CHI FA UN DISPETTO A ROMA ???

E'  il  ministro   che   convoca  la  sindaca   e  non  ha  risposta   o  la  sindaca  che  ignora  l'invito e  poi  si  inalbera  se   si  minaccia   di  non  convocare  più il tavolo  per  Roma ??

La Raggi non è nuova a risposte o atteggiamenti poco educati. Ricorderete quando Montezemolo e Malagò la aspettarono ore in  Campidoglio  per mostrarle l’ultima versione del progetto sulle Olimpiadi e la Sindaca non si presentò neanche. Era seduta in una trattoria davanti ad una scarna insalata.

Il botta e risposta tra il Ministro Calenda e la prima cittadina, dunque, non stupiscono sebbene la replica della Raggi sia apparsa piuttosto irritante. Il titolare delle Attività Produttive mette sul tavolo 2 miliardi e 600 milioni per Roma e lo scorso 24 settembre invia una lettera a Zingaretti e alla Raggi. Ma la Sindaca non risponde. Così, sabato durante un convegno Calenda non nasconde di essere molto seccato per l’atteggiamento del Campidoglio e pone un aut-aut: o la Raggi si fa sentire o sconvoco il tavolo.

La Raggi replica poco dopo con tono sprezzante: “Se il ministro sconvocasse il tavolo farebbe un dispetto non a me ma a Roma. Non è necessario un telegramma, basta sentirsi e fissare una data“.

Al di là delle frasi non certo diplomatiche, la risposta sembra volutamente provocatoria. Che significa “basta sentirsi e fissare una data” se proprio la Sindaca non si è fatta viva mentre tutti gli altri, da Zingaretti ai sindacati avevano già dato la propria disponibilità? Dietro quest’atteggiamento scorbutico c’è l’affermazione di un principio da parte del M5S. Il Movimento sta lanciando un messaggio chiaro al governo: non è che siccome i soldi ce li metti tu, allora sei tu governo che devi decidere quali opere si faranno a Roma!

Si tratta, insomma, di non farsi scavalcare da Calenda, soprattutto a poche settimane dal voto di Ostia dove i pentastellati potrebbero risultare ridimensionati. Eppure l’appello al governo era stata proprio la Raggi a lanciarlo mesi fa: se non ci aiutate Roma non ce la fa, aveva detto la Sindaca. Il suo atteggiamento riluttante nei confronti di una cifra enorme (2 miliardi e 600 milioni) rischia di fare perdere alla capitale questa occasione incredibile. Sarebbe più corretto che – in nome della città – la Raggi si sedesse subito a quel tavolo e cominciasse a dettare l’elenco delle cose da fare (ammesso che ne abbia uno), senza atteggiamenti da prima della classe.

Il ministro ha precisato che i primi passi saranno verificare a che punto sono “Fabbrica Roma” e “Il Piano della Regione Lazio”. Il primo è un accordo stretto tra Campidoglio, Regione e Sindacati per arginare la fuga delle aziende che rischia di bruciare oltre 11mila posti di lavoro.

Il Piano della Regione, invece, è il cuore della questione. Si tratta di un elenco di opere e interventi stilati dalla squadra di Zingaretti necessari al rilancio della città. Vediamo brevemente di cosa si tratta:

  • 270 milioni per lo sviluppo delle imprese (accesso al credito, artigianato, botteghe storiche, etc)
  • 13,5 milioni per affrontare le crisi aziendali di Alitalia, Almaviva e 20 milioni per i tirocini
  • 257 milioni per la scuola (37 per la messa in sicurezza di 90 istituti, 78 per la formazione dei giovani e 100 per la ricerca)
  • 990 milioni per i trasporti (112 per la metro C, 180 per la Roma-Lido, 150 per la Roma-Viterbo, 240 per Atac (sic!), 27 milioni per il ponte di via della Scafa, 16 per il raddoppio della Tiburtina, 99 per il prolungamento della metro B fino a Casal Monastero, 78 per il nodo del Pigneto
  • 117 milioni per ambiente e rifiuti (25 per la differenziata, 70 per contrastare il dissesto idrogeologico, 2,1 per il Tevere pulito)
  • 47 milioni per il recupero urbanistico (10 per Acilia e Dragona, 10 per il S. M. della Pietà e circa 15 per Corviale)
  • 530 milioni per la sanità (di cui ben 231 per riqualificare il Policlinico Umberto I° e 145 per il nuovo ospedale dei Castelli)
  • 35 milioni per il sostegno alle famiglie e all’infanzia, per i ceti più disagiati
  • 250 per la trasformazione del Forlanini in sede di grandi enti internazionali, di teatri, centri culturali e casa degli studenti.

Insomma una lista della spesa davvero nutrita, sulla quale la Raggi non ha messo bocca. Di fatto i progetti sono tutti frutto del lavoro della Regione. E se ora ci si mette anche Calenda a volerli supervisionare è chiaro che la Sindaca ne esce come non protagonista, anzi forse come comparsa. Da qui la sua sofferenza per qualcosa che potrebbe passarle sopra la testa senza riconoscerle il ruolo che – secondo lei – le spetta.

Ma Virginia Raggi è alla guida di Roma da 15 mesi ormai e avrebbe avuto tutto il tempo per tirarla fuori lei la lista delle priorità. E’ quello che tanti cercano di spiegarle da tempo (ultimi anche noi): il Sindaco di una capitale deve pensare in grande, deve pianificare lo sviluppo e arginare il declino, lasciando ai Municipi e agli assessori la gestione ordinaria quali l’asfaltatura delle strade, il prolungamento delle linee dei bus. Invece, a Rimini, abbiamo assistito ad una Sindaca che snocciolava questioni minori come se fossero successi planetari ottenuti dalla sua giunta: la mezza maratona intereligiosa o la copertura della buca in via Appia Nuova!?!

Non può stupirsi, a questo punto, se Governo, Regione e Sindacati fremono per sedersi ad un tavolo importante, fondamentale. Mentre la Raggi è come se fosse una studentessa che ha paura del compito in classe perché non ha studiato e spera che venga rimandato. Ma Roma non può aspettare e la Sindaca non può farle perdere quest’occasione.

Sembra che le pressioni che ha ricevuto in queste ore l’abbiano convinta a fissare la data del 17 ottobre. Ce lo auguriamo tutti, perché questa città non ha bisogno di protagonismi o di scaramucce politiche, ma di fatti.

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