FOMENTATI DAL COSO E DALLA CAMERATA

Tra  loro , i razzisti  , c'è  pure  il diretoinretto  con  piffero in qlo...

E’ successo ancora.

Questa volta è accaduto a San Benedetto del Tronto, in un ristorante.

Quando Mohamed si è presentato al tavolo col suo taccuino tra le mani per prendere l’ordinazione la risposta di uno dei clienti al tavolo gli ha tolto il fiato e spezzato le gambe.

“Non voglio essere servito da te”.

“Perché?”.

“Perché tu sei nero”.

A quel punto Mohamed ha mollato il colpo. Subito.

Più tardi dirà che in quel momento avrebbe voluto “sparire”, “c’era gente lì che mi guardava, tanta gente”. Come se avesse fatto qualcosa di male. Come se ci fosse in lui qualcosa di sbagliato.

Quando tuto ciò che di sbagliato c’era in quella situazione era solo il cervello dell’uomo (vabbé, uomo) che aveva davanti.

Un collega di Mohamed a quel punto si è avvicinato per redarguire il cliente: “Guardi signore lei non deve dire queste cose perché non è giusto. Che importa se lui è nero o bianco!?".

Ma queste parole di buon senso hanno solo innescato la reazione furibonda del tizio. Anzi, del razzista.

Perché alla fine il punto è questo. Dietro la maschera di tutte le scuse che ogni volta vengono accampate per giustificare l’odio contro chiunque abbia il colore della pelle diverso, c’è solo questo: razzismo, senso di inferiorità verso l’altro che si prova a nascondere con il disprezzo e il rifiuto.

A Mohamed nessuno poteva dire che stesse ciondolando, rubando soldi agli italiani, spacciando o le solite cose. Quindi alla fine è venuto fuori il vero pensiero sempre celato. Il problema con Mohamed è che è nero. Questa è la verità.

Ma tranquilli. Lo chiameranno “episodio isolato”. Come sempre.

Perché altrimenti bisognerebbe riconoscere che questo Paese ha un problema enorme.

Ed è invece meglio far finta di nulla.

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3 messaggi in questa discussione

C’è Willy, ammazzato dal branco per aver cercato di salvare il suo amico.

C’è Filippo, ammazzato dal branco che dopo averlo preso a calci e pugni è passato con l’auto sul suo corpo non una volta, ma due.

C’è Donato, ammazzato di botte fuori a una discoteca e che ha lottato per sette mesi in un letto d’ospedale prima di morire.

C’è una violenza feroce e insensata in queste infinite tragedie che falciano vite di giovanissimi ragazzi e svuotano da dentro gli animi di chi li amava e ama, e sopravvive loro.

Non hanno bisogno Willy, Filippo, Donato, non hanno bisogno le loro memorie e le loro famiglie di confronti e gare su chi ha avuto più attenzioni e più risalto mediatico.

Non possiamo, ancora una volta, ridurci a questo.

A contare quante ore di tg sia stato dedicato all’uno o all’altro. O peggio guardare le loro carte d’identità e pontificare sulla nazionalità di ognuno.

Sulle origini di Willy che era nero, sugli assassini di Filippo che sì sono cittadini italiani ma i genitori sono albanesi. Su quelli che di Donato o sulle vittime.

In un paese normale simili gare insensate non dovrebbero trovare asilo da nessuna parte. Ma le uniche parole da spendere dovrebbe essere di rispetto e vicinanza alla vittima, di giustizia per i colpevoli e di futuro per evitare che di nuovo la ferocia, la violenza, l’ignoranza tornino a strappare giovani vite alle loro famiglie e alla loro esistenza.

Fonte:

Cathy La Torre

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