita sul sistematico taglieggiamento delle tangenti, che vincolava in solido i suoi contraenti. Può darsi. Io credo che contasse di più quel limite di prospettiva politica, quella insensibilità alle cose che corrono nel mondo dei più e che un po’ deriva dall’arroganza un po’ la provoca, quel rifiuto di immaginare che potere relativo dei partiti e consensi elettorali si giocassero anche fuori e contro la redistribuzione delle quote fra gli azionisti di sempre. Craxi non ha immaginato in tempo l’avvento della Lega, perché esso era troppo contrario ai suoi criteri e ai suoi desideri. Poi, troppo tardi, ne è stato giocato, con le sue stesse armi di un tempo, da novellini più arroganti e più spregiudicati. Craxi ha perso Milano non da milanese, ma da romano.(Ma perché fermarsi tanto su Craxi? E gli altri? In realtà ci sono stati pochi uomini politici conservo di proposito questa dizione, perché continua a trattarsi di uomini, e mai di donne potenti nei partiti di governo italiani che abbiano perseguito negli scorsi anni un progetto di qualche ambizione e interesse. Quanto all’opposizione, a parte il ruolo eccentrico di Pannella, il Pci è riuscito in extremis a trasformarsi in Pds, e a costituire un argine fortunoso alla deriva. La naturalezza distratta con cui la vecchia classe dirigente dei partiti di governo, dello Stato, dell’industria e della finanza, rubava e si faceva derubare per convenienza, era parente stretta della naturalezza con cui si portava addosso il potere, incapace di interrogarsi sul suo senso e sulla sua possibile fine, come non ci si interroga su ciò cui si è irresponsabilmente abituati. Dei due movimenti che rendono appassionante la politica, l’impegno e il distacco, la lotta e la dimissione, i politici di professione italiani hanno finito per dimenticare del tutto il secondo)”.Seguii malamente la decadenza. Nel 1988 ero diventato un caso giudiziario. Sorrido a ripensare a come sia servito, il mio caso, ad allenare l’imminente auge del palazzo di giustizia milanese. Ora questo giornale mi ha mandato il testo del discorso di Craxi alla Camera che oggi ripubblica, e mi è sembrato di non averlo mai letto.Chi si ricordava delle parti sull’europeismo e sull’America? Quando iCraxi appoggiava l’installazione dei Cruise, Alex Langer comprava a mio -nome qualche metro di terra a Comiso.Poi Gorbaciov diede atto ai Cruise di ) aver dissuaso dagli SS 20. Io devo essere ancora titolare di qualche metro di terra a Comiso e nella foresta dell’Amazzonia, se non me li hanno portati via col resto.Da quel discorso, ricavo soprattutto questa impressione: che, qualunque reazione la Camera avesse avuto, la rovina della Prima repubblica non si sarebbe fermata. “Un minuto prima che una situazione degeneri, bisogna saper prendere una decisione’’: così aveva esordito Craxi il 3 luglio del 1992. Era già dopo. Era troppo tardi. Ma questo non riduce l’interesse di quel discorso. Penso infatti che sia sempre ‘‘troppo tardi”. Non ci sono conversioni profonde che non siano imposte da precipitazioni esterne: raramente negli individui, mai nelle comunità. Né il Psi, né il sistema dei partiti avrebbero avuto la forza di riformarsi, come Craxi invitava a fare in quel discorso: ‘‘Revisione degli statuti, riforma delle regole, ricambio degli uomini...”. La dichiarazione di Craxi sulla gravità e universalità del finanziamento illecito della politica, per la parte in cui non suonava come una chiamata in correità, era una mera illusione se puntava a un’efficacia pratica. La posta non era già più la possibilità di arrestare la delega alla persecuzione penale e di riformare il costume dei partiti. La posta era dunque, in un senso, più importante: la dignità di una classe politica. Craxi la chiamò in correità, ma parlò anche in suo nome: e non fu smentito né in una veste né nell’altra. Benché Moro fosse, secondo Pasolini, “il più estraneo”, e Craxi il meno estraneo, trovo una affinità inquietante fra il suo discorso e quello, l’ultimo alla Camera, in cui Moro aveva ammonito con un tono non suo che la Dc non si sarebbe lasciata processare. Fu processato lui, di lì a poco e in quel modo. C’è un’altra ragione per accostare questi due uomini politici così dissimili: che i loro destini vietano ormai di ripetere il luogo comune sull’Italia, come il paese in cui le cose alla fine si aggiustano sempre. Le cose italiane rotolano fino in fondo alla loro rovina. Gli italiani non sono più brava gente.Ho un rimpianto speciale per la morte di Craxi, perché, grande e grosso e prepotente com’era, me lo ero figurato inetto alla galera. Tanti zelanti cittadini gliel’augurarono di cuore, la galera; e magistrati competenti desiderarono con tutto il cuore di mandarcelo. Li compiango. I bravi cittadini dovevano sciogliere l’assembramento e riguadagnare una riflessione appartata: ondeggiarono, e tutt’al più voltarono la scritta dei cartelli come si rivolta una giacchetta. La politica doveva trovare la forza per processarsi: non la trovò. Dei magistrati dovevano indagare e giudicare singoli reati — si sa: non il sistema — e condannare, se fossero bastate le prove. L’accusa e la condanna sono la pena. La galera è una disgustosa barbarie, che toglie la vergogna dal reo e la rovescia sul carceriere. Era specialmente vero per Craxi: c’è un’ignobiltà speciale nel gusto della detronizzazione. E’ specialmente vero per i disgraziati senza corona e senza scorta: c’è un’ignobiltà speciale nello schiacciare gli ultimi. Con l’uno e con gli altri io sono tenero. Craxi restò solo in quella classe politica di cui era stato fino a poco fa brusco padrone: e non una riflessione coraggiosa e solidale, ma un fuggi fuggi cannibalesco o piccino prevalse fra gli altri naufraghi. Leggo che Craxi ricevette 172 avvisi di garanzia: 81 per violazione della legge sul finanziamento pubblico, 67 per corruzione, 13 per ricettazione, 8 per concussione, 2 per diffamazione, i per bancarotta fraudolenta. Solo Severino Citaristi fece meglio: 175 avvisi. Tanto un brav’uomo, come dissero quelli che lo conoscevano.Ebbi rari rapporti con Craxi, e senza confidenza. Non eravamo i nostri tipi. Sarei andato volentieri a trovarlo ad Hammamet. (Che peccato aver deriso la sua malattia, per chi lo fece). Corressi, anonimamente, la riedizione dell' "Anonimo Napolitano" sui Mille che Craxi anonimamente aveva affidato a Elvira Sellerio. Questa è anche una commemorazione, dunque sceglierò un ricordo personale, il migliore. E’ di una notte del 1981, incontrai Craxi in piazza Navona. Tornava dalla visita alla camera mortuaria di Ferruccio Pari, sembrava commosso, mi raccontò la sua impressione. In quei giorni due detenuti per accuse politiche stavano facendo un severo sciopero della fame a Milano, e il nostro giornale si impegnava a evitare un esito tragico. Craxi me ne chiese notizie, e promise di fare qualcosa lo fece. Mi disse che era stanco, e che non aveva trovato il tempo per passare dalla camera ardente se non a tarda sera. Anch’io ero stanco, ma non avevo tanto da fare. Lui andò in albergo, io tornai a camminare a Roma c’era la luna. Je suis tendre avec tous les morts, e anche con me e al diavolo il resto.
  7. Solo per far presente ai forumisti che Ania Pieroni e’ stata completamente assolta da un Tribunale Italiano per quel che il Cazzaro di Napoli riferisce . Questultimo, quindi , si conferma la solita testadiminkia dal vago sapore davighiano che così recita : un imputato dichiarato innocente e’ un colpevole di cui non sono state trovate le prove della sua colpevolezza . Per quel che riguarda le responsabilità inerenti al debito pubblico e facenti capo al corrotto come afferma il Cazzaro Napoletano, vi rimando a questo articolo : La questione debito pubblico viene ciclicamente ripresa per screditare i politici del passato, rei di aver condotto il nostro Paese all’attuale crisi economica. Vediamo dati alla mano cosa è successo in quegli anni e cosa negli anni successivi, che spesso si tendono ad ignorare come momento esiziale per i problemi economici del nostro paese. Corruzione e debito pubblico Lo scandalo tangentopoli, tanto celebrato dai media, ha indubbiamente scosso la nostra sensibilità. Ammesso e non concesso che la malapolitica negli anni Ottanta fosse più diffusa rispetto ad oggi, dedurre che corruzione e sperpero di denaro siano sinonimo di debito pubblico è del tutto erroneo. Seppur la corruzione sia e resti un cancro da estirpare, rimane il dato fattuale che non esiste correlazione statistica tra malaffare politico e indebitamento statale. L’origine del debito Seppur, come si vede nella figura sotto, il rapporto Debito/ PIL italiano aumenti fortemente durante gli anni ’80 e agli inizi del decennio successivo, le ragioni non sono così scontate come potrebbe sembrare. Figura 1 – Rapporto debito pubblico e % PIL in Italia. Fonte: Ameco Gli studiosi di economia pubblica concordano nell’identificare le radici dello squilibrio delle finanze pubbliche nel biennio 1965-1966, quando le entrate dello Stato iniziarono a non seguire più le uscite (Salvati e Sartor, su tutti). Il picco raggiunto nel 1975, come dimostra il grafico sopra, è dovuto alla mancata volontà o capacità dei governi dell’epoca, di far fronte alla crescente spesa con maggiori entrate fiscali. È condiviso che la perdita di stabilità dei conti pubblici non nasce negli anni Ottanta, ma nei due decenni precedenti, quando un profondo mutamento della società e dell’economia hanno reso il sistema tributario obsoleto ed iniquo, non più in grado di far fronte alle spese della pubblica amministrazione. La figura sotto evidenzia il fenomeno della contrazione delle entrate (riga blu), che peserà, sulle casse pubbliche, fino alla fine degli anni Settanta. Figura 2 – Entrate e spese della Pubblica Amministrazione italiana (% PIL). Come si vede in Figura 2, il trend delle entrate e delle spese dello Stato rapportate al PIL evidenzia il fenomeno più preoccupante degli anni Ottanta e cioè l’improvviso aumento delle spese al lordo di interessi (linea rossa). Questo è conseguente all’esplosione del tasso di interesse nominale sul debito, che aumentò in pochi anni dal 5% al 14,4% del 1983. Aumento dei tassi e il divorzio Bankitalia-Tesoro Il governo Spadolini, con Beniamino Andreatta al Tesoro, decretò, nel 1981 il cosiddetto divorzio Bankitalia-Tesoro. Sino ad allora la Banca d’Italia garantiva l’acquisto integrale dei titoli emessi, finanziando il Tesoro con l’emissione di nuova moneta. Tale “divorzio” è da ricondursi alla volontà della democrazia cristiana e di Andreotti in primis, di aderire al Sistema monetario europeo e di conseguenza, di liberalizzare i mercati: in quest’ottica, l’indipendenza della Banca centrale rispetto all’esecutivo era un pilastro irrinunciabile. Se da un lato, tale scelta ha favorito il più grande successo di Craxi e cioè la lotta all’inflazione, dall’altro ha contribuito a sospingere i tassi d’interesse alle stelle. Non solo il divorzio ma anche l’aumento repentino dei tassi della Fed, politica monetaria dettata dal Presidente della Banca Centrale americana Paul Volcker, influì profondamente sull’andamento dei tassi d’interesse italiani. Volente o nolente anche l’Italia e tanti altri Paesi dovettero allinearsi, sia per questioni di egemonia culturale che per questioni pratiche: la strategia della Fed avrebbe attirato infatti i capitali in USA in virtù dei maggiori ritorni di investimento, facendoli fuoriuscire dagli Stati che garantivano tassi minori. Mentre le spese al lordo degli interessi, nel periodo socialista, cresce repentinamente, quella al netto, cioè la spesa primaria, rimane quasi sempre inferiore alla media europea (Figura 3). Le cifre della Banca d’Italia, confermano che la spesa al netto degli interessi sul debito pubblico, fu quasi sempre inferiore ad eccezion fatta per il biennio 1989-1990 in cui l’Italia sopravanzò leggermente il resto dell’Europa. I costi sostenuti dallo Stato nell’assicurare i bisogni primari dei cittadini al netto degli interessi (istruzione, sanità, welfare, ***) non subiscono, infatti, variazioni preoccupanti. Figura 3- Spesa pubblica al netto di interessi. Italia ed Europa a confronto. Fonte: Umanista.*** da Base informativa pubblica della Banca d’Italia. Contrastare la rapida espansione del debito, causata in primo luogo dall’esplosione dei tassi d’interesse era impresa assai ardua, dal momento che avrebbe significato riformare pubblico impiego e sistema pensionistico. Per questo motivo, le misure poste in essere in epoca craxiana, tra tutte il piano Goria del 1984, non furono ad effetto immediato. Solo nel 1987 con l’effettiva implementazione del piano, si avviò un processo virtuoso di controllo della finanza pubblica (Figura 2). Le scelte di Craxi Le colpe del governo Craxi non sono quindi quelle di aver aumentato il debito pubblico, ma semmai di non aver fatto abbastanza per ridurre gli effetti nefasti dell’esplosione dei tassi d’interesse, che hanno portato al rapidissimo aumento del debito. Certamente, un drastico taglio della spesa pubblica avrebbe permesso di far fronte alle spese per interessi, ma avrebbe portato anche dolorosi risvolti per la nostra economia, come di fatto ha dimostrato l’opera del Governo Monti dal 2011 al 2013. Manovre di austerità, quindi tagli di spesa, mal si conciliavano con la politica craxiana, che intendeva sostenere l’industria italiana per raggiungere gli alti tassi di crescita del PIL, persi dopo gli shock petroliferi degli anni Settanta. Per raggiungere questo traguardo, sono state poste in essere misure per sostenere sia l’industrializzazione, quindi la produzione, che i salari, quindi la domanda interna. I tassi di crescita da boom economico non si raggiungeranno più, tuttavia la spesa pubblica, che rimase comunque a livello del resto d’Europa, non fu vana. Un taglio degli investimenti non avrebbe permesso di arrivare ai grandi traguardi raggiunti dall’Italia in epoca craxiana. Al leader socialista dobbiamo l’allargamento dell’allora G6 a sette con l’Italia, che venne iscritta tra le maggiori potenze economiche e industriali del mondo. Appalti truccati e corruzione, pur pesando sulle casse pubbliche, non hanno certo vanificato il sostegno del governo all’economia nazionale. Il grafico dell’EIB (European Investment Bank) riportato di seguito, mostra l’aumento del tasso di crescita dello stock infrastrutturale italiano durante i governi Craxi. Tra il 1984 e il 1987 il governo pone l’enfasi sul progresso infrastrutturale del Paese necessario per ridurre il gap dell’Italia con le altre potenze economiche. Il risultato, è un aumento sensibile delle reti di trasporto, funzionale al progresso dell’industria italiana. Figura 4 – Stock infrastrutturale in Italia. Fonte: European Investment Bank. Anche in questo caso, la presenza di appalti truccati e malaffare, non ha impedito un progresso infrastrutturale senza pari negli ultimi quarant’anni
  8. Deve scusarmi sig ahaha.ha , ma preferisco parlare direttamente con il suo principale . Le dispiace ??
  9. Non avevo nessun dubbio che quella che chiami “ umanità e pietà “ davanti una bara l’avresti riservata con piacere nei confronti di un brigatista che nel suo pedigree porta il titolo di aver ucciso una decina di persone e mai pentitosi e mai dissociatosi per quegli efferati omicidi, rispetto ad un altro morto , anch’esso condannato ed anch’esso in una bara. Se per il primo, te, che ora diventi pure un figlio del popolo ( e certo ti mancava pure questa autonomination ), si sprecano i buon riposo compagno Prispero”, ecco che per l’altro morto , si sprecano i “ladrone”, “cinghialone”, “banditone”. Non avendo dubbio alcuno che un pezzodimmerda del tuo stampo , che vive perennemente con gli occhi pieni di sangue e di odio petsonale e che avresti pagato di tasca tua se ti fosse stato permesso di essere davanti al Raphael il giorno delle monetine ,mi ero ripromesso di non parlare assolutamente delle vicende processuali di Craxi limitandomi solo e soltanto all’aspetto umano dell’uomo Craxi . Ma uno stron zo napoletano , un essere vergognoso che gioca alle alle tre carte pure sulla pietas da distribuire solo a chi fa comodo negandola ad altri, mi costringe a farlo cercando di portare un po’ di chiarezza nelle vicende processuali di Craxi , dicendo pero’, in premessa , che questo non ha nessunissima presunzione di tentare di far cambiare opinioni su fatti e persone, ne , tantomeno , appellarsi alle coscienze come invece fa , vergognosamente , il Cazzaro Napoletano . La memoria collettiva ci ha consegnato un’immagine ingiustamente deturpata di Craxi, ovvero quella di una figura indelebilmente macchiata dall’onta della latitanza, un marchio infamante che ha trasformato uno dei principali protagonisti della prima repubblica in un criminale codardo e fuggiasco . Allora approfondiamoli i fatti e cerchiamo di darne una immagine oggettiva e ripulita dall’influsso di questa o quella ideologia. C’e’ una data , il 5 maggio 1994, che rappresenta il punto principale di svolta e da cui parte l’accanimento principale nei confronti di Craxi. Il 5 maggio 1994, infatti, Bettino Craxi, da uomo libeto, decide di lasciare l’Italia per recarsi nella sua casa di Hammamet in Tunisia , essendo per lui diventato insostenibile sopportare il clima ostile che si era venuto a creare nei suoi confronti nel nostro Paese , per trascorrervi un periodo di riposo assieme alla sua famiglia. Per chiarezza lo ripeto: Craxi é uscito dall’Italia da uomo libero, e , facendolo , non ha commesso alcuna infrazione , poiché su di lui all’epoca non gravava nessun provvedimento restrittivo della libertà di movimento o di qual si voglia altra libertà personale. A questa azione legittima, tuttavia, si sono susseguite alcune reazioni giudiziarie alquanto inusuali, tali da palesare la irragionevolezza delle sentenze di condanna poi emesse a carico di Craxi e fondate anche sul presupposto della latitanza. Dal 5 maggio ’94 in poi, e per la precisione il 12 maggio ed il 27 luglio dello stesso anno, con separate ordinanze i GIP di Milano prima e quello di Roma poi hanno emesso nei confronti dell’imputato Craxi due provvedimenti di divieto di espatrio e di ritiro del passaporto. La domanda che vi e mi pongo e’ questa : non potendo la legge disporre che per l’avvenire e ritenendo, che la irretroattività del tempo giuridico sia un limite assoluto, non solo per le leggi ma anche per le sentenze, come sia stato possibile, anche solo da un punto di vista logico, proibire a qualcuno di compiere un’azione che egli però ha già compiuto. A norma dell’Art.281 CPP, infatti, il divieto di espatrio non é altro( e altro non deve essere) che il provvedimento con il quale il giudice prescrive all’imputato di non uscire dal Paese. Se allora nessuno può essere punito per un fatto che al tempo in cui fu commesso non costituiva reato ( e questo lo prescrive l’Art.2 del Codice Penale), perché Craxi é stato punito per aver lasciato l’Italia quando su di lui non incombeva nessun divieto di farlo? Craxi é stato dichiarato latitante perché si sarebbe sottratto volontariamente al divieto di espatrio, e l’impressione qui é proprio quella che le procure, in quell’occasione, abbiano voluto creare un diritto nuovo. Come se ciò non bastasse, e mi riferisco alla creazione ad arte di una fattispecie di reato che non ha titolo di esistenza nel nostro ordinamento, il 22 giugno del ’94 al divieto di espatrio si é aggiunto anche un decreto di irreperibilità, emanato dalla procura di Roma sempre nei confronti di Craxi, quando tutto il mondo sapeva dove Craxi si trovava. Un decreto scriteriato emesso grazie ad un espediente, e cioè sul presupposto che le ricerche dell’imputato, che l’interpol non aveva condotto, avevano dato esito negativo. Il 7 luglio, il 17 luglio, il 4 novembre ed il 23 novembre del 1995 nei confronti di Craxi vengono emesse quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere. Anche tali ordinanze sono da considerarsi giuridicamente inesistenti, sia perchè in esse è totale la mancanza dell’esigenza cautelare della fuga o del concreto pericolo di fuga , che é richiesta espressamente per l’emissione della custodia cautelare, in particolare dall’articolo 274 lettera C del CPP, e che non può essere ridotta, come invece hanno fatto le Procure, ad una presunta e assolutamente indimostrabile “intenzione di fuggire”, fra l’altro smentita nei fatti dall’aggravarsi delle già precarie condizioni di salute di Craxi , le quali, già in quel tempo, gli impedivano di muoversi, sia perché le suddette ordinanze richiamano i precedenti provvedimenti relativi al divieto di espatrio da considerarsi (assieme pure alla dichiarazione di latitanza), giuridicamente inesistenti ed in quanto tali la loro inesistenza si trasmette alle ordinanze di custodia che li presuppongono. In ultima analisi poi, volendo considerare esistente ciò che esistente non é, le ordinanze di custodia di cui sopra si concludono correttamente con l’ordine di cattura di Craxi ed hanno portato ad altre quattro dichiarazioni di latitanza di Craxi, ma anche in questo caso la conclusione non sarebbe corretta, poichè l’ordinanza di cattura non fa sorgere a carico dell’interessato alcun obbligo di attivarsi o addirittura di costituirsi, ma fa sorgere sullo stesso un semplice obbligo negativo e cioé quello di subire l’attività della polizia giudiziaria. Trovandosi però Craxi ad Hammamet, per eseguire le ordinanze di cattura risultava necessaria la cooperazione dello Stato Tunisino il quale, invece, ignorando la richiesta di estradizione ha dato vita all’ipotesi di rigetto tacito della stessa. Perché l’Italia non si sia rivolta agli appositi organi di attuazione del diritto internazionale, per vedersi riconoscere l’estradizione di Craxi, rimane e rimarrà per sempre un mistero , anche se i più diffidenti potrebbero sostenere che é stato perché la Tunisia avrebbe potuto appellarsi all’Art.17 dell’apposita convenzione vigente fra i nostri due paesi che lascia la libertà allo stato stipulante di non estradare nel caso in cui l’infrazione per la quale l’estradizione é richiesta fosse un’infrazione politica (fatto che di per sé dimostrerebbe proprio come politico e non “giuridico” sia stato il processo contro Bettino Craxi”) , ma quello che é importante è ribadire come solo lo stato Tunisino avrebbe potuto rendere esecutive le ordinanze cautelari contro Craxi, e siccome non lo ha fatto, tali ordinanze, giuridicamente parlando, sono da considerarsi ineseguibili, ed ineseguibili indipendentemente dalla volontà di Craxi, e tanto basta per dimostrare che, ancora una volta, Craxi non avrebbe dovuto essere dichiarato latitante nemmeno in questo caso. Per questa e per tutte le ragioni suesposte, spero che un giorno si possa avviare un sano processo di revisione storico-giuridico per restituire la sua dignità di esule e di perseguitato politico perché è questo che lui ha fatto: scegliere l’esilio per non perdere la dignità, scegliendo di rimanere in un Paese che non poteva offrirgli nemmeno le cure necessarie per sopravvivere. E’ questo che abbiamo costretto Craxi a fare, lo abbiamo costretto a scegliere la morte quando gli chiedevamo in cambio della vita, la dignità. La giustizia vera e’ una giustizia di uomini vivi, non di cadaveri, una giustizia che trionfi nei tribunali che sono i suoi templi, non una giustizia che concluda i suoi riti nei cimiteri, dentro le tombe di coloro che ha condannato e di cui anche un pezzodimmerda come il Cazzaro di Napoli vomita e distribuisce patenti di dignità a coloro che hanno decine di morti sulla coscienza e la nega , offendendo in maniera vergognosa , chi ritiene giusto non doverla meritare.
  10. Sei Sicuro idiotoide razzistello...?? Salvini esulta con arresto di Fabio Loscerbo, sostenitore di Bonaccini. La smentita: “Frequentava la Destra” CATEGORIE: VERSIONI A CONFRONTO Tag: bonaccini, Fabio Loscerbo, salvini, versioni a confronto 8 minuti ago Redazione Bufale Fa discutere tantissimo anche nel panorama politico nazionale l’arresto di Fabio Loscerbo, avvocato accusato da aver favorito il rilascio di passaporti falsi ai clandestini secondo quanto riportato da Salvini. Tanto è bastato per rendere nuovamente calde le polemiche tra la Lega ed il PD, a poche ore di distanza dalle discussioni riguardanti la replica dell’ex Ministro dell’Interno sul caso “revenge ***”. Come avrete notato con il nostro articolo pubblicato in mattinata. Nel pomeriggio del 20 gennaio, l’ennesima polemica della campagna elettorale in Emilia Romagna. Tutti i dettagli sul passato politico di Fabio Loscerbo Andiamo con ordine, perché se da un lato è vera la notizia dell’arresto di Fabio Loscerbo, per permessi di soggiorno rilasciati con troppa facilità a Bologna (molti stranieri avrebbero trasferito fittiziamente il proprio domicilio nel capoluogo emiliano appositamente), allo stesso tempo bisogna evidenziare in primo luogo che si tratta di una misura cautelare. Insomma, prima di emettere sentenze, occorre attendere che le indagini e la giustizia facciano il loro corso. Detto questo, abbiamo in primis il post di Salvini su Fabio Loscerbo, con tanto di immagine che lo associa a Stefano Bonaccini, candidato del PD in Emilia Romagna. Il tutto, accompagnando la foto con questo testo: “Arrestato a Bologna per giro di permessi falsi ai clandestini, beccato con 200mila euro in contanti in casa!Bell’esempio di campione della sinistra buonista dei porti aperti… per MANGIARCI SU! Vergogna dell’Emilia-Romagna e dell’Italia“. Immediata la replica da parte di Bonaccini,il quale sempre su Facebook ha evidenziato che l’avvocato finito ai domiciliari nel bolognese non ha nulla a che fare con lui o con il PD. Al contrario, Fabio Loscerboavrebbe partecipato a convegni con la Destra, insieme a esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia.
  11. Eccolo qua , come sempre, il Cazzaro napoletano alla ricerca di facili applausi e gratificazioni a buon mercato . E che ci vuole ?? Niente !! Basta paragonare chi e’ stato una icona italica nella lotta alla mafia e da questa ucciso con chi , nella percezione comune , e’ stato equiparato ad un malfattore , ad un ladro , ad un intrallazzatore. Non ci vuole niente ed il Cazzaro di Napoli ha buon gioco nello strappare applausi che poi e’ quello che vuole . Il Pulcinella partenopeo ora si sente forte convinto di aver suscitato emozioni tra un battage pubblicitario per il FQ e Calandrino Travaglio . Ed allora giù botte da orbi !! Botte da orbi verso colui che definisce il “Cinghialone” , il “Ladrone”. Non c’e’ nemmeno bisogno di esaltare più di tanto Borsellino per entrare nella parte emotiva dei forumisti . Per farlo , a lui , basta pronunciare il nome di Craxi ed il successo e’ assicurato. Facile , no ?? Non voglio entrare nella parte prettamente processuale di Craxi , non mi interessa nemmeno dibattere se era un latitante od un rifugiato . Ho le mie idee e non assolvo per niente Craxi. Una giuria , in nome del Popolo italiano , lo ha condannato in modo definitivo e quindi per me è colpevole . Poi , ho una mia idea su cosa ha rappresentato per l’Italia. Non mi dilungo e non ho difficoltà a dire che con lui , il nostro Paese , aveva una considerazione diversa nel mondo . Era un punto di riferimento per l’Italia giusta o sbagliata che fosse. Agli altri capo di Stato degli altri Paesi sapeva incutere quel sottile timore che faceva dell’Italia un Paese ascoltato e rispettati . Però , a me , interessa l’uomo Craxi e la considerazione che dovrebbe imporre di fare la sua morte , come e dove e’ morto. Ed allora mi riallaccio alle parole che il Cazzaro di Napoli sparge a pieni polmoni sul forum . E lo faccio affinché tutti possano verificare di come parla di Craxi da morto e da come ha parlato di un altro morto meno di un mese fa . Si tratta di un ex brigatista rosso anch’esso condannato in via definitiva per una decina di uccisioni: Prospero Gallinari. . Ognuno legga e ne tragga le sue conclusioni. E poi , forse , vediamo se ci alziamo tutti in piedi come imporrebbe il Cazzaro di Napoli. Esproprio proletario In Politica Inviata 28 dicembre, 2019 · Modificato 28 dicembre, 2019 da fosforo311 · A mio modesto parere, sono i vostri squallidi commenti a dimostrare alcune cose. - Non conoscete l'umanità e la pietà. Davanti a un morto, davanti a una bara contenente il cadavere di un essere umano che ha sofferto ed espiato per decenni, in una cella che per lui era anche corsia d'ospedale, non si può proferire neppure un pietoso e cristianissimo "riposa in pace" senza essere scambiati da voi per "simpatizzanti" di un gruppo terroristico. - Non avete mai conosciuto gli anni di piombo. O li avete sì e no intravisti dal vostro guscio comodo e sicuro di figli di papà. Io che li ho vissuti in mezzo alla gente, da figlio del popolo, posso garantirvi che, in base al vostro sballato metro di giudizio, i "simpatizzanti" delle Br all'epoca del sequestro Moro sarebbero stati MILIONIcome scrivono molti ex brigatisti, tra cui lo stesso Gallinari: sarebbe stato materialmente impossibile tenere nascosto un prigioniero del calibro di Moro, per mesi, in una Roma militarmente presidiata, senza una spessa ed efficace barriera di protezione e di tacito consenso, o almeno di omertà e di silenzio, all'interno della popolazione. - Non conoscete la storia....- Non conoscete la LOGICA. Come scrivevo in quel post, se un brigatista dice che 2+2 fa 4, non gli si può dare torto. E non si potrebbe neppure se fosse Bin Laden o il diavolo in persona....
  12. Soc me ben ben in pont. Saluti alla slava/napoletana trentenne. I soldi frutto del suo meritevole lavoro non glieli ha ancora pappati tutti ??
  13. Capotreno presa a pugni per aver chiesto il biglietto. Nessun passeggero interviene per difenderla L'aggressore un italiano di mezza età. La donna, 25 anni, lo aveva ripreso perché, sdraiato, occupava diversi posti a sedere. La violenza è avvenuta all’altezza di Seregno, in Brianza
  14. Ho sentito il Compagno Landini dichiarare entusiasta “è la prima volta nella storia che si danno soldi ai lavoratori con un provvedimento del governo”. Che faccia di bronzo, parlava dell’integrazione agli stipendi derivante dall’abbattimento di parte del cuneo fiscale che il governo ha deciso di erogare sotto forma di integrazione agli 80 euro di Renzi. Allora dissero che era una misura elettoralistica, una mancetta. Un “bonus” che non sarebbe stato replicato, una elemosina. In realtà quella fu davvero la prima volta di un consistente spostamento di reddito verso le fasce più basse, oltre 10 milioni di persone che saliranno di altri 6 milioni e con un ulteriore aumento di denaro. I soliti illustri professori, su indicazione dello scienziato nonché Cazzaro di Napoli Fosforo 311 volte panzanaro , dissero che la modalità era sbagliata, che la corresponsione si sarebbe dovuta fare attraverso una manovra fiscale ma, si sa, quell’incapace di Renzi non era in grado di capire. Oggi hanno scoperto che è più rapido erogare il nuovo importo in aggiunta agli 80 euro, utilizzando lo stesso meccanismo del governo Renzi. Oggi va bene, prima perfino l’opposizione interna al PD sottovalutò quella misura, definendola “inessenziale”, anche perché non concordata coi sindacati. Sarà che i sindacati ci sformarono perché non c’era mai stato un aumento così alto in nessun rinnovo contrattuale della storia. Con questa misura cade, dopo tanti altri negli ultimi mesi, un altro pilastro dell’antirenzismo tafazziano e patologicamente (per la salute , nda) gravissimo. Comunico a chi cammina con l’archibugio in mano che Il 1 febbraio , Italia Viva , presenta il piano “Shock” di 120 miliardi per riavviare la crescita ( lo faccio perché ieri l’archibugiatore ne faceva esplicita richiesta , nda). Così vedremo se avranno il coraggio di bloccarla. Ah già , perché non farlo e poi dare la colpa al Leopoldino che e’ lui che “intralcia” il percorso dell’esecutivo. Saluti
  15. Lei come sempre , sig ahaha.ha, compie la solita azione di “distrazione di massa” spostando il discorso su percorsi che ritiene a lei più favorevoli . Veda , sig Sancho, io la stimerei di più se riuscisse a trasferire , anche su quesiti strettamente politici e sui quali si e’ abbondantemente già espresso, tutta la sua professionalità, valenza e competenza operativa , così come ha dimostrato più volte di possedere , in merito alla sua attuale attività lavorativa riguardante la mungitura e la ramazzatura delle vacche di bovini razza Frisona.
  16. Ah , dimenticavo ...https://youtu.be/z_Azzzn3myY