fosforo31

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  1. Il fenomeno del bullismo, nelle sue varie forme, se non possiamo dire che dilaga, certamente cresce. E non può essere altrimenti in un paese dove la giustizia è un colabrodo ipergarantista e iperpermissivo, dove l'insegnamento dell'educazione civica è stato abolito (nelle scuole e nelle famiglie), dove i ragazzi crescono viziati e senza ideali, e dove la politica è ridotta a protagonismo e a scontro verbale tra personaggetti pieni di sé e dalla vocazione autoritaria ma dal modesto spessore morale e intellettuale. Un tipico esempio di bullismo politico è Vincenzo De Luca. L'indecente bullo del Pd che può permettersi di fomentare violenza su una collega in puro stile mafioso ("Bindi infame, da uccidere") e di minacciare direttamente un giornalista ("vorrei incontrare Travaglio, da solo, di notte") senza essere cacciato a pedate dal suo partito e dalla politica. Un altro esempio è Salvini con le sue felpe e le sue ruspe. È di ieri un episodio più disgustoso che eclatante di bullismo comune (ma con una venatura politica). Un giornalista del servizio pubblico, mentre sta facendo il suo lavoro, viene colpito e ridotto a una maschera di sangue da un fascistello di Ostia con una testata, poi viene inseguito dallo stesso animale armato di mazza e picchiato insieme al suo operatore. Il tutto viene filmato ad alta definizione, ma la giustizia colabrodo si limita "ad aprire un'indagine": il bullo non può essere arrestato perché non c'è flagranza di reato. Roba da matti! Sempre ieri, un gravissimo episodio di bullismo giornalistico. Titolone di Vittorio Feltri su Libero: PER STENDERE RENZI BISOGNA SPARARGLI. Mi viene spontaneo un solo commento: un paese in cui va in edicola una simile carta da cesso, e in cui il diretto interessato, un ex premier oggi candidato premier, declassa quel vomitevole fomite di violenza a "battuta infelice", è un paese senza futuro, è un paese "nel baratro" come dice proprio oggi il prof. Prodi. Naturalmente il bulletto di Rignano ha letto l'editoriale di Feltri (un buon giornalista che per vendere copie sta invecchiando malissimo) e scommetterei che quel titolo gli è addirittura piaciuto. Dalla lettura e dalle spiegazioni date successivamente dallo stesso Feltri si evince infatti che contenuto e titolo erano rispettivamente un grosso sostegno e una grossa sviolinata a favore del segretario del Pd in questo momento per lui difficile. Renzi è definito "inamovibile" fino al prossimo Congresso, in quanto eletto con le primarie. Spetta dunque a lui scegliere tutti i candidati del Pd, inoltre, secondo Feltri, nella scissione del Pd Renzi non ha colpe (roba da matti!). Anzi Renzi, per gli oppositori interni del Pd, è come Maradona per i difensori dell'Inghilterra ai mondiali dell'86: per fermarlo devono solo sparargli. Uno che ti fa un titolo così, a un bulletto e a un narcisetto come Renzi viene voglia di baciarlo in fronte, altro che querelarlo! Ma ciò che né Feltri né Renzi capiscono (o fingono di non capire) è che quel titolo a caratteri cubitali è intrinsecamente violento, intrinsecamente inaccettabile in un paese civile, in un dibattito politico non ancora declassato al livello dei teppisti da stadio o peggio. Il bulletto Renzi era solo un bambino, ma il bullo Feltri può capire perfettamente, come lo capisce il sottoscritto, cosa avrebbe fomentato negli anni di piombo un titolo del genere su un politico. Ma non possiamo rassegnarci, non ora che sono vicine le elezioni politiche. Seppur regolate da una leggiaccia elettorale invereconda, esse sono una delle ultime possibilità che ci restano per provare a uscire dal baratro. Per provare a sradicare il bullismo (e molto altro) con una radicale ed epocale riforma della giustizia, auspicabilmente affidata, per una volta, agli addetti ai lavori (i Davigo, i Di Matteo, i Grasso) e non ai politici. E anche per provare a innescare una rivoluzione etica e culturale, per rendere più civile questo paese, per arrestare l'imbarbarimento e invertire la rotta. Termini come "infame", "uccidere", "stendere", "sparare", devono sparire dal linguaggio della politica e del giornalismo. Non devono essere mai più ammessi né tollerati, nemmeno come "battute infelici". Non possiamo rassegnarci a vedere nel bullismo la sintesi e la conclusione del berlusconismo e del renzismo. Anche se, come è logico e come ha confessato martedì da Floris, il bulletto Renzi farà il tifo per il bullo Berlusconi nella sua causa a Strasburgo. Mentre chi ama l'Italia logicamente tiferà contro. Se a un delinquente di quella sorta venisse restituita la piena agibilità politica, in barba a una legge dello Stato, per questo sfortunato paese sarebbe una ulteriore spinta, una grossa spinta, verso il fondo del baratro.

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