Referendum, legge elettorale e rappresentanza democratica

Senza offesa, mi fanno un po' ridere ma soprattutto molta pena quei cittadini in buona fede, alcuni anche nel forum, che da decenni vengono privati di rappresentanza e sovranità ma che nel momento in cui gli si offre l'opportunità di determinare un cambiamento e una svolta si chiudono a riccio nella difesa passiva dell'esistente. Non essendo servi, vuol dire che sono pavidi e ingenui. Oggi l'amico Los riporta il pensiero di uno di questi, il quale lamenta l'assenza di "riforme strutturali" (classico genericismo all'italiana di chi non ha argomenti seri) che secondo lui avrebbero dovuto precedere la riforma costituzionale. Ma qui l'unica riforma strutturale in gioco è proprio quest'ultima. Essa riduce, in base a razionali motivazioni, il numero dei parlamentari fissato in Costituzione dal 1963. Mentre dal 1993 a oggi il paese di Pulcinella, caso più unico che raro al mondo, si è dato ben 5 leggi elettorali: Mattarellum, Porcellum (usato tre volte benché incostituzionale), Consultellum (rimasto sulla carta), Italicum (incostituzionale) e Rosatellum. Già questi nomignoli latineggianti e ironici la dicono lunga sulla "strutturalità" di meri meccanismi tecnici che in Italia lasciano il tempo che trovano. Ma pressoché tutti i sostenitori del NO dicono che bisognava varare ad hoc l'ennesimo meccanismo elettorale PRIMA dell'approvazione definitiva della riforma Costituzionale. Roba da matti! Una pulcinellata del genere fu già fatta nel 2015, quando fu varato l'Italicum (a colpi di fiducia) che era stato scritto ipotizzando l'attuazione della mega-riforma Renzi-Boschi con la quale sarebbe dovuto sparire il Senato elettivo. Infatti l'Italicum regolava l'elezione della sola Camera dei deputati. Senonché il 4 dicembre 2016 gli italiani spazzarono via la riformaccia renziana. Poco dopo ci pensò la Consulta a spazzare via anche l'Italicum, ma fu come uccidere un uomo morto perché dopo il referendum quella leggiaccia fascistoide e incostituzionale era in pratica inutilizzabile. In sostanza, fu solo tempo perso per il parlamento.

A proposito dei renziani di Italia Viva, che oggi si strappano le vesti vaneggiando su un taglio di rappresentanza che secondo loro sarebbe automatica conseguenza del taglio numerico, è opportuno rinfrescare la memoria sul loro REALE ED EFFETTIVO CONCETTO DI RAPPRESENTANZA DEMOCRATICA. Questi signori hanno governato per 4 anni portando a termine una vergognosa legislatura con una maggioranza frutto di una legge elettorale doppiamente incostituzionale sotto il profilo della rappresentanza democratica (per le liste bloccate senza voto di preferenza e per l'abnorme premio di maggioranza). Non solo. Questi signori proposero e approvarono una legge elettorale che avrebbe dato la MAGGIORANZA ASSOLUTA DEI SEGGI A UN SINGOLO PARTITO che avesse vinto al ballottaggio, anche se al ballottaggio fossero andati a votare quattro gatti e anche se questo partito fosse arrivato secondo al primo turno, magari con il 15% dei voti o anche meno. Un CONCETTO ASININO di rappresentanza democratica, banalmente bocciato dalla Corte Costituzionale. Interessante anche il concetto di rappresentanza di questi signori nel senso di LEGAME CON IL TERRITORIO, che a loro dire sarebbe anch'esso penalizzato dal taglio. Solo per fare un esempio, tutti sanno che Maria Etruria Boschi ha sempre vissuto tra Montevarchi e Arezzo. Ma nel 2018 questa renziana non era amatissima dalle sue parti, specie dalle famiglie di molte migliaia di sfortunati risparmiatori. No problem: in un parlamento ipertrofico di 945 eletti c'è posto per tutti. Infatti il suo amico e segretario Renzi le trovò subito un collegio un po' distante, ma sicuro, nell'uninominale a Bolzano. La candidata masticava poco il tedesco (anche se balbettò a memoria qualche parola in un comizio) ma gli altoatesini del Pd, salvo eccezioni, trovarono poco da ridire essendoci spazio per loro nel proporzionale. Con 230 deputati in meno certi giochini forse sarebbero un po' più difficili.

https://youtu.be/ldrFYzwvJz8

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1 ora fa, fosforo311 ha scritto:

Senza offesa, mi fanno un po' ridere ma soprattutto molta pena quei cittadini in buona fede, alcuni anche nel forum, che da decenni vengono privati di rappresentanza e sovranità ma che nel momento in cui gli si offre l'opportunità di determinare un cambiamento e una svolta si chiudono a riccio nella difesa passiva dell'esistente. Non essendo servi, vuol dire che sono pavidi e ingenui. Oggi l'amico Los riporta il pensiero di uno di questi, il quale lamenta l'assenza di "riforme strutturali" (classico genericismo all'italiana di chi non ha argomenti seri) che secondo lui avrebbero dovuto precedere la riforma costituzionale. Ma qui l'unica riforma strutturale in gioco è proprio quest'ultima. Essa riduce, in base a razionali motivazioni, il numero dei parlamentari fissato in Costituzione dal 1963. Mentre dal 1993 a oggi il paese di Pulcinella, caso più unico che raro al mondo, si è dato ben 5 leggi elettorali: Mattarellum, Porcellum (usato tre volte benché incostituzionale), Consultellum (rimasto sulla carta), Italicum (incostituzionale) e Rosatellum. Già questi nomignoli latineggianti e ironici la dicono lunga sulla "strutturalità" di meri meccanismi tecnici che in Italia lasciano il tempo che trovano. Ma pressoché tutti i sostenitori del NO dicono che bisognava varare ad hoc l'ennesimo meccanismo elettorale PRIMA dell'approvazione definitiva della riforma Costituzionale. Roba da matti! Una pulcinellata del genere fu già fatta nel 2015, quando fu varato l'Italicum (a colpi di fiducia) che era stato scritto ipotizzando l'attuazione della mega-riforma Renzi-Boschi con la quale sarebbe dovuto sparire il Senato elettivo. Infatti l'Italicum regolava l'elezione della sola Camera dei deputati. Senonché il 4 dicembre 2016 gli italiani spazzarono via la riformaccia renziana. Poco dopo ci pensò la Consulta a spazzare via anche l'Italicum, ma fu come uccidere un uomo morto perché dopo il referendum quella leggiaccia fascistoide e incostituzionale era in pratica inutilizzabile. In sostanza, fu solo tempo perso per il parlamento.

A proposito dei renziani di Italia Viva, che oggi si strappano le vesti vaneggiando su un taglio di rappresentanza che secondo loro sarebbe automatica conseguenza del taglio numerico, è opportuno rinfrescare la memoria sul loro REALE ED EFFETTIVO CONCETTO DI RAPPRESENTANZA DEMOCRATICA. Questi signori hanno governato per 4 anni portando a termine una vergognosa legislatura con una maggioranza frutto di una legge elettorale doppiamente incostituzionale sotto il profilo della rappresentanza democratica (per le liste bloccate senza voto di preferenza e per l'abnorme premio di maggioranza). Non solo. Questi signori proposero e approvarono una legge elettorale che avrebbe dato la MAGGIORANZA ASSOLUTA DEI SEGGI A UN SINGOLO PARTITO che avesse vinto al ballottaggio, anche se al ballottaggio fossero andati a votare quattro gatti e anche se questo partito fosse arrivato secondo al primo turno, magari con il 15% dei voti o anche meno. Un CONCETTO ASININO di rappresentanza democratica, banalmente bocciato dalla Corte Costituzionale. Interessante anche il concetto di rappresentanza di questi signori nel senso di LEGAME CON IL TERRITORIO, che a loro dire sarebbe anch'esso penalizzato dal taglio. Solo per fare un esempio, tutti sanno che Maria Etruria Boschi ha sempre vissuto tra Montevarchi e Arezzo. Ma nel 2018 questa renziana non era amatissima dalle sue parti, specie dalle famiglie di molte migliaia di sfortunati risparmiatori. No problem: in un parlamento ipertrofico di 945 eletti c'è posto per tutti. Infatti il suo amico e segretario Renzi le trovò subito un collegio un po' distante, ma sicuro, nell'uninominale a Bolzano. La candidata masticava poco il tedesco (anche se balbettò a memoria qualche parola in un comizio) ma gli altoatesini del Pd, salvo eccezioni, trovarono poco da ridire essendoci spazio per loro nel proporzionale. Con 230 deputati in meno certi giochini forse sarebbero un po' più difficili.

https://youtu.be/ldrFYzwvJz8

Facciamo che, siccome sono Parassiti, Pidocchi e Poltronari, e non Parlamentari, ne possiamo ridurre il numero a 45 ??

Come vede, alla demagogia non c'è limite.

Lei dice 300 in meno ?

Io dico 900 in meno, e sono TRE VOLTE più bravo di lei......

Vede, lei continua a percorrere la stessa strada di Matteo Renzi nel 2016.

Riformare la Costituzione a furia di colpi di mano.

Per di più usando quale principale argomento il sentimento più diffuso nel Paese: il qualunquismo antiparlamentarista e governativista.

Non a caso nei suoi post lei ammira IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO e detesta I POLITICI.

La cultura dell'uomo solo al comando è sempre stata alimentata con il mito del GOVERNO EFFICIENTE contrapposto al PARLAMENTO PAROLAIO.

Da Benito a Bettino, a Silvio, passando per Licio.

 

 

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Caro Cortomaltese, la Costituzione questa volta non viene riformata a colpi di mano. Non c'è stato nessun patto segreto del Nazareno tra pregiudicati e loro allievi, c'è stato un lungo dibattito, alla luce del sole, e alla fine il parlamento, quasi all'unanimità, ha deciso di autolimitare la sua consistenza numerica.  945 parlamentari sono decisamente troppi, per tutte le ragioni che ho spiegato in questa e altre discussioni. 600 sono un numero equilibrato (1 rappresentante ogni 100.000 abitanti), un numero inferiore sarebbe discutibile, un numero molto inferiore sarebbe assurdo. I parassiti e i poltronari non sono certo la totalità dei parlamentari ma saranno certo, come ho spiegato in altra discussione, quelli più colpiti dal taglio. E questo gioverà al parlamento. Alessandro il Grande, gli antichi Romani, Napoleone e altri grandi condottieri vincevano molto spesso le loro battaglie campali in netta inferiorità numerica. Un parlamento meno numeroso ma più efficiente e produttivo, e di livello medio più alto nei singoli, sarà sicuramente più forte. Uno dei motivi per cui ammiro il presidente Conte è il suo equilibrio istituzionale. La Renzi-Boschi e l'Italicum furono imposti al parlamento dal governo, cioè da Renzi. I pidini contrari furono cacciati dalle Commissioni, molti furono costretti a uscire dal partito. Sul taglio dei parlamentari Conte non ha messo becco, come non lo metterà nell'iter della futura legge elettorale. Se il parlamento è improduttivo non è colpa del governo, e in una certa misura nemmeno dei singoli parlamentari (poltronisti nullafacenti e ridondanti a parte) bensì dei partiti che litigano continuamente tra loro. Altrimenti sarebbero già state approvate riforme importantissime come quella sulla giustizia e sulla lotta all'evasione. I decreti legge governativi, emergenza sanitaria a parte, sono troppi, e non solo in questa legislatura, ma ciò dipende anche per non dire soprattutto dall'improduttività del parlamento. Che è palese. Come pure la sudditanza al governo di queste 945 persone. Quindi chi, come te, è contrario al taglio, dovrebbe chiedere coerentemente un AUMENTO del numero dei parlamentari. Benissimo, eleggiamone e paghiamone 3000 e vediamo cosa sono capaci di fare. 

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13 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

Caro Cortomaltese, la Costituzione questa volta non viene riformata a colpi di mano. Non c'è stato nessun patto segreto del Nazareno tra pregiudicati e loro allievi, c'è stato un lungo dibattito, alla luce del sole, e alla fine il parlamento, quasi all'unanimità, ha deciso di autolimitare la sua consistenza numerica.  945 parlamentari sono decisamente troppi, per tutte le ragioni che ho spiegato in questa e altre discussioni. 600 sono un numero equilibrato (1 rappresentante ogni 100.000 abitanti), un numero inferiore sarebbe discutibile, un numero molto inferiore sarebbe assurdo. I parassiti e i poltronari non sono certo la totalità dei parlamentari ma saranno certo, come ho spiegato in altra discussione, quelli più colpiti dal taglio. E questo gioverà al parlamento. Alessandro il Grande, gli antichi Romani, Napoleone e altri grandi condottieri vincevano molto spesso le loro battaglie campali in netta inferiorità numerica. Un parlamento meno numeroso ma più efficiente e produttivo, e di livello medio più alto nei singoli, sarà sicuramente più forte. Uno dei motivi per cui ammiro il presidente Conte è il suo equilibrio istituzionale. La Renzi-Boschi e l'Italicum furono imposti al parlamento dal governo, cioè da Renzi. I pidini contrari furono cacciati dalle Commissioni, molti furono costretti a uscire dal partito. Sul taglio dei parlamentari Conte non ha messo becco, come non lo metterà nell'iter della futura legge elettorale. Se il parlamento è improduttivo non è colpa del governo, e in una certa misura nemmeno dei singoli parlamentari (poltronisti nullafacenti e ridondanti a parte) bensì dei partiti che litigano continuamente tra loro. Altrimenti sarebbero già state approvate riforme importantissime come quella sulla giustizia e sulla lotta all'evasione. I decreti legge governativi, emergenza sanitaria a parte, sono troppi, e non solo in questa legislatura, ma ciò dipende anche per non dire soprattutto dall'improduttività del parlamento. Che è palese. Come pure la sudditanza al governo di queste 945 persone. Quindi chi, come te, è contrario al taglio, dovrebbe chiedere coerentemente un AUMENTO del numero dei parlamentari. Benissimo, eleggiamone e paghiamone 3000 e vediamo cosa sono capaci di fare. 

Ma vai a caga re , idio ta !! Ora i Costituzionalisti non incontrano più il tuo favore ?? 

32 CEST

Referendum, 183 costituzionalisti dicono No

“Non può trascurarsi lo squilibrio che si verrebbe a determinare qualora, entrata in vigore la modifica costituzionale, non si avesse anche una modifica della disciplina elettorale”

 
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Referendum, 183 costituzionalisti dicono
ANTONIO MASIELLO VIA GETTY IMAGES

“Le ragioni del nostro NO al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari”, questa l’intestazione del documento firmato da 183 costituzionalisti, che l’HuffPost pubblica integralmente. 

Il documento, che i cinque promotori tengono a precisare “scaturisce da un’iniziativa autonoma e totalmente indipendente sia dal Coordinamento per la democrazia costituzionale (CDC), sia dal Comitato nazionale per il No al taglio del Parlamento”, è stato frutto “di un lavoro immane in risposta all’appello del direttore dell’HuffPost Mattia Feltri, dello scorso 8 agosto”.

“Per molti osservatori (compreso il Pd) - scriveva Feltri - la riforma della Carta prevista dal prossimo referendum è pericolosa senza il proporzionale. La Costituzione sarebbe dunque in balia di una legge ordinaria, che per di più ancora non c’è. Si può approvare una riforma del genere?”. 

 

“Non può trascurarsi, - confermano i 183 -, lo squilibrio che si verrebbe a determinare qualora, entrata in vigore la modifica costituzionale, non si avesse anche una modifica della disciplina elettorale, con essa coerente, tale da assicurare – nei limiti del possibile – la rappresentatività delle Camere e, allo stesso tempo, agevolare la formazione di una maggioranza (sia pur relativamente) stabile di governo”.

Se da un lato, “la materia costituzionale non può essere svilita fino a diventare argomento di mera propaganda elettorale”, nel merito, “il taglio lineare prodotto dalla revisione incide sulla rappresentatività delle Camere e crea problemi al funzionamento dell’apparato statale”, si legge nel testo.

Il documento, promosso da Alessandro Morelli, Fiammetta Salmoni, Michele Della Morte, Marina Calamo Specchia e Vincenzo Casamassima, dettaglia in cinque punti le ragioni tecniche per le quali è necessario opporsi alla riforma, “illustrando i rischi per i principi fondamentali della Costituzione che la revisione comporta”. Revisione che “sembra essere espressione di un intento ‘punitivo’ nei confronti dei parlamentari – visti come esponenti di una ‘casta’ parassitaria da combattere con ogni mezzo” – ed “è il segno di una diffusa confusione del problema della la qualità dei rappresentanti con il ruolo stesso dell’istituzione rappresentativa”.

Tra le adesioni, negli atenei da Nord a Sud, si segnalano il presidente emerito della Corte Costituzionale Giuseppe Tesauro, e i professori emeriti Giuseppe Ugo Rescigno, Gianni Ferrara, Paolo Caretti, Pasquale Costanzo, Antonio D’Atena, Alfonso Di Giovine, Silvio Gambino, Aldo Loiodice, Antonio Ruggeri, Michele Scudiero, Luigi Ventura, Massimo Villone.

Ecco l’appello integrale e i 183 firmatari:

Le ragioni del nostro NO al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari In risposta all’appello del Direttore della testata online Huffington Post Mattia Feltri, pubblicato lo scorso 8 agosto, le sottoscritte e i sottoscritti, docenti, studiose e studiosi di diritto costituzionale, intendono spiegare le ragioni tecniche per le quali si oppongono alla riforma sulla riduzione del numero dei parlamentari, illustrando i rischi per i principi fondamentali della
Costituzione che la revisione comporta.
Si precisa che il presente documento scaturisce da un’iniziativa autonoma e totalmente indipendente sia dal Coordinamento per la democrazia costituzionale (CDC), sia dal Comitato nazionale per il No al taglio del Parlamento, così come da ogni altro ente, organismo e associazione, esprimendo considerazioni frutto esclusivamente dell’elaborazione collettiva dei sottoscrittori.
Il testo di legge costituzionale sottoposto alla consultazione referendaria, introducendo una riduzione drastica del numero dei parlamentari (da 945 componenti elettivi delle due Camere si passerebbe a 600), avrebbe un impatto notevole sulla forma di Stato e sulla forma di governo del
nostro ordinamento. Tanti motivi inducono a un giudizio negativo sulla riforma: qui si illustrano i principali.
1) La riforma svilisce, innanzitutto, il ruolo del Parlamento e ne riduce la rappresentatività, senza offrire vantaggi apprezzabili né sul piano dell’efficienza delle istituzioni democratiche né su quello del risparmio della spesa pubblica.
I fautori della riforma adducono, a sostegno del «SÌ» al referendum, la riduzione di spesa che la modifica della composizione delle Camere determinerebbe. Si tratta, però, di un argomento inaccettabile non soltanto per l’entità irrisoria dei tagli di cui si parla, ma anche perché gli strumenti democratici basilari (come appunto l’istituzione parlamentare) non possono essere sacrificati o
depotenziati in base a mere esigenze di risparmio.
La riduzione del numero dei parlamentari non deriverebbe, inoltre, da una riforma ragionata del bicameralismo perfetto (il vigente assetto parlamentare in base al quale le due Camere si trovano nella stessa posizione e svolgono le medesime funzioni). Tale sistema non sarebbe toccato dalla legge
costituzionale oggetto del referendum.
Spesso si fa riferimento agli esempi di altri Stati ma non può correttamente compararsi il numero dei componenti delle Camere italiane con quello di altre assemblee parlamentari in termini astratti, senza tenere conto del numero degli elettori (e, dunque, del rapporto eletti/elettori). Si trascura, inoltre, che in molti degli ordinamenti assunti come termini di paragone si riscontrano forme
di governo e tipi di Stato diversi dai nostri.
2) La riforma presuppone che la rappresentanza nazionale possa essere assorbita nella rappresentanza di altri organi elettivi (Parlamento europeo, Consigli regionali, Consigli comunali, ecc.), contro ogni evidenza storica e contro la giurisprudenza della Corte costituzionale.
I fautori della riforma sostengono ancora che la riduzione del numero dei parlamentari non arrecherebbe alcun danno alle esigenze della rappresentatività perché sarebbero già tanti gli organi elettivi (Parlamento europeo, Consigli regionali, consigli comunali, ecc.) la cui formazione dipenderebbe dal voto dei cittadini. La rappresentanza nazionale, secondo questa tesi, potrebbe
trovare un’espressione parcellizzata in altri luoghi istituzionali. A prescindere, però, da ogni altra considerazione sul ruolo e sulle competenze degli organi elettivi richiamati (ad esempio, i Consigli regionali italiani non sono paragonabili ai parlamenti degli Stati membri di una federazione), si può
ricordare che la Corte costituzionale ha chiarito che «solo il Parlamento è sede della rappresentanza politica nazionale, la quale imprime alle sue funzioni una caratterizzazione tipica ed infungibile».
Basta leggere, del resto, le materie attribuite dalla Costituzione alla competenza esclusiva del legislatore statale (e considerare l’interpretazione estensiva che di molte di queste materie ha dato la stessa Corte costituzionale nella sua giurisprudenza) per avere un’idea dell’importanza delle Camere.
3) La riforma riduce in misura sproporzionata e irragionevole la rappresentanza di interi territori.
Per quanto riguarda la nuova composizione del Senato, alcune Regioni finirebbero con l’essere sottorappresentate rispetto ad altre. Così, ad esempio, l’Abruzzo, con un milione e trecentomila abitanti, avrebbe diritto a quattro senatori, mentre il Trentino-Alto Adige, con le sue due province autonome e con una popolazione complessiva di un milione di abitanti, avrebbe in tutto sei
senatori; e ancora la Liguria, con cinque seggi, avrebbe una rappresentanza al Senato, in sostanza, della sola area genovese.
4) La riforma non eliminerebbe ma, al contrario, aggraverebbe i problemi del bicameralismo perfetto (anche se è spesso presentata dai suoi sostenitori come un intervento volto a raggiungere gli stessi obiettivi di precedenti progetti di riforma, diretti a rendere più efficiente l’istituzione parlamentare).
Come si è già detto, l’attuale riforma non introduce alcuna differenziazione tra le due Camere ma si limita semplicemente a ridurne i componenti, il cui elevato numero costituisce una caratteristica del Parlamento e non del bicameralismo perfetto. Tale assetto, in teoria, potrebbe anche essere modificato senza alterare in modo così incisivo il numero dei parlamentari, anche solo per il tramite
di una contestuale riforma dei regolamenti parlamentari di Camera e Senato. Al contrario, se si considerano i problemi di rappresentanza di alcuni territori regionali che la riforma comporterebbe, risulta che paradossalmente la legge in questione finirebbe con l’aggravare, anziché ridurre, i problemi del bicameralismo perfetto.

5) La riforma appare ispirata da una logica “punitiva” nei confronti dei parlamentari, confondendo la qualità dei rappresentanti con il ruolo stesso dell’istituzione rappresentativa. La revisione costituzionale sembra essere espressione di un intento “punitivo” nei confronti dei parlamentari – visti come esponenti di una “casta” parassitaria da combattere con ogni mezzo –
ed è il segno di una diffusa confusione del problema della qualità dei rappresentanti con il ruolo dell’organo parlamentare. Non è dato riscontrare, tuttavia, un rapporto inversamente proporzionale tra il numero dei parlamentari e il livello qualitativo degli stessi. Una simile riduzione dei componenti
delle Camere penalizzerebbe soltanto la rappresentanza delle minoranze e il pluralismo politico e potrebbe paradossalmente produrre un potenziamento della capacità di controllo dei parlamentari da parte dei leader dei partiti di riferimento, facilitato dal numero ridotto degli stessi componenti delle Camere.
Non può trascurarsi, inoltre, lo squilibrio che si verrebbe a determinare qualora, entrata in vigore la modifica costituzionale, non si avesse anche una modifica della disciplina elettorale, con essa coerente, tale da assicurare – nei limiti del possibile – la rappresentatività delle Camere e, allo stesso tempo, agevolare la formazione di una maggioranza (sia pur relativamente) stabile di governo.
È illusorio, in conclusione, pensare alle riforme costituzionali come ad azioni dirette a causare shock a un sistema politico-partitico incapace di autoriformarsi, nella speranza che l’evento traumatico possa innescare reazioni benefiche. Una cattiva riforma non è meglio di nessuna riforma. Semmai è vero il contrario. Respingendo questa riforma perché monca e destabilizzante, ci sarebbe
spazio per proposte equilibrate che mantengano intatti i principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale; al contrario sarebbe più difficile mettere in discussione una riforma appena avallata dal corpo elettorale. Occorrono, in definitiva, interventi idonei ad apportare miglioramenti al sistema
nel rispetto della democraticità e della rappresentatività delle istituzioni.
Per queste ragioni i sottoscritti voteranno convintamente «NO»!

 

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