IL GOVERNO AMUCHINA

Negli ultimi 2 giorni ne hanno parlato molti giornali e moltissimi siti web: il governissimo, il grande e tipicissimo inciucio all'italiana, questa volta sotto il pretesto di una (esagerata) emergenza sanitaria. Tutti dentro e uno solo fuori: Giuseppe Conte. Che ha il torto di essere serio, onesto e non ricattabile, uno cioè contro il quale la Casta partitocratica è priva di anticorpi. Naturalmente sarebbe fuori anche il M5S, antiCasta pure lui e che all'opposizione del pastrocchio emergenziale tornerebbe sopra il 32% molto prima dell'estirpazione del virus. Andrea Scanzi lo chiama il "Salvirenzi", ma la definizione di Zingaretti è imbattibile: il GOVERNO AMUCHINA. Complimenti a Zinga: anche nelle battute si avvicina ormai al miglior Bersani. Intanto lo statista Conte incassa un altro successo nell'incontro con Macron a Napoli (quello che secondo i gufi doveva essere il suo passo d'addio) e in Parlamento passa "la fiducia sulle intercettazioni e sul trojan horse (raro esempio di virus benefico) archiviando la boiata-bavaglio di Orlando&Renzi" (M.Travaglio). Certo ci sarebbe da rabbrividire al solo pensiero delle mani, anzi delle grinfie, in cui finirebbe il nostro Paese con il governo amuchina. Leopoldino e zio Silvio li conosciamo già (fin troppo bene). Come pure conosciamo il Capitone. Il quale in visita di Stato sarebbe capace di fare una citofonata minatoria alla Merkel: "Per caso ha accolto profughi dalla Siria pure a casa sua?". Ma il colmo sarebbero un Marattin all'Economia (penso che Scanzi emigrerebbe in Polinesia, e con lui molti economisti seri), un Burioni alla Sanità (i.c.s. per i virologi seri) e un Fontanavirus agli Interni. La sceneggiata del governatore lombardo in videochat con la mascherina ha fatto il giro del mondo e ha messo in fuga o tenuto a casa milioni di turisti stranieri. Ma non si capisce a cos'altro gli servisse la mascherina: a non infettare il suo pc? O a non beccarsi lui un virus informatico dal computer infetto? Roba da matti! E pensare che appena ieri Fontanavirus aveva detto che il corona è "poco più di un'influenza". Ma attenzione, tutto questo sarebbe ancora niente. Il colmo dei colmi sarebbe un Vittorio Feltri piazzato dal Capitone a capo della Rai. A parte il superlavoro dei baristi della sede di Viale Mazzini, ci sarebbe da tenere un'ambulanza della neuro pronta all'ingresso. All'inizio del contagio Salvini accusava il governo di sciagurata timidezza nell'arginare il virus. Pretendeva di bloccare i voli, fermare gli sbarchi (quando l'Africa è l'unico continente immune dal contagio), sospendere Schengen. Praticamente voleva il mettere il Belpaese in quarantena. E Vittorio Feltri lo spalleggiava con questo titolo infame su Libero (anzi Occupato) del 23 febbraio:

IL GOVERNO AGEVOLA LA DIFFUSIONE DEL VIRUS

PROVE TECNICHE DI STRAGE

Poi perfino il Capitone ha capito che la strage la stava facendo lui, degli ultimi cervelli pensanti rimasti con la Lega, e si è convertito all'idea del governo amuchina con il suo omologo di Rignano. Prontamente il becero Feltri si è allineato, passando nel giro di 96 ore dalle prove tecniche di strage al più sobrio titolo del 27 febbraio:

DIAMOCI TUTTI UNA CALMATA

VIRUS, ORA SI ESAGERA

Caro Vittorio, sei tu che esageravi ancora una volta con la bottiglia. 

Che il Cielo ci scampi e liberi da questi pagliacci e dal loro governo all'amuchina (o alla grappa). 

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