Egregio Cortomaltese (sul taglio dei parlamentari)...

3 ore fa cortomaltese-*** ha scritto: 

D'accordo. Ma non mi accoderò a chi farebbe di aule sorde e grige bivacchi di militanti.

C'è qualcosa che unisce questo NO a quello che ho dato a chi voleva ridurre il Senato a un circo equestre. Il senso della sacralità del Parlamento e delle Istituzioni.

Nonostante tutto e contro tutti.

Diciamocelo chiaro e tondo: si continua ad espropriare i cittadini del diritto di eleggere i propri parlamentari e, col sistema delle liste bloccate, si riempie il Parlamento di persone nominate dal Capo.

E già ciò è un insulto alla democrazia.

Poi si strilla contro la partitocrazia e come rimedio si riducono i nominati da 900 a 600 ?

Puerile, strumentale e demagogico, come Renzi il 04 dicembre 2016.

Lei dovrebbe riuscire a cogliere la differenza tra le scorciatoie e la Storia.

Caro Cortomaltese, sei un forumista intelligente ma come fai a non capire che qui non c'è nessuna demagogia e nessuna scorciatoia ma solo semplici, forti e urgenti ragioni di natura pratica? 945 parlamentari (più i senatori a vita) sono decisamente troppi per una popolazione di 60 milioni di abitanti. Tieni conto che circa 5 milioni sono residenti stranieri che non votano. Anche se secondo me ne avrebbero più diritto degli italiani che risiedono e che pagano le tasse all'estero, e che hanno anche poca voglia di votare (meno del 30% partecipò alle elezioni del 2018 e una scheda su 8 era bianca o nulla). Tieni anche conto che la popolazione residente è in costante calo da 5 anni, nonostante gli arrivi e le regolarizzazioni degli stranieri e la loro maggiore prolificità. Secondo le proiezioni ONU, alla fine di questo secolo in Italia abiteranno meno di 40 milioni di persone. Orbene, l'attuale consistenza numerica del Parlamento è fissa a 630 deputati e 315 senatori, ma non fu fissata dai padri costituenti (che optarono per una consistenza variabile con la popolazione) bensì da una legge costituzionale del 1963. Naturalmente, se si fissa in Costituzione il numero dei rappresentanti del popolo, bisogna farlo non solo in considerazione della popolazione attuale ma anche in proiezione futura. E nel 1963 l'Italia era in pieno boom economico e demografico: nascevano più del doppio dei bambini che nascono oggi (figli di stranieri inclusi) e che non sono più in grado di compensare i decessi. Quindi i numeri fissati nel 1963 erano certamente sovrastimati per ragioni demografiche. Ma oggi lo sono soprattutto per un'altra ragione. Nel 1963 non esistevano i parlamenti regionali (eccetto quelli di 4 Regioni a statuto speciale) e non esisteva un Parlamento europeo elettivo. Dal 1970 (con le prime elezioni regionali) e dal 1979 (prime elezioni europee) una parte considerevole del lavoro legislativo del parlamento centrale è stata trasferita a queste nuove assemblee elettive. Quindi un taglio secco dei parlamentari nazionali andava fatto non ora ma diversi decenni fa! Lascio a te immaginare i motivi per cui si è perso tanto tempo, motivi assai più prosaici della rappresentanza democratica. Se poi vogliamo confrontarci con altri paesi, forse l'unico confronto omogeneo possibile con un bicameralismo paritario ed elettivo come il nostro è con il Congresso degli Stati Uniti. Che ha 535 membri eletti a fronte di una popolazione 5 volte e mezza la nostra. Dopo il taglio dei parlamentari già approvato a larghissima maggioranza dal parlamento stesso (quindi di cosa stiamo parlando?), avremo in Italia un rappresentante nazionale ogni 100.000 abitanti (che mi pare un rapporto ragionevole), mentre negli USA ne hanno uno ogni 620.000 abitanti e nessuno si è mai sognato di chiedere un aumento dei membri del Congresso. Un'altra ricorrente critica a questa sacrosanta riforma costituzionale è che nasce senza avere predisposto le opportune condizioni al contorno. In particolare una nuova legge elettorale e nuovi regolamenti parlamentari. Con il che il taglio lineare degli eletti si tradurrebbe in una grave alterazione di princìpi ed equilibri costituzionali. Insomma, sarebbe un vulnus alla democrazia. Una tesi a mio avviso ridicola. Il taglio è assolutamente proporzionale tra Camera e Senato e non tocca minimamente i poteri di queste assemblee né il principio del bicameralismo perfetto voluto dai padri costituenti (al contrario della riformaccia Renzi che aboliva il Senato elettivo sostituendolo con una sorta di dopolavoro per un centinaio di sindaci e consiglieri regionali nominati dai partiti). D'altra parte sarebbe stato a dir poco assurdo cambiare anticipatamente la legge elettorale e i regolamenti parlamentari in funzione di una riforma costituzionale non ancora vigente. La Costituzione viene prima, le leggi e le norme ordinarie vengono dopo. E ci sono due anni abbondanti per predisporre tutto il necessario prima delle prossime elezioni politiche. Per esempio un bel giro di vite contro l'assenteismo dei parlamentari. Che oggi lavorano dal martedì al giovedì (!) e ai quali basta partecipare al 30% delle votazioni giornaliere senza rinunciare alla diaria (oltre 200 euro al giorno in aggiunta al lauto stipendio e ai vari rimborsi). Per giunta nelle Commissioni oggi non è obbligatorio il voto elettronico e non è possibile tracciare le presenze. Con poche e sane regole (es. discussioni e votazioni dal lunedì al venerdì) il nuovo parlamento di 600 membri potrà essere più attivo, più produttivo e più rappresentativo del vecchio e pachidermico carrozzone di 945 privilegiati schiacciabottone (spesso anche per conto dell'assente a fianco). In ogni caso ripeto: il taglio dei parlamentari è stato approvato a larghissima maggioranza dai parlamentari stessi. Nell'ultima lettura alla Camera 553 SI', 14 NO e 2 astenuti. Quindi di cosa stiamo parlando? Questo referendum (che costerà centinaia di milioni) non si doveva nemmeno fare! La richiesta fu firmata da diversi deputati e senatori che avevano votato SI', in particolare leghisti. Ma ora ci penseranno gli italiani a scollare 345 kuli da altrettante poltrone. Saluti    

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31 messaggi in questa discussione

2 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

3 ore fa cortomaltese-*** ha scritto: 

D'accordo. Ma non mi accoderò a chi farebbe di aule sorde e grige bivacchi di militanti.

C'è qualcosa che unisce questo NO a quello che ho dato a chi voleva ridurre il Senato a un circo equestre. Il senso della sacralità del Parlamento e delle Istituzioni.

Nonostante tutto e contro tutti.

Diciamocelo chiaro e tondo: si continua ad espropriare i cittadini del diritto di eleggere i propri parlamentari e, col sistema delle liste bloccate, si riempie il Parlamento di persone nominate dal Capo.

E già ciò è un insulto alla democrazia.

Poi si strilla contro la partitocrazia e come rimedio si riducono i nominati da 900 a 600 ?

Puerile, strumentale e demagogico, come Renzi il 04 dicembre 2016.

Lei dovrebbe riuscire a cogliere la differenza tra le scorciatoie e la Storia.

Caro Cortomaltese, sei un forumista intelligente ma come fai a non capire che qui non c'è nessuna demagogia e nessuna scorciatoia ma solo semplici, forti e urgenti ragioni di natura pratica? 945 parlamentari (più i senatori a vita) sono decisamente troppi per una popolazione di 60 milioni di abitanti. Tieni conto che circa 5 milioni sono residenti stranieri che non votano. Anche se secondo me ne avrebbero più diritto degli italiani che risiedono e che pagano le tasse all'estero, e che hanno anche poca voglia di votare (meno del 30% partecipò alle elezioni del 2018 e una scheda su 8 era bianca o nulla). Tieni anche conto che la popolazione residente è in costante calo da 5 anni, nonostante gli arrivi e le regolarizzazioni degli stranieri e la loro maggiore prolificità. Secondo le proiezioni ONU, alla fine di questo secolo in Italia abiteranno meno di 40 milioni di persone. Orbene, l'attuale consistenza numerica del Parlamento è fissa a 630 deputati e 315 senatori, ma non fu fissata dai padri costituenti (che optarono per una consistenza variabile con la popolazione) bensì da una legge costituzionale del 1963. Naturalmente, se si fissa in Costituzione il numero dei rappresentanti del popolo, bisogna farlo non solo in considerazione della popolazione attuale ma anche in proiezione futura. E nel 1963 l'Italia era in pieno boom economico e demografico: nascevano più del doppio dei bambini che nascono oggi (figli di stranieri inclusi) e che non sono più in grado di compensare i decessi. Quindi i numeri fissati nel 1963 erano certamente sovrastimati per ragioni demografiche. Ma oggi lo sono soprattutto per un'altra ragione. Nel 1963 non esistevano i parlamenti regionali (eccetto quelli di 4 Regioni a statuto speciale) e non esisteva un Parlamento europeo elettivo. Dal 1970 (con le prime elezioni regionali) e dal 1979 (prime elezioni europee) una parte considerevole del lavoro legislativo del parlamento centrale è stata trasferita a queste nuove assemblee elettive. Quindi un taglio secco dei parlamentari nazionali andava fatto non ora ma diversi decenni fa! Lascio a te immaginare i motivi per cui si è perso tanto tempo, motivi assai più prosaici della rappresentanza democratica. Se poi vogliamo confrontarci con altri paesi, forse l'unico confronto omogeneo possibile con un bicameralismo paritario ed elettivo come il nostro è con il Congresso degli Stati Uniti. Che ha 535 membri eletti a fronte di una popolazione 5 volte e mezza la nostra. Dopo il taglio dei parlamentari già approvato a larghissima maggioranza dal parlamento stesso (quindi di cosa stiamo parlando?), avremo in Italia un rappresentante nazionale ogni 100.000 abitanti (che mi pare un rapporto ragionevole), mentre negli USA ne hanno uno ogni 620.000 abitanti e nessuno si è mai sognato di chiedere un aumento dei membri del Congresso. Un'altra ricorrente critica a questa sacrosanta riforma costituzionale è che nasce senza avere predisposto le opportune condizioni al contorno. In particolare una nuova legge elettorale e nuovi regolamenti parlamentari. Con il che il taglio lineare degli eletti si tradurrebbe in una grave alterazione di princìpi ed equilibri costituzionali. Insomma, sarebbe un vulnus alla democrazia. Una tesi a mio avviso ridicola. Il taglio è assolutamente proporzionale tra Camera e Senato e non tocca minimamente i poteri di queste assemblee né il principio del bicameralismo perfetto voluto dai padri costituenti (al contrario della riformaccia Renzi che aboliva il Senato elettivo sostituendolo con una sorta di dopolavoro per un centinaio di sindaci e consiglieri regionali nominati dai partiti). D'altra parte sarebbe stato a dir poco assurdo cambiare anticipatamente la legge elettorale e i regolamenti parlamentari in funzione di una riforma costituzionale non ancora vigente. La Costituzione viene prima, le leggi e le norme ordinarie vengono dopo. E ci sono due anni abbondanti per predisporre tutto il necessario prima delle prossime elezioni politiche. Per esempio un bel giro di vite contro l'assenteismo dei parlamentari. Che oggi lavorano dal martedì al giovedì (!) e ai quali basta partecipare al 30% delle votazioni giornaliere senza rinunciare alla diaria (oltre 200 euro al giorno in aggiunta al lauto stipendio e ai vari rimborsi). Per giunta nelle Commissioni oggi non è obbligatorio il voto elettronico e non è possibile tracciare le presenze. Con poche e sane regole (es. discussioni e votazioni dal lunedì al venerdì) il nuovo parlamento di 600 membri potrà essere più attivo, più produttivo e più rappresentativo del vecchio e pachidermico carrozzone di 945 privilegiati schiacciabottone (spesso anche per conto dell'assente a fianco). In ogni caso ripeto: il taglio dei parlamentari è stato approvato a larghissima maggioranza dai parlamentari stessi. Nell'ultima lettura alla Camera 553 SI', 14 NO e 2 astenuti. Quindi di cosa stiamo parlando? Questo referendum (che costerà centinaia di milioni) non si doveva nemmeno fare! La richiesta fu firmata da diversi deputati e senatori che avevano votato SI', in particolare leghisti. Ma ora ci penseranno gli italiani a scollare 345 kuli da altrettante poltrone. Saluti    

"  Ma ora ci penseranno gli italiani a scollare 345 kuli da altrettante poltrone  "

BENE, SE È UNA QUESTIONE DI "KULI E POLTRONE" , TRASFORMATE PURE QUELL'AULA SORDA E GRIGIA IN UN BIVACCO DI MANIPOLI.

LEI CON QUESTA ESPRESSIONE LEGA IL SUO CONCETTO DI PARLAMENTO A QUELLO RENZIANO DEL SENATO.

ESERCITI LA MEMORIA, SI RICORDI DI QUANTO DICEVA IL TAPPETARO RIGUARDO AI SENATORI.......

 

FATE SENZA DI ME.

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Il tappettaro ora è uno dei 345 senatori.

E se fra quelli che forse spariranno ci fosse proprio lui?

 

 

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Ma come Trottolina Amorosa , ma non lo aveva già archibugiato lei ...?? 

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1 ora fa, ahaha.ha ha scritto:

Il tappettaro ora è uno dei 345 senatori.

E se fra quelli che forse spariranno ci fosse proprio lui?

 

 

Amen. Ma non c'è limite al peggio. Se il problema è il dilagare tra il popolo del qualunquismo più becero e sfrenato, di cui Matteo Salvini è il miglior interprete, spiacente ma non mi accodo.

Un facciaculismo imperante, per cui ad esempio i pidocchi furbetti del "bonus" (quasi sempre ONOREVOLI LEGHISTI ) sono considerati "uguali agli altri", e nella notte della Repubblica tutti i gatti sono grigi.

 

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3 ore fa, fosforo311 ha scritto:

3 ore fa cortomaltese-*** ha scritto: 

D'accordo. Ma non mi accoderò a chi farebbe di aule sorde e grige bivacchi di militanti.

C'è qualcosa che unisce questo NO a quello che ho dato a chi voleva ridurre il Senato a un circo equestre. Il senso della sacralità del Parlamento e delle Istituzioni.

Nonostante tutto e contro tutti.

Diciamocelo chiaro e tondo: si continua ad espropriare i cittadini del diritto di eleggere i propri parlamentari e, col sistema delle liste bloccate, si riempie il Parlamento di persone nominate dal Capo.

E già ciò è un insulto alla democrazia.

Poi si strilla contro la partitocrazia e come rimedio si riducono i nominati da 900 a 600 ?

Puerile, strumentale e demagogico, come Renzi il 04 dicembre 2016.

Lei dovrebbe riuscire a cogliere la differenza tra le scorciatoie e la Storia.

Caro Cortomaltese, sei un forumista intelligente ma come fai a non capire che qui non c'è nessuna demagogia e nessuna scorciatoia ma solo semplici, forti e urgenti ragioni di natura pratica? 945 parlamentari (più i senatori a vita) sono decisamente troppi per una popolazione di 60 milioni di abitanti. Tieni conto che circa 5 milioni sono residenti stranieri che non votano. Anche se secondo me ne avrebbero più diritto degli italiani che risiedono e che pagano le tasse all'estero, e che hanno anche poca voglia di votare (meno del 30% partecipò alle elezioni del 2018 e una scheda su 8 era bianca o nulla). Tieni anche conto che la popolazione residente è in costante calo da 5 anni, nonostante gli arrivi e le regolarizzazioni degli stranieri e la loro maggiore prolificità. Secondo le proiezioni ONU, alla fine di questo secolo in Italia abiteranno meno di 40 milioni di persone. Orbene, l'attuale consistenza numerica del Parlamento è fissa a 630 deputati e 315 senatori, ma non fu fissata dai padri costituenti (che optarono per una consistenza variabile con la popolazione) bensì da una legge costituzionale del 1963. Naturalmente, se si fissa in Costituzione il numero dei rappresentanti del popolo, bisogna farlo non solo in considerazione della popolazione attuale ma anche in proiezione futura. E nel 1963 l'Italia era in pieno boom economico e demografico: nascevano più del doppio dei bambini che nascono oggi (figli di stranieri inclusi) e che non sono più in grado di compensare i decessi. Quindi i numeri fissati nel 1963 erano certamente sovrastimati per ragioni demografiche. Ma oggi lo sono soprattutto per un'altra ragione. Nel 1963 non esistevano i parlamenti regionali (eccetto quelli di 4 Regioni a statuto speciale) e non esisteva un Parlamento europeo elettivo. Dal 1970 (con le prime elezioni regionali) e dal 1979 (prime elezioni europee) una parte considerevole del lavoro legislativo del parlamento centrale è stata trasferita a queste nuove assemblee elettive. Quindi un taglio secco dei parlamentari nazionali andava fatto non ora ma diversi decenni fa! Lascio a te immaginare i motivi per cui si è perso tanto tempo, motivi assai più prosaici della rappresentanza democratica. Se poi vogliamo confrontarci con altri paesi, forse l'unico confronto omogeneo possibile con un bicameralismo paritario ed elettivo come il nostro è con il Congresso degli Stati Uniti. Che ha 535 membri eletti a fronte di una popolazione 5 volte e mezza la nostra. Dopo il taglio dei parlamentari già approvato a larghissima maggioranza dal parlamento stesso (quindi di cosa stiamo parlando?), avremo in Italia un rappresentante nazionale ogni 100.000 abitanti (che mi pare un rapporto ragionevole), mentre negli USA ne hanno uno ogni 620.000 abitanti e nessuno si è mai sognato di chiedere un aumento dei membri del Congresso. Un'altra ricorrente critica a questa sacrosanta riforma costituzionale è che nasce senza avere predisposto le opportune condizioni al contorno. In particolare una nuova legge elettorale e nuovi regolamenti parlamentari. Con il che il taglio lineare degli eletti si tradurrebbe in una grave alterazione di princìpi ed equilibri costituzionali. Insomma, sarebbe un vulnus alla democrazia. Una tesi a mio avviso ridicola. Il taglio è assolutamente proporzionale tra Camera e Senato e non tocca minimamente i poteri di queste assemblee né il principio del bicameralismo perfetto voluto dai padri costituenti (al contrario della riformaccia Renzi che aboliva il Senato elettivo sostituendolo con una sorta di dopolavoro per un centinaio di sindaci e consiglieri regionali nominati dai partiti). D'altra parte sarebbe stato a dir poco assurdo cambiare anticipatamente la legge elettorale e i regolamenti parlamentari in funzione di una riforma costituzionale non ancora vigente. La Costituzione viene prima, le leggi e le norme ordinarie vengono dopo. E ci sono due anni abbondanti per predisporre tutto il necessario prima delle prossime elezioni politiche. Per esempio un bel giro di vite contro l'assenteismo dei parlamentari. Che oggi lavorano dal martedì al giovedì (!) e ai quali basta partecipare al 30% delle votazioni giornaliere senza rinunciare alla diaria (oltre 200 euro al giorno in aggiunta al lauto stipendio e ai vari rimborsi). Per giunta nelle Commissioni oggi non è obbligatorio il voto elettronico e non è possibile tracciare le presenze. Con poche e sane regole (es. discussioni e votazioni dal lunedì al venerdì) il nuovo parlamento di 600 membri potrà essere più attivo, più produttivo e più rappresentativo del vecchio e pachidermico carrozzone di 945 privilegiati schiacciabottone (spesso anche per conto dell'assente a fianco). In ogni caso ripeto: il taglio dei parlamentari è stato approvato a larghissima maggioranza dai parlamentari stessi. Nell'ultima lettura alla Camera 553 SI', 14 NO e 2 astenuti. Quindi di cosa stiamo parlando? Questo referendum (che costerà centinaia di milioni) non si doveva nemmeno fare! La richiesta fu firmata da diversi deputati e senatori che avevano votato SI', in particolare leghisti. Ma ora ci penseranno gli italiani a scollare 345 kuli da altrettante poltrone. Saluti    

Poteva o non poteva il Cazzaro partenopeo fare una giravolta ad. U e , dopo aver definito una “riformaccia” quella di Renzi nel 2016 che prevedeva non tanto una diminuzione dei parlamentari con tanto di eliminazione totale del Senato contestualmente al Bicameralismo perfetto , genuflettersi ora alla riformina uso decerebrati pensata dai fascisti moderni del M5S ?? Certo che no !! Ed allora eccolo sciorinare con là pupu’ in bocca Numeri senza senso , affermare che “intanto proseguiamo che poi sistemiamo tutto tra 2 anni “.  Ahahahahah, siamo di fronte ad un energumeno e Cazzaro di caratura internazionale . Poveraccio !! Non ci vuole niente ad osservare che il taglio dei Parlamentari associato all’abolizione del finanziamento pubblico porta ad un sistema oligarchico. Quello che piace ai grillini che infatti , più volte , hanno parlato di abolizione del Parlamento e decisioni prese tramite “Rousseau “, Ahahahahaha . Ed e’ perfettamente inutile che il Cazzaro napoletano nonché idio ta partenopeo ci ricordi che nell’ultima  lettura  Alla Camera furono ben 553 i Si contro 14 No.  Il Provvedimento votato prevedeva che la diminuzione dei Parlamentari fosse contestuale ad una nuova legge elettorale . Non e’ stato fatto ed il Co@lione partenopeo non lo dice , ci mancherebbe che per almeno una volta sto spregevole individuo fosse corretto !!  E quindi non si mettono a rischio le prerogative democratiche , che al Cazzaro sembra non interessino più , senza alcuna garanzia che invece era stata promessa . Chissà che fine hanno fatto qualche parruccone dell’epoca . Zagrebelsky, dove e’ ?? In qualche Resort pagato dalla Redazione del Falso Quotidiano e quindi pure dal Cazzaro tramite gli “innumerevoli “ gadget richiesti a chi si abbona on line ?? Se passasse questa pluririformaccia ci ritroveremmo con un eletto ogni 150.000 abitanti . E magari qualche idio ta , poi , avrebbe pure il coraggio di dire che la politica e’ distante dai cittadini . 

 

 

 

 

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4 ore fa, cortomaltese-*** ha scritto:

"  Ma ora ci penseranno gli italiani a scollare 345 kuli da altrettante poltrone  "

BENE, SE È UNA QUESTIONE DI "KULI E POLTRONE" , TRASFORMATE PURE QUELL'AULA SORDA E GRIGIA IN UN BIVACCO DI MANIPOLI.

LEI CON QUESTA ESPRESSIONE LEGA IL SUO CONCETTO DI PARLAMENTO A QUELLO RENZIANO DEL SENATO.

ESERCITI LA MEMORIA, SI RICORDI DI QUANTO DICEVA IL TAPPETARO RIGUARDO AI SENATORI.......

 

FATE SENZA DI ME.

CONFERMO E RIBADISCO: FINO A QUANDO NON RIAVREMO UNA LEGGE ELETTORALE CHE MI CONSENTIRÀ DI SCEGLIERE, PER NOME E PER COGNOME, I MIEI RAPPRESENTANTI, INVECE DI FARLI SCEGLIERE AI CAPETTI DI PARTITO CON CRITERI PER LO PIÙ TUTT'ALTRO CHE MERITOCRATICI, QUELLI PER ME SARANNO 945 INDISTINGUIBILI KULI INCOLLATI ALLE POLTRONE E STRAPAGATI PER LA LORO FUNZIONE DI BURATTINI SCHIACCIABOTTONE. SE NE AVREMO 600 SARÀ MENO PEGGIO, MA LA RAPPRESENTANZA DEMOCRATICA NON DIPENDE DAL NUMERO BENSÌ  DALLA QUALITÀ DEI PARLAMENTARI, DAL LORO LEGAME CON I TERRITORI E DALLA LORO FEDELTÀ AL PROGRAMMA ELETTORALE, E NON CERTO AL CAPETTO DI TURNO. SI CHIAMI ESSO MUSSOLINI, O BERLUSCONI O RENZI. CHE ME NE FACCIO DI 945 BURATTINI CHE VOTANO A MAGGIORANZA CHE RUBY È LA NIPOTE DI MUBARAK, O CHE IL LADRO MINZOLINI  NON DEVE DECADERE DA SENATORE, O PER  L'INCOSTITUZIONALE E FASCISTOIDE ITALICUM? ORA CHE NE HANNO AZZECCATA UNA, VOTANDO A LARGHISSIMA MAGGIORANZA PER AUTOSFOLTIRSI, ACCONTENTIAMOLI!

P.S. Mi sapresti dire i nomi e i cognomi dei due deputati e dei due  senatori eletti nel tuo territorio (uno nei collegi uninominali e almeno uno di quelli eletti nel proporzionale)  e che oggi in teoria ti rappresentano?

Modificato da fosforo311

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4 ore fa, fosforo311 ha scritto:

l'attuale consistenza numerica del Parlamento è fissa a 630 deputati e 315 senatori, ma non fu fissata dai padri costituenti (che optarono per una consistenza variabile con la popolazione) 

Secondo il disegno istituzionale dei padri costituenti oggi in Parlamento avremmo 750 deputati e 300 senatori (more or less, senza considerare gli iscritti all'AIRE).

Segue che 945 parlamentari (più i senatori a vita) sono decisamente troppi per una popolazione di 60 milioni di abitanti nel disegno istituzionale dei bibitari, che asseconda la boria del cialtronissimo peracottaro seriale fosforo31.

4 ore fa, fosforo311 ha scritto:

Questo referendum (che costerà centinaia di milioni) non si doveva nemmeno fare! 

Nel disegno istituzionale dei padri costituenti esiste l'articolo 138, che non asseconda la boria del cialtronissimo peracottaro seriale fosforo31 .

Ma purtroppissimo per il cialtronissimo peracottaro seriale fosforo31 la Costituzione viene prima della sua boria.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

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54 minuti fa, ilsauro24ore ha scritto:

Secondo il disegno istituzionale dei padri costituenti oggi in Parlamento avremmo 750 deputati e 300 senatori (more or less, senza considerare gli iscritti all'AIRE).

Segue che 945 parlamentari (più i senatori a vita) sono decisamente troppi per una popolazione di 60 milioni di abitanti nel disegno istituzionale dei bibitari, che asseconda la boria del cialtronissimo peracottaro seriale fosforo31.

Nel disegno istituzionale dei padri costituenti esiste l'articolo 138, che non asseconda la boria del cialtronissimo peracottaro seriale fosforo31 .

Ma purtroppissimo per il cialtronissimo peracottaro seriale fosforo31 la Costituzione viene prima della sua boria.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Ma purtroppissimo per il cialtronissimo peracottaro seriale fosforo31 la Costituzione viene prima della sua boria.

 

TORNI A SQUOLA......

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5 ore fa, fosforo311 ha scritto:

3 ore fa cortomaltese-*** ha scritto: 

D'accordo. Ma non mi accoderò a chi farebbe di aule sorde e grige bivacchi di militanti.

C'è qualcosa che unisce questo NO a quello che ho dato a chi voleva ridurre il Senato a un circo equestre. Il senso della sacralità del Parlamento e delle Istituzioni.

Nonostante tutto e contro tutti.

Diciamocelo chiaro e tondo: si continua ad espropriare i cittadini del diritto di eleggere i propri parlamentari e, col sistema delle liste bloccate, si riempie il Parlamento di persone nominate dal Capo.

E già ciò è un insulto alla democrazia.

Poi si strilla contro la partitocrazia e come rimedio si riducono i nominati da 900 a 600 ?

Puerile, strumentale e demagogico, come Renzi il 04 dicembre 2016.

Lei dovrebbe riuscire a cogliere la differenza tra le scorciatoie e la Storia.

Caro Cortomaltese, sei un forumista intelligente ma come fai a non capire che qui non c'è nessuna demagogia e nessuna scorciatoia ma solo semplici, forti e urgenti ragioni di natura pratica? 945 parlamentari (più i senatori a vita) sono decisamente troppi per una popolazione di 60 milioni di abitanti. Tieni conto che circa 5 milioni sono residenti stranieri che non votano. Anche se secondo me ne avrebbero più diritto degli italiani che risiedono e che pagano le tasse all'estero, e che hanno anche poca voglia di votare (meno del 30% partecipò alle elezioni del 2018 e una scheda su 8 era bianca o nulla). Tieni anche conto che la popolazione residente è in costante calo da 5 anni, nonostante gli arrivi e le regolarizzazioni degli stranieri e la loro maggiore prolificità. Secondo le proiezioni ONU, alla fine di questo secolo in Italia abiteranno meno di 40 milioni di persone. Orbene, l'attuale consistenza numerica del Parlamento è fissa a 630 deputati e 315 senatori, ma non fu fissata dai padri costituenti (che optarono per una consistenza variabile con la popolazione) bensì da una legge costituzionale del 1963. Naturalmente, se si fissa in Costituzione il numero dei rappresentanti del popolo, bisogna farlo non solo in considerazione della popolazione attuale ma anche in proiezione futura. E nel 1963 l'Italia era in pieno boom economico e demografico: nascevano più del doppio dei bambini che nascono oggi (figli di stranieri inclusi) e che non sono più in grado di compensare i decessi. Quindi i numeri fissati nel 1963 erano certamente sovrastimati per ragioni demografiche. Ma oggi lo sono soprattutto per un'altra ragione. Nel 1963 non esistevano i parlamenti regionali (eccetto quelli di 4 Regioni a statuto speciale) e non esisteva un Parlamento europeo elettivo. Dal 1970 (con le prime elezioni regionali) e dal 1979 (prime elezioni europee) una parte considerevole del lavoro legislativo del parlamento centrale è stata trasferita a queste nuove assemblee elettive. Quindi un taglio secco dei parlamentari nazionali andava fatto non ora ma diversi decenni fa! Lascio a te immaginare i motivi per cui si è perso tanto tempo, motivi assai più prosaici della rappresentanza democratica. Se poi vogliamo confrontarci con altri paesi, forse l'unico confronto omogeneo possibile con un bicameralismo paritario ed elettivo come il nostro è con il Congresso degli Stati Uniti. Che ha 535 membri eletti a fronte di una popolazione 5 volte e mezza la nostra. Dopo il taglio dei parlamentari già approvato a larghissima maggioranza dal parlamento stesso (quindi di cosa stiamo parlando?), avremo in Italia un rappresentante nazionale ogni 100.000 abitanti (che mi pare un rapporto ragionevole), mentre negli USA ne hanno uno ogni 620.000 abitanti e nessuno si è mai sognato di chiedere un aumento dei membri del Congresso. Un'altra ricorrente critica a questa sacrosanta riforma costituzionale è che nasce senza avere predisposto le opportune condizioni al contorno. In particolare una nuova legge elettorale e nuovi regolamenti parlamentari. Con il che il taglio lineare degli eletti si tradurrebbe in una grave alterazione di princìpi ed equilibri costituzionali. Insomma, sarebbe un vulnus alla democrazia. Una tesi a mio avviso ridicola. Il taglio è assolutamente proporzionale tra Camera e Senato e non tocca minimamente i poteri di queste assemblee né il principio del bicameralismo perfetto voluto dai padri costituenti (al contrario della riformaccia Renzi che aboliva il Senato elettivo sostituendolo con una sorta di dopolavoro per un centinaio di sindaci e consiglieri regionali nominati dai partiti). D'altra parte sarebbe stato a dir poco assurdo cambiare anticipatamente la legge elettorale e i regolamenti parlamentari in funzione di una riforma costituzionale non ancora vigente. La Costituzione viene prima, le leggi e le norme ordinarie vengono dopo. E ci sono due anni abbondanti per predisporre tutto il necessario prima delle prossime elezioni politiche. Per esempio un bel giro di vite contro l'assenteismo dei parlamentari. Che oggi lavorano dal martedì al giovedì (!) e ai quali basta partecipare al 30% delle votazioni giornaliere senza rinunciare alla diaria (oltre 200 euro al giorno in aggiunta al lauto stipendio e ai vari rimborsi). Per giunta nelle Commissioni oggi non è obbligatorio il voto elettronico e non è possibile tracciare le presenze. Con poche e sane regole (es. discussioni e votazioni dal lunedì al venerdì) il nuovo parlamento di 600 membri potrà essere più attivo, più produttivo e più rappresentativo del vecchio e pachidermico carrozzone di 945 privilegiati schiacciabottone (spesso anche per conto dell'assente a fianco). In ogni caso ripeto: il taglio dei parlamentari è stato approvato a larghissima maggioranza dai parlamentari stessi. Nell'ultima lettura alla Camera 553 SI', 14 NO e 2 astenuti. Quindi di cosa stiamo parlando? Questo referendum (che costerà centinaia di milioni) non si doveva nemmeno fare! La richiesta fu firmata da diversi deputati e senatori che avevano votato SI', in particolare leghisti. Ma ora ci penseranno gli italiani a scollare 345 kuli da altrettante poltrone. Saluti    

 

IO  VOTO  NO  PERCHÉ' ,QUESTO TAGLIO E  PEGGIORE  DELLA  RIFORMA   DI RENZI

SIAMO ANTIFASCISTI,ANTILEGHISTI, FACCIAMO CRITICHE COSTRUTTIVE ANTIGRILLINEL'immagine può contenere: 1 persona, il seguente testo "CORRIERE.IT Casaleggio: «Il Parlamento? In futuro forse non sarà più necessario»"

Modificato da pm610
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8 minuti fa, pm610 ha scritto:

 

IO  VOTO  NO  PERCHÉ' ,QUESTO TAGLIO E  PEGGIORE  DELLA  RIFORMA   DI RENZI

SIAMO ANTIFASCISTI,ANTILEGHISTI, FACCIAMO CRITICHE COSTRUTTIVE ANTIGRILLINEL'immagine può contenere: 1 persona, il seguente testo "CORRIERE.IT Casaleggio: «Il Parlamento? In futuro forse non sarà più necessario»"

La riforma costituzionale, su cui saremo chiamati a pronunciarci, riduce il numero dei parlamentari senza intervenire sugli articoli della Costituzione, che disciplinano l'elezione del Presidente della Repubblica. Ciò significa che il taglio dei parlamentari porterà ad un'alterazione degli equilibri costituzionali, riducendo il "peso" del Parlamento nella scelta delle figure di garanzia.

Un'ulteriore buona ragione per votare NO.

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15 minuti fa, cortomaltese-*** ha scritto:

Ma purtroppissimo per il cialtronissimo peracottaro seriale fosforo31 la Costituzione viene prima della sua boria.

 

TORNI A SQUOLA......

Che fai ti metti a scimmiottare l'allocco disinformato Saurino pane e vino? Il quale ignora che all'epoca dei padri costituenti non c'erano i parlamenti regionali (oltre 1000 membri) e non c'era il Parlamento europeo (73 membri italiani).

La questione che a quanto pare ti sfugge è molto semplice. In questa seconda repubblica i partiti hanno ridotto il Parlamento a un POLTRONIFICIO per i loro nominati. Con l'eccezione dei 5 stelle che si tagliano gli stipendi e i mandati. Questa riforma ha almeno il pregio di invertire la tendenza. Intanto MENO POLTRONE, e poi speriamo in più qualità e rappresentatività con una buona legge elettorale. 

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9 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

Il quale ignora che all'epoca dei padri costituenti non c'erano i parlamenti regionali (oltre 1000 membri) e non c'era il Parlamento europeo (73 membri italiani).

Cosa ci azzecchino gli articoli 56 e 57 della Costituzione del 1948 con i parlamenti regionali e il parlamento europeo lo sa solo lo psichiatra del cialtronissimo peracottaro seriale fosforo31.

Tale questione è pane per psichiatri, ma di quelli bravi.

Buona futura opposizione di inquisiti di sinistra a tutti

Modificato da ilsauro24ore

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28 minuti fa, pm610 ha scritto:

La riforma costituzionale, su cui saremo chiamati a pronunciarci, riduce il numero dei parlamentari senza intervenire sugli articoli della Costituzione, che disciplinano l'elezione del Presidente della Repubblica. Ciò significa che il taglio dei parlamentari porterà ad un'alterazione degli equilibri costituzionali, riducendo il "peso" del Parlamento nella scelta delle figure di garanzia.

Un'ulteriore buona ragione per votare NO.

Caro Los, l'idea dei 5Stelle può essere condivisa o meno, anzi potrebbe essere una pura utopia. Ma non è abolire il parlamento e abolire la democrazia. L'idea è di abolire l'attuale poltronificio e di riportare la democrazia alla sua forma originaria e genuina. L'etimo della parola "democrazia", cioè "potere del popolo" o "governo del popolo", non rimanda affatto alla presenza di intermediari, come potrebbero essere i partiti e i loro eletti (o i loro nominati in base alle ultime leggi elettorali). Non a caso in origine la democrazia era quella che oggi chiamiamo "democrazia diretta", idea attuata nell'antica Grecia e ripresa in epoca moderna da Rousseau e altri. Ma oggi gli Stati democratici sono molto più grandi e molto più complessi delle poleis greche dove i liberi cittadini si riunivano, discutevano e votavano a maggioranza nell'agorà, cioè nella piazza principale (la parola deriva dal verbo agero che significa raccogliere, radunare). Quindi si adottano forme di democrazia rappresentativa che però, come tutte le cose non originali e non genuine, hanno i loro inconvenienti e le loro storture. La tecnologia potrebbe presto mettere a disposizione strumenti per attuare la cosiddetta e-democracy, cioè la democrazia diretta in forma elettronica. In sostanza un grande parlamento virtuale dove tutti possono connettersi, proporre, discutere, votare. L'agorà trasferita sul web. È chiaro però che ci sono enormi difficoltà di ordine pratico da superare. Non ultima la strenua resistenza che opporranno i partiti alla loro sparizione. Essi verrebbero infatti sostituiti dalla partecipazione diretta dei cittadini. Il che, ripeto, significherebbe fine della democrazia rappresentativa o parlamentare, ma non certo fine della democrazia. La e-democracy potrebbe forse arrivare verso il 2050, o forse mai, ma il punto chiave che qui mi preme di sottolineare è che democrazia e rappresentanza sono concetti ben distinti e separati. Quindi ridurre il numero dei parlamentari, cioè di quelli che, almeno in teoria, dovrebbero rappresentarci (aspetto ancora che Cortomaltese mi faccia i nomi dei suoi rappresentanti, ma forse li sta cercando su Google), non implica affatto una perdita di democrazia. E direi neppure una perdita di rappresentanza, che anzi potrebbe migliorare con una buona legge elettorale. La quale andrà fatta con calma e oculatezza, senza fretta, senza fare i soliti pasticci e le solite porkate, perché ci sono due anni abbondanti di tempo. Tagliare i parlamentari significa solo ridimensionare l'attuale poltronificio partitocratico (e non certo democratico). Che dal 1948 a oggi si è ingrandito con i parlamenti regionali e il parlamento europeo (cose che i padri costituenti non potevano prevedere altrimenti avrebbero previsto in Costituzione numeri più magri per il parlamento nazionale) anche se per eleggere questi ultimi c'è almeno il voto di preferenza. 

Saluti  

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21 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

Caro Los, l'idea dei 5Stelle può essere condivisa o meno, anzi potrebbe essere una pura utopia. Ma non è abolire il parlamento e abolire la democrazia. L'idea è di abolire l'attuale poltronificio e di riportare la democrazia alla sua forma originaria e genuina. L'etimo della parola "democrazia", cioè "potere del popolo" o "governo del popolo", non rimanda affatto alla presenza di intermediari, come potrebbero essere i partiti e i loro eletti (o i loro nominati in base alle ultime leggi elettorali). Non a caso in origine la democrazia era quella che oggi chiamiamo "democrazia diretta", idea attuata nell'antica Grecia e ripresa in epoca moderna da Rousseau e altri. Ma oggi gli Stati democratici sono molto più grandi e molto più complessi delle poleis greche dove i liberi cittadini si riunivano, discutevano e votavano a maggioranza nell'agorà, cioè nella piazza principale (la parola deriva dal verbo agero che significa raccogliere, radunare). Quindi si adottano forme di democrazia rappresentativa che però, come tutte le cose non originali e non genuine, hanno i loro inconvenienti e le loro storture. La tecnologia potrebbe presto mettere a disposizione strumenti per attuare la cosiddetta e-democracy, cioè la democrazia diretta in forma elettronica. In sostanza un grande parlamento virtuale dove tutti possono connettersi, proporre, discutere, votare. L'agorà trasferita sul web. È chiaro però che ci sono enormi difficoltà di ordine pratico da superare. Non ultima la strenua resistenza che opporranno i partiti alla loro sparizione. Essi verrebbero infatti sostituiti dalla partecipazione diretta dei cittadini. Il che, ripeto, significherebbe fine della democrazia rappresentativa o parlamentare, ma non certo fine della democrazia. La e-democracy potrebbe forse arrivare verso il 2050, o forse mai, ma il punto chiave che qui mi preme di sottolineare è che democrazia e rappresentanza sono concetti ben distinti e separati. Quindi ridurre il numero dei parlamentari, cioè di quelli che, almeno in teoria, dovrebbero rappresentarci (aspetto ancora che Cortomaltese mi faccia i nomi dei suoi rappresentanti, ma forse li sta cercando su Google), non implica affatto una perdita di democrazia. E direi neppure una perdita di rappresentanza, che anzi potrebbe migliorare con una buona legge elettorale. La quale andrà fatta con calma e oculatezza, senza fretta, senza fare i soliti pasticci e le solite porkate, perché ci sono due anni abbondanti di tempo. Tagliare i parlamentari significa solo ridimensionare l'attuale poltronificio partitocratico (e non certo democratico). Che dal 1948 a oggi si è ingrandito con i parlamenti regionali e il parlamento europeo (cose che i padri costituenti non potevano prevedere altrimenti avrebbero previsto in Costituzione numeri più magri per il parlamento nazionale) anche se per eleggere questi ultimi c'è almeno il voto di preferenza. 

Saluti  

Non  vedo    come  possa  succedere    di  eliminare  il  poltronificio  con  il semplice   taglio  di rappresentanza , se  poi  la  rappresentanza  è quello  che  è  anche  nei grulli  non  è  colpa  del  parlamento  ma  di  chi  ha  formato  le   liste  e  se  poi è  disatteso l' articolo  54  della  Costituzione  è  colpa   solo degli  eletti  che  tanto  non devono  rispondere   agli elettori  ma   ai capi  bastone  che  li hanno messi  in  lista  ivi  compresi  ancora  una   volta  i grulli....  Tagliare  per  il  solo  risparmio  non  è  che  uno  specchio per  allodole infatti  tutto  il resto  è lì  intonso   e   nemmeno  hanno  intenzione    di   toccare  altro.....

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1 ora fa, fosforo311 ha scritto:

Che fai ti metti a scimmiottare l'allocco disinformato Saurino pane e vino? Il quale ignora che all'epoca dei padri costituenti non c'erano i parlamenti regionali (oltre 1000 membri) e non c'era il Parlamento europeo (73 membri italiani).

La questione che a quanto pare ti sfugge è molto semplice. In questa seconda repubblica i partiti hanno ridotto il Parlamento a un POLTRONIFICIO per i loro nominati. Con l'eccezione dei 5 stelle che si tagliano gli stipendi e i mandati. Questa riforma ha almeno il pregio di invertire la tendenza. Intanto MENO POLTRONE, e poi speriamo in più qualità e rappresentatività con una buona legge elettorale. 

 

No....guarda.... il "TORNI A SQUOLA" è indirizzato non a lei, egregio Zolfanello Partenopeo, ma al Viscidosauro. Che scrive:

Ma purtroppissimo per il cialtronissimo peracottaro seriale fosforo31 la Costituzione viene prima della sua boria.

ORA, A CASA MIA, CHIUNQUE METTA LA COSTITUZIONE PRIMA DELLA PROPRIA BORIA, È UN BUON DEMOCRATICO.

COME CHIUNQUE SCRIVA PRIMA AL POSTO DI DOPO, È UN CRASSO IGNORANTE.

 

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REFERENDUM: OLTRE IL SÌ E IL NO
A settembre saremo chiamati a scegliere se mantenere il numero attuale di parlamentari oppure diminuirlo; con questo post non vogliamo disquisire sulle due posizioni.Da uno spunto di riflessione offertoci da Luca Aiello e considerando che si lavorerà, ci auspichiamo, a modificare la legge elettorale, secondo voi:
1) È importante tornare a un "voto di preferenza", in modo tale da dare agli elettori la facoltà di scegliere i suoi rappresentanti (e no alle segreterie), chiedendo che venga abbandonata o limitata la pratica delle liste bloccate?
2) Sarebbe il caso di abolire la candidatura multipla, in virtù della quale i vertici dei partiti, candidandosi come capilista in "x" circoscrizioni, vengono "automaticamente" e sistematicamente rieletti?
Segnaliamo, a riguardo soprattutto alla prima questione, l'articolo qui allegato:
Modificato da pm610
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36 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

Caro Los, l'idea dei 5Stelle può essere condivisa o meno, anzi potrebbe essere una pura utopia. Ma non è abolire il parlamento e abolire la democrazia. L'idea è di abolire l'attuale poltronificio e di riportare la democrazia alla sua forma originaria e genuina. L'etimo della parola "democrazia", cioè "potere del popolo" o "governo del popolo", non rimanda affatto alla presenza di intermediari, come potrebbero essere i partiti e i loro eletti (o i loro nominati in base alle ultime leggi elettorali). Non a caso in origine la democrazia era quella che oggi chiamiamo "democrazia diretta", idea attuata nell'antica Grecia e ripresa in epoca moderna da Rousseau e altri. Ma oggi gli Stati democratici sono molto più grandi e molto più complessi delle poleis greche dove i liberi cittadini si riunivano, discutevano e votavano a maggioranza nell'agorà, cioè nella piazza principale (la parola deriva dal verbo agero che significa raccogliere, radunare). Quindi si adottano forme di democrazia rappresentativa che però, come tutte le cose non originali e non genuine, hanno i loro inconvenienti e le loro storture. La tecnologia potrebbe presto mettere a disposizione strumenti per attuare la cosiddetta e-democracy, cioè la democrazia diretta in forma elettronica. In sostanza un grande parlamento virtuale dove tutti possono connettersi, proporre, discutere, votare. L'agorà trasferita sul web. È chiaro però che ci sono enormi difficoltà di ordine pratico da superare. Non ultima la strenua resistenza che opporranno i partiti alla loro sparizione. Essi verrebbero infatti sostituiti dalla partecipazione diretta dei cittadini. Il che, ripeto, significherebbe fine della democrazia rappresentativa o parlamentare, ma non certo fine della democrazia. La e-democracy potrebbe forse arrivare verso il 2050, o forse mai, ma il punto chiave che qui mi preme di sottolineare è che democrazia e rappresentanza sono concetti ben distinti e separati. Quindi ridurre il numero dei parlamentari, cioè di quelli che, almeno in teoria, dovrebbero rappresentarci (aspetto ancora che Cortomaltese mi faccia i nomi dei suoi rappresentanti, ma forse li sta cercando su Google), non implica affatto una perdita di democrazia. E direi neppure una perdita di rappresentanza, che anzi potrebbe migliorare con una buona legge elettorale. La quale andrà fatta con calma e oculatezza, senza fretta, senza fare i soliti pasticci e le solite porkate, perché ci sono due anni abbondanti di tempo. Tagliare i parlamentari significa solo ridimensionare l'attuale poltronificio partitocratico (e non certo democratico). Che dal 1948 a oggi si è ingrandito con i parlamenti regionali e il parlamento europeo (cose che i padri costituenti non potevano prevedere altrimenti avrebbero previsto in Costituzione numeri più magri per il parlamento nazionale) anche se per eleggere questi ultimi c'è almeno il voto di preferenza. 

Saluti  

"....Tagliare i parlamentari significa solo ridimensionare l'attuale poltronificio partitocratico ...."

Spiacente. Lei continua ad accontentarsi di una riduzione di QUANTITÀ, quando in problema concerne la QUALITÀ delle rappresentanze.

In questo qualcosa la accomuna a Matteo Renzi: l'idea che un colpo di mano possa essere equiparato a un catartico processo riformatore.

Pessimo pensiero.

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2 ore fa, fosforo311 ha scritto:

Che fai ti metti a scimmiottare l'allocco disinformato Saurino pane e vino? Il quale ignora che all'epoca dei padri costituenti non c'erano i parlamenti regionali (oltre 1000 membri) e non c'era il Parlamento europeo (73 membri italiani).

La questione che a quanto pare ti sfugge è molto semplice. In questa seconda repubblica i partiti hanno ridotto il Parlamento a un POLTRONIFICIO per i loro nominati. Con l'eccezione dei 5 stelle che si tagliano gli stipendi e i mandati. Questa riforma ha almeno il pregio di invertire la tendenza. Intanto MENO POLTRONE, e poi speriamo in più qualità e rappresentatività con una buona legge elettorale. 

 

Ahahahaha , senti senti Fisforuccio !!  Vero non c’erano i Parlamenti Regionali e manco i Parlamenti Europei . C’erano , però e sono affranto per te , oltre 15 milioni di Italiani in meno !! Quando la Costituzione italiana fu promulgata gli abitanti italiani  erano 45 milioni contro i 60 milioni di oggi . Su Cazzaro , prendi foglio e penna e rifai i conticini , su !! 

Modificato da mark222220

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I 5s hanno sempre promesso di tagliare i privilegi dei politici, e non la rappresentanza.Poi si sono messi con la Lega, con il risultato di lasciare i privilegi esattamente al loro posto, tagliando un diritto fondamentale con la scusa dei costi.Avere un rappresentante in Parlamento è infatti un nostro diritto, non un suo privilegio.Morale della favola: quella che andrà a referendum é una riforma di marca leghista, figlia di un anno orribile, che i 5s si ostinano a difendere senza ragioni.

Usiamo la testa e togliamola di torno con un netto NO.

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12 ore fa, cortomaltese-*** ha scritto:

"....Tagliare i parlamentari significa solo ridimensionare l'attuale poltronificio partitocratico ...."

Spiacente. Lei continua ad accontentarsi di una riduzione di QUANTITÀ, quando in problema concerne la QUALITÀ delle rappresentanze.

In questo qualcosa la accomuna a Matteo Renzi: l'idea che un colpo di mano possa essere equiparato a un catartico processo riformatore.

Pessimo pensiero.

Caro Cortomaltese, mi sembra che su un punto siamo d'accordo: bisogna tenere separati i discorsi sulla qualità e sulla quantità. Benissimo. Credo che concordiamo anche nel valutare mediamente bassa e insoddisfacente la qualità dei nostri parlamentari. Ciò si deve in primo luogo ai criteri di selezione e al meccanismo elettorale. Quelli dei 5 Stelle sono scelti con il metodo discutibile che sappiamo (in pratica un piccolo sondaggio on line), quelli dei partiti sono di fatto scelti o "nominati" dai capipartito grazie al sistema delle liste bloccate senza preferenze nella quota proporzionale e ai collegi uninominali nella quota maggioritaria. Benissimo, ma se io ho 10 padelle scadenti che mi ingombrano la cucina, preferisco tenermene solo 6. Anche se le padelle scadenti, a differenza dei parlamentari scadenti, non mi costano un iradiddio l'anno. Se tieni giustamente separata la qualità dalla quantità, non capisco la tua ostinazione nel difendere una quantità abnorme e sproporzionata di parlamentari. Vieppiù in considerazione del fatto che questi signori sono strapagati, sono assenteisti e anche gli assidui lavorano poco (dal martedì al giovedì). Nessun imprenditore razionale si terrebbe in azienda 945 dipendenti poco efficienti, poco laboriosi e molto costosi, se avesse la possibilità di tagliarne il numero e di farli lavorare di più. Ne licenzierebbe una parte e allungherebbe la settimana lavorativa dei rimanenti. Nel nostro caso i "tagliati" non finirebbero certo in mezzo alla strada, perché i disoccupati eletti in parlamento sono davvero pochi e perché stai sicuro che un ex onorevole ci mette poco a trovarsi un lavoro ben pagato. Nel nostro caso non si può nemmeno parlare di "colpo di mano" alla Renzi, perché si tratta di un taglio proporzionale che non tocca i poteri e gli equilibri costituzionali delle due Camere. Certamente anch'io desidero vedere migliorato il livello medio dei miei rappresentanti, e soprattutto vorrei scegliermeli io. Ma una buona legge elettorale in questo paese manca da decenni. Il sistema proporzionale con le preferenze sulla scheda elettorale aveva i suoi inconvenienti e le sue distorsioni ma i partiti, invece di correggerle, hanno preferito abolire le preferenze e sono ormai entrati nell'ordine di idee che i nomi dei parlamentari sono di loro esclusiva competenza, lasciando alle scelte del popolo sovrano una mera finalità quantitativa. Orbene, visto e considerato che anche con la migliore legge elettorale possibile 945 parlamentari sono troppi (anche in considerazione delle frazioni di lavoro legislativo passate alle Regioni e al Parlamento europeo), cominciamo a tagliarne il numero, poi si provvederà a scrivere una nuova legge adeguata a questo nuovo numero (ma non si poteva certo scriverla in anticipo) e più rispondente ai principi di rappresentanza e di meritocrazia. Ti ricordo che il referendum 2016 mandò a casa Renzi e il suo governo. Se il referendum del 20/21 settembre avrà un esito ancora più schiacciante, i partiti non potranno far finta di niente. Dovranno rispondere, con una legge elettorale seria, all'istanza di cambiamento diffusa nel paese.

Saluti 

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32 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

Caro Cortomaltese, mi sembra che su un punto siamo d'accordo: bisogna tenere separati i discorsi sulla qualità e sulla quantità. Benissimo. Credo che concordiamo anche nel valutare mediamente bassa e insoddisfacente la qualità dei nostri parlamentari. Ciò si deve in primo luogo ai criteri di selezione e al meccanismo elettorale. Quelli dei 5 Stelle sono scelti con il metodo discutibile che sappiamo (in pratica un piccolo sondaggio on line), quelli dei partiti sono di fatto scelti o "nominati" dai capipartito grazie al sistema delle liste bloccate senza preferenze nella quota proporzionale e ai collegi uninominali nella quota maggioritaria. Benissimo, ma se io ho 10 padelle scadenti che mi ingombrano la cucina, preferisco tenermene solo 6. Anche se le padelle scadenti, a differenza dei parlamentari scadenti, non mi costano un iradiddio l'anno. Se tieni giustamente separata la qualità dalla quantità, non capisco la tua ostinazione nel difendere una quantità abnorme e sproporzionata di parlamentari. Vieppiù in considerazione del fatto che questi signori sono strapagati, sono assenteisti e anche gli assidui lavorano poco (dal martedì al giovedì). Nessun imprenditore razionale si terrebbe in azienda 945 dipendenti poco efficienti, poco laboriosi e molto costosi, se avesse la possibilità di tagliarne il numero e di farli lavorare di più. Ne licenzierebbe una parte e allungherebbe la settimana lavorativa dei rimanenti. Nel nostro caso i "tagliati" non finirebbero certo in mezzo alla strada, perché i disoccupati eletti in parlamento sono davvero pochi e perché stai sicuro che un ex onorevole ci mette poco a trovarsi un lavoro ben pagato. Nel nostro caso non si può nemmeno parlare di "colpo di mano" alla Renzi, perché si tratta di un taglio proporzionale che non tocca i poteri e gli equilibri costituzionali delle due Camere. Certamente anch'io desidero vedere migliorato il livello medio dei miei rappresentanti, e soprattutto vorrei scegliermeli io. Ma una buona legge elettorale in questo paese manca da decenni. Il sistema proporzionale con le preferenze sulla scheda elettorale aveva i suoi inconvenienti e le sue distorsioni ma i partiti, invece di correggerle, hanno preferito abolire le preferenze e sono ormai entrati nell'ordine di idee che i nomi dei parlamentari sono di loro esclusiva competenza, lasciando alle scelte del popolo sovrano una mera finalità quantitativa. Orbene, visto e considerato che anche con la migliore legge elettorale possibile 945 parlamentari sono troppi (anche in considerazione delle frazioni di lavoro legislativo passate alle Regioni e al Parlamento europeo), cominciamo a tagliarne il numero, poi si provvederà a scrivere una nuova legge adeguata a questo nuovo numero (ma non si poteva certo scriverla in anticipo) e più rispondente ai principi di rappresentanza e di meritocrazia. Ti ricordo che il referendum 2016 mandò a casa Renzi e il suo governo. Se il referendum del 20/21 settembre avrà un esito ancora più schiacciante, i partiti non potranno far finta di niente. Dovranno rispondere, con una legge elettorale seria, all'istanza di cambiamento diffusa nel paese.

Saluti 

Ancora parli , pezzodimmerda e bugiardo patentato !! Ma te sei lo stesso idio ta che all’altro referendum ti sciacquavi la bocca con la parola Costituzione sfregiata e *** del genere ?? Ed ora solo perché ci sono i grillini , ultima generazione di fascisti moderni come anche te lo sei , ti rimangi tutto . Dal fegato alla dignità che hai perso da mo’.  Nel frattempo , stron zo di un Cazzaro , ti mando la posizione ufficiale del Comitato di Redazione del Manifesto , che condivido , e che la logica vorrebbe tu facessi altrettanto . Non lo farai ...!! Sei un napoletano !! Non hai dignità e vai solo dove c’è convenienza . Di qualsiasi tipo.  Anche alimentare !! 

Referendum costituzionale sul taglio del parlamento: perché No

Tra un mese il voto. L’etichetta della legge è semplice: 230 deputati e 115 senatori in meno. Ma il contenuto è pericoloso. Dieci motivi per dire di No

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Andrea Fabozzi 

EDIZIONE DEL20.08.2020

PUBBLICATO19.8.2020, 23:59 

1. A conti fatti si risparmia la metà

Cominciamo da qui, dai soldi, perché è l’argomento «forte» del Movimento 5 Stelle, sebbene non originale. Quattro anni fa, infatti, era stato il Pd (Renzi) a scrivere sui suoi manifesti che «Basta un sì per cancellare poltrone e stipendi» – è noto che quel referendum costituzionale lo vinsero i no. Sul manifesto dei grillini c’è scritto adesso «1 miliardo per i cittadini», a tanto ammonterebbe il risparmio ottenuto con 345 «stipendi» parlamentari in meno.

La cifra è fortemente esagerata: per raggiungerla ci vorrebbero dieci anni (due legislature) e 100 milioni di risparmi l’anno. I 5 Stelle giurano che saranno tanti ma è facile smentirli. Gli ultimi bilanci di camera e senato indicano infatti tra indennità e rimborsi una spesa di 144,885 milioni di euro per i deputati e 79,386 milioni per i senatori. Il che vuol dire che 230 deputati in meno garantirebbero un risparmio di 52,9 milioni e la rinuncia a 115 senatori significherebbe risparmiare 28,530 milioni.

Anche così la promessa grillina non è rispettata, il totale fa 81,430 milioni in meno l’anno, non 100. Ma è un calcolo fatto al lordo delle tasse, perché lo stato recupera una parte dell’indennità sotto forma di Irpef e di addizionali regionali e comunali. Sono circa dieci milioni di gettito per i deputati e sei per i senatori. Il risparmio netto quindi è più basso: 42,7 milioni per i deputati e 22,7 milioni per i senatori, totale 65,4 milioni l’anno.

C’è di più: una quota dei rimborsi che spettano ogni anno ai deputati e ai senatori è destinata a pagare i collaboratori. Chi vuole tagliare le «poltrone» non ha ancora mai detto di volere parimenti licenziare gli assistenti (e per certi versi, anzi, il loro numero potrebbe addirittura salire, vedremo più avanti). Il vero risparmio netto dunque può essere calcolato in 36 milioni per i deputati e 17 milioni per i senatori, per un totale che è quasi la metà di quello annunciato dai sostenitori del sì.

2. Non si toccano altre voci

Ma è giusto mettere tanta attenzione ai risparmi, quando si parla di un’istituzione come il parlamento? Se la vostra risposta è comunque sì, e anche 50 milioni l’anno non vi sembrano affatto trascurabili, è bene considerare che questo risparmio ottenuto tagliando la rappresentanza permetterebbe di fare economia sulle spese annuali di camera e senato soltanto per il 2,5%. Per avere un metro di paragone, si può considerare che le spese totali di camera e senato per il personale (stipendi e previdenza, parliamo quindi di tutti tranne che degli eletti) sono di circa 350 milioni l’anno. Vale a dire sette volte quello che si risparmierebbe rinunciando a 230 deputati e 115 senatori. Queste spese non saranno toccate.

Cinquanta milioni all’anno vuol dire che per arrivare al miliardo di minori spese reclamizzato da Di Maio (che ha anche già pubblicato uno schema di cosa intende fare, subito, con quei soldi) bisognerà arrivare alla fine di quattro legislature intere con il parlamento ridimensionato. A partire dalla prossima (se vincono i sì). Quindi appuntamento al 2043.

Intanto gli economisti dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani guidato da Carlo Cottarelli hanno calcolato per il taglio di 445 parlamentari un risparmio molto vicino a quello che abbiamo stimato noi, per loro sono 57 milioni l’anno. E hanno aggiunto che si tratta appena dello 0,007% della spesa pubblica italiana (camera e senato hanno bilanci autonomi, ma evidentemente i risparmi comporterebbero minori trasferimenti pubblici). Dividendo infine il risparmio annuo per tutta la popolazione italiana, l’Osservatorio sui conti pubblici ha concluso che si tratta dell’equivalente di un caffè (0,95 centesimi) all’anno per ognuno di noi 60 milioni. In cambio di un bel taglio alla rappresentanza.

3. Giù il rapporto tra eletti e popolo

La rappresentanza, eccoci al punto. Gli aspetti da valutare sono due. Il primo è il rapporto tra il numero degli abitanti e il numero dei parlamentari (deputati e senatori). Più è alto questo rapporto, meno i cittadini sono rappresentati, nel senso che un parlamentare deve rappresentare una fetta maggiore di «popolo». Allora facile capire perché negli ultimi cento anni i deputati siano sempre cresciuti, prendiamo come riferimento la legislatura del 1919 perché fu la prima in cui entrò in funzione l’attuale aula di Montecitorio (e fu l’ultima legislatura senza Benito Mussolini tra i banchi), allora gli italiani non arrivavano a 40 milioni.

Dal 1919 a oggi i deputati sono aumentati di 112 unità (erano allora 518), sempre crescendo con l’eccezione delle due legislature elette con il sistema plebiscitario durante il regime fascista. Curiosità: in quel periodo i seggi per i deputati furono ridotti proprio a 400 come si intende fare adesso. Nel 1948 la Costituzione non previde un numero fisso di deputati e senatori. I primi avrebbero dovuto essere uno ogni 80mila abitanti o frazione superiore ai 40mila, mentre i senatori sarebbero stati uno ogni 200mila abitanti o frazione superiore a 100mila. Di conseguenza nella prima legislatura i deputati furono 572 e i senatori 237.

Il rapporto con la popolazione fu congelato nel 1963, quando una riforma costituzionale stabilì un numero fisso di parlamentari: 630 deputati e 315 senatori (più i senatori a vita e gli ex presidenti della Repubblica). Malgrado siano trascorsi quasi sessant’anni da quelle riforma costituzionale, il rapporto tra elettori ed eletti è rimasto su per giù lo stesso: è un po’ aumentato alla camera, dove oggi c’è un deputato ogni 96mila abitanti ed è un po’ diminuito al senato, dove c’è oggi un senatore ogni 192mila abitanti. Con il taglio queste proporzioni sarebbero stravolte.

4. Diventeremo gli ultimi tra i paesi Ue

«L’Italia è il paese con il numero più alto di parlamentari». Quante volte lo avete sentito dire dalla propaganda per il sì? Talvolta lo slogan viene appena un po’ corretto aggiungendo «elettivi» a «parlamentari», tanto è evidentemente falso: basta dire che nel Regno unito i parlamentari sono più di 1.400. Ma a Londra ci sono i lords che hanno una funzione e soprattutto una carica, non elettiva, imparagonabile a quella dei nostri rappresentanti del popolo.

Problema simile c’è con molte altre camere «alte» degli altri paesi, che spesso sono non elettive o rappresentano le autonomie locali o gli stati federati. Più facile il raffronto con le camere «basse», ovunque elette direttamente dal popolo. Oggi l’Italia con i suoi 96mila abitanti per deputato è uno degli stati con maggiore rappresentatività: più del Regno unito (un deputato ogni 102mila abitanti), più dell’Olanda (uno ogni 114mila), della Germania e della Francia (entrambe hanno un deputato ogni 116mila abitanti) e più della Spagna (uno ogni 133mila).

Un rapporto maggiore tra elettori ed eletti rispetto al nostro c’è in Danimarca, Finlandia, Svezia, Belgio, Polonia, Grecia e Portogallo, tra gli altri. Non è corretto però dire, come dicono i 5 Stelle, che con la riforma l’Italia si «allineerà» ai maggiori paesi europei. Il taglio di 230 deputati infatti porterà il nostro rapporto fino a un deputato ogni 151mila elettori. Diventeremmo cioè di colpo il paese con la peggiore rappresentatività tra tutti i 28 appartenenti all’Unione europea. E di gran lunga, visto che dopo di noi ci sarebbe la Spagna, ferma a un deputato ogni 133mila abitanti.

Peraltro a Madrid la camera «alta» è a composizione mista – in parte è eletta a suffragio universale, in parte è designata dalle comunità autonome – comunque più grande del nuovo senato italiano (266 senatori contro i nostri 200) per una popolazione assai inferiore (46 milioni contro i nostri 60 milioni).

5. Territori penalizzati (chi più, chi meno)

Ma il problema della rappresentanza è anche un altro e riguarda i territori. Perché diminuendo notevolmente il numero degli eletti a livello nazionale, meno 230 deputati e meno 115 senatori come detto, diminuisce ovviamente quello dei rappresentanti dei singoli territori. Fino a diventare un numero esiguo, questo è vero soprattutto al senato.

Con 196 senatori (quattro sono destinati a essere eletti all’estero) da distribuire nelle venti regioni – confermate le «quote minime» di un senatore in Valle d’Aosta e due in Molise – il taglio sarà pesante dappertutto. Ma non ugualmente pesante. Per esempio la Toscana perderà sei senatori (da 18 a 12), con un taglio del 33,3%. Sotto la media nazionale, che è del 36,5%. Più penalizzato il Friuli Venezia Giulia, che subirà un taglio del 42,9%, stessa percentuale dell’Abruzzo (entrambe le regioni passeranno da 7 a 4 senatori). Male anche la Calabria, con meno 40% (da 10 a 6 senatori).

Ma soprattutto a essere penalizzate saranno l’Umbria e la Basilicata, che passeranno da 7 a 3 senatori, per entrambe meno 57,1%. Un abisso paragonato al Trentino Alto Adige, che – per via delle due province autonome alle quali è stato garantito un numero uguale di senatori – perderà in totale appena un seggio, scontando una diminuzione della rappresentanza parecchio sotto la media nazionale: meno 14,3%.

Il risultato di questa distribuzione è la fotografia di un’Italia diseguale, dove in Trentino Alto Adige in media ci sarà un seggio elettivo per il senato ogni 171mila abitanti. E in Sardegna un seggio elettivo ogni 328mila abitanti, vale a dire quasi il doppio. Naturalmente questo ha effetti anche sulla rappresentanza politica, penalizzando le liste meno forti, oltre che sulla rappresentanza territoriale.

Come cercheremo di spiegare nella prossima scheda.

6. La soglia di sbarramento «naturale»

Della legge elettorale parleremo altrove, ma intanto è bene ricordare che i partiti – maggioranza e opposizione – si stanno attualmente dividendo attorno alla questione della soglia di sbarramento. Nella proposta all’esame della camera questa soglia è fissata al 5% e c’è chi la considera, con buone ragioni, eccessiva. Ma è solo la soglia «esplicita», quella che è scritta nella legge. Assai più alta è la soglia «implicita», quella che concretamente le liste dovranno raggiungere per sperare di avere un eletto, questo proprio perché gli eletti nel collegio sono molto pochi.

Ancora una volta dunque il problema si pone soprattutto al senato. Per esempio, in Liguria dove si eleggeranno, se il taglio sarà approvato, solo cinque senatori, superare il 5% non servirà a niente, visto che la soglia «implicita» sarà di oltre il doppio (circa il 12,5%). La Basilicata con i suoi tre senatori soltanto vedrà all’opera una soglia effettiva di quasi il 20%: raggiungibile secondo gli attuali sondaggi soltanto da due partiti. Il problema, attenuato, si pone anche alla camera.

Al senato è più pesante perché si aggiunge la previsione costituzionale in base alla quale la camera «alta» deve essere eletta su base regionale. Questo vuol dire che un partito per conquistare rappresentanti sul territorio deve superare entrambi gli sbarramenti a livello regionale, quello legale e quello «naturale» (il secondo è di regola più alto del primo).

A questo secondo problema si sta cercando di porre rimedio con una riforma costituzionale appena all’inizio dell’iter parlamentare: cancellerebbe la base regionale per l’elezione del senato, introducendo come per la camera la base circoscrizionale. Resta il problema che partiti piccoli, quando sul territorio si eleggono pochissimi rappresentanti, sono condannati a restare fuori.

7. Lavori più difficili, meno efficienza

Poco male, si dirà, se tutto questo servirà a rendere il parlamento più efficiente. Perché è questo l’altro argomento ricorrente nei discorsi dei sostenitori del sì. Meno parlamentari significa lavori più spediti, posto l’indimostrato teorema che un parlamento è tanto più efficiente quanti atti legislativi produce. Spesso è vero il contrario.

In ogni caso, è proprio così? In realtà oggi – anche prima dello stato di emergenza, che ha esasperato i problemi – l’attività parlamentare è impostata secondo i ritmi del governo. Decreti legge da esaminare entro la scadenza e questioni di fiducia sono la regola. Il problema della sottomissione del potere legislativo alle esigenze di quello esecutivo, di vecchia data, non sarà per niente scalfito dalla diminuzione del numero dei parlamentari.

Soprattutto perché questa viene fatta con un chiaro intento anti parlamentare, visto che si tratta di rinunciare a un costo considerato improduttivo. Nella realtà la camera e il senato, condannati da un bicameralismo paritario – che non è nemmeno scalfito da questa riforma – possono comunque lavorare in sincrono, portando avanti contemporaneamente progetti di legge diversi.

I lavori delle commissioni poi non saranno per nulla facilitati, visto che i regolamenti prevedono che possano andare avanti con un terzo dei commissari presenti: il che significa nove deputati o cinque senatori. Un numero troppo basso per un serio lavoro redigente.

A meno di non poter contare su uno staff molto largo e molto competente, come per esempio avviene nel senato degli Stati uniti, dove i pochi senatori hanno a disposizione risorse enormi per gli uffici e i collaboratori. In conclusione, quindi, per avere garantita nel nuovo parlamento a ranghi ridotti almeno l’efficienza attuale, bisognerà spendere di più.

8. Regolamenti superati, ma non cambiati

C’è il famoso accordo di maggioranza, che aveva previsto alcune condizioni perché il Pd e gli altri alleati dei 5 Stelle dessero il via libera al taglio dei parlamentari. Il sì c’è stato ma le condizioni, chiamate «riequilibri», non si sono realizzate. Non si è realizzata anzi non è stata neanche approvata in commissione quella legge elettorale a base proporzionale che dovrebbe recuperare – ma colo un po’ – la perdita di rappresentatività che certamente deriverà dal taglio lineare dei parlamentari.

E non si sono realizzate le altre riforme costituzionali che, giusto o sbagliato che sia, Pd e Leu avevano considerato sufficienti a «riequilibrare» le istituzioni: l’equiparazione dell’elettorato attivo e passivo di camera e senato, la riduzione dei delegati regionali per l’elezione del presidente della Repubblica e la già citata introduzione della base circoscrizionale anche per l’elezione del senato.

Ma dove si avverte tutta l’incompletezza della riforma costituzionale voluta dei 5 Stelle è nel mancato aggiornamento dei regolamenti parlamentari. Che sono stati scritti per i numeri attuali dei senatori e deputati e prevedono una serie di soglie a garanzia soprattutto delle minoranze. Trenta deputati, per esempio, oggi possono chiedere l’inversione dell’ordine del giorno, chiedere la votazione a scrutinio segreto, presentare subemendamenti agli emendamenti del governo: ovviamente 30 su 630 è molto diverso rispetto a 30 su 400.

Le liste più piccole avranno difficoltà a formare un gruppo (20 deputati e 10 senatori), persino a entrare in tutte le attuali 14 commissioni e nelle giunte. In definitiva la vita delle minoranze sarà più difficile. I regolamenti, si dice, possono essere cambiati. È vero, ma a parte che non sarà facile – serve la maggioranza assoluta e c’è il voto segreto – non ci si doveva pensare prima?

9. Il pasticcio del voto all’estero

Probabilmente non è il principale, ma un bel problema il taglio dei parlamentari lo pone anche per la rappresentanza degli italiani all’estero. Rappresentanza prevista da una riforma pensata male (Tremaglia) e realizzata peggio, ma che in ogni caso oggi stabilisce (legge 459 del 2001) che i deputati e senatori eletti all’estero siano scelti con il sistema proporzionale e l’indicazione della preferenza.
Oggi la circoscrizione estera più grande è quella europea (oltre due milioni e mezzo di residenti iscritti all’Aire) a seguire quella dell’America meridionale (un milione e mezzo), assai più piccole le circoscrizioni dell’America centro settentrionale e di Africa, Asia e Oceania.

Non avendo avuto il coraggio di rinunciare ai seggi assegnati all’estero, con il taglio dei parlamentari nazionali è stata tagliata anche la delegazione estera, percentualmente un po’ meno: si passa infatti da 12 a 6 deputati e da 8 a 4 senatori. Il risultato è che il deputato eletto nella circoscrizione più piccola (Africa, Asia, Oceania) sarà tre volte più rappresentativo di quello eletto nella circoscrizione più grande (Europa).

Il pasticcio principale è stato fatto con i senatori, che essendo solo quattro gioco forza saranno uno per circoscrizione, che sia una circoscrizione grandissima o piccolissima. Avremo così un senatore in rappresentanza dell’Europa intera, con tutto quello che significa in termini di campagna elettorale (impossibile e/o dispendiosissima) e rappresentanza. Ma anche con il tradimento del principio proporzionale stabilito dalla legge: tutti i collegi senatoriali delle circoscrizioni estero saranno nei fatti dei collegi uninominali. Il seggio andrà infatti a chi prende un voto in più e a lui soltanto.

10. Un sacrificio lineare slegato da tutto

I difetti e le mancanze di questa riforma costituzionale sono tali che anche i sostenitori del sì a volte ricorrono all’argomento definitivo: in fondo sono quasi quarant’anni (dalla prima commissione bicamerale per le riforme) che si propone la riduzione dei parlamentari. È vero, ma mai era stata proposta come un taglio lineare senza altri interventi sull’impianto istituzionale.

È vero anche che per la riduzione si è schierata in passato la sinistra, soprattutto dopo che le assemblee (legislative) regionali hanno ampliato e spostato verso il basso la rappresentanza. Ma la proposta (Ferrara, Rodotà, 1985) anche in quel caso era di sistema e soprattutto prevedeva il monocameralismo. Una sola camera di 600 deputati eletta con una legge proporzionale non avrebbe tutti i problemi in termini di penalizzazione della rappresentanza territoriale e politica che ha invece la riforma dei 5 Stelle.

Riforma, quest’ultima, comparsa per la prima volta in un documento ufficiale nella nota di aggiornamento al Def del settembre 2018 (governo gialloverde Conte-Salvini) legata però a doppio filo con l’introduzione della «democrazia diretta». Velocissimo l’iter di approvazione: dalla prima lettura della prima deliberazione (febbraio 2019 al senato) alla seconda lettura della seconda deliberazione (ottobre 2019 alla camera) sono passati appena otto mesi.

Difficile trovare precedenti così rapidi di riforme costituzionali negli ultimi venti anni. Persino l’abolizione della pena di morte nel 2007 e l’introduzione della parità di genere nell’accesso alle cariche elettive nel 2003 sono state più meditate. L’unica modifica costituzionale che è stata approvata a questa velocità (anche a maggioranza qualificata) è stata l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione nel 2012. Quasi tutti se ne sono pentiti.

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2 ore fa, mark222220 ha scritto:

Ancora parli , pezzodimmerda e bugiardo patentato !! Ma te sei lo stesso idio ta che all’altro referendum ti sciacquavi la bocca con la parola Costituzione sfregiata e *** del genere ?? Ed ora solo perché ci sono i grillini , ultima generazione di fascisti moderni come anche te lo sei , ti rimangi tutto . Dal fegato alla dignità che hai perso da mo’.  Nel frattempo , stron zo di un Cazzaro , ti mando la posizione ufficiale del Comitato di Redazione del Manifesto , che condivido , e che la logica vorrebbe tu facessi altrettanto . Non lo farai ...!! Sei un napoletano !! Non hai dignità e vai solo dove c’è convenienza . Di qualsiasi tipo.  Anche alimentare !! 

Referendum costituzionale sul taglio del parlamento: perché No

Tra un mese il voto. L’etichetta della legge è semplice: 230 deputati e 115 senatori in meno. Ma il contenuto è pericoloso. Dieci motivi per dire di No

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Andrea Fabozzi 

EDIZIONE DEL20.08.2020

PUBBLICATO19.8.2020, 23:59 

1. A conti fatti si risparmia la metà

Cominciamo da qui, dai soldi, perché è l’argomento «forte» del Movimento 5 Stelle, sebbene non originale. Quattro anni fa, infatti, era stato il Pd (Renzi) a scrivere sui suoi manifesti che «Basta un sì per cancellare poltrone e stipendi» – è noto che quel referendum costituzionale lo vinsero i no. Sul manifesto dei grillini c’è scritto adesso «1 miliardo per i cittadini», a tanto ammonterebbe il risparmio ottenuto con 345 «stipendi» parlamentari in meno.

La cifra è fortemente esagerata: per raggiungerla ci vorrebbero dieci anni (due legislature) e 100 milioni di risparmi l’anno. I 5 Stelle giurano che saranno tanti ma è facile smentirli. Gli ultimi bilanci di camera e senato indicano infatti tra indennità e rimborsi una spesa di 144,885 milioni di euro per i deputati e 79,386 milioni per i senatori. Il che vuol dire che 230 deputati in meno garantirebbero un risparmio di 52,9 milioni e la rinuncia a 115 senatori significherebbe risparmiare 28,530 milioni.

Anche così la promessa grillina non è rispettata, il totale fa 81,430 milioni in meno l’anno, non 100. Ma è un calcolo fatto al lordo delle tasse, perché lo stato recupera una parte dell’indennità sotto forma di Irpef e di addizionali regionali e comunali. Sono circa dieci milioni di gettito per i deputati e sei per i senatori. Il risparmio netto quindi è più basso: 42,7 milioni per i deputati e 22,7 milioni per i senatori, totale 65,4 milioni l’anno.

C’è di più: una quota dei rimborsi che spettano ogni anno ai deputati e ai senatori è destinata a pagare i collaboratori. Chi vuole tagliare le «poltrone» non ha ancora mai detto di volere parimenti licenziare gli assistenti (e per certi versi, anzi, il loro numero potrebbe addirittura salire, vedremo più avanti). Il vero risparmio netto dunque può essere calcolato in 36 milioni per i deputati e 17 milioni per i senatori, per un totale che è quasi la metà di quello annunciato dai sostenitori del sì.

2. Non si toccano altre voci

Ma è giusto mettere tanta attenzione ai risparmi, quando si parla di un’istituzione come il parlamento? Se la vostra risposta è comunque sì, e anche 50 milioni l’anno non vi sembrano affatto trascurabili, è bene considerare che questo risparmio ottenuto tagliando la rappresentanza permetterebbe di fare economia sulle spese annuali di camera e senato soltanto per il 2,5%. Per avere un metro di paragone, si può considerare che le spese totali di camera e senato per il personale (stipendi e previdenza, parliamo quindi di tutti tranne che degli eletti) sono di circa 350 milioni l’anno. Vale a dire sette volte quello che si risparmierebbe rinunciando a 230 deputati e 115 senatori. Queste spese non saranno toccate.

Cinquanta milioni all’anno vuol dire che per arrivare al miliardo di minori spese reclamizzato da Di Maio (che ha anche già pubblicato uno schema di cosa intende fare, subito, con quei soldi) bisognerà arrivare alla fine di quattro legislature intere con il parlamento ridimensionato. A partire dalla prossima (se vincono i sì). Quindi appuntamento al 2043.

Intanto gli economisti dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani guidato da Carlo Cottarelli hanno calcolato per il taglio di 445 parlamentari un risparmio molto vicino a quello che abbiamo stimato noi, per loro sono 57 milioni l’anno. E hanno aggiunto che si tratta appena dello 0,007% della spesa pubblica italiana (camera e senato hanno bilanci autonomi, ma evidentemente i risparmi comporterebbero minori trasferimenti pubblici). Dividendo infine il risparmio annuo per tutta la popolazione italiana, l’Osservatorio sui conti pubblici ha concluso che si tratta dell’equivalente di un caffè (0,95 centesimi) all’anno per ognuno di noi 60 milioni. In cambio di un bel taglio alla rappresentanza.

3. Giù il rapporto tra eletti e popolo

La rappresentanza, eccoci al punto. Gli aspetti da valutare sono due. Il primo è il rapporto tra il numero degli abitanti e il numero dei parlamentari (deputati e senatori). Più è alto questo rapporto, meno i cittadini sono rappresentati, nel senso che un parlamentare deve rappresentare una fetta maggiore di «popolo». Allora facile capire perché negli ultimi cento anni i deputati siano sempre cresciuti, prendiamo come riferimento la legislatura del 1919 perché fu la prima in cui entrò in funzione l’attuale aula di Montecitorio (e fu l’ultima legislatura senza Benito Mussolini tra i banchi), allora gli italiani non arrivavano a 40 milioni.

Dal 1919 a oggi i deputati sono aumentati di 112 unità (erano allora 518), sempre crescendo con l’eccezione delle due legislature elette con il sistema plebiscitario durante il regime fascista. Curiosità: in quel periodo i seggi per i deputati furono ridotti proprio a 400 come si intende fare adesso. Nel 1948 la Costituzione non previde un numero fisso di deputati e senatori. I primi avrebbero dovuto essere uno ogni 80mila abitanti o frazione superiore ai 40mila, mentre i senatori sarebbero stati uno ogni 200mila abitanti o frazione superiore a 100mila. Di conseguenza nella prima legislatura i deputati furono 572 e i senatori 237.

Il rapporto con la popolazione fu congelato nel 1963, quando una riforma costituzionale stabilì un numero fisso di parlamentari: 630 deputati e 315 senatori (più i senatori a vita e gli ex presidenti della Repubblica). Malgrado siano trascorsi quasi sessant’anni da quelle riforma costituzionale, il rapporto tra elettori ed eletti è rimasto su per giù lo stesso: è un po’ aumentato alla camera, dove oggi c’è un deputato ogni 96mila abitanti ed è un po’ diminuito al senato, dove c’è oggi un senatore ogni 192mila abitanti. Con il taglio queste proporzioni sarebbero stravolte.

4. Diventeremo gli ultimi tra i paesi Ue

«L’Italia è il paese con il numero più alto di parlamentari». Quante volte lo avete sentito dire dalla propaganda per il sì? Talvolta lo slogan viene appena un po’ corretto aggiungendo «elettivi» a «parlamentari», tanto è evidentemente falso: basta dire che nel Regno unito i parlamentari sono più di 1.400. Ma a Londra ci sono i lords che hanno una funzione e soprattutto una carica, non elettiva, imparagonabile a quella dei nostri rappresentanti del popolo.

Problema simile c’è con molte altre camere «alte» degli altri paesi, che spesso sono non elettive o rappresentano le autonomie locali o gli stati federati. Più facile il raffronto con le camere «basse», ovunque elette direttamente dal popolo. Oggi l’Italia con i suoi 96mila abitanti per deputato è uno degli stati con maggiore rappresentatività: più del Regno unito (un deputato ogni 102mila abitanti), più dell’Olanda (uno ogni 114mila), della Germania e della Francia (entrambe hanno un deputato ogni 116mila abitanti) e più della Spagna (uno ogni 133mila).

Un rapporto maggiore tra elettori ed eletti rispetto al nostro c’è in Danimarca, Finlandia, Svezia, Belgio, Polonia, Grecia e Portogallo, tra gli altri. Non è corretto però dire, come dicono i 5 Stelle, che con la riforma l’Italia si «allineerà» ai maggiori paesi europei. Il taglio di 230 deputati infatti porterà il nostro rapporto fino a un deputato ogni 151mila elettori. Diventeremmo cioè di colpo il paese con la peggiore rappresentatività tra tutti i 28 appartenenti all’Unione europea. E di gran lunga, visto che dopo di noi ci sarebbe la Spagna, ferma a un deputato ogni 133mila abitanti.

Peraltro a Madrid la camera «alta» è a composizione mista – in parte è eletta a suffragio universale, in parte è designata dalle comunità autonome – comunque più grande del nuovo senato italiano (266 senatori contro i nostri 200) per una popolazione assai inferiore (46 milioni contro i nostri 60 milioni).

5. Territori penalizzati (chi più, chi meno)

Ma il problema della rappresentanza è anche un altro e riguarda i territori. Perché diminuendo notevolmente il numero degli eletti a livello nazionale, meno 230 deputati e meno 115 senatori come detto, diminuisce ovviamente quello dei rappresentanti dei singoli territori. Fino a diventare un numero esiguo, questo è vero soprattutto al senato.

Con 196 senatori (quattro sono destinati a essere eletti all’estero) da distribuire nelle venti regioni – confermate le «quote minime» di un senatore in Valle d’Aosta e due in Molise – il taglio sarà pesante dappertutto. Ma non ugualmente pesante. Per esempio la Toscana perderà sei senatori (da 18 a 12), con un taglio del 33,3%. Sotto la media nazionale, che è del 36,5%. Più penalizzato il Friuli Venezia Giulia, che subirà un taglio del 42,9%, stessa percentuale dell’Abruzzo (entrambe le regioni passeranno da 7 a 4 senatori). Male anche la Calabria, con meno 40% (da 10 a 6 senatori).

Ma soprattutto a essere penalizzate saranno l’Umbria e la Basilicata, che passeranno da 7 a 3 senatori, per entrambe meno 57,1%. Un abisso paragonato al Trentino Alto Adige, che – per via delle due province autonome alle quali è stato garantito un numero uguale di senatori – perderà in totale appena un seggio, scontando una diminuzione della rappresentanza parecchio sotto la media nazionale: meno 14,3%.

Il risultato di questa distribuzione è la fotografia di un’Italia diseguale, dove in Trentino Alto Adige in media ci sarà un seggio elettivo per il senato ogni 171mila abitanti. E in Sardegna un seggio elettivo ogni 328mila abitanti, vale a dire quasi il doppio. Naturalmente questo ha effetti anche sulla rappresentanza politica, penalizzando le liste meno forti, oltre che sulla rappresentanza territoriale.

Come cercheremo di spiegare nella prossima scheda.

6. La soglia di sbarramento «naturale»

Della legge elettorale parleremo altrove, ma intanto è bene ricordare che i partiti – maggioranza e opposizione – si stanno attualmente dividendo attorno alla questione della soglia di sbarramento. Nella proposta all’esame della camera questa soglia è fissata al 5% e c’è chi la considera, con buone ragioni, eccessiva. Ma è solo la soglia «esplicita», quella che è scritta nella legge. Assai più alta è la soglia «implicita», quella che concretamente le liste dovranno raggiungere per sperare di avere un eletto, questo proprio perché gli eletti nel collegio sono molto pochi.

Ancora una volta dunque il problema si pone soprattutto al senato. Per esempio, in Liguria dove si eleggeranno, se il taglio sarà approvato, solo cinque senatori, superare il 5% non servirà a niente, visto che la soglia «implicita» sarà di oltre il doppio (circa il 12,5%). La Basilicata con i suoi tre senatori soltanto vedrà all’opera una soglia effettiva di quasi il 20%: raggiungibile secondo gli attuali sondaggi soltanto da due partiti. Il problema, attenuato, si pone anche alla camera.

Al senato è più pesante perché si aggiunge la previsione costituzionale in base alla quale la camera «alta» deve essere eletta su base regionale. Questo vuol dire che un partito per conquistare rappresentanti sul territorio deve superare entrambi gli sbarramenti a livello regionale, quello legale e quello «naturale» (il secondo è di regola più alto del primo).

A questo secondo problema si sta cercando di porre rimedio con una riforma costituzionale appena all’inizio dell’iter parlamentare: cancellerebbe la base regionale per l’elezione del senato, introducendo come per la camera la base circoscrizionale. Resta il problema che partiti piccoli, quando sul territorio si eleggono pochissimi rappresentanti, sono condannati a restare fuori.

7. Lavori più difficili, meno efficienza

Poco male, si dirà, se tutto questo servirà a rendere il parlamento più efficiente. Perché è questo l’altro argomento ricorrente nei discorsi dei sostenitori del sì. Meno parlamentari significa lavori più spediti, posto l’indimostrato teorema che un parlamento è tanto più efficiente quanti atti legislativi produce. Spesso è vero il contrario.

In ogni caso, è proprio così? In realtà oggi – anche prima dello stato di emergenza, che ha esasperato i problemi – l’attività parlamentare è impostata secondo i ritmi del governo. Decreti legge da esaminare entro la scadenza e questioni di fiducia sono la regola. Il problema della sottomissione del potere legislativo alle esigenze di quello esecutivo, di vecchia data, non sarà per niente scalfito dalla diminuzione del numero dei parlamentari.

Soprattutto perché questa viene fatta con un chiaro intento anti parlamentare, visto che si tratta di rinunciare a un costo considerato improduttivo. Nella realtà la camera e il senato, condannati da un bicameralismo paritario – che non è nemmeno scalfito da questa riforma – possono comunque lavorare in sincrono, portando avanti contemporaneamente progetti di legge diversi.

I lavori delle commissioni poi non saranno per nulla facilitati, visto che i regolamenti prevedono che possano andare avanti con un terzo dei commissari presenti: il che significa nove deputati o cinque senatori. Un numero troppo basso per un serio lavoro redigente.

A meno di non poter contare su uno staff molto largo e molto competente, come per esempio avviene nel senato degli Stati uniti, dove i pochi senatori hanno a disposizione risorse enormi per gli uffici e i collaboratori. In conclusione, quindi, per avere garantita nel nuovo parlamento a ranghi ridotti almeno l’efficienza attuale, bisognerà spendere di più.

8. Regolamenti superati, ma non cambiati

C’è il famoso accordo di maggioranza, che aveva previsto alcune condizioni perché il Pd e gli altri alleati dei 5 Stelle dessero il via libera al taglio dei parlamentari. Il sì c’è stato ma le condizioni, chiamate «riequilibri», non si sono realizzate. Non si è realizzata anzi non è stata neanche approvata in commissione quella legge elettorale a base proporzionale che dovrebbe recuperare – ma colo un po’ – la perdita di rappresentatività che certamente deriverà dal taglio lineare dei parlamentari.

E non si sono realizzate le altre riforme costituzionali che, giusto o sbagliato che sia, Pd e Leu avevano considerato sufficienti a «riequilibrare» le istituzioni: l’equiparazione dell’elettorato attivo e passivo di camera e senato, la riduzione dei delegati regionali per l’elezione del presidente della Repubblica e la già citata introduzione della base circoscrizionale anche per l’elezione del senato.

Ma dove si avverte tutta l’incompletezza della riforma costituzionale voluta dei 5 Stelle è nel mancato aggiornamento dei regolamenti parlamentari. Che sono stati scritti per i numeri attuali dei senatori e deputati e prevedono una serie di soglie a garanzia soprattutto delle minoranze. Trenta deputati, per esempio, oggi possono chiedere l’inversione dell’ordine del giorno, chiedere la votazione a scrutinio segreto, presentare subemendamenti agli emendamenti del governo: ovviamente 30 su 630 è molto diverso rispetto a 30 su 400.

Le liste più piccole avranno difficoltà a formare un gruppo (20 deputati e 10 senatori), persino a entrare in tutte le attuali 14 commissioni e nelle giunte. In definitiva la vita delle minoranze sarà più difficile. I regolamenti, si dice, possono essere cambiati. È vero, ma a parte che non sarà facile – serve la maggioranza assoluta e c’è il voto segreto – non ci si doveva pensare prima?

9. Il pasticcio del voto all’estero

Probabilmente non è il principale, ma un bel problema il taglio dei parlamentari lo pone anche per la rappresentanza degli italiani all’estero. Rappresentanza prevista da una riforma pensata male (Tremaglia) e realizzata peggio, ma che in ogni caso oggi stabilisce (legge 459 del 2001) che i deputati e senatori eletti all’estero siano scelti con il sistema proporzionale e l’indicazione della preferenza.
Oggi la circoscrizione estera più grande è quella europea (oltre due milioni e mezzo di residenti iscritti all’Aire) a seguire quella dell’America meridionale (un milione e mezzo), assai più piccole le circoscrizioni dell’America centro settentrionale e di Africa, Asia e Oceania.

Non avendo avuto il coraggio di rinunciare ai seggi assegnati all’estero, con il taglio dei parlamentari nazionali è stata tagliata anche la delegazione estera, percentualmente un po’ meno: si passa infatti da 12 a 6 deputati e da 8 a 4 senatori. Il risultato è che il deputato eletto nella circoscrizione più piccola (Africa, Asia, Oceania) sarà tre volte più rappresentativo di quello eletto nella circoscrizione più grande (Europa).

Il pasticcio principale è stato fatto con i senatori, che essendo solo quattro gioco forza saranno uno per circoscrizione, che sia una circoscrizione grandissima o piccolissima. Avremo così un senatore in rappresentanza dell’Europa intera, con tutto quello che significa in termini di campagna elettorale (impossibile e/o dispendiosissima) e rappresentanza. Ma anche con il tradimento del principio proporzionale stabilito dalla legge: tutti i collegi senatoriali delle circoscrizioni estero saranno nei fatti dei collegi uninominali. Il seggio andrà infatti a chi prende un voto in più e a lui soltanto.

10. Un sacrificio lineare slegato da tutto

I difetti e le mancanze di questa riforma costituzionale sono tali che anche i sostenitori del sì a volte ricorrono all’argomento definitivo: in fondo sono quasi quarant’anni (dalla prima commissione bicamerale per le riforme) che si propone la riduzione dei parlamentari. È vero, ma mai era stata proposta come un taglio lineare senza altri interventi sull’impianto istituzionale.

È vero anche che per la riduzione si è schierata in passato la sinistra, soprattutto dopo che le assemblee (legislative) regionali hanno ampliato e spostato verso il basso la rappresentanza. Ma la proposta (Ferrara, Rodotà, 1985) anche in quel caso era di sistema e soprattutto prevedeva il monocameralismo. Una sola camera di 600 deputati eletta con una legge proporzionale non avrebbe tutti i problemi in termini di penalizzazione della rappresentanza territoriale e politica che ha invece la riforma dei 5 Stelle.

Riforma, quest’ultima, comparsa per la prima volta in un documento ufficiale nella nota di aggiornamento al Def del settembre 2018 (governo gialloverde Conte-Salvini) legata però a doppio filo con l’introduzione della «democrazia diretta». Velocissimo l’iter di approvazione: dalla prima lettura della prima deliberazione (febbraio 2019 al senato) alla seconda lettura della seconda deliberazione (ottobre 2019 alla camera) sono passati appena otto mesi.

Difficile trovare precedenti così rapidi di riforme costituzionali negli ultimi venti anni. Persino l’abolizione della pena di morte nel 2007 e l’introduzione della parità di genere nell’accesso alle cariche elettive nel 2003 sono state più meditate. L’unica modifica costituzionale che è stata approvata a questa velocità (anche a maggioranza qualificata) è stata l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione nel 2012. Quasi tutti se ne sono pentiti.

Mi trova perfettamente d'accordo. Quelle del Manifesto sono sempre battaglie per più democrazia e più libertà. Nel 2016 e nel 2020.

Quello che il nostro Rapanello non afferra, è che il confronto non è tra 950 parassiti e 600 parassiti.

È tra 950 PARLAMENTARI DELLA PRIMA REPUBBLICA e 600 LECCAKULI DEL CAPO DALLA SECONDA REPUBBLICA IN AVANTI.

Nella DC, nel PCI, nel PSI bisognava farne di gavetta......bisognava attacchinare manifesti, arrostire salsicce, fare riunioni, andare in Chiesa o in Sezione.

PARTECIPARE per ANNI. FATICARE.

Oggi basta far parte di un entourage.

Essere LEKKAKULI del capo, in qualche caso non solo metaforicamente.

I processi di selezione dal basso della classe politica sono scomparsi con il voto di preferenza.

PS: premesso che so benissimo quali porkate permette la PREFERENZA MULTIPLA, qualcuno mi spieghi perché non va bene la PREFERENZA SINGOLA.

PP.SS.: SIG. FOSFORO. Se lei avesse ragione, 100 parlamentari sarebbero già troppi.

Se infatti sono tutti parassiti, allora i pidocchi vanno eliminati tutti. Non ridotti a pochi.

La democrazia è confronto, faticosa mediazione, corpi sociali intermedi forti e presenti........un KLIK sulla tastiera è deriva plebiscitaria.

Tutti vorrebbero Giorgia Meloni, per 1.000 euro con un KLIK.

SIAMO SERI.

 

 

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1000 euro per la Meloni?

Gulp! La marketta pisana si accontenta di molto meno.

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No no Trottolina !! Per te anche gratis 👄👄

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