Cari catalani, non vi capisco

Sono circa 6 secoli che la Catalogna vorrebbe (il condizionale è d'obbligo) secedere dalla Spagna. Ma non ricordo guerre civili o insurrezioni particolari. Forse a molti catalani non dispiace essere anche spagnoli, anche in considerazione del fatto che sono una delle regioni più ricche della nazione. In passato le secessioni erano spesso cruente, oggi avvengono per lo più in modo pacifico, come un divorzio consensuale. Perfino il gigante sovietico si è disgregato senza spargimento di sangue. Un tempo un referendum negato con la forza poteva essere la scintilla per innescare l'insurrezione popolare, ma evidentemente i catalani tengono di più alla pelle che all'indipendenza. Certo non otterranno nulla con i referendum e con la resistenza passiva alla Guardia Civil. La Costituzione spagnola, come la nostra, afferma che la nazione è indivisibile e non prevede referendum di questo tipo, dunque lo Stato li impedisce con la forza (mentre noi tolleriamo le pagliacciate organizzate in Lombardia e Veneto dalla Lega). Non capisco quindi perché i catalani, ammesso che vogliano per davvero separarsi, non ricorrano a metodi oggi assai più semplici ed efficaci. Basterebbe che la maggioranza dei contribuenti catalani non pagasse le tasse e le imposte allo Stato per uno o due anni, ma per velocizzare le cose si potrebbe anche organizzare un bank run: alcuni milioni di catalani corrono agli sportelli per svuotare in simultanea i loro conti correnti, minacciando con ciò il crac dell'intero sistema bancario spagnolo. Madrid non avrebbe altra scelta che concedere l'indipendenza.

Modificato da fosforo31

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14 messaggi in questa discussione

Quella dell'opposizione agli stati centrali attraverso inutili e beceri cortei e opposizioni fisiche per essere picchiati in genere dai tutori dello stato per non dire dai suoi tirapiedi e' un vecchio modo di fare del popolo. E pensare che basterebbero alcune azioni ,tra cui quelle da te citate per costringere il governo ad una resa incondizionata. Io francamente metterei in campo alcune strategie particolari nei confronti del braccio armato dello stato. Invece come in Spagna e cosi' in Italia ed in genere       in tutti i paesi si assiste a  blande ed inutili proteste con strscioni,megafoni ,pietre, bengalini ed urla isteriche. Ed allora coloro che protestano, o sono una manica di stupidi o forse poi non sono per nulla motivati.

 

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Da tanto tempo tempo sognano la loro indipendenza, e sempre gli è stata negata dai vari dittatori succedutesi, un azione di forza visti i precedenti comporterebbe sicuramente una violenta repressione, cosa che non mi sembra i catalani vogliano, di fatto persone che non vogliono essere separatisti, ma chiedono solo che il Gov. si occupi maggiormente di loro, in quanto anche con l'ultima crisi anche in Spagna, il Gov. sembra li abbia messi in disparte, essi chiedono maggior rispetto.

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Il desiderio di indipendenza è una cosa antica che ha coinvolto e continua a coinvolgere tutti i popoli, pensiamo agli Americani quando si affrancarono dal controllo dell'Inghilterra, pensiamo all'Italia quando le regioni del Nord erano una colonia Austriaca (chi è che disse bisogna che i lombardi dimentichino di essere Italiani?) o pensiamo in tempi più recenti ai Kurdi oppure ai movimenti indipendentisti della Corsica;  poi c'è chi reagisce con furbizia  come hanno fatto i Francesi che hanno fatto arrivare in Corsica migliaia di Francesi esuli dall'Algeria facendo in modo che i Corsi "veri" fossero una minoranza e quindi perdenti in caso di un referendum indipendentista oppure c'è chi reagisce come la Spagna con la mano dura.. forse la soluzione per l'Europa sarebbe quella di uno stato confederale, una confederazione non più di stati nazionali ma di regioni, ognuna con le proprie caratteristiche, ma gli attuali stati nazionali non accetteranno mai di cessare di esistere......quindi questa è solo una pura utopia anche se sarebbe l'unica soluzione razionale.

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2 ore fa, etrusco1900 ha scritto:

Il desiderio di indipendenza è una cosa antica che ha coinvolto e continua a coinvolgere tutti i popoli, pensiamo agli Americani quando si affrancarono dal controllo dell'Inghilterra, pensiamo all'Italia quando le regioni del Nord erano una colonia Austriaca (chi è che disse bisogna che i lombardi dimentichino di essere Italiani?) o pensiamo in tempi più recenti ai Kurdi oppure ai movimenti indipendentisti della Corsica;  poi c'è chi reagisce con furbizia  come hanno fatto i Francesi che hanno fatto arrivare in Corsica migliaia di Francesi esuli dall'Algeria facendo in modo che i Corsi "veri" fossero una minoranza e quindi perdenti in caso di un referendum indipendentista oppure c'è chi reagisce come la Spagna con la mano dura.. forse la soluzione per l'Europa sarebbe quella di uno stato confederale, una confederazione non più di stati nazionali ma di regioni, ognuna con le proprie caratteristiche, ma gli attuali stati nazionali non accetteranno mai di cessare di esistere......quindi questa è solo una pura utopia anche se sarebbe l'unica soluzione razionale.

beh  ad  imitare    i  Francesi     ci  fu  anche  un  certo  Benito che  ha  riempito  di  fasci   l' alto Adige   e  l' Istria

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1 ora fa, pm610 ha scritto:

beh  ad  imitare    i  Francesi     ci  fu  anche  un  certo  Benito che  ha  riempito  di  fasci   l' alto Adige   e  l' Istria

Ci fu anche un certo Tito che svuotò di italiani l'Istria (mai sentito parlare dei dogi e della repubblica di Venezia ? ) L' Istria dove gli Italiani ,  anzi i Veneti, erano presenti da secoli fu svuotata da Tito e dai suoi partigiani (mai sentito parlate delle foibe? )

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E  ALLORA  ???   Ma   è vero  o  no  che  il  benito  ha  riempito   di fasci  l' Istria   sai  quelli  che  poi  son  dovuti  scappare  appunto  con  Tito...

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1 ora fa, pm610 ha scritto:

E  ALLORA  ???   Ma   è vero  o  no  che  il  benito  ha  riempito   di fasci  l' Istria   sai  quelli  che  poi  son  dovuti  scappare  appunto  con  Tito...

tu ti chiedi se è vero o no.... poi dici " di fasci  l' Istria   sai  quelli  che  poi  son  dovuti  scappare  appunto  con  Tito"  ti dico che se impostata così la cosa non è vera;  moltissimi di coloro che furono costretti a fuggire dall'Istria con il fascismo non c'entravano per niente;   le bandacce di Tito se la presero anche con innocenti che non avevano fatto nulla;  vedi in tutte le organizzazioni umane ci sono i buoni e ci sono i cattivi; questo vale anche per i partigiani e le formazioni partigiane; tu avrai sentito certamente parlare di Bartali, quel campione di ciclismo che  usava la sua bici da corsa per fare la staffetta partigiana https://it.gariwo.net/giusti/biografie-dei-giusti/shoah-e-nazismo/giusti-tra-le-nazioni-di-yad-vashem/gino-bartali-9288.html?gclid=EAIaIQobChMI6ODXwePU1gIV4bztCh1mggplEAAYASAAEgJf0vD_BwE  Bartali, un campione del ciclismo e un eroe partigiano che a ragione può essere annoverato nella foresta dei giusti; avrai però sentito parlare an che di altre storie come questa  http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2958 di vendette, di atrocità e cose simili; poi tu sai che la storia la scrivono i vincitori e i vincitori sono sempre i buoni e i perdenti i cattivi, ma questo modo di parlare è semplicistico perché i buoni e i cattivi ci sono sempre in tuti gli schieramenti e le foibe nessuno le potrà mai giustificare.

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e  allora  non  racconti  nulla  di nuovo , purtroppo  però  la  maggioranza   erano fasci  come   la  maggioranza   dei   rifugiati  non  è feccia ,  come  la  maggioranza   dei  partigiani  non erano  banditi  ma  diciamo  piuttosto   che   queste  minoranze  nel  bene  o  nel  male   non  possono  essere  definite  come  tutti.  Io  conosco  e   conoscevo   alcuni  Istriani  , vado  spesso  in  vacanza  da  quelle  parti, sono   Italiani   che   manco  se   regalassero  casa, lavoro  o  altro  tornerebbero  in  Italia ed  erano  lì ai  tempi    di Tito o meglio   molto  prima....

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3 ore fa, pm610 ha scritto:

che   manco  se   regalassero  casa, lavoro  o  altro  tornerebbero  in  Italia ed  erano  lì ai  tempi    di Tito o meglio   molto  prima....

Sono contento che i tuoi amici si trovino bene, perché sono italiani in una terra che Italiana non lo è più, potrebbero essere comunisti (non so se lo sono) in una terra che comunista non lo è più, quindi gli Italiani in quelle terre rischiano di essere stranieri due volte, la prima perché Italiani,  la seconda perché comunisti....tu dici che la maggioranze erano fasci... molto discutibile la cosa, certamente non lo era http://www.diocesi.trieste.it/beato-francesco-bonifacio-sacerdote-e-martire/

Siamo comunque andati fuori tema, perché si parlava della Spagna; quello che sta accadendo in quella nazione potrebbe avere effetti dirompenti  e di emulazione in tutta Europa e forse questo spiega la *** delle varie cancellerie Europee, basti pensare agli indipendentisti Corsi, al Belgio, agli scozzesi senza dimenticare in casa nostra l'Alto Adige;  se non vado errato subito dopo la guerra anche la Sicilia voleva l'indipendenza......

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16 ore fa, etrusco1900 ha scritto:

Siamo comunque andati fuori tema, perché si parlava della Spagna; quello che sta accadendo in quella nazione potrebbe avere effetti dirompenti  e di emulazione in tutta Europa e forse questo spiega la *** delle varie cancellerie Europee, basti pensare agli indipendentisti Corsi, al Belgio, agli scozzesi senza dimenticare in casa nostra l'Alto Adige;  se non vado errato subito dopo la guerra anche la Sicilia voleva l'indipendenza......

Da un lato c'è una crisi degli Stati nazionali, dall'altro c'è la crisi dell'Europa il cui processo di unificazione politica non è ancora decollato mentre l'unione economica comincia a perdere i pezzi (Brexit). Ed ecco emergere il fiume carsico del localismo e dell'indipendentismo. Ma il fenomeno delle "piccole patrie" non è solo europeo. Basta pensare ai curdi, ai tibetani, al Quebec francofono, al Texas, etc. Un fenomeno vasto e profondo che potrebbe preludere a cambiamenti epocali nell'assetto geopolitico. Azzardo un'analogia con la meccanica newtoniana. In base al principio di azione e reazione, alla spinta centripeta, unificante e omologante della globalizzazione, risponde la reazione centrifuga e identitaria dei localismi, mirante al recupero e alla conservazione delle tradizioni regionali e delle differenze culturali, etniche, religiose, etc. Ma la globalizzazione non è altro che il punto apicale dell'affermazione su scala planetaria del modello di sviluppo occidentale, industrialista e liberista, e dunque segna anche l'inizio della sua fine. Una fine inevitabile non solo perché un modello unico mal si adatta, in ogni caso, alla varietà (non certo razziale ma culturale) e alla complessità della specie umana, ma anche perché nella fattispecie si tratta di un modello paranoico che impone di consumare per produrre e non viceversa, intrinsecamente instabile in quanto si autosostiene solo nella crescita illimitata e perenne della produzione, e  dunque autodistruttivo. Un simile modello di sviluppo può funzionare solo per un tempo limitato e applicato solo a una parte del pianeta (l'Occidente) che esaurisce le risorse proprie e quelle della parte restante, impoverendola.  Pensiamo a cosa accadrebbe se l'impronta ecologica di tutti i popoli si allineasse al livello degli statunitensi. Non basterebbero decine di Terre per fornire e rigenerare le risorse consumate. Ma già oggi i disastri conseguenti all'imposizione del modello unico occidentale, che ha sparso più inquinamento e disuguaglianza che lavoro e benessere, sono evidenti. Basta pensare ai mutamenti climatici e alle migrazioni di massa. C'è di più. Il modello globalizzato della crescita illimitata privilegia per sua natura le grandi potenze e i grandi Stati (vedasi il boom cinese), e tende ad agglomerare gli Stati in alleanze meramente economiche, commerciali e monetarie (Eurozona, G7, G20, etc.) e a concentrare il potere in forme oligarchiche. Cos'altro sono oggi le cosiddette grandi democrazie occidentali (o liberali) se non oligarchie partitiche e lobbistiche? Se non implodesse prima, il destino ultimo della globalizzazione sarebbe un'unica e orwelliana oligarchia mondiale... (CONTINUA)

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(CONTINUA dal mio post precedente). ...C'è ancora di più. Noi ricchi occidentali spesso ci vantiamo (o ci illudiamo) del nostro "stile di vita", garantito dal nostro modello di sviluppo, stile di vita che non intendiamo cambiare e che anzi pretendiamo di trasmettere (o di imporre) agli altri popoli. Ma dovremmo riflettere per esempio sul fatto che un americano su due, per reggere questo stile di vita, è costretto a ricorrere agli psicofarmaci. Anche il possesso di una o più armi da fuoco rientra nello stile di vita degli americani. Quello che è accaduto a Las Vegas non sarebbe potuto accadere in nessun paese povero o comunista, ma se fosse accaduto sarebbe stato dichiarato il lutto nazionale o almeno cittadino. A Las Vegas 59 morti e 500 feriti, vittime di un ricco e folle collezionista di armi, non hanno fermato le roulette dei casinò neppure per un minuto di silenzio. The show must go on, così come devono andare avanti gli affari d'oro della lobby delle armi. Ma una cosa è certa: un paese ridotto così, grande potenza o meno, non andrà avanti a molto a lungo, crollerà e si frantumera' come e forse peggio dell'Unione Sovietica. I localismi, gli indipendentismi e i movimenti identitari sono una naturale reazione alla globalizzazione e un indicatore della crisi del modello unico di sviluppo da essa imposto. Naturalmente esistono anche epifenomeni minori, come il nostro autonomismo leghista, correlati alla xenofobia e al razzismo (sentimenti del tutto estranei ai catalani), sui quali non vale la pena soffermarsi. Nel modello delle piccole patrie i cittadini sono più partecipi della vita pubblica, più vicini alle istituzioni e ai centri di potere. Il parlamentino della Catalogna è sentito dai catalani molto più vicino e molto più affidabile di quello centrale di Madrid, mentre il parlamento europeo, per loro e per la gran parte degli europei, è un'istituzione del tutto estranea. Il modello di sviluppo delle piccole patrie non mira alla crescita continua ma alla ricerca di un punto di equilibrio e di armonia. Un esempio è quello degli ecoindipendentisti corsi. Non a caso Erich Fromm sosteneva l'idea di piccolissime comunità locali, microstati di circa 500 persone per le quali, al contrario degli schiavi inconsapevoli cui ci riduce la globalizzazione, la dimensione dell'essere prevale su quella dell'avere, la libertà e la partecipazione sono più importanti della ricchezza materiale.

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Ho fatto un sogno

Ho sognato una secessione al contrario. La Spagna, tutta la Spagna, era diventata una

provincia dell'Europa unita con un unico parlamento e un unico governo, un unica

Difesa (solo per difendersi non per agredire) , un unica costituzione che non preveda

la presenza di anacronistiche famiglie regnanti e venga spiegato loro che il medioevo

è finito da un pezzoo.

Ma, era solo un sogno!

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1 ora fa, borneo39 ha scritto:

Ho fatto un sogno

Ho sognato una secessione al contrario. La Spagna, tutta la Spagna, era diventata una

provincia dell'Europa unita con un unico parlamento e un unico governo, un unica

Difesa (solo per difendersi non per agredire) , un unica costituzione che non preveda

la presenza di anacronistiche famiglie regnanti e venga spiegato loro che il medioevo

è finito da un pezzoo.

Ma, era solo un sogno!

Più che un sogno a me sembra un incubo. Anch'io vorrei un'Europa unita, ma solo dopo avere superato il liberismo industrialista e finanziario oggi dominante (vedasi i miei due precedenti post) e che farebbe del nostro continente una sorta di Unione Sovietica rovesciata, con una carta di credito e una lattina di Coca Cola (forse i simboli migliori della globalizzazione) sulla bandiera al posto della falce e del martello. Prima di unificare l'Europa bisognerà rivoltarla come un calzino, liberarla dalle oligarchie politiche e dalle lobby industriali e finanziarie, e soprattutto rigenerare la democrazia riportandola alle origini, al suo spirito più autentico di potere del popolo, in parole povere alla democrazia diretta dei Greci e di Rousseau. La democrazia rappresentativa in molti paesi risulta ormai indistinguibile dall'oligarchia: genera corruzione, conflitti di interesse, disuguaglianza, manda al potere personaggi squallidi e ben poco democratici come Trump, Rajoy, Erdogan, Craxi, Berlusconi, Renzi; inganna e marginalizza il popolo lasciandogli briciole formali di sovranità. Insomma, la democrazia rappresentativa si è rivelata in pratica e troppo spesso un fallimento e una truffa. Anche la democrazia diretta pone enormi problemi di ordine pratico, specie se si pensa di applicarla non alla polis greca o a un piccolo Stato ma a nazioni moderne di decine o centinaia di milioni di abitanti come l'Italia o come sarebbe l'Europa unita. Tuttavia con le tecnologie informatiche e telematiche di un prossimo futuro sarà possibile realizzare la cosiddetta e-democracy, in sostanza un immenso parlamento virtuale dove tutti i cittadini potranno effettivamente e personalmente partecipare all'elaborazione e all'approvazione delle leggi. Solo allora potrà nascere  un'Europa unita e democratica.

Saluti

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