una storia...una tragedia...tra l'indifferenza dell autorita'

L’odissea di Emilia Bianco, bidella 57enne del Vercellese. Derubata di tutti si suoi risparmi dal marito marocchino, si è spenta senza ricevere giustizia dopo una lunga battaglia giudiziaria nelle aule di tribunale di Rabat.

E’ una storia fotocopia di tante altre, l’attempata italiana che alla disperata ricerca di ‘amore’, lo trova in un immigrato. E puntualmente lui le frega tutto. La fame d’amore è più forte del buonsenso.

La storia di Emilia, vedova con una figlia. Il suo marocchino l’aveva incontrato nella sua città, Borgosesia, in provincia di Vercelli. Si sono sposati. Emilia si fida ciecamente, e così quando incassa i soldi dell’assicurazione sulla vita di sua madre, 180mila euro, accetta di investirli per acquistare una casa e un negozio a Temara. In Marocco. È lì che si trasferiranno insieme una volta ultimati i lavori. È il 2010.

Suo marito coordina le operazioni, perché Emilia non conosce l’arabo e non sa come funzionano le cose laggiù. Lui ha già un conto corrente in Marocco dove lei provvede a versare tutto. Rientrata dal viaggio racconta emozionata a sua figlia della casa nuova e di quel negozio che, nei piani, diventerà un internet point. Non vede l’ora di ritornare alla nuova vita.

Il marocchino ha altri piani: “Un giorno torno per fargli una sorpresa e la sorpresa è arrivata a me, lui aveva sposato un’altra”. Non c’è più spazio per lei nella casa di Temara né nel negozio. Emilia perde tutto. Inizia così un calvario umano e giudiziario che la porterà, ad agosto scorso, a spegnersi senza ricevere giustizia. Aveva 57 anni.

Giorni fa è morta....di dolore!! l'ingiustizia è fatta

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“Mia madre è morta di dolore, il suo cuore ha smesso di battere perché non ce la faceva più”, racconta oggi la figlia Francesca, che sta continuando a lottare nel suo nome. Emilia ha combattuto un’estenuante battaglia giudiziaria, dando fondo a tutti i suoi risparmi, per cercare di recuperare le somme che le erano state sottratte.

“Ha provato a mettersi in contatto con il consolato italiano in Marocco – ricorda Francesca – ma nessuno l’ha aiutata, e così si è rivolta ad un avvocato di Rabat che le ha fatto spendere un sacco di soldi senza riuscire a dimostrare un’ovvietà: e cioè che è stata vittima di un raggiro”.

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