E mentre l’ccozzaglia parla di vittorie (false), parliamo di economia che cresce (vera) per merito del PD ...!!

 
 
  

L’asprezza del dibattito politico e il cronico pessimismo “a prescindere” di una buona fetta di analisti e commentatori hanno fatto sì che fino a questo momento è praticamente mancata una valutazione obiettiva dell’impatto delle politiche economiche dei 1000 giorni e del primo semestre del Governo Gentiloni. A parte qualche volonterosa ma isolata analisi sono prevalse in genere le note polemiche e si sono frequentemente sentite critiche poco fondate sull’impatto di tali politiche economiche: in particolare, è stato detto che l’economia nel suo complesso è cresciuta poco perché gli 80 euro e le diverse riduzioni di tasse hanno poco aiutato i consumi o perché le imprese non hanno fatto abbastanza investimenti; inoltre, è stato sostenuto che il Jobs Act e le decontribuzioni non hanno colto l’obiettivo di rilanciare l’occupazione e stabilizzare i posti di lavoro. Queste critiche si sono ripetute nel tempo e a poco a poco sono state elevate al rango di “verità” assolute pur non godendo di alcuna verifica empirica. Infatti, i dati statistici disponibili rappresentano una realtà abbastanza diversa. Innanzitutto, come abbiamo dimostrato in dettaglio anche in precedenti articoli, gli effetti sull’occupazione di Jobs Act e decontribuzioni sono stati significativi. In particolare, da marzo 2014 (primo mese pieno del Governo Renzi) al settembre 2017 secondo le indagini delle forze di lavoro dell’Istat gli occupati totali sono aumentati di 986mila unità, di cui ben 535 mila a tempo indeterminato. Questo stock di oltre mezzo milione di nuovi posti di lavoro stabili, nonostante un certo rallentamento delle assunzioni negli ultimi mesi, è un dato di fatto acquisito ed indiscutibile, la cui realtà è stata riconosciuta anche dal presidente della Bce Mario Draghi. Inoltre, è vero, come è stato sottolineato dall’ex presidente dell’Istat Enrico Giovannini, che gli occupati sono già tornati più o meno ai livelli pre-crisi ma che, purtroppo, le unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula) sono ancora inferiori di molto ai livelli di fine 2007. Ma questa asimmetria tra occupati e Ula non origina da un fallimento delle politiche del lavoro degli ultimi tre anni e mezzo, come alcuni hanno sostenuto. Infatti, secondo i dati di contabilità nazionale, dal secondo trimestre 2014 al secondo trimestre 2017, la crescita complessiva degli occupati (+3,5% rispetto al primo trimestre 2014) è stata più o meno la stessa delle Ula (+3,4%). Bisognerebbe piuttosto chiedersi quali tragici errori delle politiche economiche precedenti, in primo luogo una eccessiva austerità, abbiano potuto produrre un crollo delle Ula pari al 7,8% dall’ultimo trimestre del 2007 al primo trimestre del 2014, una flessione sostanzialmente in linea con quella altrettanto grave del Pil (-7,6%). Non trovano riscontro reale nemmeno le ripetute lamentazioni sulla bassa crescita del Pil italiano dal 2014 ad oggi: crescita che, secondo i critici, avrebbe potuto essere ben maggiore se le risorse pubbliche fossero state impiegate meglio anziché introducendo gli 80 euro o altre riduzioni di tasse. Intanto molti sembrano dimenticare che senza la battaglia vinta a Bruxelles dal Governo Renzi sulla flessibilità non vi sarebbero state nemmeno risorse aggiuntive per sostenere l’economia, che usciva prostrata dal biennio 2012-2013. Inoltre, i dati Istat (considerando anche le ripetute rettifiche) indicano che il Pil italiano è aumentato dal secondo trimestre 2014 al secondo trimestre del 2017 del 3,4%. Certo, non si tratta di una crescita sufficiente né esaltante. Ma ciò non è un demerito delle politiche economiche adottate;politiche del “passo dopo passo” che hanno puntato a rilanciare gradualmente le componenti della domanda interna privata, cioè i consumi delle famiglie e gli investimenti delle imprese. Queste due componenti, infatti, sono entrambe cresciute molto più del Pil. I consumi privati sono aumentati cumulativamente negli ultimi dodici trimestri del 5,2% mentre gli investimenti in macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto sono cresciuti nello stesso periodo addirittura del 12,9% (più che in Germania e Francia). Ciò per merito di misure come il rifinanziamento della Legge Sabatini, il superammortamento e il piano Industria 4.0. Se il Pil è aumentato meno della domanda privata non è dunque per colpa delle politiche economiche fatte ma casomai per via di quelle che non si potevano fare. Ad esempio accrescere i consumi finali delle pubbliche amministrazioni. Cosa impossibile dati i ben noti vincoli di bilancio. Infatti, i consumi dello Stato italiano in tre anni e mezzo sono aumentati solo dello 0,4%. Mentre è perdurata, per altro verso, la crisi della domanda per costruzioni, diminuita di un ulteriore 1,3%. Dal lato del valore aggiunto, invece, sono cresciute molto l’industria manifatturiera, il commercio e il turismo. Un evidente impatto positivo delle politiche economiche avviate con i 1000 giorni dunque c’è stato e non si è certamente esaurito. I consumi, gli investimenti privati e la produzione industriale ne trarranno ulteriore giovamento anche nei prossimi trimestri, a cominciare dal terzo trimestre di quest’anno, il cui Pil sarà reso noto dall’Istat il prossimo 14 settembre.                     Fonte : Democratica.com

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2 messaggi in questa discussione

Non è il PD a far crescere l'economia, sono le esportazioni, vale a dire la domanda estera.

Allego disegnino, non esaustivo ma che rende l'idea

http://www.istat.it/it/files/2017/11/notamensile_ott17_fin.pdf?title=Nota+mensile+n.+10%2F2017+-+07%2Fnov%2F2017+-+Testo+integrale.pdf

(il disegnino è quello individuato dal numero 4. Ricordo al somaro pisano che il numero 4 segue il numero 3 e precede il numero 5)

Nel comunicato ISTAT del 31 ottobre scorso

http://www.istat.it/it/files/2017/10/CS_Occupati_e_disoccupati_SETTEMBRE_2017.pdf?title=Occupati+e+disoccupati+(mensili)+-+31%2Fott%2F2017+-+Testo+integrale+e+nota+metodologica.pdf

leggiamo che "su base annua si conferma l’aumento degli occupati ( + 326mila ). La crescita riguarda i lavoratori dipendenti ( +387mila , di cui + 361mila a termine e + 26mila permanenti).

Capito?

+ 361mila a termine e + 26mila permanenti 

Buona futura opposizione di inquisti di sinistra a tutti

 

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2 ore fa, mark25251 ha scritto:
 
 
  

L’asprezza del dibattito politico e il cronico pessimismo “a prescindere” di una buona fetta di analisti e commentatori hanno fatto sì che fino a questo momento è praticamente mancata una valutazione obiettiva dell’impatto delle politiche economiche dei 1000 giorni e del primo semestre del Governo Gentiloni. A parte qualche volonterosa ma isolata analisi sono prevalse in genere le note polemiche e si sono frequentemente sentite critiche poco fondate sull’impatto di tali politiche economiche: in particolare, è stato detto che l’economia nel suo complesso è cresciuta poco perché gli 80 euro e le diverse riduzioni di tasse hanno poco aiutato i consumi o perché le imprese non hanno fatto abbastanza investimenti; inoltre, è stato sostenuto che il Jobs Act e le decontribuzioni non hanno colto l’obiettivo di rilanciare l’occupazione e stabilizzare i posti di lavoro. Queste critiche si sono ripetute nel tempo e a poco a poco sono state elevate al rango di “verità” assolute pur non godendo di alcuna verifica empirica. Infatti, i dati statistici disponibili rappresentano una realtà abbastanza diversa. Innanzitutto, come abbiamo dimostrato in dettaglio anche in precedenti articoli, gli effetti sull’occupazione di Jobs Act e decontribuzioni sono stati significativi. In particolare, da marzo 2014 (primo mese pieno del Governo Renzi) al settembre 2017 secondo le indagini delle forze di lavoro dell’Istat gli occupati totali sono aumentati di 986mila unità, di cui ben 535 mila a tempo indeterminato. Questo stock di oltre mezzo milione di nuovi posti di lavoro stabili, nonostante un certo rallentamento delle assunzioni negli ultimi mesi, è un dato di fatto acquisito ed indiscutibile, la cui realtà è stata riconosciuta anche dal presidente della Bce Mario Draghi. Inoltre, è vero, come è stato sottolineato dall’ex presidente dell’Istat Enrico Giovannini, che gli occupati sono già tornati più o meno ai livelli pre-crisi ma che, purtroppo, le unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula) sono ancora inferiori di molto ai livelli di fine 2007. Ma questa asimmetria tra occupati e Ula non origina da un fallimento delle politiche del lavoro degli ultimi tre anni e mezzo, come alcuni hanno sostenuto. Infatti, secondo i dati di contabilità nazionale, dal secondo trimestre 2014 al secondo trimestre 2017, la crescita complessiva degli occupati (+3,5% rispetto al primo trimestre 2014) è stata più o meno la stessa delle Ula (+3,4%). Bisognerebbe piuttosto chiedersi quali tragici errori delle politiche economiche precedenti, in primo luogo una eccessiva austerità, abbiano potuto produrre un crollo delle Ula pari al 7,8% dall’ultimo trimestre del 2007 al primo trimestre del 2014, una flessione sostanzialmente in linea con quella altrettanto grave del Pil (-7,6%). Non trovano riscontro reale nemmeno le ripetute lamentazioni sulla bassa crescita del Pil italiano dal 2014 ad oggi: crescita che, secondo i critici, avrebbe potuto essere ben maggiore se le risorse pubbliche fossero state impiegate meglio anziché introducendo gli 80 euro o altre riduzioni di tasse. Intanto molti sembrano dimenticare che senza la battaglia vinta a Bruxelles dal Governo Renzi sulla flessibilità non vi sarebbero state nemmeno risorse aggiuntive per sostenere l’economia, che usciva prostrata dal biennio 2012-2013. Inoltre, i dati Istat (considerando anche le ripetute rettifiche) indicano che il Pil italiano è aumentato dal secondo trimestre 2014 al secondo trimestre del 2017 del 3,4%. Certo, non si tratta di una crescita sufficiente né esaltante. Ma ciò non è un demerito delle politiche economiche adottate;politiche del “passo dopo passo” che hanno puntato a rilanciare gradualmente le componenti della domanda interna privata, cioè i consumi delle famiglie e gli investimenti delle imprese. Queste due componenti, infatti, sono entrambe cresciute molto più del Pil. I consumi privati sono aumentati cumulativamente negli ultimi dodici trimestri del 5,2% mentre gli investimenti in macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto sono cresciuti nello stesso periodo addirittura del 12,9% (più che in Germania e Francia). Ciò per merito di misure come il rifinanziamento della Legge Sabatini, il superammortamento e il piano Industria 4.0. Se il Pil è aumentato meno della domanda privata non è dunque per colpa delle politiche economiche fatte ma casomai per via di quelle che non si potevano fare. Ad esempio accrescere i consumi finali delle pubbliche amministrazioni. Cosa impossibile dati i ben noti vincoli di bilancio. Infatti, i consumi dello Stato italiano in tre anni e mezzo sono aumentati solo dello 0,4%. Mentre è perdurata, per altro verso, la crisi della domanda per costruzioni, diminuita di un ulteriore 1,3%. Dal lato del valore aggiunto, invece, sono cresciute molto l’industria manifatturiera, il commercio e il turismo. Un evidente impatto positivo delle politiche economiche avviate con i 1000 giorni dunque c’è stato e non si è certamente esaurito. I consumi, gli investimenti privati e la produzione industriale ne trarranno ulteriore giovamento anche nei prossimi trimestri, a cominciare dal terzo trimestre di quest’anno, il cui Pil sarà reso noto dall’Istat il prossimo 14 settembre.                     Fonte : Democratica.com

Dammi retta Pancho Villa.Lascia perdere per un po' la tastiera e vai a farti un giro.Che è meglio.

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