Sui numeri il caos regna sovrano

Inviata (modificato)

Leggo sul sito di Repubblica il seguente titolo:

Perché la Francia va meglio dell'Italia: più posti in terapia intensiva e sanità centralizzata. 

La seconda parte è senza dubbio vera, i disastri del nostro decentramento regionale sono sotto gli occhi di tutti, ma i numeri dicono che la Francia sta peggio di noi: nell'ultima settimana ha contato oltre 2300 morti più di noi e un ritmo di crescita dei contagi rilevati sensibilmente più alto pur facendo pochi tamponi.

Su La Verità di Belpietro si legge stamane la seguente falsità:

Contagi su per i tanti tamponi

Innanzi tutto i contagi sono quelli che sono, indipendentemente dai test che si fanno. Se ci riferiamo all'incremento dei positivi, cioè ai contagi giornalieri rilevati, questi dipendono fortemente dal numero dei test, ma questa è una grave anomalia, indice di un forte sottocampionamento. Dovremmo fare cioè molti più test per avere un'idea realistica dell'andamento dell'epidemia, cioè della diffusione del contagio. Eppure ieri 8 aprile con 51.680 tamponi abbiamo stracciato il record precedente (39.809 del 2 aprile). Ciò, secondo Belpietro e quasi tutti i media, giustificherebbe la crescita nel numero di nuovi casi e non smentirebbe la tendenza dei tre giorni precedenti che era in calo e aveva indotto quasi tutti a parlare frettolosamente di inizio della discesa della famosa (o meglio fantomatica) "curva".  Devo ammettere che anch'io cadevo nell'errore di Belpietro. Dato che i nuovi positivi del bollettino giornaliero non sono altro che gli esiti positivi dei tamponi, pensavo che il numero dei tamponi inserito nello stesso bollettino si riferisse per l'appunto e coerentemente agli esiti (positivi e negativi). E invece ho scoperto che si riferisce al mero prelievo del campione faringeo, mentre l'esito del test arriva per lo più dopo 24-48 ore (per giunta in modo molto variabile da regione a regione). Questo assurdo sfasamento temporale nella presentazione dei dati rende vieppiù indecifrabili e incerti gli stessi. Per esempio, la vistosa accelerazione di ieri nel totale dei contagi non può  attribuirsi al numero record di tamponi dello stesso giorno ma ai numeri in decrescita dei prelievi dei due giorni precedenti e di conseguenza va interpretata come un dato molto negativo e preoccupante. Peraltro solo ieri, dopo un mese e mezzo di epidemia, la Protezione Civile e il ministero della Salute si sono accorti di ciò che vado umilmente scrivendo da un mese e mezzo: il dato epidemico più significativo e importante, in proiezione futura, non è l'incremento dei positivi attuali (che dipende anche dalle guarigioni e dai decessi giornalieri, che a loro volta riflettono fasi precedenti dell'epidemia) bensì l'incremento dei casi totali (legato al tasso di riproduzione del virus, il famoso Ro). E così nella conferenza stampa di ieri Borrelli ha letto anche questo dato e nella tabella riepilogativa per regioni è stata inserita in corrispondenza una nuova colonna:

https://github.com/pcm-dpc/COVID-19/blob/master/schede-riepilogative/regioni/dpc-covid19-ita-scheda-regioni-20200408.pdf

Meglio tardi che mai. Ma andrebbe indicato in una ulteriore colonna anche l'incremento dei tamponi, o meglio degli esiti (positivi+negativi) relativi alla data corrente, scorporando però i test eseguiti per verificare le guarigioni (ne servono almeno due, cioè due esiti negativi a distanza di 24 ore). Ieri abbiamo registrato anche il record  dei guariti. Ma purtroppo anche la colonna delle guarigioni è ambigua, perché è relativa alla somma dei guariti (negativi al test) e dei dimessi guariti clinicamente ma non ancora negativi. La differenza non è da poco perché i secondi sono ancora potenziali vettori del contagio. Nemmeno i morti sono un dato certo. Non si sa quanti siano i decessi nelle case e nelle case di riposo di malati mai sottoposti al test. Si sa solo che sono dell'ordine delle migliaia. Mentre i casi totali, che contiamo al momento in circa 140.000 (avendo escluso dai test la massa degli asintomatici e dei sintomatici non gravi), sono probabilmente diversi milioni (vari studi convergono su un valore d'aspettazione di circa 6 milioni). Insomma, l'incertezza regna sovrana ed è tutto da dimostrare (anche se non si può escludere) che la fantomatica "curva" abbia imboccato la discesa (ovvero Ro<1). I ricoveri in terapia intensiva sono un dato oggettivo e sono in (leggero) calo. Questo è senza dubbio un fatto positivo. Ma anche in questo caso servirebbe una migliore specificazione del dato. Andrebbero cioè indicati i nuovi ricoveri giornalieri, scorporando esattamente i posti liberati dai deceduti e dai guariti (non tutti i guariti erano in terapia intensiva, e probabilmente nemmeno tutti i morti). Fermo restando che chi va oggi in terapia intensiva probabilmente si è infettato una o due o più settimane fa, quindi il dato non è molto indicativo sull'attualità del fenomeno epidemico. Una cosa che si potrebbe e a mio avviso si dovrebbe fare, sarebbe affidare a un istituto di statistica serio, per es. l'Istat, una rielaborazione giornaliera dei dati grezzi provenienti dal ministero della Salute in modo da rendere più significative, coerenti e affidabili le cifre pubblicate nel bollettino.  

 

 

 

 

 

 

Modificato da fosforo311

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