referendum come primo passo
IL TAGLIO DEGLI INUTILI O L'INUTILE TAGLIO?

Si avvicina la due giorni referendaria del 20 e 21 settembre che dovrebbe sancire, anche con l’espressione popolare e salvo imprevisti o svenimenti di massa, la riduzione delle persone inutili che compongono il nostro Parlamento e che quasi mai lo frequentano. Prima di analizzare superficialmente le ragioni del SI e del NO, faccio notare che la richiesta di indire il referendum è partita da un’iniziativa senatoriale, cioè dalla casta che la legge costituzionale, sottoposta al vaglio popolare, dovrebbe ridimensionare nel numero e non nelle funzioni (o finzioni?) e nei privilegi. In effetti, non vedo per quale motivo, se non per perdere o acquistare tempo,  dovrebbero essere proprio gli esponenti della classe più odiata da sempre a proporre una modifica al ribasso per se stessi, nel momento in cui la forza dello strumento costituzionale utilizzato e, soprattutto, la materia nella quale interviene, credo sia incontestabile da parte dei cittadini. Vorrei capire dov’è la logica nell’approvare una variazione della Costituzione (per la quale è necessaria un’ampia maggioranza e, per forza di cose, un’intesa politica trasversale) se poi circa settanta senatori chiedono l’avallo popolare. Ipocrisia? Tentativo, da parte di pochi eletti, di convincere gli italiani che ciò che è stato votato a più riprese da diverse centinaia di parlamentari è sbagliato? Ipotesi non da escludere, ma se fosse così bisognerebbe richiamare a noi tanti di quegli esempi, e neanche con forza costituzionale, da dover indire un referendum a settimana. Fatto sta che la modifica della Carta Costituzionale poteva divenire cosa certa ed invece è tornata ad essere incerta con la legittima iniziativa interna alla casta da tagliare. Fa pensare il fatto che è stata raggiunta una maggioranza qualificata alla Camera, ma non al Senato, dove i conti non sono tornati a causa del voto negativo di Pd e Leu, in aggiunta alla non partecipazione al voto di FI. Abbiamo visto quali forze politiche hanno ripetuto lo stesso voto (favorevole o meno) durante tutto l’iter legislativo; abbiamo assistito a dei ripensamenti o ricalcolo dell’opportunità di non circoscrivere ulteriormente i limiti numerici già troppo esigui (secondo i promotori del NO) per un circolo di viziati e stacanovisti al contrario; abbiamo anche pensato da subito che ci fosse una fregatura, come la bufala renziana di qualche anno fa che in una singola domanda riuscì a racchiudere la richiesta di approvazione della modifica, non solo della Carta costituzionale, ma anche della Carta da parati di Palazzo Chigi. Oggi, a dar retta ai conservatori, le fregature sembrano tante e molto pericolose (davvero?) per tutti i cittadini.

Si inizia con il problema della rappresentanza. Questione assolutamente centrale, ci mancherebbe. E’ un tema sconosciuto non solo ai cittadini, ma ai parlamentari stessi, che non sanno neanche chi rappresentano né come farlo ed è certamente l’ultima delle preoccupazioni per entrambi, ma per motivi diversi. Mi sembra surreale immaginare un parlamentare che si preoccupa di dover rappresentare appieno un singolo cittadino come duecentomila, salvo poi dire che non esiste vincolo di mandato, cioè il fatto di presentarsi alle elezioni con un programma ben definito (almeno questa dovrebbe essere l’intenzione), non significa che debba costituire oggetto di “rappresentanza”  vincolata e non è escluso un cambiamento di direzione e di idee lungo il tragitto della legislatura. Le due cose, paradossalmente, non combaciano e la giustificazione è rintracciabile (quindi non sotto gli occhi di tutti, ma su iniziativa di ricerca “privata”) nella dottrina politica che non muove nulla per la gente comune, se non tanta aria malferma che si mescola a chiacchiere filosofiche stancanti e poco originali. La verità è che il cittadino non sa chi lo rappresenta, perché vede in tutto il parlamento un collegio unico che sta lì in piedi per fare gli interessi di tutti. Chi vota Pd, Lega, CinqueStalle (non pensate male, non è un errore di battitura) e tutti gli altri, si aspetta che l’intero gruppo parlamentare promuova iniziative e proposte per il bene della comunità e non fa riferimento a nessun parlamentare isolato. Il cittadino tiene presente l’insieme degli eletti del partito che ha votato e non la foto che vede sul manifesto elettorale. Al cittadino poco importa del maggioritario o del proporzionale: vota un simbolo. Questa è la visione schematica ma reale, per lo meno in linea generale, che la gente dimostra di abbracciare quando è chiamata a disegnare una X sulla scheda elettorale, fatte salve le realtà territoriali ristrette, le autonomie locali nelle quali la persona può contare più del simbolo.

Se poi vogliamo addirittura mettere in discussione la tenuta della Democrazia e paventare la nascita di un regime oligarchico a causa di una riforma che interviene sul numero di posti a sedere e non sulle articolazioni del Parlamento, allora faccio notare che è quantomeno ridicolo considerare un Paese democratico se ha mille parlamentari e oligarchico se ne ha seicento. Se così fosse, dovremmo raddoppiare le loro bocche da sfamare e puntellare così la nostra democrazia parlamentare. Però, il parlamento cinese prevede circa tremila membri monocolore, ma non sembra un’istituzione molto democratica e questa impressione si è mantenuta costante nel tempo; all’opposto, la Francia ha meno di seicento parlamentari ed ha più abitanti dell’Italia, ma non sembra la Cina se si mettono a confronto le garanzie democratiche. Altri esempi rafforzerebbero questa evidenza, ma è superfluo insistere. Credo quindi necessario considerare altri parametri per giustificare la presenza di una oligarchia, se vogliamo definirla tecnicamente. Altrimenti, vi informo che da diversi anni e non solo in Italia, opera una oligarchia occulta (non parlamentare) e mimetizzata, *** da democrazia per un eterno carnevale e che abbraccia il mondo politico, come quello giudiziario e quello economico e parte di queste singole componenti convergono e degenerano nelle strutture malavitose che non hanno un carattere necessariamente mafioso. Rimanendo, invece, nel Parlamento, c’è da chiedersi quanti membri che ne fanno parte sono conosciuti, quanti esponenti hanno una visibilità in tv o sui giornali. Cento? Forse meno, forse di più o forse una decina in ogni partito, ma i parlamentari sono quasi mille!!  A me sembra questa la vera oligarchia e mi torna alla mente Devolved Parliament, l’opera di Banksy  che raffigura il Parlamento inglese (“devoluto”, inteso come non evoluto) frequentato da scimmie per significare che la maggior parte (se non la totalità) dei parlamentari segue le direttive di partito, quindi di un collegio ristretto che lo guida. Una oligarchia. Fortunatamente, per il fronte del NO e in aiuto dei cittadini che votano un simbolo a prescindere dai contenuti e dai contenitori, arrivano le sardine, un popolo scismatico che ha iniziato ad occupare anche la terraferma, all’improvviso, senza elementi qualificanti o, peggio ancora, con prese di posizione ambigue che non hanno nulla a che vedere con la lotta alla mala politica. D’altronde, un movimento che manifesta contro l’opposizione di governo fa venire in mente un totale disorientamento sociale, ma non politico... Di solito, come la storia accenna, si va contro l’opposizione di governo quando c’è un regime non proprio democratico, come per esempio in Bielorussia dove si sono accorti solo oggi che un dittatore vince le elezioni da decenni con le stesse modalità “putiniane” ereditate da ideali e regimi dimostratisi a più riprese disastrosi e repressivi. Tornando, però, alla nuova specie di pesce azzurro pescata dai marinai  di sinistra, noto un certo disagio nel cercare di spiegare le ragioni del NO, pur apprezzando il loro impegno nel tentare di costruire discorsi elaborati e raffinati nei vari interventi pubblici che offrono tuttavia dei risultati piuttosto lontani da un esempio di dialettica efficace e competitiva in fatto di persuasione. Forse, prima dovrebbero convincere loro stessi di ciò che dicono e poi tentare di migliorare gli altri.

Sempre dal punto di vista del NO, non è vero che un Parlamento meno numeroso sia più efficiente. Al contrario, espleterà le proprie funzioni con più lentezza, perché si potrà utilizzare anche in questo caso il luogo comune buono per tutte le occasioni: manca il personale. Io ritengo che un organo formato da molte persone, tendenzialmente, non possa risultare molto reattivo. Prendete in considerazione, come esempio molto superficiale, il tempo necessario per una votazione e considerate gli interventi che i parlamentari hanno facoltà di inserire nell’ordine del giorno sia in aula, sia nelle commissioni. Ridurre questi tempi significa velocizzare diverse procedure parlamentari e, forse, aumentare la produttività e l’efficienza, il che non significa necessariamente aumentare il numero delle leggi. Inoltre, vi invito a considerare il tasso (altissimo) di assenteismo che non sono mai riuscito a giustificare neanche con una bugia o con un sotterfugio da studente di liceo che bigia le lezioni. Vi porto un esempio molto recente che riguarda (se non ricordo male) il decreto semplificazioni; beh, erano presenti  alla Camera 471 votanti su 630. Al netto di tutte le possibili applicazioni ostruzionistiche del regolamento parlamentare, da sempre le Camere sono molto spesso (significa in alcuni giorni, ma tutte le settimane) come Milano a ferragosto.

L’effetto immediato che potrebbe scaturire dal taglio delle onorevoli e senatoriali teste è certamente di natura economica e, per me, questo rimane l’unico punto a favore del fronte del SI. Però, chi è indotto a votare NO afferma che il risparmio sarà infinitesimale rispetto alle esigenze di bilancio dello Stato, quindi inutile per raddrizzare la Torre di Pisa, ma utile a mantenere il tenore di vita di chi in cambio ha creato problemi al Paese invece di risolverli. Ora, io considero la puntualizzazione dell’ovvio come l’unica forma d’arte (dovete sforzarvi di ritenerla tale), insieme a quella di dire c*z*a*e, che si rende autonomamente accessibile a tutti: la prima  ha  bisogno solo di un po' di spirito di osservazione e la seconda richiede anche un po' di inventiva e di originalità.  Lo so anch’io che ci vuole ben altro per far quadrare i conti, ma so anche che bisogna iniziare da qualche parte e, soprattutto, che bisogna iniziare!!  Proviamo a dare, eventualmente, un seguito alla riforma del Parlamento; proviamo a sommare il taglio dei parlamentari ad un taglio degli stipendi dei seicento oligarchici superstiti, eliminiamo i privilegi indegni per quei parlamentari che hanno lavorato in passato per l’Italia e che l’hanno mandata in malora, aggiungiamo anche un ridimensionamento degli stipendi che gonfia la Corte Costituzionale (più alti ancora!), facciamo spazio anche agli emolumenti della Corte dei Conti (istituzione con oltre 2700 dipendenti che non ha eguali in Europa), facciamo evaporare davvero il CNEL come proponeva il già citato minestrone di Renzi, coinvolgiamo anche il budget del CSM e delle alte magistrature, limitiamo la capienza anche dei consigli regionali e comunali (i membri dei quali dicono che lavorano per la gloria) e poi, dopo aver aggiunto altre mille cose arrotondandole per difetto, tracciamo una linea per vedere quanti “così non si risolve nulla” avremo raggiunto. Leggo passività e lassismo nelle parole di chi afferma che non cambierà nulla, perché a questo pregiudizio non fa seguito nessuna proposta alternativa o integrativa, come non c’è stata nessuna iniziativa precedente per evitare la presentazione del disegno di legge costituzionale che andremo a votare. Adesso si invoca una riforma strutturale che comprenda anche il taglio dei parlamentari per non renderlo fine a se stesso o per considerarlo come la fine di una battaglia secolare, mentre prima tutto taceva. Evitiamo di dire che non cambierà nulla e facciamo in modo che cambi qualcosa. Per contrasto, eviterei anche di considerare questo possibile cambiamento come un ritrovato costituzionale per modernizzare l’Italia e proiettarla nel futuro, come l’ha cantata l’ampolloso PentaSpuntato Di Maio. Non sarà un Parlamento ridotto nella capienza  a rinnovare questo Paese e non ha senso parlare di modernizzazione se poi, per esempio, ci saranno ancora i senatori a vita.

Per chiudere, sono consapevole del fatto che questa riforma non debba rimanere isolata e che abbia bisogno di un seguito, di tante puntate per mettere in atto realmente una spending review che possa incidere davvero sul bilancio pubblico, ma deve nascere nello stesso tempo l’impegno a rivolgere l’opera politica anche al di fuori della riorganizzazione delle istituzioni sotto l’aspetto dell’organico. Dal punto di vista qualitativo, oggettivamente, molti, troppi parlamentari, sono scarsamente preparati, realmente incapaci di ricoprire il ruolo istituzionale che la gente gli ha regalato. Forse, con questa riforma, potremmo assistere ad un livellamento verso l’alto della media di competenza, attitudine, preparazione e capacità; se non altro, la scelta dei candidati, in virtù della diminuzione dei seggi, dovrebbe tendere verso questo miglioramento. Spero, però, che non ci sia un intento nascosto in questo desiderio morboso di rimpicciolire il recinto del Legislatore, perché ho sempre pensato che se le persone (come gli animali)  lottano tra di loro, hanno l’intenzione d’imporre una sostituzione di interessi. Questo accontenterebbe certamente una parte di loro, ma scontenterebbe, al solito, tutti gli italiani. Ad ogni modo, la Democrazia è un’idea da applicare e non un numero da salvaguardare; ha delle proporzioni, ma non delle regole aritmetiche; dovrebbe essere proposta da coscienze non corrotte e non usata per corrompere le coscienze. Socrate diceva che il segreto del cambiamento sta nel concentrare tutta l’energia nel costruire il nuovo, non nel combattere il vecchio. Come vedete, è una considerazione che potrebbe essere utilizzata da entrambi i fronti referendari e che dimostra che il punto di incontro richiede buon senso e non drastiche prese di posizione. Una veloce considerazione la vorrei fare per tutti quei giornalisti e direttori, quelli di peso, che hanno espresso il loro dissenso per questa riforma. Capisco il loro punto di vista, capisco che devono appoggiare il NO perché anche loro fanno parte di quel circuito (quello politico) e senza la politica, non esisterebbero professionalmente. Si ostinano a ripetere che sono liberi e indipendenti, ma vorrei vedere dove andrebbero a scrivere se non avessero la stessa linea di pensiero del direttore o dell’editore i quali, a loro volta, sono strumenti da utilizzare non solo per informare ma anche per indirizzare. Non li biasimo, la storia è piena di poeti, scrittori, drammaturghi, storici, pittori, scultori, compositori e quant’altro ha espresso l’arte al servizio della politica o della religione; però, negarlo fa perdere dignità e offende l’intelligenza di chi ascolta. Mi da fastidio l’ipocrisia. Chiudo davvero, proponendo una battuta di qualche tempo fa e che vedeva protagonista un romano che passeggiava per la città e al quale un turista chiese cortesemente di indicargli il miglior ristorante di Roma. Il romano lo portò davanti a Montecitorio che era a due passi e lo mostrò allo straniero che disse: “Accidenti quant’è grande! E’ sicuro che qui si mangia bene?” e il romano lo rassicurò dicendo “Tranquillo, come si mangia qui, non si mangia da nessuna parte!”.

 

DvMcEv

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7 messaggi in questa discussione

15 ore fa, londonercity ha scritto:

Sempre dal punto di vista del NO, non è vero che un Parlamento meno numeroso sia più efficiente. Al contrario, espleterà le proprie funzioni con più lentezza

per il lavoro che fanno ne basterebbe solo la metà anche in caso di vittoria del si....:D

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Il governo se ne infischia del parlamento e della costituzione ; ma le istituzioni che dovrebbero garantire la costituzione hanno mai alzato la mano una volta per dire questa legge è incostituzionale? mai e poi mai i governi di questi ultimi anni hanno sempre e solo svolto le loro attività contro il popolo italiano paventando una crisi economica che traeva le origini stesse dal governo in carica si è sempre e solamente pensato ad aumentare i prezzi tenere i salari bassi, ed arricchire le banche ... dedicandosi a distruggere anima e corpo quel poco di utile che con tanti sacrifici si era guadagnato ... exs l'italia incentiva la sostituzione dell' automobile .... ma ormai automobili made in italy non c'è ne sono più guardatevi attorno : tolte le panda e le cinquecento sono tutte macchine giapponesi, coreane, rumene, indiane automobili italiane non ne esistono più noi diamo i contributi per incentivare l'economia di stati che poco hanno a che vedere con l'Italia e l?unione europea si incentivano industrie che poi vanno ad investire all'estero, ridurre il numero dei parlamentari non serve a nulla tanto le leggi deleterie vengono comunque fatte ... il parlamento numeroso se rispettato dalle istituzioni dovrebbe servire ad evitare che tragedie come il fascismo e la seconda guerra mondiale abbiano a ripetersi , probabilmente qualche italiano vuole il suo popolo schiavo ....

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3 ore fa, mylord611 ha scritto:

Il governo se ne infischia del parlamento e della costituzione ; ma le istituzioni che dovrebbero garantire la costituzione hanno mai alzato la mano una volta per dire questa legge è incostituzionale? mai e poi mai i governi di questi ultimi anni hanno sempre e solo svolto le loro attività contro il popolo italiano paventando una crisi economica che traeva le origini stesse dal governo in carica si è sempre e solamente pensato ad aumentare i prezzi tenere i salari bassi, ed arricchire le banche ... dedicando ....

 

 

Guardi signor Mylord, nel mio intervento ho affrontato un tema specifico, quello del referendum, ed ho cercato di aggiungere meno sfumature possibili per evitare di "elasticizzare" il discorso, cioè estenderlo ad altri argomenti senza possibilità di trattarli appieno, lasciandoli come sfumature incompiute. Non avrei, comunque, attinto argomentazioni dall'unica fonte di ispirazione politica che caratterizza la sinistra negli ultimi anni: il fascismo. Io non credo ai fantasmi, mi occupo di cose più terrene, con l’intento di migliorarle. Ad ogni modo, le ricordo che il Parlamento c'era prima e durante l'epoca fascista, come c'era nella Germania nazista o nell’Unione Sovietica di Stalin e dei Soviet, in Inghilterra da secoli esiste quest'organo collegiale, non mancava neanche nei Paesi balcanici al tempo dell'ultima guerra in Europa e, come potrà facilmente intuire, visti gli eventi, la Democrazia non ha nulla a che vedere con l'esistenza di una Assemblea parlamentare, ne può essere direttamente proporzionale al numero dei suoi componenti. Nel mio discorso ho fatto l'esempio della Cina e potrei aggiungere la Russia odierna, gli Stati sudamericani ed anche orientali (seppur in forme diverse). Tutti hanno un Parlamento, anche le monarchie, ma non per questo sono da considerare Stati democratici. Ripeto ciò che ho già detto: la Democrazia è un'idea o potrebbe essere un'invenzione mai applicata per davvero. Certamente non è quella della Grecia classica e non sarà mai la presenza di un Parlamento a scongiurare l'instaurazione di un regime totalitario.

Un appunto alla sua critica al governo. Tutti gli esecutivi dipendono dal Parlamento e gli equilibri all'interno di quest'ultimo si riflettono sull'operato del governo stesso. Questo rende il Parlamento centrale nel nostro ordinamento (democratico). Altra cosa è discutere su determinate scelte (politiche) che i governi ed il Parlamento attuano e che infondono nelle leggi che propongono. Il riferimento alla strategia per incentivare il mercato dell'auto va inserito in un critica alle politiche economiche, ma non vedo alcun nesso con il tema che ho affrontato e sviluppato in più direzioni, ma sempre uniti da una stessa natura.

La ringrazio per il suo contributo signor Mylord

 

DvMcEv

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6 ore fa, dune-buggi ha scritto:

 

i politici.... | Vignette, Infermiere, Umorismo

 

Magari senza quei politici che denigrano la mascherina sarebbe meno irriverente verso quelli che tutti i giorni lottano per salvare persone...ma certa politica non si cura di queste scicchezze....

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Meglio avere un barcone di meno che un politico in più in fin dei conti sono sempre spese ...

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