C’eravamo tanto amati ...!!

Sembrava che niente li avrebbe separati, i figliocci italiani di Marine Le Pen: Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Fino a qualche settimana fa, ambedue, Giorgia e Matteo , sventolavano insieme il vessillo sovranista, solcavano gli stessi palchi, scandivano gli stessi slogan, si passavano l’un l’altra il vessillo del “prima gli italiani (forse ), ambedue campioni “della gente” contro “i fighetti”, gli esperti, i “radical chic”; tutti e due, Giorgia&Matteo, nella mischia del populismo, dell’estremismo, del dilettantismo, contro la “dittatura dell’euro”, contro l’Europa, gli immigrati, la globalizzazione. Il “popolo” il loro riferimento. Il “popolo” il grimaldello da usare per raccogliere like nella tribù, scaldare gli animi in prima serata, attivare cervellotici sentimenti di paura.  Una coppia da Oscar , o da Ariston , Giorgia e Matteo, nessuno li avrebbe fermati, si dicevano pronti a fare le scarpe a Silvio Berlusconi, si mostravano uniti per la destra del futuro. E invece… e invece tutte le famiglie infelici, si sa, sono infelici a modo loro, e anche nella famiglia sovranista italiana è bastato poco, un referendum in Lombardia e Veneto, per incrinare l’unione, per mettere in discussione tutto con buona pace di Direttoretto e Virusebete .  Ieri, in un uggioso lunedì di ottobre, le contraddizioni lasciate sotto il tappeto sono venute all’aria in tutta la loro forza.  Ad urne chiuse e tablet spenti sono partiti botta e risposta duri nei toni e nel merito. È apparso finalmente chiaro che Giorgia e Matteo, in tutti questi mesi, pur avendo attinto alla stessa retorica, in realtà avevano in mente due “sovranità” distinte: quella di Roma lei, quella di Milano e Venezia lui. Parlavano di popoli, ma lei pensava a quello italiano (“prima gli italiani”), lui a quelli veneto e lombardo (“prima i padani!”). Ora non si raccapezzano più. “La Meloni non sa leggere l’italiano” ha accusato Salvini; “So leggere, è Salvini che non capisce” ha ribattuto Meloni. Dopo il voto lui batte cassa: “Residuo fiscale al Nord”; lei ribatte colpo su colpo: “No alla rincorsa degli egoismo locali”. Il conflitto appare insanabile e profondo: è duro scoprire che “il popolo” tanto evocato, nel concreto, erano almeno due, forse di più, forse decine, forse uno per ogni regione (“Noi con Salvini” sezione di Matera, ieri ha chiesto con un comunicato l’autonomia della Basilicata). Non deve stupire che vada a finire così, che questo sia il destino inesorabile dei populisti di ogni colore. Il politologo Pierre Rosanvallon, studioso della “Controdemocrazia” ha mostrato una legge chiara della politica e della dinamica elettorale: “I no uniscono, i sì dividono” la sua massima. Semplice no? eppure terribilmente efficace. I no uniscono (do you remember Cazzaro Napoletano il 4 dicembre?) perché permettono di coalizzare posizioni diverse senza arrivare a una sintesi: ci si unisce contro qualcosa o qualcuno (il PD e Renzi ), mettendo dietro la stessa barricata orientamenti politici distanti, contrapposizioni ideologiche, storie divergenti. Ed è lì che i populisti crollano. Altro che oligarchia come “ama “ ricordare il Cazzaro Fosforo . È lì che la Brexit mostra le sue gambe corte (sempre che abbia ancora delle gambe), è lì che Trump non sa che pesci prendere , per non parlare di Puigdemont o di Virginia Raggi. È proprio lì, nella costruzione, che il programma dei Cinque Stelle fa cadere le braccia (al tema “lavoro”, per esempio, non si parla mai di contratti); e lì, sulle riforme istituzionali che il “fronte del No” (D’Alema, Montanari, Brunetta, Travaglio, Salvini, Zagrebelsky, Scotto, Di Maio, Di Battista, Fedez e Andrea Scanzi) si mostra per quello che è: un artificio retorico, una creatura fantastica, un’allucinazione astratta. È sul “che fare?” insomma che i sovranisti e gli stupidotti nonché pericolosi , si dividono. Ricordare sempre: i “no uniscono i sì dividono”. Semplice e implacabile. Ora lo stanno capendo Giorgia e Matteo. Domani, chissà, sotto a chi tocca !! Saluti 

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2 messaggi in questa discussione

Aspettiamo  anche  che  si   pronunci anche  il  papipiduistapregiudicato quello  che  vuole  la  destra  tutta  ai  suoi  piedi...con  lui  si  vince  facile  ha  detto....

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3 ore fa, mark20172 ha scritto:

Sembrava che niente li avrebbe separati, i figliocci italiani di Marine Le Pen: Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Fino a qualche settimana fa, ambedue, Giorgia e Matteo , sventolavano insieme il vessillo sovranista, solcavano gli stessi palchi, scandivano gli stessi slogan, si passavano l’un l’altra il vessillo del “prima gli italiani (forse ), ambedue campioni “della gente” contro “i fighetti”, gli esperti, i “radical chic”; tutti e due, Giorgia&Matteo, nella mischia del populismo, dell’estremismo, del dilettantismo, contro la “dittatura dell’euro”, contro l’Europa, gli immigrati, la globalizzazione. Il “popolo” il loro riferimento. Il “popolo” il grimaldello da usare per raccogliere like nella tribù, scaldare gli animi in prima serata, attivare cervellotici sentimenti di paura.  Una coppia da Oscar , o da Ariston , Giorgia e Matteo, nessuno li avrebbe fermati, si dicevano pronti a fare le scarpe a Silvio Berlusconi, si mostravano uniti per la destra del futuro. E invece… e invece tutte le famiglie infelici, si sa, sono infelici a modo loro, e anche nella famiglia sovranista italiana è bastato poco, un referendum in Lombardia e Veneto, per incrinare l’unione, per mettere in discussione tutto con buona pace di Direttoretto e Virusebete .  Ieri, in un uggioso lunedì di ottobre, le contraddizioni lasciate sotto il tappeto sono venute all’aria in tutta la loro forza.  Ad urne chiuse e tablet spenti sono partiti botta e risposta duri nei toni e nel merito. È apparso finalmente chiaro che Giorgia e Matteo, in tutti questi mesi, pur avendo attinto alla stessa retorica, in realtà avevano in mente due “sovranità” distinte: quella di Roma lei, quella di Milano e Venezia lui. Parlavano di popoli, ma lei pensava a quello italiano (“prima gli italiani”), lui a quelli veneto e lombardo (“prima i padani!”). Ora non si raccapezzano più. “La Meloni non sa leggere l’italiano” ha accusato Salvini; “So leggere, è Salvini che non capisce” ha ribattuto Meloni. Dopo il voto lui batte cassa: “Residuo fiscale al Nord”; lei ribatte colpo su colpo: “No alla rincorsa degli egoismo locali”. Il conflitto appare insanabile e profondo: è duro scoprire che “il popolo” tanto evocato, nel concreto, erano almeno due, forse di più, forse decine, forse uno per ogni regione (“Noi con Salvini” sezione di Matera, ieri ha chiesto con un comunicato l’autonomia della Basilicata). Non deve stupire che vada a finire così, che questo sia il destino inesorabile dei populisti di ogni colore. Il politologo Pierre Rosanvallon, studioso della “Controdemocrazia” ha mostrato una legge chiara della politica e della dinamica elettorale: “I no uniscono, i sì dividono” la sua massima. Semplice no? eppure terribilmente efficace. I no uniscono (do you remember Cazzaro Napoletano il 4 dicembre?) perché permettono di coalizzare posizioni diverse senza arrivare a una sintesi: ci si unisce contro qualcosa o qualcuno (il PD e Renzi ), mettendo dietro la stessa barricata orientamenti politici distanti, contrapposizioni ideologiche, storie divergenti. Ed è lì che i populisti crollano. Altro che oligarchia come “ama “ ricordare il Cazzaro Fosforo . È lì che la Brexit mostra le sue gambe corte (sempre che abbia ancora delle gambe), è lì che Trump non sa che pesci prendere , per non parlare di Puigdemont o di Virginia Raggi. È proprio lì, nella costruzione, che il programma dei Cinque Stelle fa cadere le braccia (al tema “lavoro”, per esempio, non si parla mai di contratti); e lì, sulle riforme istituzionali che il “fronte del No” (D’Alema, Montanari, Brunetta, Travaglio, Salvini, Zagrebelsky, Scotto, Di Maio, Di Battista, Fedez e Andrea Scanzi) si mostra per quello che è: un artificio retorico, una creatura fantastica, un’allucinazione astratta. È sul “che fare?” insomma che i sovranisti e gli stupidotti nonché pericolosi , si dividono. Ricordare sempre: i “no uniscono i sì dividono”. Semplice e implacabile. Ora lo stanno capendo Giorgia e Matteo. Domani, chissà, sotto a chi tocca !! Saluti 

Anche tu ed il Partenopeo vi eravate tanto amati...ed adesso vi rompete le corna a vicenda.La solita lagna ad uso et consumo di un parpagnacco violentato nel cervello da 70 anni di comunismo.

Va a rompere i cogli oni da un'altra parte.

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