LA PATRIA DEL " PREDICA BENE MA RAZZOLA MALE"

                 LA  PATRIA DEL “  PREDICA  BENE  MA  RAZZOLA  MALE 

In tutti questi anni siamo stati subissati di prediche. Tutte aventi,come fine supremo, il raggiungimento del  BENE ,sia psico-fisico che spirituale, sia individuale che collettivo. E questa continua  “predicazione “ sembrava aver permeato il vivere stesso della nostra quotidianità in tale stratificazione tale da far fronte, supportare e  reagire adeguatamente ad ogni e qualsiasi disgrazia si fosse presentata.

L’arrivo del coronavirus ha messo KO questo nostro,forse spropositato, convincimento. Ha messo in evidenza – in maniera cruda e nuda – tutte le nostre debolezze strutturali, organizzative;  ha messo spaventosamente a nudo  tutti i punti deboli e deficitari del sistema-Italia.

In che cosa consisteva  questo tanto “decantato” sistema-Italia ?

Nel dire, sempre e comunque, “ va tutto bene, madame Italia”!

Sembrava un refrain. Lo ripetevano quasi tutti. In qualsiasi talk-show. Nessuno escluso ! Perché tutti sono stati al comando della nave in questi anni di seconda/terza  Repubblica .

Il  solo risultato di questo sistema-Italia   alla fin-fine  è stato solo e solo uno: sottrarre risorse e risorse da certi comparti, che sarebbero dovuti essere  preservati da questa strategia sottrattiva - quali la scuola, la ricerca, la sanità - per fini e finalità molto più temporali, più effimere, più appariscenti, più appaganti e clientelari.

E la comunità ? La comunità , certo non molto avveduta e lungimirante, si è lasciata coinvolgere in questa visione miope ; è stata attratta da questo abbaglio miracoloso del detto “ meju meu ka nosciu”, meglio l’uovo oggi che la gallina domani ; ha perso di vista la visione  prospettica di comunità lasciando a chi aveva la responsabilità della gestione della cosa pubblica  di manipolare dati ed economia in modo asfittico e scriteriato, anch’essa pensando più all’apparire che  all’essere/fare secondo scienza e coscienza.  La comunità è stata, per certi versi, acquiescente se non addirittura condividente. D’altra parte cosa poteva fare da solo il cittadino come individuo  non avendo la capacità intellettiva e muscolare di proporsi come lobby ? Poco e nulla !

Cosa successa. L’Uomo Qualunque  ha pensato al benessere corporale , temporale, materiale del proprio “io” . La visione personale non superava mai quella “nasale”. Era prevedile  una visione corta, superficiale . In una parola, molto di moda di questi tempi,  una visione liquida.

Non abbiamo più memoria . La Storia, il Passato lo abbiamo messo in un cassetto, l’abbiamo “cassato”.Come non ci fosse mai stato e/o non verificato. Grave errore, grave omissione, grave colpa. Ci siamo dimenticati del detto : a volte ritornano.

E di fatti, i fenomeni ritornano, si ripresentano. Ciclici, non ciclici, Poco importa. Il dato principale è che ritornano, sotto altro nome, sotto altro aspetto,sotto altra modalità. Ma ritornano.

E’ il caso di questa volta. Non si chiama Ebola, non si chiama Sars. Stavolta la scienza gli ha dato il nome di coronavirus. Ma gli effetti si stanno dimostrando nello stesso modo : subdolo, invasivo, sottotraccia. Ma molte volte più incisivo, più pericoloso perché più mortale.

Il dato che emerge da questa drammatica situazione è  uno solo: L’Italia non ha saputo trarre insegnamento da questi fenomeni. Sottovalutazione? Priorità per altre esigenze gestionali ? Risposta non facile. Una cosa è certa : stiamo dimostrando la nostra scarsa preparazione iniziale e strutturale ad affrontare situazioni complesse e problematiche per l’assenza di una visione  globale e  progettuale.

Non è sufficiente dire grazie a questi eroi – medici,infermieri, operatori socio-sanitari e alle forze dell’ordine – per il sacrificio fisico e psicologico che stanno facendo per la comunità. No!  E’ troppo “Pietrino” –per non dirlo in maniera negativa “pilatesco” - dire  grazie . Perché si è avuto il tempo e la possibilità di fare quello che oggi si scopre essere mancante e non lo si è fatto per scelte liquide, superficiali, opportunistiche, di congrega,ecc..ecc… .

Si pensava, come forse nel passato, che sarebbe bastata la usuale dicitura “ l’eccellenza  italica  nelle emergenze” . Questa volta, l’eccellenza italica si è dovuta piegare alla natura, a fenomeni nuovi e dirompenti ,pervasivi e veloci con danni  al momento non quantificabili.

Certo , supereremo anche questo. Grazie a Dio, con il contributo di altri .

Cosa capire e interiorizzare da questa esperienza ancora in corso? Siamo un popolo di cicale: predichiamo,predichiamo bene; ma poi ?razzoliamo malissimo.

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