riaperture locali? ecco le regole per farli chiudere per sempre.visto che le regole le fanno gente che non ha mai lavorato un giorno nella vita

Le regole per la ristorazione

Iniziamo col dire che all’ingresso di un bar o di un ristorante gli avventori dovrebbero trovare affisso sulla vetrina un foglio con un vademecum con tutte le regole di comportamento, a partire dall’obbligo di indossare la mascherina (ovviamente non mentre si mangia o si beve il caffè) e di lavarsi bene le mani. Quindi, distanziamento sociale come stella polare, per cui distanziamento dei tavoli (si attende di conoscere la distanza ***) e di conseguenza automatica capienza ridotta del locale, al quale si dovrebbe accedere possibilmente da una porta di ingresso diversa da quella di uscita.

Inoltre, segnaletica orizzontale per i pagamenti in cassa, anche se si sta pensando di favorire il pagamento direttamente al tavolo. In aggiunta, saranno caldeggiate le prenotazioni. Infine, i dipendenti di tale attività dovranno ogni giorno quando entrano o escono dal turno di lavoro provarsi la febbre.

Le regole per il wellness

Parrucchieri, estetisti, massaggiatori, make-up artist e tatuatori – dal momento che operano alla cura della persona – dovranno proteggersi il naso e la bocca in modo permanente con le mascherine e le visiere e anche indossare i guanti usa e getta. Per questo mondo la cautela è massima, dal momento che tra l’operatore di bellezza e il cliente vi è un contatto diretto.

Per questa ragione, in un parrucchiere dovrebbe poter entrare una persona alla volta, anch’essa protetta con la mascherina, solo dopo aver passato il test della temperatura corporea del termoscanner. In ultimo punto, i locali dovranno essere sanificati diverse volte nel corso della stessa giornata di lavoro, idem per gli strumenti, per i quali – come peraltro già accade – è necessaria la sterilizzazione per uccidere ogni batterio.

Modificato da director12

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59 minuti fa, director12 ha scritto:

Le regole per la ristorazione

Iniziamo col dire che all’ingresso di un bar o di un ristorante gli avventori dovrebbero trovare affisso sulla vetrina un foglio con un vademecum con tutte le regole di comportamento, a partire dall’obbligo di indossare la mascherina (ovviamente non mentre si mangia o si beve il caffè) e di lavarsi bene le mani. Quindi, distanziamento sociale come stella polare, per cui distanziamento dei tavoli (si attende di conoscere la distanza ***) e di conseguenza automatica capienza ridotta del locale, al quale si dovrebbe accedere possibilmente da una porta di ingresso diversa da quella di uscita.

Inoltre, segnaletica orizzontale per i pagamenti in cassa, anche se si sta pensando di favorire il pagamento direttamente al tavolo. In aggiunta, saranno caldeggiate le prenotazioni. Infine, i dipendenti di tale attività dovranno ogni giorno quando entrano o escono dal turno di lavoro provarsi la febbre.

Le regole per il wellness

Parrucchieri, estetisti, massaggiatori, make-up artist e tatuatori – dal momento che operano alla cura della persona – dovranno proteggersi il naso e la bocca in modo permanente con le mascherine e le visiere e anche indossare i guanti usa e getta. Per questo mondo la cautela è massima, dal momento che tra l’operatore di bellezza e il cliente vi è un contatto diretto.

Per questa ragione, in un parrucchiere dovrebbe poter entrare una persona alla volta, anch’essa protetta con la mascherina, solo dopo aver passato il test della temperatura corporea del termoscanner. In ultimo punto, i locali dovranno essere sanificati diverse volte nel corso della stessa giornata di lavoro, idem per gli strumenti, per i quali – come peraltro già accade – è necessaria la sterilizzazione per uccidere ogni batterio.

Vedo che finalmente ti sei reso noto anche tu, Kompagno Director, che Iole si è dimostrata una ragazzina manovrata come una marionetta soprattutto che è giusto che sia stata sb@ertucciata  dal Tar. E non solo dal Tar.

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Caro direttoretto, il tuo è un titolo da filosofia spiccia. In Corea del Sud, paese molto vicino alla Cina, avevano quasi fermato l'epidemia e avevano riaperto bar, ristoranti e discoteche, ma con protocolli rigidissimi. Poi in una settimana hanno registrato una cinquantina di nuovi casi (da noi sono più di mille al giorno) e hanno immediatamente richiuso bar, ristoranti e discoteche. Basta questo per cominciare a capire perché in Corea hanno 250 morti e noi 30mila.

Qualche anno fa tre vecchi amici un po' svitati si avventurarono in un viaggio in Africa con le moto. Volevano coinvolgere anche me. Gli risposi: tengo famiglia. Nelle mail che mi mandavano da Kenya, Angola e altri postacci non si lamentavano tanto del caldo, delle zanzare e delle cavallette, quanto dell'incredibile scarsità di bar e ristoranti. Perfino nelle grandi città, eccetto quelle turistiche sulla costa e le immediate vicinanze degli aeroporti, dovevano fare chilometri per trovare un bar o un ristorante. Qui a Napoli basta fare 50 metri. A Roma e Milano forse anche meno. Siamo un popolo socievole, ci piace mangiare e bere in compagnia. È una cosa bella, ma esageriamo. In Italia ci sono decisamente troppi bar e gli orari non rispettano il riposo delle persone. In Africa hanno ben altro cui pensare che il tavolino per gli aperitivi, ma anche qui da noi, fino agli anni 60 e 70, quando eravamo un paese laborioso e in crescita, al di fuori dei giorni festivi il bar era quasi esclusivamente destinato alla colazione dei pendolari e alla pausa di ristoro dei lavoratori. Mio nonno invece poteva permettersi di andare al bar tutte le mattine, molto presto, per il caffè, la sfogliatella calda e il giornale. Ma una volta mi giurò che non aveva mai messo piede in un bar prima di andare in pensione e di avere sistemato tutti i suoi 9 figli. Oggi bar, pub, bistrot e simili sono frequentati, a tutte le ore e fino a notte fonda, da perditempo che per lo più campano a scrocco di qualcuno. Ho amici baristi e sono molto dispiaciuto per loro, ma se la pandemia andrà avanti per diversi mesi ancora, o peggio se il virus diventerà endemico, la chiusura definitiva di molti di questi esercizi sarà inevitabile. Lo stesso dicasi per i ristoranti, anche se con l'asporto e le consegne a domicilio possono reggere un po' meglio. Ma se io devo andare al bar per portarmi un caffè a casa, tanto vale che me lo prepari a casa. Inoltre l'inevitabile crollo del turismo falcerà insieme a bar e ristoranti anche molti alberghi. Ripeto, mi dispiace dirlo, ma tenere in piedi queste attività con prestiti garantiti dallo Stato e contributi pubblici a fondo perduto sarebbe accanimento terapeutico e spreco del denaro pubblico. Che invece va usato per sostenere le attività che hanno un futuro e che possono creare lavoro (es. la green economy) e per incentivare la riconversione di chi operava nei settori più sfortunati. Stamane per la prima volta da febbraio sono andato al bar. Dall'esterno ho detto a Enzino il barista di mettermi 4 espressi in una bottiglina da asporto, e ho preso pure 4 santarosa (il dolce preferito da mia moglie) ma è stato più che altro un gesto simbolico e di solidarietà. Io non metterò piede in un bar e in un ristorante prima del 2021. Tra il serio e il faceto il mio amico Enzo mi ha detto che alla peggio trasformerà il bar in una falegnameria (che era il mestiere di suo padre e di suo nonno). Non è affatto una cattiva idea. 

Modificato da fosforo311

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41 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

Caro direttoretto, il tuo è un titolo da filosofia spiccia. In Corea del Sud, paese molto vicino alla Cina, avevano quasi fermato l'epidemia e avevano riaperto bar, ristoranti e discoteche, ma con protocolli rigidissimi. Poi in una settimana hanno registrato una cinquantina di nuovi casi (da noi sono più di mille al giorno) e hanno immediatamente richiuso bar, ristoranti e discoteche. Basta questo per cominciare a capire perché in Corea hanno 250 morti e noi 30mila.

Qualche anno fa tre vecchi amici un po' svitati si avventurarono in un viaggio in Africa con le moto. Volevano coinvolgere anche me. Gli risposi: tengo famiglia. Nelle mail che mi mandavano da Kenya, Angola e altri postacci non si lamentavano tanto del caldo, delle zanzare e delle cavallette, quanto idea. 

vedi geom.filini dell'uffici pacchi....se per te una distanza di 4 metri tra un tavolo e l'altro è normale..se per te una sanificazioni al giorno ècosa normale....sai per esempio quanto costa sanificare? ebbene,a spanne...1 euro al mq!!!!parliamo di ristorazione:coperti ridotti di 3/4....ma le spese aumentare di almeno il doppio..difatti,come puo' un ristorante/pizzeria mandare avanti senza cuochi,camerieri,.alla cassa,impresa di pulizie?? con introiti didotti di 3/4?? vedi a napoli saprebbero come fare...magari mettendo le polveri e virus sotto i tappeti..al nord NO!! oppure da voi,mangiare le cozze crude e puzzolenti in riva al mare,sicuramente non dovrete risanare nulla!! magari sapra' da puzzetta da piedi..ma si confonde con il vostro formaggio erborinato!!

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Guarda che qui in Campania con le nostre cozze (che non sono affatto puzzolenti, ma sane e buonissime, previa cottura) abbiamo un quarantesimo dei morti della Lombardia (senza considerare l'ecatombe nelle Rsa lombarde). Ma forse non mi ero spiegato. Nel mio post sostenevo con parole diverse quello che sostieni tu. Moltissimi bar, ristoranti e alberghi lavoreranno in perdita per molti mesi ancora (salvo miracoli o vaccini) e per molti di essi, alla lunga, la chiusura definitiva sarà inevitabile. Ma questo a prescindere dai protocolli e dalle restrizioni! Anzi, al contrario di quanto pensi tu, saranno proprio i tavoli a 4 metri a indurre gli irriducibili e i coraggiosi a ritornare al ristorante. Ma chi vuoi che entri in una sala con 100 persone senza mascherina (impossibile mangiare indossandola) distanziate meno di 3 o 4 metri? Forse solo dei giovani incoscienti e irresponsabili. Ma penso che nemmeno loro gusterebbero al meglio le pietanze sapendo che può esserci un pericoloso microbo nell'aria. Mentre i turisti, nella migliore delle ipotesi, ritorneranno in massa in Italia solo tra un paio di anni. E allora i baristi, i ristoratori e gli albergatori seri, invece di chiedere aiuti (o regali) di Stato per mantenere artificialmente in piedi attività dal futuro molto incerto, farebbero meglio a pensare fin da subito a convertirsi ad altre attività. Se hanno soldi in banca (e molti di loro hanno conti a 5 zeri, anche se oggi piangono miseria), li usino, li investano con coraggio. E se non li hanno, niente paura: alla peggio avranno il reddito di cittadinanza, loro e i loro dipendenti. La pretesa di mantenere intatto il proprio tenore di vita, e che debba essere lo Stato a garantirlo, dopo un cataclisma del genere io la trovo non solo assurda ma patetica. 

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10 minuti fa, fosforo311 ha scritto:

Guarda che qui in Campania con le nostre cozze (che non sono affatto puzzolenti, ma sane e buonissime, previa cottura) abbiamo un quarantesimo dei morti della Lombardia (senza considerare l'ecatombe nelle Rsa lombarde). Ma forse non mi ero spiegato. Nel mio post sostenevo con parole diverse quello che sostieni tu. Moltissimi bar, ristoranti e alberghi lavoreranno in perdita per molti mesi ancora (salvo miracoli o vaccini) e per molti di essi, alla lunga, la chiusura definitiva sarà inevitabile. Ma questo a prescindere dai protocolli e dalle restrizioni! Anzi, al contrario di quanto pensi tu, saranno proprio i tavoli a 4 metri a indurre gli irriducib

i vita, e che debba essere lo Stato a garantirlo, dopo un cataclisma del genere io la trovo non solo assurda ma patetica. 

quoto in parte,ma quel che mi fa cadere la braccia sono le affermazione tipo:i ristoratori e albergatori hanno conti a 5 zeri....discorso privi di fondamenta,prove oggettive,e quant'altro possa reggere una simile fregnaccia  tipica da rosico di sx e da pentastellati che è la stessa cosa. ti non puoi dimostrare nulla,mentri io affermo che se uno ha conti a 5 zeri non si suicida per  idebiti!!!

tanto ti dovevo

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1 ora fa, fosforo311 ha scritto:

Guarda che qui in Campania con le nostre cozze (che non sono affatto puzzolenti, ma sane e buonissime, previa cottura) abbiamo un quarantesimo dei morti della Lombardia (senza considerare l'ecatombe nelle Rsa lombarde). Ma forse non mi ero spiegato. Nel mio post sostenevo con parole diverse quello che sostieni tu. Moltissimi bar, ristoranti e alberghi lavoreranno in perdita per molti mesi ancora (salvo miracoli o vaccini) e per molti di essi, alla lunga, la chiusura definitiva sarà inevitabile. Ma questo a prescindere dai protocolli e dalle restrizioni! Anzi, al contrario di quanto pensi tu, saranno proprio i tavoli a 4 metri a indurre gli irriducibili e i coraggiosi a ritornare al ristorante. Ma chi vuoi che entri in una sala con 100 persone senza mascherina (impossibile mangiare indossandola) distanziate meno di 3 o 4 metri? Forse solo dei giovani incoscienti e irresponsabili. Ma penso che nemmeno loro gusterebbero al meglio le pietanze sapendo che può esserci un pericoloso microbo nell'aria. Mentre i turisti, nella migliore delle ipotesi, ritorneranno in massa in Italia solo tra un paio di anni. E allora i baristi, i ristoratori e gli albergatori seri, invece di chiedere aiuti (o regali) di Stato per mantenere artificialmente in piedi attività dal futuro molto incerto, farebbero meglio a pensare fin da subito a convertirsi ad altre attività. Se hanno soldi in banca (e molti di loro hanno conti a 5 zeri, anche se oggi piangono miseria), li usino, li investano con coraggio. E se non li hanno, niente paura: alla peggio avranno il reddito di cittadinanza, loro e i loro dipendenti. La pretesa di mantenere intatto il proprio tenore di vita, e che debba essere lo Stato a garantirlo, dopo un cataclisma del genere io la trovo non solo assurda ma patetica. 

Ma come fai a prenderlo ancora sul serio ? È un burattino dell'Opera dei Pupi.....

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