L'ambiguità della società - così detta civile - in cui viviamo

A rischio il futuro di 250 milioni di bambini per inquinamento e obesità

Viviamo nel ventunesimo secolo, eppure sui media si leggono ancora titoli come quello riportato sopra, come possiamo definire le nostre civiltà evolute se non riusciamo a garantire ai nostri figli un mondo adatto alla sopravvivenza? Quello che mi chiedo, soprattutto, se ci sono così tante organizzazioni private e pubbliche che si interessano di intervenire raccogliendo fondi - soprattutto donazioni volontarie - a non debellare problemi come la fame, le carestie e quant'altro?

Viviamo in un mondo veramente pazzo, dove esistono luoghi in cui gente si ammala e muore perché mangia eccessivamente e soprattutto in modo inadeguato, altri luoghi in cui si ammalano e muoiono perché non hanno di che mangiare. L'unica spiegazione di tali fenomeno sociali è che nessuno realmente si interessa di risolverli, a nessuno interessa di quello che accade se non allo scopo di ottenere propri benefici, fregandosene chiaramente se il problema con tale intervento si risolva oppure no.

a questo punto, mi chiedo, continuando di questo passo come sarà il futuro della nostra civiltà? non solo problemi si condizioni ambientali e di salute pubblica che si presentano, non dimentichiamoci che nessuno sembra risolvere quello energetico di cui l'articolo che posterò non discuto.

Ragazzi durante una manifestazione a Sidney © EPA

 

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2020/02/19/a-rischio-il-futuro-di-250-milioni-di-bambini-per-inquinamento-e-obesita_9a6b0de1-bed9-4a6b-a5e1-c7ef7bac629d.html

 

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11 messaggi in questa discussione

Ciao Vincent da d/b – mi capita tra le mani una delle tue prime domande. Obesità ed inquinamento fanno comodo a chi gestisce i soldi. Prima per creare il desiderio di mangiare sempre più merendine al sapore di nulla. (una bella canzone di Herbert Pagani dice in una strofa … un amore di pane e ciliegie). La semplicità di una merendina a metà pomeriggio, seduti sulla muretta del parco giochi, tutti assieme in gruppo. Poi via di corsa a casa a fare i compiti. Ora non più. Il compagno di classe non è il compagno di giochi. Il “triste compagno di giochi” è divenuta la pastiera del computer o il maxi suv della madre (della madre, non di mamma) che ti porta alla palestra di aerobica. (aerobica chiusi in palestra, non più a saltare e rincorrersi nei campi). Aria sempre più al sapore di petrolio bruciato ed espulso dai tubi di scarico. La montagna sempre più devastata dai maxi alberghi, dai disboscamenti per farci le piste di sci, e dai cimiteri a lato quando viene giù la valanga. - Ciao Vincent, mi accorgo di avere pestato i piedi ai poteri forti, ma continuerò sino a fratturarli (i loro piedi) … (.d/d.) -   

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ciao a te @dune-buggi, purtroppo a nessuno sembra che importi di un problema se non si ha l'occasione di ricever investimenti governativi, o nessuno si occupa di problemi ambientali o altro senza avere fondi a più non posso. Certo, per risolvere questi problemi servono fondi, sia governativi che di investimento, purtroppo, dopo la mole di denaro impiegato, non risulta che i problemi siano stati eliminati, o almeno preso l'iniziativa di cercare di risolverli. In definitiva ci comportiamo come se il mondo in cui viviamo non sia casa nostra, eppure ci definiamo essere senzienti. Mah?

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Da decenni si parla del futuro dei bambini, delle nuove generazioni, dei nostri nipoti, del mondo che verrà, del destino del pianeta etc  etc.  Argomento ripetitivo, sempre attuale, perché riguarda problemi mai risolti e che, immancabilmente, attira l’attenzione di quelli che sfruttano l’argomento per vivere la propria professione. Proverò a dire poche cose, semplicissime e molto dirette. La plastica inquina? Ok, allora non va prodotta. Le merendine fanno male? Ok, allora non vanno prodotte. Due problemi risolti. Ora integriamo l’argomento: cosa ne farà, il mondo, dei milioni di disoccupati che non produrranno più merendine e plastica? Perché si parla sempre delle multinazionali in funzione dei loro interessi e guadagni, senza spostare la visuale sulle famiglie che vivono in percentuale di quei guadagni? E perché dovrei dare la colpa per l’inquinamento ad una fabbrica che produce 10 milioni di automobili e non invece a chi acquista e utilizza quei mezzi di trasporto? Perché tiro in ballo gli allevamenti intensivi che stravolgono l’ambiente e non faccio riferimento a tutti quelli che consumano le carni provenienti da quegli allevamenti? C’è chi perde tempo ad immaginare quante loffe bovine, suine, equine vengono prodotte ogni giorno e all’anidride carbonica che generano, ma evitano di ipotizzare una diminuzione di bistecche e salsicce, non perché il mondo abbia fame, bensì perché il modo deve produrre. Produrre ricchezza. Una “bassa ricchezza” che alimenti pochi tesori. Una finta ricchezza, quella consumistica e di sopravvivenza, che irrora ed espande quella vera e smisurata che permette ai grandi magnati di finanziare progetti spaziai, perché oltre alle ricchezze, vogliono anche la gloria.  Il mio invito, però, riguarda l’opportunità di valutare attentamente i problemi che vengono posti alla blanda e svogliata attenzione dell’opinione pubblica e cercare di capire che le stesse problematiche (in scala ridotta, ma proporzionata ai tempi) che oggi vengono riconosciute e non affrontate, sono le stesse di secoli fa. Noi le viviamo ingigantite perché il mondo stesso è ingigantito.

DvMcEv

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Il 20/2/2020 in 10:56 , vincent29264 ha scritto:

ottenere propri benefici

ma dato che sono i più ricchi ad ottenere i maggiori benefici nella continuità del far finta di occuparsene si continua ad avere troppa poca voce nel porvi rimedio..

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Il 20/2/2020 in 10:56 , vincent29264 ha scritto:

ottenere propri benefici

ma dato che sono i più ricchi ad ottenere i maggiori benefici nella continuità del far finta di occuparsene si continua ad avere troppa poca voce nel porvi rimedio..

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Il 20/2/2021 in 17:56 , londonercity ha scritto:

Da decenni si parla del futuro dei bambini, delle nuove generazioni, dei nostri nipoti, del mondo che verrà, del destino del pianeta etc  etc.  Argomento ripetitivo, sempre attuale, perché riguarda problemi mai risolti e che, immancabilmente, attira l’attenzione di quelli che sfruttano l’argomento per vivere la propria professione. Proverò a dire poche cose, semplicissime e molto dirette. La plastica inquina? Ok, allora non va prodotta. Le merendine fanno male? Ok, allora non vanno prodotte. Due problemi risolti. Ora integriamo l’argomento: cosa ne farà, il mondo, dei milioni di disoccupati che non produrranno più merendine e plastica? Perché si parla sempre delle multinazionali in funzione dei loro interessi e guadagni, senza spostare la visuale sulle famiglie che vivono in percentuale di quei guadagni? E perché dovrei dare la colpa per l’inquinamento ad una fabbrica che produce 10 milioni di automobili e non invece a chi acquista e utilizza quei mezzi di trasporto? Perché tiro in ballo gli allevamenti intensivi che stravolgono l’ambiente e non faccio riferimento a tutti quelli che consumano le carni provenienti da quegli allevamenti? C’è chi perde tempo ad immaginare quante loffe bovine, suine, equine vengono prodotte ogni giorno e all’anidride carbonica che generano, ma evitano di ipotizzare una diminuzione di bistecche e salsicce, non perché il mondo abbia fame, bensì perché il modo deve produrre. Produrre ricchezza. Una “bassa ricchezza” che alimenti pochi tesori. Una finta ricchezza, quella consumistica e di sopravvivenza, che irrora ed espande quella vera e smisurata che permette ai grandi magnati di finanziare progetti spaziai, perché oltre alle ricchezze, vogliono anche la gloria.  Il mio invito, però, riguarda l’opportunità di valutare attentamente i problemi che vengono posti alla blanda e svogliata attenzione dell’opinione pubblica e cercare di capire che le stesse problematiche (in scala ridotta, ma proporzionata ai tempi) che oggi vengono riconosciute e non affrontate, sono le stesse di secoli fa. Noi le viviamo ingigantite perché il mondo stesso è ingigantito.

 

DvMcEv

 

Non si tratta di produrre o non produrre, di lavoro o non lavoro, non si tratta nemmeno della gloria che cerchiamo, si tratta di un po' di buon senso, le stesse cose si possono fare ma con maggiore criterio, nel senso che potremmo produrre non in nome del profitto, non solo quello almeno, ma di produrre quello cui  necessitiamo ma soprattutto farlo per il bene comune e non solo per rimpinguare le casse degli investitori.

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1 ora fa, vincent29264 ha scritto:

Non si tratta di produrre o non produrre, di lavoro o non lavoro, non si tratta nemmeno della gloria che cerchiamo, si tratta di un po' di buon senso, le stesse cose si possono fare ma con maggiore criterio, nel senso che potremmo produrre non in nome del profitto, non solo quello almeno, ma di produrre quello cui  necessitiamo ma soprattutto farlo per il bene comune e non solo per rimpinguare le casse degli investitori.

Vincent, il buon senso è una convenzione che ha sempre trovato limitazioni applicative. Spesso non esiste o non serve, perché è distribuito in minime dosi e senza criterio di equità, quindi è una virtù sovrastata dal suo contrario. Rimane il fatto che l’argomento dell’articolo che hai pubblicato verte sull’inquinamento, conseguenza della produttività e, il secondo punto, mette in evidenza il problema dell’obesità, legato anch’esso a fattori produttivi (oltre che, ovviamente, a problematiche inerenti al metabolismo e alle sue patologie). Produrre, come tu hai scritto, con “maggiore criterio”, cosa significa per te esattamente?

DvMcEv

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Herbert Pagani - signori presidenti

Per quella schiuma bianca che copre i nostri fiumi

Per tutti i nostri pesci che vanno a pancia in su
E per la primavera che cede i suoi profumi
Al superdetersivo con i granelli blu.

E per i panni sporchi lavati troppo tardi
In certe lavatrici intorno al Quirinale
Che puzzano d'inganni di sangue e di miliardi
Mentre la lira scende ed il terrore sale.

Per tutta la violenza che scende nelle case
Dai cieli crocefissi da antenne di tivù
Quando non è di turno tra Cirio e  Belpaese
Il papa che consiglia: votate per Gesù.

Per l'urlo del pallone che vomita la radio
Comprende altri urli nei nostri mattatori
Prima che ci stendiate sull'erba di uno stadio
Signori Presidenti grazie da tutti noi.

E bravi per le belle centrali nucleari
Che tutti già paghiamo e che nessuno vuole
E che circonderete di mille militari
Finché non metterete un contatore al sole.

Bravi per la giustizia, che se non tace, giace
Per la rivoluzione che ha i piedi gonfi e siede
E per aver ridotto la libertà e la pace
A tristi prostitute che fanno il marciapiede

Bravi per le colombe costrette a fare i falchi
Perché vendete armi al meglio compratore
E per i vostri amori imposti ai rotocalchi
Perché la gente creda che ci avete un cuore

Io vi ringrazio ancora e me ne vado adesso
La musica era bella e le parole no
Ma il mondo è bello e voi ne avete fatto un cesso
E finché ci sarete, così io canterò.

 

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Cara maestra  -  Luigi Tenco

Cara maestra
Un giorno m'insegnavi
Che a questo mondo noi
Noi siamo tutti uguali

Ma quando entrava in classe il direttore
Tu ci facevi alzare tutti in piedi
E quando entrava in classe il bidello
Ci permettevi di restar seduti

Mio buon curato
Dicevi che la chiesa
È la casa dei poveri
Della povera gente

Però hai rivestito la tua chiesa
Di tende d'oro e marmi colorati
Come può adesso un povero che entra
Sentirsi come fosse a casa sua

Egregio sindaco
Mi hanno detto che un giorno
Tu gridavi alla gente
Vincere o morire

Ora vorrei sapere come mai
Vinto non hai, eppure non sei morto
E al posto tuo è morta tanta gente
Che non voleva né vincere né morire

 

 

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Eguaglianza, fraternità, dignità.

Da quegli anni della rivoluzione francese, non sono rimasti altri che delle parole scritte su pergamena, tutto il resto è solo desiderio, fantasia, speranza, un sogno ad occhi aperti cui tutti facciamo fino al giorno in cui nel svegliarci ci accorgiamo che nulla era reale a parte i signori della guerra, non che quelli dell'economia (i primi asservitosi dei secondi) dominano il mondo restando in combutta l'un l'altro. Questi lor signori, sventolando i diritti civili, non che quelli umani, istigano le popolazioni a odiarsi a vicenda in nome di quei principi che loro sfruttano per comandare e dominare.

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Politics is exciting because *** disagree. They disagree about how they should live. Who should get what? How should power and other resources be distributed? Should society be based on cooperation or conflict? And so on.

 

jcp associate kiosk

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