Vediamo che dice ...

Uno dei più rinomati ed ascoltati fisici teorici in Europa : il Prof Ricci-Tersinghi .  Altro che il Cazzaro Napoletano :

Ha ancora senso fare l'analisi dei dati forniti dalla Protezione Civile?
Anche se la domanda può sembrare provocatoria, è un po' di tempo che me la pongo seriamente, vista la distorsione tra i dati che ci vengono forniti e la situazione reale.
Vi anticipo che la risposta è ancora affermativa (anche perché sono praticamente gli unici dati a nostra disposizione 😉), ma l'analisi deve essere fatta "cum grano salis" e non dobbiamo trarne conclusioni affrettate.

Il post che segue è lungo, ma spero contenga *** utili per chi ha la pazienza di leggerlo 🙂

È oramai chiaro che molti dei dati ufficiali sono sottostimati.
Della sottostima nel numero dei contagiati ne avevo già parlato qualche giorno fa e il fattore di sottostima è almeno pari a 5, ma forse piú probabilmente vicino a 10.
I dati forniti recentemente dal Comune di Nembro sul numero di decessi, che Luca Foresti mi ha gentilmente condiviso, ci mostrano che nelle zone piú colpite anche il numero dei decessi è fortemente sottostimato.
Sapendo che a Nembro nei 5 anni passati (dal 2015 al 2019) è avvenuto in media un decesso ogni 2.5 giorni circa, è facile calcolare l'eccesso dei decessi rispetto a questo valore medio (dati rossi nella prima figura) e confrontarlo con il numero *** di decessi da Covid-19 (dati blu in figura).
È evidente il fattore 4 di sottostima già evidenziato da un articolo di Luca Foresti sul Corriere: i dati ufficiali contano 31 decessi, mentre i decessi reali (in eccesso su quelli che avremmo avuto senza l'epidemia) sono ad oggi 118, ovvero l'1% della popolazione di Nembro! 😞
Questo fattore di sottostima è certamente molto severo e dovuto al fatto che Nembro è uno dei focolai importanti dell'epidemia, ma nella vicina Bergamo il fattore di sottostima è circa 2.5 come afferma il sindaco Gori.

Tuttavia le curve che interpolano i dati in figura (funzioni logistiche) ci dicono anche che il comportamento dei dati reali e quello dei dati in nostro possesso sono qualitativamente molto simili. Le differenze sono nel fattore di sottostima dei numeri assoluti (importantissimo perché stiamo parlando di persone!) e nella posizione del "picco", ovvero del momento in cui si ha il massimo numero di decessi giornalieri: il picco (indicato con un triangolo in figura) arriva prima nei dati blu perché la sottostima peggiora man mano che si ha un maggior numero di casi da gestire e da contare.

Dopo queste doverose (e dolorose!) premesse sulla sottostima dei decessi, possiamo tornare a guardare i dati nazionali, sapendo che sono un immagine "distorta" della realtà, specialmente nelle zone piú colpite che sono quelle che contribuiscono maggiormente al totale nazionale. Tuttavia è l'unica immagine che abbiamo della situazione attuale, fino a che non ci verranno forniti dati piú accurati.
Il secondo grafico è il solito già visto piú volte in cui confronto i decessi in Italia con quelli nella provincia di Hubei 39 giorni prima (questi secondi sono moltiplicati per un fattore 2.5 perché se la Cina avesse la stessa distribuzione di età che c'è in Italia il numero di decessi atteso sarebbe stato maggiore di due volte e mezzo).
La curva che interpola i dati italiani è ottenuta con il modello che avevo ricavato dai dati cinesi all'inizio e che avevo smesso di usare quando forniva previsioni instabili.
Ora sembra essere piú stabile e possiamo provare ad usarla per stimare la posizione del famoso picco.

La terza figura mostra che il picco potrebbe effettivamente arrivare la prossima settimana, ma ci dice anche che, se le previsioni di questo modello sono corrette, il picco è molto largo! Ovvero potrebbero passare ancora molti giorni prima di vedere una decrescita sensibile nel numero di decessi.
La mia speranza è che le restrizioni iniziate il 10 marzo mostrino a breve i loro effetti sui decessi (il tempo medio tra contagio ed eventuale decesso è stimato in 25 giorni) e i dati italiani possano seguire un andamento piú simile a quello che si è avuto in Hubei (punti rossi), dove la decrescita è ben piú marcata.

Ma la domanda forse piú interessante oggi è se il distanziamento sociale iniziato (seppure in forma non rigidissima) il 10 marzo stia avendo un effetto sulle regioni del centro-sud che a quella data erano ancora relativamente poco colpite dall'epidemia. Non possiamo di certo guardare al numero dei decessi (che hanno ritardo di 25 giorni), ma possiamo analizzare il numero di nuovi casi confermati e il numero delle nuove ospedalizzazioni.

Sappiamo che il numero dei casi confermati è ben inferiore al numero dei casi veri, ma se il rapporto tra i due è costante nel tempo possiamo ancora usare il primo per capire se il secondo smette di crescere. Tuttavia esiste un altro fattore importante: il numero dei casi confermati può dipendere molto da quanti tamponi vengano effettuati.
Nella quarta figura mostro il rapporto tra i casi confermati e il numero di tamponi effettuati in diverse regioni italiane.
Considerando che ogni paziente viene testato almeno un paio di volte, se questo numero si avvicina a 0.5 vuol dire che si fanno tamponi solo ai pazienti positivi e quindi il numero dei casi confermati dipende quasi esclusivamente dal numero dei tamponi fatti (e quindi non è buono per stimare il numero vero degli infetti).
Vediamo che le regioni maggiormente colpite (tranne il Veneto) riportate in rosso hanno valori di questo rapporto molto alto.
Invece le regioni del centro-sud riportate in blu (piú il Veneto) hanno valori molto piú bassi e questo ci permette di assumere che il numero dei casi positivi sia direttamente legato al numero vero degli infetti (piú che dal numero dei tamponi).

Nella quinta figura mostro quindi il numero dei nuovi casi positivi per alcune delle regioni del centro-sud. Nonostante le forti fluttuazioni (che ho mitigato facendo una media su due giorni consecutivi) negli ultimi 10 giorni abbiamo assistito ad un chiaro rallentamento rispetto alla crescita esponenziale iniziale (il grafico è in scala logaritmica) e da allora il numero dei nuovi casi si è mantenuto piú o meno costante nel tempo.
Un segnale simile si vede anche nel numero dei nuovi ospedalizzati (mostrati nella sesta ed ultima figura), anche se qui le fluttuazioni sono ancora piú forti.

Quello che vediamo in queste ultime due figure potrebbe essere l'effetto delle misure restrittive del 10 marzo. I tempi sono quelli giusti.
Tuttavia i nuovi casi non sembrano ancora diminuire e l'interpretazione piú semplice è che tali misure restrittive (o il modo in cui sono state messe in atto dalla popolazione) non siano sufficienti a rendere R0 (il fattore di riproduzione dell'epidemia) minore di 1.
Al momento è come se queste regioni si trovassero su un altopiano piú che aver raggiunto un picco.
Speriamo che l'inasprimento delle misure restrittive avvenuto circa una settimana fa induca finalmente una netta diminuzione nel numero dei nuovi casi e si possa vedere la luce alla fine del tunnel!

Rimane poi da discutere come allentare le misure restrittive, ma di questo se ne parlerà parecchio in futuro...

Per ora cerchiamo di rispettare al meglio il distanziamento sociale.
Dai che ce la facciamo!

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