industria italiana

Fino ad alcuni anni fa in Italia vi era un gruppo industriale molto all'avanguardia la Montedison gruppo industriale che si interessava di chimica , farmacologia e tutto quanto ne era pertinente .. aveva anche altri interessi  …. quest'industria costruita con il sudore e le tasse degli italiani è stata venduta , le fabbriche chiuse  la produzione industriale ed i brevetti portati all'estero , … la Montedison era un 'industria di importanza strategica , ora ci ritroviamo senza tanto e vero che non siamo più in grado di produrre nulla siamo costretti ad importare  mascherine dalla Cina, farmaci dall' estero , neppure efficaci e a buon mercato, manco più una mascherina antipolvere viene prodotta in Italia bisogna importare …. con la conseguenza che non sempre si trovano… ed i politici mi vietano di correre in mezzo ai prati , implorano l'esercito (che hanno sempre disprezzato) , ma che credibilità hanno questi politici con le loro ricette?

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5 messaggi in questa discussione

Inviata (modificato)

Ciao Mylord da d/b – buon pomeriggio (ci conosciamo via internet da diversi anni, assieme all'altro amico Aceras che non si fa più sentire. Alle volte vado su “ge nio” a recuperare i suoi vecchi scritti). - in giro per l'Italia esistevano piccole e grandi aziende sia a livello artigianale che industriale. Tutto il settore Elettro Medicale (respiratori, rianimatori, letti e carrozzelle per disabili, e molto altro), quella vergogna assoluta chiamata “globalizzazione” li ha costretti a chiudere. Poi altri stati oltre Europa hanno prelevato le esperienza trasferendo nelle loro terre la produzione. Mi sono dimenticato di di tutto il settore Agro Alimentare schiacciato dalla burocrazia italica e dalla concorrenza straniera. Prova a pensare che la sola azienda europea di elettronica di consumo è rimasta la Philips. Anche il gruppo Zoppas, Zanissi, Elettrolux, di europeo ha ben poco. La Fiat si è frazionata fuggendo all'estero. - Ciao Mylord da d/b – a presto. 

Modificato da dune-buggi

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La globalizzazione , nata alcuni anni fà , ha prodotto pochi frutti, per lo più danni alla nostra economia , perdita di produttività e ricerca tecnologica ( computer totalmente prodotti in asia ) danni all'agricoltura ( quote latte) danni industriali ( non abbiamo risorse minerarie , quelle che ci sono vengono ignorate) danni ambientali ( talvolta si buca qualche petroliera) ( diossina di seveso) ( cernobil) danni culturali, danni religiosi (charlie hebdo) danni commerciali , danni politici , ( guerre) sono solo alcuni aspetti della globalizzazione ; la globalizzazione altro non è che un termine diverso per definire il colonialismo, e le forme più perverse di capitalismo, dove i ricchi globalizzatori sfruttano e cercano di sfruttare i liberi ,gli indipendenti quelli che quando vanno al bar pagano il caffè con cartamoneta infischiandosene del bancomat , finora la globalizzazione è stata usata con il lato peggiore della sua natura . Si è fatto leva sulla pubblica opinione facendo credere che globalizzazione volesse dire libertà , ma la globalizzazione non porta ad alcuna libertà , anzi sottrae la libertà degli individui a favore di chi controlla le masse ... Eravamo forse pari alla Cina in termini di tecnologia , ma la tecnologia poi è stata venduta , delocalizzata e smaterializzata per far posto alla "globalizzazione" ... Ora il problema non è tanto la globalizzazione in per se stessa  ma come questo strumento viene usato  e fino ad ora è sempre stato usato contro il popolo italiano ( tassato e ritartassato) per favorire quell'industria che poi è stata e viene costantemente  delocalizzata . La ricerca, lo sviluppo, la libertà, l'indipendenza , l'ugualianza, la fratellanza , non possono essere delocalizzate smaterializzate solo e solamente a favore delle banche e degli interessi dei banchieri.

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Basta con questa assurda mania della globalizzazione. La tecnologia europea è tre volte superiore a quella cinese. Chiudiamo i contratti con la cina e produciamo SOLO in Europa ciò di cui abbiamo bisogno. Proviamo a ricordare le eccellenze italiane nel settore artigianale, commerciale, industriale, turistico, agro/alimentare, storico, culturale, artistico, e molto altro ancora.

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