Un tempo una donna di una certa età che non aveva trovato marito veniva chiamata “zitella” o “signorina”. Il termine era piuttosto offensivo perché si riferiva a donne, spesso divenute acide di carattere, che erano state rifiutate dagli uomini, o forse loro, inizialmente di gusti “difficili”, si sono poi ritrovate a essere sole.

Ma per quale ragionamento malato un uomo che si ritrova nelle stesse condizioni viene invece definito “scapolo impenitente” o “scapolo d’oro”? Eppure anche in questo caso il fallimento esistenziale è evidente: si tratta ancora di un “rifiuto” della società, comunque un individuo scartato. Ma non è la società a essere “cattiva”: sono invece questi individui, uomini o donne che siano, che magari inizialmente fanno gli schizzinosi, ma poi con il tempo si ritrovano a disprezzare e a essere disprezzati. Spesso assumono atteggiamenti di cattiveria nei confronti degli altri, specie se diversi da loro per sesso (misoginia, nei confronti delle donne; misandria, nei confronti degli uomini; misantropia, nei confronti di chiunque) , per età, per zone di provenienza. Criticano all’inverosimile chi è più colto di loro, chi ritengono più fortunato di loro, chi è di razza o religione diversa; si inalberano per i giovani che si divertono e che amano la vita. Augurano disgrazie a tutti quelli che si divertono. A causa del loro carattere inizialmente burbero, ma costantemente in peggioramento fino ad arrivare a livelli patologici, queste persone rimangono sole, inesorabilmente sole. Si tratta molto spesso di persone disperate e fallite, situazioni che mascherano con il disprezzo per gli atri, che in realtà è invidia al massimo grado. Conservano risentimento inestinguibile che non si placa neanche quando qualcuno cerca un avvicinamento (caso effettivamente accaduto). Vivono di odio nei confronti di tutti; risparmiano da questa “pratica” solo coloro che si comportano da momentanei “alleati” nell’additare qualcuno (del resto il sentimento dell’odio è diventato molto comune in questi anni di invidia sociale); sono razzisti, seguono il complottismo e quindi sono anti-vax, sostengono l’omeopatia e altre pratiche mediche discutibili.

Ma un uomo che supera il 65-70 anni e che è stato rifiutato da tutte le donne, per parità di diritti e doveri, non lo si dovrebbe chiamare “zitello”? Oppure “signorino”? La domanda di riserva è: ma uno del genere che uomo è?

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