Parodia di un ridicolo Cazzaro napoletano ...

 
Il 20/6/2020 in 01:27 , fosforo311 ha scritto:

Egregio, sono una persona semplice che conduce un'esistenza molto prosaica. I rari momenti "poetici" li seleziono perché sono ricordi piacevoli ma anche perché so che faranno arrabbiare le mie due ombrette rancorose, invidiose e poco educate, che nelle loro vitacce incolori la poesia probabilmente non l'hanno mai neppure sognata.

È assolutamente vero che imparai a leggere e a scrivere a 4 anni. I miei mi mandarono all'asilo ma io non ne volli sapere. Il primo giorno di scuola materna mi misi a dare testate contro un albero. Ma i miei non potevano permettersi una baby sitter. Mia nonna era mezza  cieca e a stento poteva occuparsi della mia sorellina. Mentre io in casa ero piuttosto discolo. Allora mia madre, che all'epoca insegnava alle elementari, non trovò di meglio che portarmi tutte le mattine a scuola con lei (altre maestre facevano la stessa cosa con i loro figli piccoli e la direttrice chiudeva un occhio). Quell'anno mia madre aveva una prima elementare e così imparai a leggere e a scrivere come gli alunni "regolari".

Il primo e lungamente agognato scudetto del Napoli (1987) arrivò in maggio, il mese mariano, il mese dei pellegrinaggi al Santuario di Pompei. All'epoca questa in Campania era una tradizione e una devozione fortissima (oggi un po' meno ma resiste). Io sono sempre stato un gran camminatore (per fortuna, altrimenti sarei già morto di obesità) e quasi ogni anno mi facevo i 28 km per accompagnare mia moglie e smaltire calorie, e magari anche per cercare quella fede religiosa che purtroppo non ho mai trovato. L'anno dello scudetto si aggregarono alcuni amici tifosi, in segno di ringraziamento. Mi ricordo che uno di loro, un po' tamarro, si presentò indossando una maglia azzurra con il n.10 di Maradona. Il parroco che guidava il corteo religioso naturalmente gli fece un cazziatone e al primo negozio di abbigliamento lungo il percorso lo obbligò a comprarsi una camicia decente. Saluti

Egregio , sono una persona modesta e schiva dal’ apparire. I miei momenti più piacevoli li provo a tavola dove sono capace di ingrufiarmi  l’intera produzione giornaliera di ricottine di Agerola del Caseificio Santoro di Eboli . E non me ne importa niente se le mie ombrette invidiose per non averne mai mangiate sono pure poco educate . Aggiunte ad una decina di mozzarelline di Aversa sono ...A ‘esposizione!! Egregio Sanchino , e’ vero , a 4 anni sapevo già leggere e scrivere grazie a mamma’ che mi portava con se a scuola visto che era Maestra e grazie allo zio n.47 , amico del Provveditore , mi avevano infilato nella sua classe . D’altra parte alla materna non ci volevo stare ed avevo deciso che , a testate, volevo abbattere il platano che era nel giardino . Sospetto che fu per quelle testate che sono diventato sce mo !!  Non volevo neppure la baby sitter . Percheee ‘ ?? Perché ho detto nastro zata visto che negli anni 60 quella figura non ...esisteva . Comunque  a 4 anni non sapevo solo leggere e scrivere . A 5 conoscevo anche il latino , a 6 l’inglese , il fiammingo , lo svedese e pure l’esperanto. Rimarrà un mio vanto essere riuscito , a 8 anni , ad aver indicato la strada da Forcella Fuorigrotta ad una coppia di turisti di Stoccolma , in perfetto svedese . Seppi poi che erano i proprietari di Ikea che omaggiarono la mia famiglia con 3 letti matrimoniali “ ikkokanto”. Quando il Napoli vinse il primo scudetto , mi aggregai alla parrocchia di San Giuseppe a Teduccio per raggiungere , in segno di ringraziamento , il Santuario di Pompei , 28 km. Io pesavo 130 kg ma ero un discreto camminatore . I primi km furono stupendi perché allietavo la comitiva con canti latini ed odi sacre ai quali i fedeli rispondevano con entusiasmo , poi , però , non riuscii più a vederli se non mentre loro, in discesa ,  rientravano a Napoli dopo aver ringraziato ed io ero ancora a 3 km dal santuario . Ricottine e mozzarelline si erano fatte sentire su un ammasso di ciccia di 130kg .  Rientrai il giorno dopo ma fortunatamente mi ero portato dietro 4 panuozzi , 5 babà e due pastiere che mi sorressero fino a casa . Nel secondo scudetto andai con mio padre sul Colle di Capodimonte . Dall’alto vedevo i tifosi che festeggiavano ma io , oltre ad essere contento di ciò , mi appassionai di astronomia e presto ne divenni padrone . Ora sono uno dei più bravi in Italia e pure molto quotato in campo internazionale . Quando il Dott Olaf Stringeld , considerato un luminare , ha un dubbio , mi telefona ed io in 10 minuti glielo risolvo . Essendo un finnico mi ha regalato una renna che io tutti gli anni , per Natale , porto a Spaccanapoli tutta addobbata ed ho un grande successo perché io sono modesto , umile , un figlio del popolo , un grande padre di famiglia , ma ....“ Accoppate che tiè muorto se aggia aggredi’ a renna “. Sul colle c’era pure quel tamarro che c’era anche la volta prima e che indossava la maglia n 10 di Maradona . Ora lo posso dire : non fu il parroco Don Sasa’ a fare il cazziatone al tamarro . Fui io perche’ si aggirava , distraendola , nei paraggi di mia moglie . Ue’ le dissi , ca nisciuno e’ fesso . Vattinne o peccatore . Comunque la maglia di Maradona non ce l’aveva più . Aveva quella di Careca .                                       Tratto dal libro : Le storie del Cazzaro di Napoli , Aniello Auriemma editore - Nola (Na). 


 

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