Il fascismo dell’odierno antifascismo. Lettera a Fiano

di Diego Fusaro | 12 luglio 2017

Caro Emanuele Fiano, mi spiace farglielo presente. Mi spiace turbare e contraddire l’edulcorante storytelling a cui lei, in buona compagnia, ha aderito e che ora cerca di trasformare in legge. Non ce la beviamo. Lo sappiamo che oggi l’antifascismo è la nobile categoria che legittima nuove pratiche fasciste come la chiusura dei giornali, lo squadrismo mediatico contro i non omologati, la diffamazione permanente di ogni pensiero non ortodosso e subito liquidato en bloc come “fascista”.

Caro Fiano, la sua proposta di legge sembra dare tristemente conferma delle parole di Flaiano. I fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti. Lasci stare l’antifascismo, che fu una cosa seria: parlo dell’antifascismo di un Gramsci o di un Gobetti, per intenderci. L’antifascismo in presenza di fascismo, per essere più precisi. L’antifascismo patriottico legato all’idea di liberazione nazionale. Tutto il contrario, dunque, del vostro antifascismo liturgico, folkloristico e fumettistico in assenza palese e conclamata di fascismo. Pier Paolo Pasolini lo denunciava già con la categoria di “antifascismo archeologico”. E scriveva:

“Esiste oggi una forma di antifascismo archeologico che è poi un buon pretesto per procurarsi una patente di antifascismo reale. Si tratta di un antifascismo facile che ha per oggetto ed obiettivo un fascismo arcaico che non esiste più e che non esisterà mai più. (…) Ecco perché buona parte dell’antifascismo di oggi, o almeno di quello che viene chiamato antifascismo, o è ingenuo e stupido o è pretestuoso e in malafede: perché dà battaglia o finge di dar battaglia ad un fenomeno morto e sepolto, archeologico appunto, che non può più far paura a nessuno. Insomma, un antifascismo di tutto comodo e di tutto riposo”.

Ho il forte sospetto che queste parole, mutatis mutandis, si attaglino perfettamente alle sue battaglie, caro Fiano. Soprattutto se penso che lei e le sinistre passate dalla lotta al capitale alla lotta per il capitale usate l’antifascismo in assenza di fascismo per accettare senza esitazione il capitalismo realmente esistente, con il suo carico di violenza economica. Sì, lo dico apertamente: ho il sospetto che combattere oggi il manganello fascista, per fortuna estinto, serva come alibi per non combattere il manganello invisibile dell’economia di mercato (Jobs act, spending review, fiscal compact). O forse addirittura per approvarlo e favorirlo.

In altri termini, il nuovo fascismo – quello della società di mercato -, per richiamarci ancora a Pasolini, “non è umanisticamente retorico, è americamente pragmatico“. Cosa fate, in concreto, signor Fiano, lei e il suo partito contro questo fascismo, oggi il solo realmente esistente?

 

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2 messaggi in questa discussione

Splendido, illuminante articolo del giovane filosofo marxista Diego Fusaro, un ragazzo più che promettente: io lo considero già uno dei più fini intellettuali italiani ed europei. Un degno allievo del grande Costanzo Preve dal quale ha ereditato la "passione durevole" per il comunismo, oggi tradotto in comunitarismo. Forse non abbiamo mai riflettuto a dovere su un fatto importante. La crisi profonda della sinistra italiana, culminata nella degenerazione renziana e destrorsa del Pd, può avere varie cause ma una delle più determinanti è senza dubbio il vistoso dimagrimento della sua ossatura intellettuale, che era sempre stata scheletro portante e cervello della sua politica ma anche inequivocabile segno distintivo rispetto alla destra. Chi sono, dove sono oggi i grandi intellettuali di sinistra impegnati nel dibattito politico, capaci di esprimere un pensiero forte, attuale e propositivo, non ancora ritirati nei confini della teoria e delle aule universitarie? Dopo la scomparsa del grande Rodotà restano Flores, Montanari, lo stesso Fusaro e pochi altri, tutti fuori dal Pd anzi contro questo Pd geneticamente modificato dal renzismo. Un partito che si affida a un inconsistente e illusorio pragmatismo, senza una visione profonda, con poche e deboli idee per lo più finalizzate all'immediato, al consenso elettorale, non ha bisogno di grandi cervelli, infatti aborre e deride i "professoroni". Chi sarebbero i suoi intellettuali di riferimento, gli intellettuali che oggi si riconoscono in Renzi nel Pd? Forse il prof. D'Alimonte, il politologo che scrisse materialmente l'Italicum, cioè il sistema (incostituzionale) agognato nei sogni autocratici e autoritari di Renzi e Berlusconi, e che finì bastonato in tv da Travaglio? O il vecchio e sempre più confuso Eugenio Scalfari, che confonde la democrazia con l'oligarchia e che un giorno accosta Renzi a Giolitti, a Cavour o a Garibaldi, e un altro al pifferaio di Hamelin? Per non parlare dei vari Rondolino di scorta.  Ma fateci il piacere: il Pd è già un partito intellettualmente morto, tra pochi anni, se non cambia decisamente rotta, sarà morto del tutto.

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53 minuti fa, fosforo31 ha scritto:

Splendido, illuminante articolo del giovane filosofo marxista Diego Fusaro, un ragazzo più che promettente: io lo considero già uno dei più fini intellettuali italiani ed europei. Un degno allievo del grande Costanzo Preve dal quale ha ereditato la "passione durevole" per il comunismo, oggi tradotto in comunitarismo. Forse non abbiamo mai riflettuto a dovere su un fatto importante. La crisi profonda della sinistra italiana, culminata nella degenerazione renziana e destrorsa del Pd, può avere varie cause ma una delle più determinanti è senza dubbio il vistoso dimagrimento della sua ossatura intellettuale, che era sempre stata scheletro portante e cervello della sua politica ma anche inequivocabile segno distintivo rispetto alla destra. Chi sono, dove sono oggi i grandi intellettuali di sinistra impegnati nel dibattito politico, capaci di esprimere un pensiero forte, attuale e propositivo, non ancora ritirati nei confini della teoria e delle aule universitarie? Dopo la scomparsa del grande Rodotà restano Flores, Montanari, lo stesso Fusaro e pochi altri, tutti fuori dal Pd anzi contro questo Pd geneticamente modificato dal renzismo. Un partito che si affida a un inconsistente e illusorio pragmatismo, senza una visione profonda, con poche e deboli idee per lo più finalizzate all'immediato, al consenso elettorale, non ha bisogno di grandi cervelli, infatti aborre e deride i "professoroni". Chi sarebbero i suoi intellettuali di riferimento, gli intellettuali che oggi si riconoscono in Renzi nel Pd? Forse il prof. D'Alimonte, il politologo che scrisse materialmente l'Italicum, cioè il sistema (incostituzionale) agognato nei sogni autocratici e autoritari di Renzi e Berlusconi, e che finì bastonato in tv da Travaglio? O il vecchio e sempre più confuso Eugenio Scalfari, che confonde la democrazia con l'oligarchia e che un giorno accosta Renzi a Giolitti, a Cavour o a Garibaldi, e un altro al pifferaio di Hamelin? Per non parlare dei vari Rondolino di scorta.  Ma fateci il piacere: il Pd è già un partito intellettualmente morto, tra pochi anni, se non cambia decisamente rotta, sarà morto del tutto.

 

Fenomenologia di Fusaro, intellettuale disorganico perfetto per Lega e M5s

Anticapitalista con la Lacoste, si autodefinisce scomodo e parla con la stessa chiarezza di un comizio di Vendola16 Giugno 2017 alle 10:45

 
Diego Fusaro

Diego Fusaro

 
 

Roma. Auto-attribuirsi una patente di intellettuale emarginato, di dissidente rispetto al cosiddetto “pensiero unico”, insomma risultare “scomodo al sistema”, è la prima via per trovare successo e dimostrare al contempo di non essere davvero un emarginato. Gli irregolari, ai margini, ci sono per davvero, non come Diego Fusaro, il filosofo della supercazzola, che dirige collane editoriali (Bompiani), sforna libri con case editrici prestigiose (Bompiani, Einaudi), ha insegnato all’università (San Raffaele), gode della stima di augusti luminari del pensiero filosofico ed è perennemente in tv (soprattutto su La7). Per anni è stato, nell’immaginario di migliaia di liceali, un bignami di filosofia gratis su Internet, con il suo filosofico.net che ha fatto la felicità di allievi alla ricerca di una Wikipedia su Platone, Nietzsche e Husserl. Oggi Fusaro, classe 1983, è il punto di riferimento dei frequentatori del bar di Guerre Stellari; complottisti, a vario titolo identitari, populisti e fasciogrillini. E’ l’intellettuale disorganico perfetto per un’alleanza rossobruna, o solo parecchio bruna, o per un’alleanza grillo-salvinista fra la Lega e il M5s, in attesa che la sinistra anti-Pd capisca da che parte stare (Fusaro è pur sempre un feroce anticapitalista e antiliberista). Ha un pubblico, intendiamoci, e forse neanche troppo piccolo, cui regala ogni giorno perle sui social network, da Twitter a Facebook, che compulsa spargendo il seme della dissidenza (l’ultimo libro, einaudiano, si chiama “Pensare altrimenti”). Leggendo i suoi status su Facebook o i suoi tweet, viene da chiedersi spesso se in realtà non ci stia prendendo tutti per i fondelli o se ci creda davvero a quel che picchietta sulla tastiera. La sua biografia su Twitter è già un programma. “Allievo indipendente di Hegel e Marx (solo che loro non lo sanno, ndr). Al di là della destra e della sinistra. Anticapitalista in lotta per l’emancipazione umana”. La comunicazione fusariana, che si esprime anche attraverso monologhi su YouTube, è ossessiva. Fusaro se la prende in continuazione contro la “dittatura della lingua inglese”, anche condividendo costantemente suoi video (tradotti in inglese!). “L’odierno uso criminale della lingua inglese – ha scritto su Lo Spiffero –, imposta come destino e come necessità sistemica del processo di globalizzazione, procede di conserva con il tragico smantellamento degli Stati nazionali, rimpiazzati dalla governance globale, ossia dal potere economico deterritorializzato delle multinazionali e dei banchieri apolidi. Chi non se ne accorge, è cieco o in cattiva fede. Chi asseconda tutto questo, nel duplice e sinergico movimento di abbandono della sovranità nazionale e della cultura italiana (quale si esprime nella nostra splendida lingua), è uno sprovveduto o un criminale”. Hai voglia poi a spiegare a Fusaro che i “banchieri apolidi” non c’entrano un tubo con David Foster Wallace, Philip Roth, Bret Easton Ellis, e che per leggerli in originale l’inglese bisogna saperlo, e che sono pure belli da leggere nella lingua di quei puzzoni imperialisti. Ma l’inglese è solo una delle ossessioni fusariane, che alterna quelli che dovrebbero essere preziosi aforismi in 140 caratteri, a riflessioni la cui oscurità è pari solo a quella di certi comizi Nichi Vendola. Tant’è che Fusaro si è meritato anche un fake, Diego Fuffaro, che lo prende in giro su Facebook, ma la vanità del filosofo torinese è così enorme che potrà esserne solo contento. Nume tutelare del fuffarismo è Costanzo Preve, studioso di Marx che teorizzò il superamento della dicotomia destra-sinistra, ha scritto Raffaele Alberto Ventura su minimaetmoralia.it, “caldeggiando la nascita di un fronte comune — ‘rossobruno’ come dicono alcuni, o ‘eurasiatico’ come dicono altri — contro il capitalismo. Per questo motivo, alla fine della sua vita Preve si trovò a pubblicare i suoi libri per editori di estrema destra (Edizioni all’insegna del Veltro, Settimo Sigillo…) accanto a Julius Evola, Corneliu Codreanu e Robert Faurisson”. Insomma Fusaro è contro il capitalismo (ma allora perché si mette le polo della Lacoste e le felpine con la scritta Diesel in evidenza? Non ci sono troppi loghi per un no logo?), contro i “selfies” (“Mediante la pratica del selfie, l’individuo immortala sé stesso e poi rilancia l'immagine di sé moltiplicata e frammentata nella rete, per ottenere consenso da parte degli altri individui essi stessi atomizzati. Per ottenere i likes e per avere seguito presso sempre nuovi followers, come usa dire nel mondo alienato delle solitudini connesse via internet”; tutto bellissimo, ma allora che te ne fai di quel book fotografico di primi piani su Facebook?), contro l’Europa, (“L’Europa è un progetto criminale che serve a svuotare la politica e a produrre quel cretinismo economico che vediamo rappresentato ovunque”), contro i migranti e contro i gay (spesso mette insieme le due cose). Due giorni fa, su Lettera43.it, dove ha un blog, ha pubblicato un pezzo intitolato “Kalergi lo sapeva: stanno sostituendo i popoli europei coi migranti”. Laddove Kalergi è il conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, autore di “Paneuropa” e fondatore dell’Unione Paneuropea, teorico, secondo i complottisti, di un segretissimo “piano Kalergi” (che è come i Protocolli dei Savi di Sion) per creare una “razza mista”. Meno male però che ci sono gli sventatori di piani segreti, come Byoblu, Matteo Salvini e, appunto, sor Fusaro, secondo cui “per un verso, l’ideologia gender disgiunge la sessualità dalla funzione procreativa e contrabbanda il nuovo mito omosessualista, transgenderista e post familiare come paradigma glamour per le masse precarizzate e indotte all’abbandono del modello familiare borghese e proletario mediante riti di normalizzazione post moderna (gay pride, sfilate arcobaleno, *** Riot). Per un altro verso, l’immigrazione di massa voluta dai signori apolidi del capitale deporta in Europa masse di nuovi schiavi disposti a tutto pur di esistere e privi di coscienza di classe e di memoria dei diritti sociali”. Fra i vari duelli affrontati da Fusaro, merita di essere menzionato quello con Gianluca Vacchi a “***”, dove il filosofo in un servizio della trasmissione ha accusato il milionario esperto nell’arte del cazzeggio di essere un nichilista, in senso nietzscheano, nonché figlio “dello show” (tu quoque, Fusaro!). Vacchi lo ha ringraziato, perché “mi ha fatto un complimento, non so quanto consapevolmente” e ha spiegato perché non è così male sentirsi dare del nichilista, a partire dalla lettura di “Così parlò Zarathustra” e dalle tre metamorfosi dello spirito descritte da Zarathustra, cioè le tre fasi principali che la mente umana passa attraverso il processo della scoperta di se stessi. L’ultima delle tre fasi prima di approdare al Superuomo, trasfiguratore dei valori morali comuni, è rappresentata dall’immagine del fanciullo, che è il nuovo inizio, la cui volontà è innocente e creatrice al tempo stesso. E’ il fanciullo, ha detto Vacchi, che “attraverso la fantasia, l’incoscienza, l’inconsapevolezza e il gioco, ricrea i nuovi valori. Io sono il bambino, caro Fusaro!”. Cioè, il Superuomo. Anche Vacchi, insomma, deve essere un frequentatore del sito dell’allievo indipendente di Marx.

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