L'illuminante esempio della Corea (da imitare!)

Un bilancio aggiornato a qualche ora fa dice che in Europa Occidentale (escluse Italia, San Martino e Città del Vaticano, ed escluse Russia e repubbliche ex sovietiche) si contano 84 morti su 8294 contagi. Il tasso di mortalità osservato risulta pari all'1,01%. Noi siamo un paese dell'Europa Occidentale con un sistema sanitario di livello (ci dicono) non inferiore alla media europea, quindi il nostro dato dovrebbe essere abbastanza omogeneo. E invece registriamo un tasso di mortalità abnorme (6,22%) e in crescita vistosa negli  ultimi giorni. Peggio di noi al mondo fa solo l'Iraq (i cui dati lasciano il tempo che trovano).  Potremmo imputare la discrepanza al fatto che in Europa l'epidemia è iniziata con una settimana o due di ritardo rispetto a noi. Ma anche la Cina e l'Iran hanno mortalità sensibilmente più basse della nostra (sotto il 4%). In questi due paesi l'età media della popolazione è più bassa che da noi e questo virus è più aggressivo sugli anziani. Ma in Corea del Sud, dove il contagio si è diffuso 4 settimane prima di noi, la mortalità oggi è 0,79% su quasi 8.000 casi e con un'età media della popolazione simile alla nostra. Come dicono gli esperti dell'ISS e della PC, e come ho scritto e argomentato nella mia discussione sulle cifre dell'epidemia, questa vistosa ANOMALIA ITALIANA ha una precisa spiegazione. Dal 27 febbraio si è deciso di fare il tampone solo in presenza di chiari sintomi. Mentre ai sintomatici lievi e agli asintomatici che hanno avuto contatti con un positivo si chiede solo di autoisolarsi. Da alcuni giorni, come ha dichiarato il prof. Rezza della PC, la rapida diffusione del contagio e la limitata disponibilità di risorse (kit, laboratori) ci costringono di fatto a LIMITARE IL TEST AI SOLI SINTOMATICI GRAVI. Con ciò abbiamo ristretto il denominatore della frazione che esprime il tasso di mortalità e lo abbiamo ristretto ai casi con sintomi gravi, cioè con maggiori probabilità di morte. Di conseguenza il tasso di mortalità osservato in Italia si è impennato e risulta sovrastimato. Come sostiene tra gli altri uno studio britannico, questo dato in realtà è sovrastimato dovunque perché parliamo di una infezione che in una percentuale elevata dei casi non dà sintomi o dà sintomi lievi, sovrapponibili a quelli di una leggera influenza, e si risolve spontaneamente. Stante il meccanismo di trasmissione per via aerea, è proprio la forte circolazione di portatori sani e inconsapevoli la causa maggiore dell'alta velocità di diffusione di questo virus, ed è quello che giustifica il ricorso a drastiche misure di isolamento. Oggi il più sorridente dei tre pennivendoli del Trio Lescano della destra (Feltri, Sallusti, Belpietro) esce con questo titolone e sottotitolo:

IN ITALIA IL VIRUS UCCIDE DI PIÙ PERCHÉ MANCANO I POSTI LETTO

Il confronto con la Corea è impietoso: stesso numero di colpiti, un decimo dei decessi, il quadruplo di presìdi in ospedale (in Germania il doppio). E grazie ai tagli siamo indietro pure sulle terapie intensive.

Homo ridens Belpietro non ha tutti i torti, ma avrebbe dovuto prendersela a suo tempo con Formigoni e con i suoi amici e corruttori della sanità privata lombarda invece di piatire la scarcerazione del corrotto per motivi di età. Inoltre centra il confronto giusto, quello con la Corea, ma va fuori bersaglio rispetto al nocciolo del problema. Il problema della scarsità dei posti letto e delle attrezzature per la terapia intensiva (conseguenza delle scellerate politiche degli ultimi 30 anni) è molto serio ma comincerà a incidere sulla mortalità solo nei prossimi giorni e settimane, specie se il contagio si allargherà nel Sud. Finora non ha inciso in modo apprezzabile, ha solo provocato la quasi saturazione delle strutture pubbliche nella regione più colpita, la Lombardia. La quale vanta un sistema sanitario "eccellente" non solo in Italia ma in Europa. Però, guarda caso, la Lombardia oggi è l'unica regione al mondo ad avere una mortalità da coronavirus vicina a quella dell'Iraq (oltre l'8% secondo il bollettino di ieri). Il nocciolo della questione è il denominatore ristretto di cui parlavo sopra. Il primo fattore che influenza la mortalità osservata per questo tipo di pandemia non è la QUALITÀ della sanità a livello locale, bensì la QUANTITÀ dei test effettuati in relazione al grado di diffusione locale del contagio. Il che, come detto, è ovvia conseguenza dell'elevato tasso di asintomaticità dell'infezione e di sovrapponibilità con i sintomi di ordinarie e diffuse patologie stagionali o croniche (influenze, bronchiti, sinusiti, etc.). Il dato di cui dispongo per il confronto si riferisce a qualche giorno fa ma è illuminante. In Italia avevamo fatto circa 30.000 tamponi, in Corea del Sud (51 milioni di abitanti) oltre 200.000. Il governo coreano ha investito 22 miliardi di euro nella lotta al virus iniziata a fine gennaio, e i ricercatori hanno già messo a punto un test relativamente economico, rapido e affidabile. I cittadini di Daegu, epicentro dell'epidemia, possono recarsi in auto in apposite aree di controllo dove eseguono il test senza uscire dall'auto. Bastano 10 minuti (in Italia servono diverse ore). Chi risulta negativo paga l'equivalente di 130 euro e torna a casa senza particolari restrizioni (in Corea non esistono zone rosse, nemmeno nell'epicentro). Chi risulta positivo viene immediatamente ricoverato e curato a spese del governo. In questo modo sono riusciti a circoscrivere il focolaio innescato dal raduno di una setta religiosa a Daegu. Allargando il denominatore della frazione hanno ridotto la mortalità osservata ma soprattutto hanno ridotto il numero dei portatori sani inconsapevoli e a piede libero riducendo drasticamente la velocità di diffusione del contagio. Negli ultimi 3 giorni i contagiati in Corea sono cresciuti del 9%, mentre noi abbiamo quasi raddoppiato i casi. E se avessimo fatto i test a tappeto come in Corea sarebbero cresciuti anche di più, forse molto di più. La destraccia populista di Salvini e i suoi giornaletti assillano il governo come mosche cavalline chiedendo impossibili tagli generalizzati alle tasse. In questo momento serve ben altro. Servono investimenti massicci in posti letto e macchinari, ma soprattutto in ricerca scientifica e profilassi (test a tappeto e mascherine).

Noi abbiamo adottato il modello cinese dell'isolamento generalizzato, però Hubei non è tutta la Cina ma un ventesimo della Cina e le conseguenze per noi saranno pesanti. L'esempio coreano è assolutamente da considerare:

https://www.milanocittastato.it/coronavirus/quello-che-la-corea-sta-facendo-per-sconfiggere-il-coronavirus

Condividi questo messaggio


Link al messaggio
Condividi su altri siti

0 messaggi in questa discussione

Crea un account o accedi per commentare

È necessario essere registrati per poter lasciare un messaggio

Crea un account

Non sei ancora iscritto? Registrati subito


Registra un nuovo account

Accedi

Hai già un account? Accedi qui.


Accedi ora

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963