Una splendida lettera alla facciaccia brutta di qualche idio ta ...!!

Oggi ho voglia di scrivere una lettera della partenza a voi che credete nell’impegno politico. Ho avuto tanto, e sento di dover restituire qualcosa, innanzitutto a voi, ragazzi della nuova generazione, troppo spesso bistrattati, ma in realtà straordinari per intelligenza, qualità, passione. Mettetevi in gioco. Senza mai diventare arrivisti. Li riconosci da questo: non si muovono mai, non rischiano davvero. Buffo il paradosso degli arrivisti, no? Sono talmente cinici che pur di arrivare a volte neanche partono, per non sbagliare. Provateci, provateci, provateci. Sempre. Fallirete? Può darsi, ma la verità della vita sta molto semplicemente nel provarci, rischiare, fallire.

Io non mi considero un esempio, sia chiaro, ma la mia piccola esperienza può forse aiutare, più di quello che sembra. Vengo da una storia semplice, forse persino provinciale, anche se Firenze non è mai provinciale. Sono vissuto in un ambiente normale, ho frequentato scuole pubbliche, mi sono laureato come molti. Cresciuto tra una sezione arbitrale e una sede scout, non vengo da Marte. Eppure ho fatto il presidente del Consiglio dei ministri a trentanove anni, il più giovane nella storia d’Italia. La mia vicenda dimostra che in questo paese chiunque può farcela o, almeno, può giocarsela. Se vi dico queste cose non è per magnificare l’ascesa, quanto per imparare dalla discesa.

Ero l’uomo più potente d’Italia, non lo sono più. Questo non mi ha procurato né depressione né nostalgia, ma insegna tanto, credetemi. Gli stessi che prima elemosinavano una parola, un sms, uno sguardo sono spariti. Centinaia di beneficiati hanno ricevuto, osannato, adulato, e poi, all’improvviso, si sono scoperti critici del giorno dopo, professionisti dell’«eh, lo avevo sempre pensato io», esperti nelle altrui autocritiche. Davanti a questo, hai due possibilità: puoi lasciarti andare alla rabbia o imparare la canzone degli Oasis Don’t Look Back in Anger e sorridere al mondo.

Sorridete e ripartite, perché l’avvenire ha tanto da regalare: noi non siamo cantori del passato, ma costruttori di futuro. Ricordate sempre che nelle difficoltà non si perdono gli amici, ma si scopre quali sono quelli veri, e questo darà un senso nuovo alla parola amicizia. Ricordate soprattutto che le cadute servono a ripartire, che il vostro carattere è la cosa più forte che avete, che nessun fallimento può piegarvi. La mia rapida ascesa, la mia ripida discesa mi hanno insegnato che io non valgo per ciò che gli altri pensano di me, ma per ciò che sono. E fare pace con se stessi è la sfida più grande per chiunque, dall’adolescente che si guarda perplesso allo specchio fino al nonno inquieto per i propri limiti. Vorrei essere al vostro fianco quando fallirete: sono momenti di grazia, stress test del carattere, occasioni d’oro per ricordarvi quanto siete preziosi.

Un grande gesuita, il cardinale Carlo Maria Martini, già arcivescovo di Milano, invitava a leggere un brano di Isaia, che recita: «Tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo» (Is 43,4). Non cedete ai messaggi di chi vi considera solo cibo per algoritmi, consumatori senza cittadinanza o follower senza cervello. Voi siete. E in questo c’è la grandezza dell’essere donna e uomo. Il fallimento è un momento privilegiato per ricordarvelo, e per ricominciare. Fallire fa parte della vita: solo chi non fa, non fallisce. Il campione, l’atleta, il fuoriclasse non si vede dopo la vittoria, perché la gestione della vittoria è facile. Nelle fiabe più belle, l’eroe è colui che risale a cavallo dopo la caduta. Dal romanzo cavalleresco alla letteratura contemporanea, è il superamento degli ostacoli che rimuove il fallimento e mostra la grandezza dell’uomo. Noi abbiamo un concetto forse troppo religioso del fallimento, quasi fosse un peccato.

Ci servirebbe assorbire un po’ della cultura della Silicon Valley, almeno su questo. I grandi startupper investono più volentieri in chi ha fallito, perché, pensano, la lezione gli sarà stata utile. Starà attento, sbaglierà meno; o magari sbaglierà meglio. In politica seguite le idee, non i sondaggi, perché chi vive di sondaggi è un populista, non un politico. Scordatevi che, tra partiti e istituzioni, qualcuno vi sia grato. Le mie scelte sono state applaudite o contestate, ma sono state comunque scelte. E per molti quella scelta ha segnato una svolta nella loro vita. Sono in pochi a dire grazie, quasi nessuno. Ma non significa niente. All’ingratitudine rispondete sempre con la generosità.

Quanto è arida la vita di chi pensa solo al verbo avere anziché al verbo essere. Però anche su questo è molto più bello stare dalla parte dei generosi che degli ingrati. Più vi deludono, più mantenetevi generosi: gli ingrati non meritano neppure la vostra rabbia. Mantenete sempre i rapporti umani, e non permettete mai ai risentimenti personali di prendere il posto delle strategie politiche. Fare accordi con i 5 Stelle umanamente mi disgustava e ancora mi disgusta: hanno detto di me e della mia famiglia cose terribili, mi hanno insultato sul piano personale, senza comprendere quanto queste ondate di fango facciano male a chi ti sta vicino. Ho viste le lacrime scendere sul volto delle persone a cui voglio bene travolte da fake news e odio.

Eppure, quando c’è stato da fare il governo, ho accettato di votare la fiducia a chi mi ha insultato. Sono forse insensibile alle lacrime? Certamente no. Ma la politica si fa con i sentimenti, non con i risentimenti. Per ogni selfie che fate, prendete l’impegno di leggere un libro, siate curiosi, domandatevi sempre il perché delle cose. Sporcatevi le mani, non restate in un angolo, provateci, non appiattitevi sulla mentalità condivisa da tutti. Vi salvi la curiosità, vi salvi il desiderio di conoscere. Vi prego: ammirate, non invidiate.

Questo è il paese dell’invidia, in cui mister Max Allegri vince cinque scudetti di fila e i commentatori lo criticano perché secondo loro il gioco non è sufficientemente spettacolare. Quello in cui, se uno ha successo, ci si domanda «chissà cosa c’è dietro». Chiedetevi piuttosto che cosa c’è davanti a voi. Vi attende un mondo ricco di opportunità incredibili e impensabili.

A voi spetta scegliere se viverlo da protagonisti o da spettatori. Per quello che vale, noi faremo di tutto per stimolarvi e spronarvi a stare in campo, in prima fila. Ed è per questo motivo che, come ai vecchi tempi, ho rispolverato lo zaino e mi sono messo di nuovo in cammino. Più leggero perché, come ti insegnano, prima delle route scout bisogna liberarsi di ciò che non è essenziale.

E questa leggerezza farà la differenza nei lunghi chilometri di strada. Mi sono commosso quando ho visto i ragazzi della scuola estiva Meritare l’Italia. Sono bellissimi i giovani che si avvicinano alla politica, e fare formazione politica è un dovere. L’entusiasmo di questi ventenni, così pieni di vita, mi ha aperto il cuore. Non mi interessa se questi ragazzi un domani verranno con me, mi interessa costruire una Casa dove i millennial siano messi in condizione di fare la differenza. E se questo mi costringe a ripartire da zero, lo faccio col sorriso sulle labbra.

Ho avuto l’onore di servire il mio paese ai più alti livelli. Adesso voglio aiutare questi ragazzi a cambiare il mondo, perché, nella realtà di un nuovo orizzonte in cui tutto, giorno dopo giorno, si trasforma, l’Italia potrebbe avere un ruolo decisivo, se solo avesse voglia di farsi sentire. Io scommetto su questa, complicata e bellissima, nuova generazione.

Matteo Renzi 

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6 messaggi in questa discussione

azzzz.......questa mattina  il pitale era davvero colmo, ridicola marketta pisana, nell'andarlo a vuotare ha bagnato pure il tappeto della scala.

PS: s'è accorta che non solo Conte o Di Maio sbagliano a parlare?

" Ero l’uomo più potente d’Italia, non lo sono più. Questo non mi ha procurato né depressione né nostalgia, ma (mi ha) insegnato tanto, credetemi. 

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Ero l’uomo più potente d’Italia, non lo sono più. Questo non mi ha procurato né depressione né nostalgia, ma (mi ha) insegnato tanto, credetemi. 

Xxxxxxxxxxxxx

Ignoranti ma non stupidi.

Come si fa a credere ai bugiardi?

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20 ore fa, mark222220 ha scritto:

Oggi ho voglia di scrivere una lettera della partenza a voi che credete nell’impegno politico. Ho avuto tanto, e sento di dover restituire qualcosa, innanzitutto a voi, ragazzi della nuova generazione, troppo spesso bistrattati, ma in realtà straordinari per intelligenza, qualità, passione. Mettetevi in gioco. Senza mai diventare arrivisti. Li riconosci da questo: non si muovono mai, non rischiano davvero. Buffo il paradosso degli arrivisti, no? Sono talmente cinici che pur di arrivare a volte neanche partono, per non sbagliare. Provateci, provateci, provateci. Sempre. Fallirete? Può darsi, ma la verità della vita sta molto semplicemente nel provarci, rischiare, fallire.

Io non mi considero un esempio, sia chiaro, ma la mia piccola esperienza può forse aiutare, più di quello che sembra. Vengo da una storia semplice, forse persino provinciale, anche se Firenze non è mai provinciale. Sono vissuto in un ambiente normale, ho frequentato scuole pubbliche, mi sono laureato come molti. Cresciuto tra una sezione arbitrale e una sede scout, non vengo da Marte. Eppure ho fatto il presidente del Consiglio dei ministri a trentanove anni, il più giovane nella storia d’Italia. La mia vicenda dimostra che in questo paese chiunque può farcela o, almeno, può giocarsela. Se vi dico queste cose non è per magnificare l’ascesa, quanto per imparare dalla discesa.

Ero l’uomo più potente d’Italia, non lo sono più. Questo non mi ha procurato né depressione né nostalgia, ma insegna tanto, credetemi. Gli stessi che prima elemosinavano una parola, un sms, uno sguardo sono spariti. Centinaia di beneficiati hanno ricevuto, osannato, adulato, e poi, all’improvviso, si sono scoperti critici del giorno dopo, professionisti dell’«eh, lo avevo sempre pensato io», esperti nelle altrui autocritiche. Davanti a questo, hai due possibilità: puoi lasciarti andare alla rabbia o imparare la canzone degli Oasis Don’t Look Back in Anger e sorridere al mondo.

Sorridete e ripartite, perché l’avvenire ha tanto da regalare: noi non siamo cantori del passato, ma costruttori di futuro. Ricordate sempre che nelle difficoltà non si perdono gli amici, ma si scopre quali sono quelli veri, e questo darà un senso nuovo alla parola amicizia. Ricordate soprattutto che le cadute servono a ripartire, che il vostro carattere è la cosa più forte che avete, che nessun fallimento può piegarvi. La mia rapida ascesa, la mia ripida discesa mi hanno insegnato che io non valgo per ciò che gli altri pensano di me, ma per ciò che sono. E fare pace con se stessi è la sfida più grande per chiunque, dall’adolescente che si guarda perplesso allo specchio fino al nonno inquieto per i propri limiti. Vorrei essere al vostro fianco quando fallirete: sono momenti di grazia, stress test del carattere, occasioni d’oro per ricordarvi quanto siete preziosi.

Un grande gesuita, il cardinale Carlo Maria Martini, già arcivescovo di Milano, invitava a leggere un brano di Isaia, che recita: «Tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo» (Is 43,4). Non cedete ai messaggi di chi vi considera solo cibo per algoritmi, consumatori senza cittadinanza o follower senza cervello. Voi siete. E in questo c’è la grandezza dell’essere donna e uomo. Il fallimento è un momento privilegiato per ricordarvelo, e per ricominciare. Fallire fa parte della vita: solo chi non fa, non fallisce. Il campione, l’atleta, il fuoriclasse non si vede dopo la vittoria, perché la gestione della vittoria è facile. Nelle fiabe più belle, l’eroe è colui che risale a cavallo dopo la caduta. Dal romanzo cavalleresco alla letteratura contemporanea, è il superamento degli ostacoli che rimuove il fallimento e mostra la grandezza dell’uomo. Noi abbiamo un concetto forse troppo religioso del fallimento, quasi fosse un peccato.

Ci servirebbe assorbire un po’ della cultura della Silicon Valley, almeno su questo. I grandi startupper investono più volentieri in chi ha fallito, perché, pensano, la lezione gli sarà stata utile. Starà attento, sbaglierà meno; o magari sbaglierà meglio. In politica seguite le idee, non i sondaggi, perché chi vive di sondaggi è un populista, non un politico. Scordatevi che, tra partiti e istituzioni, qualcuno vi sia grato. Le mie scelte sono state applaudite o contestate, ma sono state comunque scelte. E per molti quella scelta ha segnato una svolta nella loro vita. Sono in pochi a dire grazie, quasi nessuno. Ma non significa niente. All’ingratitudine rispondete sempre con la generosità.

Quanto è arida la vita di chi pensa solo al verbo avere anziché al verbo essere. Però anche su questo è molto più bello stare dalla parte dei generosi che degli ingrati. Più vi deludono, più mantenetevi generosi: gli ingrati non meritano neppure la vostra rabbia. Mantenete sempre i rapporti umani, e non permettete mai ai risentimenti personali di prendere il posto delle strategie politiche. Fare accordi con i 5 Stelle umanamente mi disgustava e ancora mi disgusta: hanno detto di me e della mia famiglia cose terribili, mi hanno insultato sul piano personale, senza comprendere quanto queste ondate di fango facciano male a chi ti sta vicino. Ho viste le lacrime scendere sul volto delle persone a cui voglio bene travolte da fake news e odio.

Eppure, quando c’è stato da fare il governo, ho accettato di votare la fiducia a chi mi ha insultato. Sono forse insensibile alle lacrime? Certamente no. Ma la politica si fa con i sentimenti, non con i risentimenti. Per ogni selfie che fate, prendete l’impegno di leggere un libro, siate curiosi, domandatevi sempre il perché delle cose. Sporcatevi le mani, non restate in un angolo, provateci, non appiattitevi sulla mentalità condivisa da tutti. Vi salvi la curiosità, vi salvi il desiderio di conoscere. Vi prego: ammirate, non invidiate.

Questo è il paese dell’invidia, in cui mister Max Allegri vince cinque scudetti di fila e i commentatori lo criticano perché secondo loro il gioco non è sufficientemente spettacolare. Quello in cui, se uno ha successo, ci si domanda «chissà cosa c’è dietro». Chiedetevi piuttosto che cosa c’è davanti a voi. Vi attende un mondo ricco di opportunità incredibili e impensabili.

A voi spetta scegliere se viverlo da protagonisti o da spettatori. Per quello che vale, noi faremo di tutto per stimolarvi e spronarvi a stare in campo, in prima fila. Ed è per questo motivo che, come ai vecchi tempi, ho rispolverato lo zaino e mi sono messo di nuovo in cammino. Più leggero perché, come ti insegnano, prima delle route scout bisogna liberarsi di ciò che non è essenziale.

E questa leggerezza farà la differenza nei lunghi chilometri di strada. Mi sono commosso quando ho visto i ragazzi della scuola estiva Meritare l’Italia. Sono bellissimi i giovani che si avvicinano alla politica, e fare formazione politica è un dovere. L’entusiasmo di questi ventenni, così pieni di vita, mi ha aperto il cuore. Non mi interessa se questi ragazzi un domani verranno con me, mi interessa costruire una Casa dove i millennial siano messi in condizione di fare la differenza. E se questo mi costringe a ripartire da zero, lo faccio col sorriso sulle labbra.

Ho avuto l’onore di servire il mio paese ai più alti livelli. Adesso voglio aiutare questi ragazzi a cambiare il mondo, perché, nella realtà di un nuovo orizzonte in cui tutto, giorno dopo giorno, si trasforma, l’Italia potrebbe avere un ruolo decisivo, se solo avesse voglia di farsi sentire. Io scommetto su questa, complicata e bellissima, nuova generazione.

Matteo Renzi 

Tra il dire e il fare......ci furono i manganelli di Alfano !!

Non si caricano gli operai, non si strumentalizza la
 
ANSA

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Il 23/8/2020 in 15:31 , mark222220 ha scritto:

Oggi ho voglia di scrivere una lettera della partenza a voi che credete nell’impegno politico. Ho avuto tanto, e sento di dover restituire qualcosa, innanzitutto a voi, ragazzi della nuova generazione, troppo spesso bistrattati, ma in realtà straordinari per intelligenza, qualità, passione. Mettetevi in gioco. Senza mai diventare arrivisti. Li riconosci da questo: non si muovono mai, non rischiano davvero. Buffo il paradosso degli arrivisti, no? Sono talmente cinici che pur di arrivare a volte neanche partono, per non sbagliare. Provateci, provateci, provateci. Sempre. Fallirete? Può darsi, ma la verità della vita sta molto semplicemente nel provarci, rischiare, fallire.

Io non mi considero un esempio, sia chiaro, ma la mia piccola esperienza può forse aiutare, più di quello che sembra. Vengo da una storia semplice, forse persino provinciale, anche se Firenze non è mai provinciale. Sono vissuto in un ambiente normale, ho frequentato scuole pubbliche, mi sono laureato come molti. Cresciuto tra una sezione arbitrale e una sede scout, non vengo da Marte. Eppure ho fatto il presidente del Consiglio dei ministri a trentanove anni, il più giovane nella storia d’Italia. La mia vicenda dimostra che in questo paese chiunque può farcela o, almeno, può giocarsela. Se vi dico queste cose non è per magnificare l’ascesa, quanto per imparare dalla discesa.

Ero l’uomo più potente d’Italia, non lo sono più. Questo non mi ha procurato né depressione né nostalgia, ma insegna tanto, credetemi. Gli stessi che prima elemosinavano una parola, un sms, uno sguardo sono spariti. Centinaia di beneficiati hanno ricevuto, osannato, adulato, e poi, all’improvviso, si sono scoperti critici del giorno dopo, professionisti dell’«eh, lo avevo sempre pensato io», esperti nelle altrui autocritiche. Davanti a questo, hai due possibilità: puoi lasciarti andare alla rabbia o imparare la canzone degli Oasis Don’t Look Back in Anger e sorridere al mondo.

Sorridete e ripartite, perché l’avvenire ha tanto da regalare: noi non siamo cantori del passato, ma costruttori di futuro. Ricordate sempre che nelle difficoltà non si perdono gli amici, ma si scopre quali sono quelli veri, e questo darà un senso nuovo alla parola amicizia. Ricordate soprattutto che le cadute servono a ripartire, che il vostro carattere è la cosa più forte che avete, che nessun fallimento può piegarvi. La mia rapida ascesa, la mia ripida discesa mi hanno insegnato che io non valgo per ciò che gli altri pensano di me, ma per ciò che sono. E fare pace con se stessi è la sfida più grande per chiunque, dall’adolescente che si guarda perplesso allo specchio fino al nonno inquieto per i propri limiti. Vorrei essere al vostro fianco quando fallirete: sono momenti di grazia, stress test del carattere, occasioni d’oro per ricordarvi quanto siete preziosi.

Un grande gesuita, il cardinale Carlo Maria Martini, già arcivescovo di Milano, invitava a leggere un brano di Isaia, che recita: «Tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo» (Is 43,4). Non cedete ai messaggi di chi vi considera solo cibo per algoritmi, consumatori senza cittadinanza o follower senza cervello. Voi siete. E in questo c’è la grandezza dell’essere donna e uomo. Il fallimento è un momento privilegiato per ricordarvelo, e per ricominciare. Fallire fa parte della vita: solo chi non fa, non fallisce. Il campione, l’atleta, il fuoriclasse non si vede dopo la vittoria, perché la gestione della vittoria è facile. Nelle fiabe più belle, l’eroe è colui che risale a cavallo dopo la caduta. Dal romanzo cavalleresco alla letteratura contemporanea, è il superamento degli ostacoli che rimuove il fallimento e mostra la grandezza dell’uomo. Noi abbiamo un concetto forse troppo religioso del fallimento, quasi fosse un peccato.

Ci servirebbe assorbire un po’ della cultura della Silicon Valley, almeno su questo. I grandi startupper investono più volentieri in chi ha fallito, perché, pensano, la lezione gli sarà stata utile. Starà attento, sbaglierà meno; o magari sbaglierà meglio. In politica seguite le idee, non i sondaggi, perché chi vive di sondaggi è un populista, non un politico. Scordatevi che, tra partiti e istituzioni, qualcuno vi sia grato. Le mie scelte sono state applaudite o contestate, ma sono state comunque scelte. E per molti quella scelta ha segnato una svolta nella loro vita. Sono in pochi a dire grazie, quasi nessuno. Ma non significa niente. All’ingratitudine rispondete sempre con la generosità.

Quanto è arida la vita di chi pensa solo al verbo avere anziché al verbo essere. Però anche su questo è molto più bello stare dalla parte dei generosi che degli ingrati. Più vi deludono, più mantenetevi generosi: gli ingrati non meritano neppure la vostra rabbia. Mantenete sempre i rapporti umani, e non permettete mai ai risentimenti personali di prendere il posto delle strategie politiche. Fare accordi con i 5 Stelle umanamente mi disgustava e ancora mi disgusta: hanno detto di me e della mia famiglia cose terribili, mi hanno insultato sul piano personale, senza comprendere quanto queste ondate di fango facciano male a chi ti sta vicino. Ho viste le lacrime scendere sul volto delle persone a cui voglio bene travolte da fake news e odio.

Eppure, quando c’è stato da fare il governo, ho accettato di votare la fiducia a chi mi ha insultato. Sono forse insensibile alle lacrime? Certamente no. Ma la politica si fa con i sentimenti, non con i risentimenti. Per ogni selfie che fate, prendete l’impegno di leggere un libro, siate curiosi, domandatevi sempre il perché delle cose. Sporcatevi le mani, non restate in un angolo, provateci, non appiattitevi sulla mentalità condivisa da tutti. Vi salvi la curiosità, vi salvi il desiderio di conoscere. Vi prego: ammirate, non invidiate.

Questo è il paese dell’invidia, in cui mister Max Allegri vince cinque scudetti di fila e i commentatori lo criticano perché secondo loro il gioco non è sufficientemente spettacolare. Quello in cui, se uno ha successo, ci si domanda «chissà cosa c’è dietro». Chiedetevi piuttosto che cosa c’è davanti a voi. Vi attende un mondo ricco di opportunità incredibili e impensabili.

A voi spetta scegliere se viverlo da protagonisti o da spettatori. Per quello che vale, noi faremo di tutto per stimolarvi e spronarvi a stare in campo, in prima fila. Ed è per questo motivo che, come ai vecchi tempi, ho rispolverato lo zaino e mi sono messo di nuovo in cammino. Più leggero perché, come ti insegnano, prima delle route scout bisogna liberarsi di ciò che non è essenziale.

E questa leggerezza farà la differenza nei lunghi chilometri di strada. Mi sono commosso quando ho visto i ragazzi della scuola estiva Meritare l’Italia. Sono bellissimi i giovani che si avvicinano alla politica, e fare formazione politica è un dovere. L’entusiasmo di questi ventenni, così pieni di vita, mi ha aperto il cuore. Non mi interessa se questi ragazzi un domani verranno con me, mi interessa costruire una Casa dove i millennial siano messi in condizione di fare la differenza. E se questo mi costringe a ripartire da zero, lo faccio col sorriso sulle labbra.

Ho avuto l’onore di servire il mio paese ai più alti livelli. Adesso voglio aiutare questi ragazzi a cambiare il mondo, perché, nella realtà di un nuovo orizzonte in cui tutto, giorno dopo giorno, si trasforma, l’Italia potrebbe avere un ruolo decisivo, se solo avesse voglia di farsi sentire. Io scommetto su questa, complicata e bellissima, nuova generazione.

Matteo Renzi 

SONO COMMOSSO , HO FINITO I FAZZOLETTI IN COTONE , DOVRO' USARE QUELLI DI CARTA . 

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Invece dei fazzoletti fatti prestare da Filumena i preservativi . Tanto gli ha sempre con se. Per le testadikazzo come te hanno e fanno la stessa funzione dei fazzoletti . 

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Invece dei fazzoletti fatti prestare da Filumena i preservativi . Tanto gli ha sempre con se. Per le testadikazzo come te hanno e fanno la stessa funzione dei fazzoletti . 

La testadikazzo è lei, ridicola marketta pisana dalla boccuccia sdentata, se, da monolaureato,  ancora non ha compreso quando si usa "gli" e quando si usa "li".

Si scrive "tanto li ha sempre con se", analfabeta.

 

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