Al Cazzaro di Napoli piacciono i “Ministri a loro insaputa “...

Il 9/7/2020 in 10:47 , fosforo311 ha scritto:

Questo ragazzo umile, coraggioso, assolutamente inesperto, ma anche assolutamente onesto e coerente, è stato a mio avviso il miglior ministro dei Trasporti degli ultimi 50 anni. Confermando quel che diceva Emanuele Kant: l'onestà è migliore di ogni politica. È grazie a lui che si è arginato l'aumento continuo e vergognoso dei pedaggi autostradali da parte dei gestori privati. Di conseguenza Toninelli è stato anche il ministro più scomodo per i poteri forti, il più avversato, bersagliato, massacrato dai media asserviti. Danilo commenta la grande e importantissima vittoria ottenuta del governo Conte con la sentenza della Corte Costituzionale sul decreto Genova. I Benetton esclusi dalla ricostruzione del ponte Morandi ma costretti a pagarla. Vittoria niente affatto scontata, un grosso smacco per l'attuale gestore. Al quale la ministra De Micheli, meno coraggiosa del suo predecessore, ha affidato temporaneamentela gestione del nuovo ponte, per accelerare l'entrata in servizio ed evitare ulteriori problemi legali in vista delle revoca. Che ci sarebbe già stata da un pezzo se il traditore, il cazzaro e ipocrita Salvini, non fosse stato a suo tempo quello che ho sempre scritto:l'uomo della conservazione messo nel cosiddetto governo del cambiamento per impedire il cambiamento. Ora non bisogna frapporre ulteriori indugi. Nel governo ci sono altri pervicaci servi della conservazione, uno in particolare ben noto, ma Zingaretti deve tirare fuori gli attributi, se li ha. Revocare la concessione a chi ha gestito il bene pubblico con una tragica incuria è il minimo che si possa fare, anche per rispetto alle 43 vittime. Lasciare la gestione ai Benetton con una quota di minoranza (con la maggioranza e il controllo allo Stato) sarebbe un compromesso a mio avviso inaccettabile, anche se cambierebbe in meglio e non di poco lo status quo. Liberiamo l'Italia dalle grinfie dei Benetton!

Guardate molto attentamente il video fino alla fine: 

https://www.facebook.com/danilotoninelli.m5s/videos/2333488233620996/

 

E come no , Cazzaro . Come no ! Ora e’ ufficiale !! Il Pulcinella partenopeo eleva a rango di “Eroe” un tizio che era Ministro a sua insaputa .    In principio fu Claudio Scajola, come dimenticarlo, quando nel 2010 pronunciò quelle tre parole, “a mia insaputa”, che da lì e per i successivi dieci anni sarebbero entrate nell’immaginario collettivo a indicare il politico furbetto, sfacciato o semplicemente inetto (preferibilmente un ministro ma anche un semplice consigliere comunale va bene) che, colto sul fatto, balbetta, incespica e non riesce a pensare a niente di meglio, per discolparsi delle sue malefatte o della sua incapacità, che all’equivalente del fanciullesco “non sono stato io”. Da quel dì la lista degli utilizzatori finali non ha mai smesso di ingrossarsi, anche in una sorta di deriva masochistica, in quanto di solito il ministro di turno preferisce (stavolta consapevolmente) abbracciare l’ineluttabile destino di esporsi al ludibrio pubblico invece che farsi carico delle proprie responsabilità. Meglio la gogna di un giorno, insomma, che l’ammissione della propria inadeguatezza. Deve aver pensato proprio questo Danilo Toninelli, mai rimpianto titolare delle Infrastrutture nell’ancora meno rimpianto governo gialloverde, quando il suo ministero nel febbraio 2019 inviò al commissario per la ricostruzione del Ponte di Genova peraltro per confermare l’ovvio: che alla fine della costruzione del nuovo Ponte, l’opera sarebbe stata affidata nelle mani della società in quel momento titolare della concessione. Guarda caso, allora come oggi, il concessionario è Autostrade, a cui nessun governo, né gialloverde né giallorosso, ha revocato alcunché. Ecco, avrà pensato Toninelli, invece che fare mea culpa, invece di metterci la faccia e dire agli italiani che durante il suo mandato non è mai stato capace di prendere una decisione sui Benetton nonostante la propaganda e le dichiarazioni a effetto, beh, meglio fare come Scajola, meglio prendere il testimone da tanti illustri predecessori e dichiarare che no, lui di quella lettera non se sapeva nulla, non era mai passata dalla sua scrivania. Insomma, non ne ha mai saputo nulla. Via d’uscita tutto sommato facile, a portata di mano di chiunque. Peccato però che le soluzioni semplici non sempre siano quelle più intelligenti. Perché quella lettera non è stata mandata da un oscuro funzionario del Mit o da una segretaria di un burocrate di quarta o quinta fila. La missiva è firmata da Felice Morisco, numero due del Direttore generale della Vigilanza sulle concessioni autostradali. Lo stesso Morisco che nei mesi successivi passerà a guidare la stessa Direzione. Non uno che passava lì per caso, anzi. Quindi delle due l’una: o Toninelli mente e quella lettera l’ha vista, letta e avallata e quindi così facendo preferisce sfuggire dalle proprie responsabilità prendendo in giro gli italiani; oppure Toninelli è quel tipo di capo che non controlla gli atti dei propri collaboratori, per fiducia o per sciatteria o per pigrizia, e quindi va iscritto d’ufficio nella categoria degli “unfit to lead” per evidenti limiti tecnici. A voi la scelta. Il Cazzaro napoletano l’ha già fatta confermandosi un idio ta di primo livello.                            G.D.V.

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2 messaggi in questa discussione

La vicenda e’ veramente molto triste e purtroppo non viene pienamente compresa . Ricapitoliamo :  il 5 febbraio 2019, dal ministero delle Infrastrutture a guida Toninelli parte una lettera. Il destinatario è il commissario per la ricostruzione del ponte Morandi di Genova. L’indicazione che si dà è che il nuovo ponte, una volta ultimato, vada consegnato a chi è titolare della concessione autostradale. Cioè i Benetton. Succede che quando questa lettera, ieri, diventa pubblica, Danilo Toninelli, preso in contropiede e in palese imbarazzo, risponde di non aver mai visto quel foglio, che il rapporto con i concessionari non li tiene il ministro ma i funzionari e bla bla bla. Oggi ha persino detto che questa storia è una fake news. Succede inevitabilmente che la costruzione demagogica e populista su Autostrade appare finalmente per quella che è: un castello di sabbia. Due anni a gridare “revoca, revoca, revoca”, da Di Battista a scendere, per poi venire a sapere che mentre Toninelli ripeteva in tutte le salse “No Benetton, no Benetton, io non ci casco”, dalla porta accanto a quella sua partiva una lettera scritta non dal primo passante di Piazzale di Porta Pia, ma dal numero due della Vigilanza sulle concessioni autostradali.  Succede, come nelle migliori tradizioni italiche, che la risposta più semplice, ma più imbarazzante di chi non può non sapere, sia in genere che tutto è avvenuto “a mia insaputa”. Succede che “a mia insaputa”, risposta consumata della seconda Repubblica e di scajoliana memoria, venne sostituita dal governo del cambiamento con la famosa “manina”. La manina dei funzionari, dei burocrati, di chi voleva mettere i bastoni tra la ruote del carro del cambiamento. Ora, manina o no, su questa vicenda triste, molto triste, due sono le cose: o siamo ancora una volta di fronte all’incapacità e all’inadeguatezza al potere, o questa è la storia di chi, sulla sorte dei Benetton, in piazza con la mano destra abbassava il pollice e nelle stanze del ministero con la mano sinistra lo alzava, firmando la proroga.                                                                D.F.

Modificato da mark222220

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quanto assomiglia all'ex ministro Toninelli, ser torsolo di macaco pisano. Anche lei tante promesse mai mantenute.

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