Le Kazzate monumentali dei sostenitori del Si

 

 

Nel conciso ed impeccabile messaggio di oggi , Sandro Gori, demolisce molto meglio di me ( ma in sostanza con gli stessi argomenti ) le ridicole e debolissime opinioni dei sostenitori del SI. Leggiamolo :

“NO per difendere la democrazia . Dico NO al referendum sul taglio dei parlamentari: l’ultimo atto di una tragicommedia che parte da lontano.

Dal libro ‘La Casta’ alla scatoletta di tonno da aprire, sono stati tanti i colpi di maglio dati al Parlamento e alla politica. Non che i politici non abbiano fatto nulla per meritarselo, anzi. Abbiamo “visto cose che voi umani non potete immaginare”, come disse il più famoso dei replicanti in Blade Runner: tanti di noi lo hanno pensato leggendo libri e articoli su quanto succedeva nelle istituzioni e in particolare in Parlamento. Ma continuare a tenere a braccetto tagli lineari e false riforme non fa altro che aggravare i problemi della democrazia: sono 20 anni che tagliamo stipendi, indennità, strumenti, uffici in Parlamento. E sono 30 anni che si discutono riforme senza farle. Questo referendum è l’ultima spettacolare messa in scena di una lunga pièce fatta di false soluzioni.

Questa volta facciamo un salto di qualità nella foga populista: il taglio riguarda direttamente i parlamentari. Zac, 345 parlamentari in meno, e avremo una democrazia migliore. Ovviamente non è cosi e ridurre i parlamentari in questo modo è inutile rispetto ai problemi della democrazia italiana e dannoso per il rapporto tra Parlamento e cittadini. Perché la democrazia non può essere ridotta ad una mera questione di costi. Perché i risparmi sono irrisori. E perché non so cosa diremmo domani se qualcuno venisse a proporci una formidabile piattaforma digitale per poter fare e decidere tutto online: a qual punto, anche i 600 parlamentari superstiti sarebbero di troppo, potremmo farne definitivamente a meno, che era poi il vero progetto di Gianroberto Casaleggio. Del resto, tutto cambia perché tutto rimanga così: c’è sempre una casta a Roma, oggi sono i Cinque Stelle, tenuti insieme solo dalla spartizione del potere. Ma questo è un argomento del tutto secondario, anche perché non possiamo contrastare il populismo facendo i populisti.  

La ragione fondamentale del NO a questa “non riforma” è che fa finta di cambiare tutto e invece lascia intatto il principale problema della democrazia italiana: è lenta e inefficiente. Ci vuole troppo tempo per decidere e il rimpallo tra Camera e Senato allunga i tempi e peggiora le soluzioni. Uno degli argomenti più strani che ho sentito per giustificare il taglio è che oggi, a differenza del 1946, eleggiamo anche parlamentari europei e consiglieri regionali.  Ma questo dovrebbe spingere a stabilire una nuova cooperazione tra eletti in regione, a Roma e a Strasburgo, non a diminuire la rappresentanza nazionale. Per questo, col Movimento europeo, abbiamo proposto di inserire nel Piano di Riforma e Rilancio per l’Italia la trasformazione del Senato in un Senato Federale (tra i 40 e i 70 senatori) aggiornando i rapporti tra Stato e Regioni e tra Parlamento nazionale ed europeo, diminuendo così in modo intelligente, cioè non lineare, anche il numero dei Parlamentari.  

Ecco il mio SI allora: SI alla trasformazione dell’Italia attraverso il Recovery Plan. 209 miliardi di fondi europei sono un’occasione unica per il nostro Paese. E il governo italiano non è responsabile solo davanti agli italiani: lo è anche nei confronti dei leader che più si sono spesi a favore dell’Italia, innanzitutto Emmanuel Macron, Angela Merkel e Charles Michel, della Commissione europea e di noi parlamentari europei che ci siamo battuti sin dall’inizio per una soluzione forte e innovativa contro la crisi. Europa della solidarietà non dell’austerità, debito comune europeo, recovery bond, investimenti, risorse proprie dell’Unione. Tutto questo ora deve funzionare, e deve produrre risultati innanzitutto nel principale beneficiario del piano: l’Italia. Un’occasione anche per attuare finalmente riforme di cui parliamo da anni: rimettere in moto la macchina della giustizia, spaccare il moloch burocratico, entrare nel futuro ecologico e digitale e il vecchio-nuovo “education, education, education”, che oggi significa competenze digitali, intelligenza artificiale, ricerca e conoscenza, dando la priorità ai giovani. 

Sono convinto che attorno al NO per la democrazia liberale e al SI per la trasformazione italiana possa nascere anche una nuova proposta politica, per occupare con le idee e l’azione quello spazio politico centrale tra l’estrema destra di Meloni&Salvini associati e l’estremo populismo di DiMaio&associati (con cui vuole sposarsi il PD+S). Quello che per me valeva il 5 marzo 2018 vale ancora più oggi, anche alla luce di quanto siamo riusciti a fare in Europa. Perché anche in Europa la trasformazione politica è in corso e il nuovo gruppo Renew Europe è stata la nostra risposta ad un PPE sempre più orbanizzato e un PSE sempre più statico. Abbiamo aggregato progressisti, riformisti, ecologisti, liberali, radicali e conservatori europeisti, forza nuove come En Marche! e l’alleanza rumena Plus, partiti europei come l’ALDE e il Partito Democratico Europeo sulla base di un piano europeista, ecologista e femminista. Oggi Renew Europe è di gran lunga la forza più dinamica del Parlamento europeo, all’origine delle principali iniziative politiche dell’UE, dal Green Deal ai Recovery bond passando per la Conferenza sul futuro dell’Europa e le nuove proposte per la tutela dello Stato di Diritto che riassumerei così: “No diritti UE? No fondi UE!”. Sono convinto che dobbiamo e possiamo fare la stessa cosa in Italia, perché c’è un grande spazio e un forte bisogno di una Renew anche nel nostro paese. Facendo meno litigi su twitter stile “baruffe chiozzotte” e più battaglie comuni. Lasciando da parte gli ego personali e guardando alle sfide che possiamo vincere solo uniti. Perché rinnovamento italiano e rinnovamento europeo devono procedere insieme, e dobbiamo esserne protagonisti, in Italia e in Europa “.

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