Più Stato, più Stato, più Stato!

Chi mi onora di leggermi senza astio né pregiudizio ricorderà quel che propugnavo fin da metà marzo per la fase 1 e che oggi è riconosciuto vieppiù indispensabile nella fase 2: test, test, test! Ma come, chiedeva qualcuno, la diagnosi mica è una medicina? È un elemento profilattico, non certo terapeutico. E invece è esattamente una medicina, la prima e più importante medicina (per non dire l'unica disponibile nella pandemia in corso) per il corpo collettivo aggredito da un virus contagioso. Esattamente come un farmaco che blocca o rallenta la diffusione di metastasi o di infezioni tra le diverse parti o le cellule di un organismo. Perché in una pandemia - non mi stanco di ripeterlo - ciascuno di noi è una cellula di un grande organismo malato. Per inciso, quando si parla di distanziamento "sociale" per indicare un mero distanziamento fisico tra corpi, si vuole per l'appunto enfatizzare il carattere collettivo di questa malattia e dei relativi rimedi. Anche un vaccino potremmo definirlo "farmaco sociale". Chi non si vaccina, quando il vaccino c'è, viene meno a un dovere civico. Bene, restando nella medesima ottica, da oggi propugnerò con la stessa enfasi e convinzione un'idea altrettanto importante per la fase 2, ma direi soprattutto per la futura fase 3. Cioè per la ricostruzione, la lunga e difficile riabilitazione del corpo collettivo duramente provato dalle fasi acute della malattia fisica e sociale. Questa idea la enfatizzo nell'imperativo più Stato, più Stato, più Stato! Credo che la ricetta non necessiti di troppe spiegazioni. Se una malattia ha prodotto danni profondi, organici e diffusi, non ha alcun senso una terapia locale. Se è stata colpita tutta l'economia nazionale è solo lo Stato che può e che deve intervenire. Individualismi e regionalismi sono quanto mai inutili anzi perniciosi. Questa idea statalista, aggettivo che va depurato da ogni connotazione negativa, la esprime molto meglio di me un grande giornalista in questo breve ma splendido, illuminante articolo:

https://infosannio.com/2020/05/15/michele-serra-provo-simpatia-per-conte/

Aggiungo solo due cose del tutto ovvie. Essendo questa una crisi globale, cioè una pandemia economica, è auspicabile anzi necessario un coordinamento globale, armonioso e altruistico, tra gli Stati. La presenza centrale, operativa, pervasiva dello Stato non deve poi deresponsabilizzare gli individui. Al contrario, deve restituire alle persone quella dignità che nella dimensione civica è andata largamente smarrita con l'effetto gregge del liberismo e del consumismo. Dobbiamo tutti, io per primo, rimboccarci le maniche e ficcarci subito in zucca che lo Stato non è altro da noi, non è un estraneo, non è un nemico né un benefattore, non è un rompiscatole quando va bene né il tappabuchi da ultima istanza quando va male: LO STATO SIAMO NOI.

Ask not what your country can do for you, ask what you can do for your country (J.F. Kennedy)

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4 messaggi in questa discussione

Metto subito il mi piace.

Lo stato siamo noi, alle volte ci si dimentica.

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11 minuti fa, ahaha.ha ha scritto:

Metto subito il mi piace.

Lo stato siamo noi, alle volte ci si dimentica.

Sono sicuro che tu non sei tra quelli che se lo dimenticano. Grazie per il mi piace.

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21 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

Chi mi onora di leggermi senza astio né pregiudizio ricorderà quel che propugnavo fin da metà marzo per la fase 1 e che oggi è riconosciuto vieppiù indispensabile nella fase 2: test, test, test! Ma come, chiedeva qualcuno, la diagnosi mica è una medicina? È un elemento profilattico, non certo terapeutico. E invece è esattamente una medicina, la prima e più importante medicina (per non dire l'unica disponibile nella pandemia in corso) per il corpo collettivo aggredito da un virus contagioso. Esattamente come un farmaco che blocca o rallenta la diffusione di metastasi o di infezioni tra le diverse parti o le cellule di un organismo. Perché in una pandemia - non mi stanco di ripeterlo - ciascuno di noi è una cellula di un grande organismo malato. Per inciso, quando si parla di distanziamento "sociale" per indicare un mero distanziamento fisico tra corpi, si vuole per l'appunto enfatizzare il carattere collettivo di questa malattia e dei relativi rimedi. Anche un vaccino potremmo definirlo "farmaco sociale". Chi non si vaccina, quando il vaccino c'è, viene meno a un dovere civico. Bene, restando nella medesima ottica, da oggi propugnerò con la stessa enfasi e convinzione un'idea altrettanto importante per la fase 2, ma direi soprattutto per la futura fase 3. Cioè per la ricostruzione, la lunga e difficile riabilitazione del corpo collettivo duramente provato dalle fasi acute della malattia fisica e sociale. Questa idea la enfatizzo nell'imperativo più Stato, più Stato, più Stato! Credo che la ricetta non necessiti di troppe spiegazioni. Se una malattia ha prodotto danni profondi, organici e diffusi, non ha alcun senso una terapia locale. Se è stata colpita tutta l'economia nazionale è solo lo Stato che può e che deve intervenire. Individualismi e regionalismi sono quanto mai inutili anzi perniciosi. Questa idea statalista, aggettivo che va depurato da ogni connotazione negativa, la esprime molto meglio di me un grande giornalista in questo breve ma splendido, illuminante articolo:

https://infosannio.com/2020/05/15/michele-serra-provo-simpatia-per-conte/

Aggiungo solo due cose del tutto ovvie. Essendo questa una crisi globale, cioè una pandemia economica, è auspicabile anzi necessario un coordinamento globale, armonioso e altruistico, tra gli Stati. La presenza centrale, operativa, pervasiva dello Stato non deve poi deresponsabilizzare gli individui. Al contrario, deve restituire alle persone quella dignità che nella dimensione civica è andata largamente smarrita con l'effetto gregge del liberismo e del consumismo. Dobbiamo tutti, io per primo, rimboccarci le maniche e ficcarci subito in zucca che lo Stato non è altro da noi, non è un estraneo, non è un nemico né un benefattore, non è un rompiscatole quando va bene né il tappabuchi da ultima istanza quando va male: LO STATO SIAMO NOI.

Ask not what your country can do for you, ask what you can do for your country (J.F. Kennedy)

C'è anche il rovescio della medaglia però.

Prendiamo l'esempio della povera Iole. Come avrebbe potuto acquisire visibilità e notorietà affermando a Diritto e Rovescio, dove è diventata una superstar, che "la sanità non è competenza delle Regioni"?

Come avrebbe potuto Totti differenziarsi creando un Ospedale Navale con pochi spiccioli?

Come avrebbero potuto Fontana e Galleria lanciare il loro grido accorato nella vana speranza di essere destituiti e sostituiti in tutto fa Bertolaso? Non ci sono riusciti ma forse avevano ragione e sarebbe stata probabilmente una buona soluzione.

Senza contare il fatto che, con un po' di buona volontà e con le circostanze favorevoli, potrebbe verificarsi perfino la percezione di vedere Solinas nelle vesti di...un grande statista.

Ora però il Governo la sta facendo un po' troppo grossa e sta dando retta ai "Gobernadores" dandogli le chiavi di casa e del motorino e, a questo punto, c'è il rischio reale che o ragazzi sbandino. Perché sono volenterosi ma sempre ragazzi sono.

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Caro Divino, uno dei vari effetti collaterali positivi di questa pandemia è l'avere messo a nudo tutta l'inefficienza, tutta l'inutilità e tutta la perniciosità delle Regioni. Una pesantissima palla al piede che ci trasciniamo assurdamente ed esattamente da 50 anni. L'Italia si autocondannò a questo lento supplizio il 16 maggio 1970, giorno della pubblicazione in Gazzetta *** della legge attuativa delle Regioni a statuto ordinario. Quella data infausta, che come ho scritto di recente segna l'inizio del declino italiano, è stata ricordata nel medesimo senso da Marcello Veneziani (dal quale mi divide tutto fuorché lo statalismo) in un coraggioso e bellissimo articolo pubblicato su un giornaletto della destraccia traditrice dello Stato:

http://www.marcelloveneziani.com/articoli/il-declino-italiano-comincio-con-le-regioni/

Eppure potremmo e dovremmo liberarci di questa non più sopportabile palla al piede con una semplice e sacrosanta riforma costituzionale: l'abolizione delle Regioni. Basterebbe un anno o poco più, referendum incluso (dall'esito scontato), per liberare e rigenerare l'Italia, se ci fosse la volontà politica. Basterebbe in realtà la volontà politica del Pd, che purtroppo però ha fatto delle Regioni la sua principale mangiatoia e riserva di potere. Basterebbe che quel brav'uomo di Zingaretti, dopo avere lodevolmente superato i pregiudizi su Conte e sui 5Stelle, facesse un altro salto di qualità, più impegnativo, e diventasse uno statista. Al momento è solo un governatore di Regione e il segretario di un partito che sta provando a ricostruire, molto lentamente, un'identità di sinistra dopo gli anni bui del renzismo.

Modificato da fosforo311

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