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  1. Ultima ora
  2. Bagni ‘gender free’ in municipio, aggiunta di una terza identità di genere sui questionari grazie alla casella ‘altro’ oltre all’opzione maschio/femmina, adozione di un linguaggio inclusivo e possibilità per lavoratori degli enti aderenti di utilizzare l’alias in caso di fase di transizione sessuale. Sono gli impegni assunti tramite un protocollo firmato oggi a Reggio Emilia per contrastare le discriminazioni verso gli orientamenti sexxuali degli Lgbti (***, g-ay, bisessuali, ***-essuali e inter-sessuali). ecco losoio quando cerchi i bagni per la tua prostata irritata,,cerca questa immagine:
  3. gente come te:non sanno giocare manco al piccolo chuimico,e vogliono cambiare il mondo!! mi verrebbe da dirti:vieni avanti,gretino!! aahahahahahaha (risatona all'alka setltzer)
  4. l Tribunale del riesame di Reggio Calabria ha confermato il divieto di dimora a Riace per il sindaco sospeso Domenico Lucano, nell’ambito dell’inchiesta “Xenia” della Procura della Repubblica di Locri sugli illeciti nella gestione dei migranti.Il 27 febbraio scorso la Corte di cassazione aveva annullato l’ordinanza con cui il riesame aveva respinto il ricorso dei difensori di Lucano, rinviando gli atti, per una nuova pronuncia al Tribunale, che stasera ha confermato il divieto.
  5. Appena ha ricevuto la tessera era molto contento, racconta che è andato alle poste per pagare una bolletta e «mi hanno chiesto quale era il mio nome e se avevo chiesto il reddito di cittadinanza. Certo che sì. Ho risposto, ho una pensione di 500 euro e ho chiesto l’integrazione» Alale Dahir ha 67 anni e apre la busta negli uffici dell’Inca Cgil, ha poca dimestichezza con tessere e pin ed è nella sede del sindacato per capire come usare la tessera e quanto c’è su quella tessera. La sorpresa quando ha letto il totale che integrerà la sua pensione: “Solo 40 euro, non li voto più”. Ma Alale Dahir, somalo, che vive a Torino dal 1987, non è soddisfatto: «Con quei soldi non pago neanche una bolletta». Voleva di più. Secondo noi anche troppo. Si chiama ‘reddito di cittadinanza’ e ‘pensione di cittadinanza’, e la danno ai somali perché siamo nella Ue. O perché, nel frattempo, sono diventati ‘italiani’. Alale vive anche in una casa popolare. Non dovevano pagarci le pensioni?
  6. parlano i fatti..egrg.sig. ariapuzzolente di sx..i fatti quali sono?? un leader che è riuscito a portate un partito dal 7% a quasi al 40 %...ti basta,mo passo al solito disegnino?? Ps:prima di parlare assicurarsi di aver acceso il cervello"!!
  7. si,si..vanno ospitati..ma a casa di altri!! ecco come la pensano i buonisti
  8. le basi delle sx..detta tutta!!
  9. ma facce da...bronzi di RIACE!!
  10. Oggi
  11. Ieri
  12. A totale beneficio del livoroso , fazioso nonche’ Cazzaro di Napoli , invio la memoria storica riguardante Radio Radicale . Quando è nata la convenzione La convenzione tra Radio Radicale e lo Stato è nata ufficialmente nel 1994 e ha avuto una storia articolata. Vediamone i passaggi principali. La “legge Mammì” – dal nome del suo promotore Oscar Mammì, ministro delle Comunicazioni tra il 1987 e il 1991 – cambiò profondamente il sistema radiotelevisivo italiano nel 1990. Tra le varie cose, la legge stabiliva (legge n. 223 del 6 agosto 1990, art. 24) che la Tv di Stato avesse tre reti televisive e tre reti radiofoniche. A queste ultime poteva aggiungersi, su richiesta dei presidenti del Senato e della Camera, una quarta "rete radiofonica riservata esclusivamente a trasmissioni dedicate ai lavori parlamentari". Questa funzione era svolta già dal 1976 da Radio Radicale, in totale indipendenza. Nel 1991 – come spiegòin un’audizione parlamentare del 20 febbraio 1998 Paolo Vigevano, l’allora editore di Radio Radicale – i presidenti di Camera e Senato fecero la richiesta prevista dalla legge Mammì, ma la Rai non sembrò interessata a svolgere questo servizio, probabilmente per motivi economici ed editoriali. Nel 1994 fu così approvato un decreto-legge (n. 602 del 28 ottobre) che stabiliva (art. 9) il principio della convenzione, e cioè che "allo scopo di assicurare il servizio di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari [...] il Ministero delle poste e delle telecomunicazioni" stipulasse "una convenzione di durata triennale con un concessionario per la radiodiffusione sonora". Con questa convenzione, la concessionaria doveva impegnarsi – nei limiti annui di 10 miliardi di lire – "a trasmettere per ogni impianto, nell'orario tra le ore 8.00 e le ore 21.00, almeno il sessanta per cento del numero annuo complessivo di ore dedicate dalle Camere alle sedute d’aula". E qui entrava in gioco per la prima volta il principio della gara pubblica. Come recitava il decreto-legge (art. 9 co. 3), infatti, la scelta del concessionario sarebbe dovuta avvenire "mediante gara, tenuto conto dei seguenti criteri: a) precedenti attività di informazione di interesse generale; b) affidabilità tecnica della proposta; c) minore contributo finanziario richiesto per il servizio; d) investimenti effettuati nel settore". In realtà, questo decreto-legge decaddeper mancata conversione da parte del Parlamento, ma la parte sulla convenzione trovò comunque applicazione. Come spiega una nota di un dossier della Camera dei deputati sulla legge di Bilancio 2019, la convenzione fu approvata il 21 novembre 1994 con un decreto dell’allora ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni Giuseppe Tatarella. Ad aggiudicarsela dopo una gara per i successivi tre anni era stata la società Centro di produzione S.p.a., ossia Radio Radicale. "Nella gara fatta nel 1994 ci siamo presentati solo noi" ha spiegato ad Agi Paolo Chiarelli, amministratore delegato di Radio Radicale. "A livello nazionale non c’era nessuno interessato a fare questo servizio perché ti impedisce di fare la parte commerciale. A noi fu assegnata per il triennio successivo". La convenzione mantenne la sua validità grazie alla legge n. 650 del 23 dicembre 1996, per essere poi rinnovata diverse volte nel corso del tempo. Insomma, riassumendo: la gara nel 1994 ci fu, anche se Radio Radicalefu l’unica concorrente. Che cosa successe in seguito? Quante volte è stata prorogata la convenzione Il seguito è, si potrebbe dire, una storia italiana di situazioni transitorie che diventano definitive e di soluzioni temporanee protratte per decenni. Dopo la scadenza della convenzione del 1994, avvenuta il 21 novembre 1997, venne adottata un’altra legge (n. 224 dell’11 luglio 1998), che "allo scopo di garantire la continuità del servizio di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari" rinnovò per un triennio e "in via transitoria" la convenzione tra Radio Radicale e il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni (con un importo annuo di 11,5 miliardi di lire). Come spiegava il testo di legge, la transitorietà della scelta era dovuta al fatto che i criteri della nuova gara pubblica per la concessione della convenzione sarebbero stati "definiti nel quadro dell'approvazione della riforma generale del sistema delle comunicazioni". Di fatto, questo regime di transitorietà è diventato permanente nei decenni successivi, nonostante la nascita nel 1998 del canale radiofonico Rai Gr Parlamento. Le proroghe della convenzione tra Stato e Radio Radicale sono avvenute per trienni, bienni e singole annualità – prima con il Ministero delle Comunicazioni, poi con quello Sviluppo economico – utilizzando le leggi di Bilancio o la conversione di decreti-legge. Nel dettaglio, la legge finanziaria per il 2001 (art. 145, comma 20) ha autorizzato la spesa di 15 di lire miliardi per ciascuno degli anni 2001, 2002 e 2003 per la proroga della convenzione. Le legge finanziaria per il 2004 (art. 4, comma 7) ha stanziato 8,5 milioni di euro annui per il 2004, 2005, 2006. La legge finanziaria per il 2007 (art.1, comma 1.242) ha invece rinnovato la convenzione con la spesa di 10 milioni di euro annui fino al 2009. Negli ultimi anni, le proroghe sono state fatte di anno in anno, sempre con stanziamenti di 10 milioni di euro. Per esempio, la legge di Stabilità per il 2016 (art. 1, comma 177) ha autorizzato la spesa di 10 milioni di euro per quell’anno, mentre la legge n. 19 del 27 febbraio 2017 (art. 6, comma 2) ha stanziato una somma identica per l’anno successivo. L’ultimo rinnovo in ordine di tempo è avvenuto con la legge di Bilancio per il 2018 (art. 1, comma 689), che per l’anno scorso ha autorizzato la spesa di 10 milioni di euro. Riassumendo: dal 1994, la convenzione è stata rinnovata oltre dieci volte senza gara – con l’autorizzazione di spese triennali, biennali e annuali fatte da diverse esecutivi – fino ad arrivare alla decisione del governo Conte, che intende non rinnovarla più dopo quasi 25 anni. Qual è stata la posizione di Radio Radicale negli anni Secondo Bonino, "ogni anno, ogni volta, Radio Radicale ha chiesto che si istituisse una gara per valutare tutti gli elementi del servizio e aprirlo anche ad altri contendenti". Come spiega il sito ***dell’emittente radiofonica, Radio Radicale alla fine degli anni Ottanta si era battuta affinché lo Stato indicesse una gara per finanziare il servizio di trasmissione delle sedute parlamentari, "che Radio Radicale svolgeva a spese del Partito Radicale dal 1976". L’insufficienza dei fondi portò temporaneamente alla chiusura della radio e alla fase della cosiddetta “Radio Parolaccia”, dove le uniche trasmissioni dell’emittente erano le telefonate senza filtro e censure del pubblico, fino all’accesso ai contributi pubblici a inizio anni Novanta. Anche nel 1998 – quando lo Stato decise di rinnovare per la prima volta la convenzione – il Partito Radicale si era espresso affinché fosse indetta una "gara vera", citando le parole di allora di Emma Bonino, per la trasmissione delle sedute parlamentari. In realtà questa opzione non si è più verificata e come abbiamo visto la convenzione è stata prorogata diverse volte, con stanziamenti in ogni occasione a favore di Radio Radicale. Come ha confermato il suo amministratore delegato Chiarelli ad Agi, "noi abbiamo sempre chiesto al Ministero di trovare una soluzione a questa situazione e siamo sempre stati disposti a fare la gara, purché sia regolare. Cioè tra soggetti che partecipano alla pari, quindi non come la Rai che è già forte grazie ai soldi pubblici". Conclusione Ormai da settimane si discute sul futuro di Radio Radicale, sempre più incerto dopo l’annuncio del governo di non voler rinnovare la convenzione tra l’emittente e il Ministero dello Sviluppo economico in scadenza a giugno 2019. Secondo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Vito Crimi, Radio Radicale ha ottenuto questa convenzione senza aver mai fatto una gara, ma questo è solo parzialmente vero. Nel 1994, Radio Radicale si era aggiudicata la funzione di trasmettere le sedute parlamentari – nel rispetto della legge Mammì del 1990 – dopo una gara, a cui aveva però partecipato in solitaria. La convenzione è poi stata prorogata oltre dieci volte negli anni, per trienni, bienni e singole annualità, senza che effettivamente venisse indetta ogni volta una nuova valutazione con altri contendenti. La posizione *** dell’emittente è comunque quella di trovare una soluzione del Ministero, anche con un confronto pubblico – purché "equo" – con altri contendenti.
  13. Di certo i soldi non li danno a chi li hanno promessi... GRILLINO TI VOGLIO DIRE...TU SOSTIENI UN PREGIUDICATO,CONDANNATO PIÙ VOLTE. *** su questo sito web LASTAMPA.IT Il primo reddito di cittadinanza, “Solo 40 euro, non li voto più”
  14. Di certo i soldi non li danno a chi li hanno promessi... GRILLINO TI VOGLIO DIRE...TU SOSTIENI UN PREGIUDICATO,CONDANNATO PIÙ VOLTE. *** su questo sito web LASTAMPA.IT Il primo reddito di cittadinanza, “Solo 40 euro, non li voto più”
  15. http://www.la7.it/piazzapulita/video/una-donna-tra-il-pubblico-di-piazzapulita-‘ho-58-anni-e-un-isee-pari-a-1-perché-mi-hanno-attribuito-19-04-2019-269402?fbclid=IwAR31_39azYwBd_emPO7W3TdrpoibHAcOTxc8pXmo-boMdAMigSBlHJ9CcP0 Una donna tra il pubblico di Piazzapulita: ‘Ho 58 anni e un ISEE pari a 1, perché mi hanno attribuito solo 278 euro di reddito di cittadinanza?’
  16. Classico stile grullesco la colpa è sempre degli altri anche se le scelte sono prettamente grullesche ... anche se da un immobilismo visto dal fosforoso stiamo cadendo nel più retrogrado dei momenti... tutto va a catafascio ma questo è il famigerato cambiamento al peggio non c'è fine e la fine ci verrà proprio da quelli del cambiamento ahinoi.
  17. Anche a me è venuto da dire lo stesso...... Lui è uno che dice sempre di andare a prostitute....... cos'ha da dire....... lui non e' certo migliore...... anzi....... dovrebbe vergognarsi lui....... Viscidone!!!!!!!
  18. Poteva astenersi il rappresentante del partito degli affari e dei poteri forti? Poteva astenersi il rappresentante della conservazione infiltrato nel governo cosiddetto del cambiamento? Poteva astenersi Matteo Salvini dall'intervenire a favore della RADIO MANGIASOLDI dei radicali? No che non poteva! Ovviamente non poteva! Una delle cose da conservare in questo paese immobile, o meglio immobilizzato da una casta di svergognati e sciagurati gattopardi, sono i privilegi di una radio privata che ha in concessione da 30 anni E SENZA GARA un servizio pubblico. Uno dei cambiamenti da evitare in questo paese inerte è interrompere la pioggia di denaro pubblico su una radio di partito che svolge un servizio pubblico del tutto superfluo. Del tutto superfluo perché già svolto, a costo zero per i contribuenti, da altre emittenti radio, siti web e web tv. Dice il capitano dei miei stivali: "Preferirei un taglio ai mega-stipendi in Rai". A parte il fatto che la Lega, quando è stata al governo, quei mega-stipendi non li ha mai tagliati, e a parte il fatto che alcuni dei mega-stipendiati Rai conducono programmi seguiti da milioni di persone e non dai 4 gatti di Radio Radicale, che cavolo c'entrano gli stipendi Rai con i finanziamenti pubblici a una radio privata? La frase di Salvini è banalmente assurda: non c'è nessuna incompatibilità tra i due tagli, si possono e si devono fare al più presto ambedue. È come se mi chiedessero: vuoi mangiare zucchine in umido a cena? E io rispondessi: no, preferirei bere latte a colazione. Per il ministro dell'Interno non possiamo sprecare un solo euro per accogliere un naufrago raccolto in mare da una ONG straniera, ma dobbiamo buttare nel cesso 13 milioni l'anno per un servizio pubblico già svolto da altri a costo zero. Naturalmente sulla RADIO MANGIASOLDI Salvini è in buona compagnia. Come ho già scritto, il partito degli affari e il partito della conservazione in Italia sono trasversali. Leghisti, pidini e forzidioti, pardon forzitalioti, gli stessi (guarda caso!) che sfilavano a braccetto con le madamine della Torino bene a favore del costoso e inutile TAV, oggi vanno a braccetto con gli Sgarbi e con i radical chic di Espresso-Repubblica a favore della costosa e inutile (nel senso di superflua) Radio Radicale. Ricordiamocene il 26 maggio, in cabina elettorale.
  19. AUGURI E RICORDATEVI DI LORO !! QUELLI CHE DA 780 € A PERSONA PROMESSI SONO ARRIVATI A 40€ A FAMIGLIA PASSANDO PER LA SPARIZIONE DEI 300€ DI REI CHE PERCEPIVATE PRIMA ! INSOMMA AVETE FATTO UN AFFARE !! MA POI C'E' QUOTA CENTO CHE QUALCHE FREGATURA LA HA GIÀ DATA ALTRO CHE ESODATI DELLA FORNERO...
  20. Ma invece penso che sia la solita manfrina e la poltrona questi non la mollano nemmeno se vengono sparati...
  21. Certo che si chiuderla perchè tanto c'è lo streaming dei grilli sempre ed ovunque. Ma vafff grullesco... quando qualcuno mette in risalto la VERITA' da fastidio e allora si chiude e si tagliano i finanziamenti che è peggio... meglio versare ad una azienda con conflitti d'interessi 300 € da parte dei cosidetti portavoce dei cittadini che di portavoce non hanno proprio nulla tutti succubi alla politica dettata dalla famigerata piattaforma con Presidente unico e intoccabile un certo Casaleggio.
  22. Ma sarà come la votazione per salvare il Salvini lo faranno decidere a Rousseau ahahaha ovvero alla Casaleggio &co ma poi la poltrona come si fa a mollarla... nooo quando mai una occasione così ?
  23. Eppero’ !! Il Cazzaro di Napoli sarà pure un fervente democratico e quindi giammai un grillino ( dice lui , nda) , ma appena la testadiminkia grillebete Vito Crimi annuncia che non sarà rinnovata la convenzione con Radio Radicale , ecco che il Panzanaro su schiera subito dalla sua psrte . Invece No , Cazzaro !! Radio Radicale e’ una voce libera e democratuca che da 40 anni trasmette in diretta le sedute del Parlamento e segue le attività di tutte le istituzioni, dalla Corte Costituzionale al Consiglio Superiore della Magistratura, i più grandi processi giudiziari e le più importanti attività culturali e sociali. Negli ultimi 20 anni questo è stato possibile grazie a una convenzione con lo Stato italiano e solo dei Fascisti come i grillini e quindi come il Cazzaro di Napoli possono solo pensare di chiuderla !! Egregio Cazzaro , Il diritto alla conoscenza è un diritto fondamentale affinché il cittadino possa farsi liberamente una opinione e non sia condizionato da una informazione distorta e di parte. Insomma , quella che e’ in voga nei regimi dittatoriali ( come nel Venezuela del tuo compagno Maduro ), quella che in Italia vorreste , passetto dopo passetto , diventasse appannaggio della piattaforma , quella dove si possono irradiare le bufale più obbrobriose senza che nessuno possa saperlo . Cazzaro di Napoli , la democrazia ha un costo ed io i miei 35 centesimi l’anno affinché Radio Radicale continui ad esistere li pago volentieri . Ci siamo capiti , Cazzaro ?? Di Napoli !!
  24. l'amico della lega...
  25. Prima di tutto una precisazione sul titolo di questa discussione. Lungi da me l'idea che un governo possa azzardarsi a chiudere un giornale o una emittente radio o TV. Sempre che questa non violi diritti altrui, come fu a suo tempo il caso di Rete4, TV ABUSIVA che una sedicente sinistra, prona e appecorita (per non dire VENDUTA) davanti agli interessi e ai privilegi del Caimano, non osò mai toccare. Se oggi dico, e lo dico forte, CHIUDETE RADIO RADICALE, intendo solo rendere pan per focaccia ai cialtroni, ai falsari e ai piagnoni, che accusano il governo di voler chiudere l'emittente con un gesto autoritario da regime fascista o sovietico, e che inscenano proteste, piagnistei, raccolte di firme. Dal patetico Sgarbi ai piagnoni del Pd e del gruppo Repubblica-Espresso. Signori, rimettete in tasca i fazzoletti, qui nessuno vuole chiudere nulla. Se non i cordoni della borsa del denaro pubblico. Dalla quale questa emittente iperprivilegiata spilla da decenni, in barba a ogni legge del mercato e della libera e leale concorrenza, somme spropositate, astronomiche, del tutto sproporzionate al servizio pubblico offerto (le radiocronache dal Parlamento). Secondo Wiki, mai smentita, Radio Radicale riceve dallo Stato 12,761 milioni di euro annui e la cosa va avanti (almeno) dai primi anni '90. Tirando le somme, parliamo di centinaia di miliardi di vecchie lire e di centinaia di milioni di euro. Soldi nostri. Soldi regalati a una radio seguita da 4 gatti, che rifiuta il rilevamento dell'audience, che avrà poche decine di dipendenti e che con tutta quella pioggia di denaro in 30 anni non è riuscita nemmeno a coprire con il segnale l'intero territorio nazionale ma solo il 75%. In compenso è riuscita a conciliare il sonno a quelli che la usano come sonnifero. Alzi la mano chi non si è mai addormentato durante uno degli insulsi dibattiti serali o notturni irradiati da Radio Radicale. Una radio di partito, cioè di una associazione privata, dunque una radio di parte, faziosa per definizione. E chi la segue lo sa bene. Ma copiosamente finanziata con il denaro di tutti. Svolge un servizio pubblico? Certo, ma è un servizio che paghiamo a peso d'oro e di cui non da oggi ma da molti anni potremmo tranquillamente fare a meno. C'è un canale radio Rai (GR Parlamento) nato 20 anni fa e pagato dagli abbonati che svolge lo stesso servizio. Di più: Camera e Senato hanno le loro web tv per le dirette in streaming. E questi radicali mangiasoldi pretendono da noi quasi 13 milioni l'anno per andare avanti? Ma vogliamo scherzare? È un'offesa a milioni di famiglie che non arrivano a fine mese e a centinaia di piccole emittenti radio e tv che rischiano sul serio di chiudere. Il governo Conte non deve dimezzare i fondi a Radio Radicale, deve AZZERARLI. SUBITO! Questa emittente ha già avuto molto ma molto più che abbastanza, in 30 anni, per cominciare finalmente a camminare sulle proprie gambe. Venda un po' di pubblicità, mandi in onda servizi e inchieste serie e originali invece di fare il doppione di altre emittenti, e buona fortuna. E la Corte dei Conti indaghi sui bilanci pregressi dell'emittente per capire esattamente come sono stati spesi i nostri soldi.
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